You are currently browsing the tag archive for the ‘Fasana’ tag.

Lunedì 17 marzo si è spento, a Milano, il professor Enrico Fasana, Ordinario di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici presso la nostra Facoltà.
Nato a Robecco sul Naviglio il 28 agosto del 1940, Enrico Fasana si era formato all’Università Cattolica del Sacro Cuore  di Milano, laureandosi nell’anno accademico 1964-65 in Scienze Politiche, con una tesi sul problema tribale in India, sotto la guida del professor Luigi Prosdoscimi, già titolare degli insegnamenti di Storia della Chiesa e di Storia della colonizzazione e della decolonizzazione.
Successivamente, il professor Fasana ha conseguito un MA all’Università di Chicago nel 1970, e ha frequentato, nel 1974,  i corsi di dottorato all’Università dell’Arizona a Tucson. Negli stessi anni ha intrapreso la carriera accademica alla Cattolica di Milano, prima quale assistente volontario, presso la stessa Facoltà di Scienze Politiche, quindi come assistente ordinario dal 1973.

L’interesse scientifico di Enrico Fasana per la storia e la società del subcontinente indiano, come si è visto, deriva dal contatto con l’insegnamento del professor Prosdocimi. Dunque la sua matrice si distingueva da quella dell’indologia pura, per avvicinarsi agli studi storico-religiosi. Al contempo, il suo approccio si teneva distante da un’interpretazione storica incentrata sulle relazioni di potere, mostrando invece una predilezione per lo studio delle istituzioni sociali e religiose.ì
Non vi è dubbio che la sua personale fede religiosa abbia avuto un peso rilevante nel formarne l’approccio di studioso. Il suo interesse originario per la storia della Chiesa, infatti, lo ha spinto, sin dall’inizio, a esplorare le radici del sacro nella cultura indiana, sottolineando il significato religioso delle istituzioni sociali che erano oggetto della sua ricerca. A tal proposito, Enrico ebbe spesso a confessare che, proprio in ragione della percezione di una costante presenza del sacro, egli si era diretto verso lo studio delle società afro-asiatiche, e dell’India in particolare, in cui tale dimensione continua ad avere un peso rilevante.
Da questo punto di vista, l’esperienza negli Stati Uniti ha avuto un’importanza centrale. Nel suo soggiorno a Chicago, infatti, Enrico Fasana è entrato in contatto con idee e concetti che avrebbero caratterizzato la sua interpretazione. In particolare, fu influenzato dell’antropologo Louis Dumont, autore del volume “Homo hierarchicus” che rivoluzionò l’interpretazione europea del sistema castale. È alla teoria dumontiana della casta e, più in generale, all’idea dell’antinomia tra l'”individualismo occidentale” e la “società tradizionale” indiana, che Enrico Fasana si è ispirato profondamente. Nella società indiana, infatti, Enrico intravedeva un modello che, nella sua visione, poteva costituire una chiave di lettura per una più generale analisi del passaggio dalla tradizione alla modernità.

Dopo il ritorno in Italia, verso la metà degli anni Settanta, Enrico Fasana ha proseguito nella carriera accademica, divenendo Professore Incaricato di Storia Moderna e Contemporanea del Subcontinente Indiano presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dal 1974 al 1979. Quindi, dall’anno accademico 1979-80,  è stato Professore Incaricato di Storia e Istituzioni dell’Asia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Dal 1991-92 è stato Professore Straordinario della stessa disciplina, prima chiamato all’Istituto Universitario Orientale e poi a Trieste. Infine, dal 1995-96, Professore Ordinario della stessa materia a Gorizia, con supplenza a Trieste, presso la Facoltà di Scienze Politiche. Dal 1992 fino al ‘97, nella sede di Gorizia, ha tenuto per affidamento l’insegnamento di Storia e Istituzioni del Mondo Arabo.
La ricerca di Enrico Fasana si è sviluppata in diverse direzioni. Tuttavia si può affermare che il suo contributo più fecondo riguardi la storia sociale dell’India centro-settentrionale – in particolar modo la regione del Maharashtra, della quale ha sviluppato una conoscenza specialistica riconosciuta a livello internazionale. Da questo filone di indagine sono maturati alcuni tra i suoi saggi più rilevanti, tra cui “Samarth Ramdas e il dharma” e quelli sui principati indiani in epoca coloniale. Nella sua visione, Enrico Fasana era indubbiamente influenzato dalla concezione gandhiana, che considerava con particolare attenzione il mondo dei principati indiani – definito, dallo stesso Mahatma, “Indian India” – rifiutando l’ostilità del movimento nazionalista indiano verso quelle dinastie.

