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Dal 6 al 12 maggio si è svolto a Gorizia il primo Festival Jazz “Ermi Bombi”, erede della tradizione del Gorizia Festival organizzato negli anni scorsi. Dedicato al jazzista goriziano Erminio Bomb, musicista molto noto nella zona e molto apprezzato anche a livello internazionale, il festival organizzato dal Comune di Gorizia è stato aperto da una serie di eventi musicali collaterali che hanno visto esibirsi ensemble jazz della zona. L’inaugurazione, avvenuta il 7 aprile presso il Teatro Verdi, ha avuto come protagonista un ospite d’eccezione, Lelio Luttazzi, musicista triestino di grandissima fama, accompagnato dal cantante e trombettista Guido Pistocchi, e seguito da Glauco Venier, jazzista udinese, accompagnato dal sassofonista Klaus Gesing.

Nelle serate successive si sono susseguite altre personalità di spicco del mondo jazz contemporaneo, come le Puppini Sisters, gruppo italo-londinese che ha ripreso lo stile swing del celebre gruppo degli anni ’40 Andrew’s Sisters, e il fisarmonicista di fama mondiale Richard Galliano, conosciuto per aver portato avanti sia la “musette”,la tradizione della fisarmonica francese, sia quella del tango di Astor Piazzolla.

Domenica è stata la volta del chitarrista enfant prodige Bireli Lagrene, che ha presentato il suo Gipsy Trio, la sua ultima fatica. Nato in Francia, proveniente da una famiglia di musicisti zingari, Lagrene ha iniziato a suonare da bambino all’età di 4 anni, le sue straordinarie doti musicali sono state scoperte poco dopo, tanto che già all’età di 13 anni venne definito come il successore di Django Reinhart, pietra miliare della musica gipsy. Dopo essersi avvicinato per qualche anno alla musica fusion, da metà degli anni Novanta Lagrene è tornato ad accostarsi al jazz più tradizionale e dal 2001 ha intrapreso un progetto di riscoperta e ripresa della musica gispy.

Durante concerto di domenica sera Lagrene è stato accompagnato dal chitarrista Hono Winterstein e, eccezionalmente, dal contrabbassista Jean Philippe Viret che ha sostituito l’infortunato Diego Imbert.

Il repertorio presentato durante il concerto ha toccato molti dei grandi musicisti del secolo scorso, da Cole Porter a Django Reinhardt da Charlie Parker a Sonny Rollins, rivisitati in chiave ovviamente gipsy, quindi con l’assenza delle percussioni, cosa che ha reso talvolta un po’ monotono il ritmo dei diversi brani. Diversi stili sono stati toccati, con brani dalle sonorità più latino-americane e altri dall’influsso rockeggiante, tutti accomunati dagli incredibili assoli che hanno reso famoso questo musicista. Nonostante la sua indiscussa   preminenza  musicale e scenica, Lagrene ha lasciato spazio anche ai compagni che hanno così potuto destreggiarsi in diversi assoli.

Grazie anche ad un pubblico come quello goriziano, sempre molto effervescente e con voglia di interagire con gli artisti, Legrene ha sfoderato una notevole ironia, trasposta nei virtuosismi dei suoi assoli.

Unica nota dolente del concerto è paradossalmente legata agli assoli del famoso chitarrista: l’eccesso di virtuosismi infatti si è spesso tradotto in un fraseggio poco comprensibile, a causa di un movimento rapidissimo delle dita sui tasti cha smorzava le note rendendole poco udibili.

L’eccessivo virtuosismo inoltre, ripetuto in ogni brano,risultava talvolta eccessivo e ridondante, rendendo alcuni brani un po’ troppo simili tra loro mentre in altri si è sentita venir meno l’unità musicale del gruppo, per esaltare invece la sola chitarra solista.

Ciononostante il pubblico goriziano ha apprezzato molto la performance, indubbiamente di altissimo livello, tanto che lo stesso Lagrene, alla fine del suo secondo bis è rimasto colpito dall’entusiasmo mostrato dal pubblico.

La manifestazione si è conclusa il 12 maggio in bellezza, con il concerto del gruppo vocale Take6, gruppo di fama mondiale, vincitore di ben 10 Grammy Awards.

Questo prim festival Jazz “Ermi Bombi” ha portato a Gorizia molti nomi internazionali di alto profilo, rendendo la città per qualche giorno centro musicale e culturale. Aspettando già il Festival del prossimo anno, si spera che più eventi di questo livello vengano organizzati nel corso dell’anno,in modo da rendere più interessante, attrattiva e conosciuta Gorizia anche ai turisti, agli appassionati di musica, facendo cos’ entrare Gorizia nel novero delle città dove la musica di qualità è benvenuta ed apprezzata.