Alla figura del Mahatma Gandhi, Enrico Fasana ha dedicato una parte importante della propria ricerca, approfondendone il profilo morale e religioso, e rifiutando un’interpretazione – di derivazione anglosassone – che ne enfatizzava gli aspetti in prevalenza politici.

L’interesse scientifico che il professor Fasana aveva sviluppato verso l'”invenzione della tradizione” lo portava altresì ad approfondire il fenomeno della rivisitazione riformista e, in seguito, nazionalista, delle istituzioni castali e religiose. Da ciò derivarono alcuni dei suoi studi più originali, quali quelli dedicati al pensatore nazionalista V. D. Savarkar, e quelli sui rapporti tra Risorgimento e nazionalismo indiano. Nello stesso ambito di ricerca, Enrico Fasana sviluppò altresì una linea d’indagine che identificava nella cultura coloniale la matrice di un’invenzione del concetto stesso di casta. Avvicinandosi in tal modo all’idea dello “Stato etnografico” – sviluppata da autori quali Nicholas Dirks e Bernard Cohn – Enrico Fasana ha evidenziato il potere di trasformazione delle istituzioni coloniali, in particolar modo l’effetto divisivo dei Censimenti.

Tra le sue pubblicazioni più significative ricordiamo:
– Introduzione. In E. Fasana (a cura di), Le Confraternite cristiane e musulmane: storia, devozione, politica. Quaderni storici della Facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Trieste, 2, pp. 9-31,2001.
– Gandhi e Vinoba. Atti del Convegno dell’ASSEFA Italia, Genova, 17-18 Marzo 2000, pp. 13-23.

– Deshabhakta: the leaders of the Italian independence movement in the eyes of Marathi nationalists. In N. K. Wagle (a cura di), Writers, Editors and Reformers, Manohar, Delhi, 1999, pp. 42-63.
– Luigi Pio Tessitori: his historical research and the Rajasthan of his time. Tessitori and Rajasthan. Proceedings of the International Conference. Bikaner, 21-23 February 1996 (eds. D. Dolcini & F. Freschi) Società Indologica “Luigi Pio Tessitori”, 1999, 129-64.

– Samarth Ramdas e il Dharma : un ‘santo’ indiano nella vita, nella storia e nell’immagine, in AA.VV., “La realizzazione spirituale nell’uomo”, Istituto di propaganda libraria, Milano, 1987, pp.75-122.

Diego Abenante, 14 aprile 2008

Ho sempre odiato il metodo “santo subito”. Quel misto di senso di colpa e di buonismo cattolico che spinge le persone a ipocrite esaltazioni di un defunto che fino a poche ore prima a malapena salutavano.

Odio gli elogi sterili e impersonali, andare ai funerali con la lista delle presenze. In una specie di tensione per dimostrare che siamo persone migliori.

Non sono mai stata una discepola di Fasana. E lui avrebbe voluto ancor meno che lo fossi. Non credo di poter dare un’idea completa di quell’isterico genio, né voglio farlo. Perché credo che in questo caso ancor più che in altri, tutte le impressioni, purché sincere e schiette, gridate o silenziose, siano giuste.

Ho passato molto tempo in una sorta di stato rancoroso perenne nei suoi confronti. Spesso ho intavolato estenuanti discussioni, che poi terminavano nella solita apologia dell’assoggettamento al potere. Il tutto condito dalle classiche frecciatine lungo i corridoi.

Se avessi agito razionalmente, quindi, forse non ci sarei andata. Eppure giovedì 20 marzo ero là. Non so dire se sia stata la distanza che come un setaccio ha alleggerito dalle tensioni della quotidianità quel cumulo di emozioni e conoscenze che i tre anni goriziani mi hanno lasciato. So però che si sono imposte giorno per giorno nella forma di un costante termine di confronto. D’infinito richiamo allo “spirito critico fasaniano”.

In macchina sull’A4 pensavo a quanta gente ci sarebbe stata. Immaginavo uno di quei funerali multietnicamente colorati, anarchici e intellettuali. Formulavamo ipotesi sui numeri della rappresentanza universitaria. Discutevamo dell’opportunità che chi l’aveva da sempre considerato come una mina vagante da disinnescare fosse presente nella veste ufficiale che l’Ateneo gli conferisce. Immaginavamo.

Già, immaginavo. E sbagliavo.

Lo scontro con la realtà è stato una doccia gelata, un grido ovattato. Poca gente. Pochi colori. Pochi studenti. Pochi familiari. Nessun'”Alta Carica Triestina”. Un funerale silenzioso e ordinato. Composto. Un funerale normale. Niente di più diametralmente diverso da quell’irruenta e incontrollabile persona, strenuo difensore dell’importanza del contattato umano.

Poche notizie certe. Pochi che sapessero cosa gli fosse successo.

Il funerale di una persona sola. Questa la cruda sensazione. Il triste contrappasso per qualcuno che nonostante i tanti difetti, ha poi forse duramente pagato per troppo bisogno degli altri. Tanto da soffocarli. E da allontanarli. O da avvicinarli, accettando che spesso fossero spinti da semplice opportunismo.

Avrebbe veramente voluto ci fosse quell’ufficiale riconoscimento, quella solenne incoronazione del proprio ego? Forse no. Forse in fondo avrebbe voluto che andasse così. Niente presenze ipocrite o forzate. Niente onoranze in pompa magna. Niente sorrisi di circostanza o frasi di rito.

Solo un comune senso di spiazzamento e d’instabilità, da cui l’esigenza di essere presenti.

Per me è stato così. Per questo ero a Milano. Forse nemmeno tanto per lui, per l’ultimo saluto. Forse più per me. Per riconoscere ed accettare la traccia che questo scompaginato esempio di passione e irrazionalità ha irrimediabilmente lasciato.

Valentina Collazzo

Ieri, a Milano, si sono svolte le esequie del nostro caro Professore Enrico Fasana.

Noi, i suoi “discepoli”, eravamo presenti, ma non solo: moltissime persone sono arrivate da diverse parti d’Italia per ricordare il Professore nella sua città che tanto amava.

Erano presenti i familiari, diversi professori dell’Università Cattolica di Milano, di cui il Prof è stato un illustre studente , altri colleghi di università italiane, amici, membri dell’Associazione Italia Tibet, di cui lui era un grande amico e preziosissimo collaboratore, giornalisti, rappresentanti del Consolato Generale dell’India.

La cerimonia è stata intima, intensa e commovente; molte persone hanno speso parole di stima e affetto per ricordare il Professor Fasana sia come intellettuale che come uomo.

Il Professor Baracca, suo amico, ha ricordato l’enorme contributo agli studi sul Subcontinente Indiano, di cui il Professore era considerato uno dei massimi esperti, ma non solo, anche la sua straordinaria umanità e capacità di aiutare le persone più in difficoltà e disperate, verso le quali dimostrava una particolare sensibilità.

Si è inoltre fatto ampio riferimento alla sua libertà e onestà intellettuale , che lo hanno portato a cercare la verità in ogni cosa, sia a livello professionale che umano.

Noi, i suoi discepoli, eravamo veramente in tanti: commossi ed emozionati abbiamo trasportato la sua bara, sulla quale era stata posta la bandiera del Tibet: mai nessuno di noi ha assistito a qualcosa di più e suggestivo e toccante. Proprio nel momento in cui il Professore se ne andava , la strage dei Tibetani, uno dei popoli che più amava e sosteneva , era nuovamente sotto gli occhi del mondo e quella bandiera fungeva quasi da coperta spirituale che legherà per sempre l’anima del Nostro a quella di milioni di Tibetani.

All’uscita della chiesa tante corone di fiori a rendergli omaggio tra cui quella del Consolato Generale dell’India a Milano, dell’Università Cattolica di Milano e degli studenti del secondo anno del S.I.D. di Gorizia.

Ci è dispiaciuto, che tra tutti questi segni di stima e ricordo non comparisse un’espressione ufficiale di cordoglio da parte dell’Università degli Studi di Trieste e in particolare dei S.I.D al quale il professor Fasana ha tanto dato.

Francesco Guerzoni

Flickr Photos

Commenti recenti

Anulik su Armenia e Nagorno Karabak…
Edoardo Buonerba su Benvenuti al Sud
Fabione su Un piccolo riepilogo sulla…
marzia su Agenzie interinali
dott. Luca Campanott… su Il Friulano non è una lin…

Blog Stats

  • 11.623 hits