Leonetta Pajer
leonetta.pajer@sconfinare.net

Si è conclusa il 31 ottobre la quinta edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma, con grande partecipazione di pubblico e ovviamente della stampa. Ho provato ad accedere alla struttura dell’Auditorium del Parco della Musica, il luogo con il maggior numero di sale e di proiezioni, quello con i tappeti rossi e la gente urlante ad acclamare attori e attrici ma anche con i prezzi più alti (alcuni film costavano anche 20 euro secondo il programma) Ma non mi è andata bene: la prima volta dopo una fila di un’ora i posti erano già esauriti, la seconda era una proiezione riservata ai soli giornalisti (ho provato a passare come giornalista di Sconfinare, ma come si può immaginare non mi hanno fatto entrare). Un po’ sconsolata dalle esperienze, stavo quasi abbandonando l’idea di godermi qualche buon film, ma poi ho scoperto la Casa del Cinema: un edificio nel parco di Villa Borghese inaugurato a tale uso nel 2005 e che sotto la direzione di Felice Laudario propone rassegne cinematografiche con ingresso gratuito. Nell’ambito del Festival, alla Casa del Cinema sono stati proiettati i film della categoria La Fabbrica dei Progetti, comprendenti cioè le opere prime di alcuni registi. Tra quelli che ho potuto vedere, da segnalare è “Astropia”, film islandese di Gunnar Bjorn Gudmundsson, in cui una giovane donna dell’alta società si ritrova improvvisamente povera e per guadagnarsi da vivere inizia a lavorare in un negozio di fumetti e giochi di ruolo, mondo del quale è completamente ignara. Col tempo imparerà a conoscerlo e nel frattempo a maturare, imparando a guardare oltre le apparenze e nonostante un ex fidanzato intrigante. Vincitore della categoria è risultato “Bird Can’t Fly”, di produzione sudafricana e irlandese, premiato probabilmente per l’intensità dei personaggi e la bravura della protagonista (Barbara Hershey), anche se a tratti è un po’ pesante. Nel film, una donna di nome Melody, dopo la morte improvvisa della figlia, fa ritorno in Sudafrica peri suoi funerali e lì ritrova il suo passato ma anche un nipote di cui non sapeva l’esistenza. Altra iniziativa interessante, sempre alla Casa del Cinema durante il festival è stata la giornata dedicata alla Mosfilm, una casa di produzione sovietica e che ancora oggi, seppur con minore successo, è attiva. Sono stai proiettati 4 film: “L’Impero Scomparso” (2007, l’unico che non ho visto), “Quando Volano le Cicogne” (1957, vincitore del Festival di Cannes, molto bravi gli interpreti), “Cinque Serate”(1978, storia d’amore dopo 18 anni di lontananza) e “The Inner Circle” o “Il Proiezionista” (1991, del regista Andrej Konchalovskij, quest’ultimo molto bello in quanto racconta la storia di un uomo devotissimo a Stalin e alla causa comunista, ma che proprio in nome di essa perde il suo grande amore, e nonostante ciò non rinnega le sue convinzioni. Non ho partecipato quindi al Festival ufficiale, è vero, ma sono soddisfatta di quello che ho visto: ne valeva assolutamente la pena!

Lisa Cuccato

Lisa.cuccato@sconfinare.net

SERVIZIO CIVILE INTERNAZIONALE

A luglio nella generale atmosfera stressante a causa degli esami gli studenti si concedono tregue mentali pensando alle prossime vacanze estive. Per quanto mi riguarda decido di fare un’esperienza che, partecipando attivamente, mi dia la possibilità di conoscere realtà sociali distanti dalla mia. Da alcuni mesi sento parlare del servizio civile internazionale da amici che raccontano entusiasti del loro lavoro nei campi. Scopro sul sito www.sci-italia.it che è possibile fare volontariato in diverse zone del mondo in svariati ambiti: organizzazione di festival locali, supporto a disabili, recupero di quartieri socialmente disagiati, pulizia di aree invase dai rifiuti.

Scelgo un campo di aiuto sociale in un quartiere di Palermo, in quella affascinante Sicilia dove popoli e culture si sono mescolati dai tempi antichi e lo stato stenta ad imporsi. Non mi sembra sprecato restare in patria per un’esperienza internazionale, tanto più che l’isola è da me poco conosciuta e molti sono i pregiudizi settentrionali che disturbano la mia italianità e mi spingono, per essere smentiti, a recarmi sul posto.

Il clima sans frontière si rivela vincente sin dall’incontro con i volontari: i miei compagni sono una ragazza slovena, una austriaca, una serba, due ragazzi spagnoli,uno nepalese e un palermitano. Il continuo e vivace scambio d’idee e opinioni, il confronto di culture e abitudini rendono piacevole la convivenza nella nostra microcomunità, che alloggia in una casa-famiglia nel centro della città.

Lavoriamo come supporto al centro polivalente di aggregazione giovanile TAU che è attivo stabilmente nella zona di via Cipressi (quinta circoscrizione, quartiere Zisa) e per il periodo estivo nell’adiacente piazza dei Danisinni. Esso è finanziato dal comune di Palermo e si avvale di un paio di educatori fissi e di alcuni giovani del servizio civile nazionale. L’obiettivo è il recupero della zona coinvolgendo in svariate attività i bambini cui si aggiunge spesso il complesso familiare (essenzialmente madri poiché i padri sono al lavoro o in prigione). Alle quattro ore pomeridiane che passiamo al centro in cui si organizzano giochi (tornei di calcetto, rugby basket, carte) o laboratori (pittura, musica) si aggiungono due serate settimanali con eventi di aggregazione (riproposta di beato tra le donne, miss o mr Danisinni o proiezioni di film).

Inizialmente veniamo accolti con gran diffidenza: la presenza di estranei alla comunità disturba e la nostra volontà di conoscere lingue e luoghi stranieri stupisce. La novità diventa però un pretesto per mettere in discussione le convinzioni e l’entusiasmo di scoprire un mondo diverso inganna il sospetto e fa nascere gruppi spontanei d’insegnamento di lingue e del dialetto palermitano. Lo scambio linguistico è il primo passo verso la nostra accettazione nella comunità: presto veniamo trattati come parenti, con straordinarie manifestazioni d’affetto, rispetto e stima.

Questo profondo legame reciproco è accompagnato in me dall’amarezza di vedere le condizioni disagiate in cui vivono alcune di queste persone, che non hanno nemmeno l’acqua corrente in casa, pur trovandosi accanto ad uno dei palazzi più belli e importanti di Palermo: la sede della regione Sicilia. L’ignoranza che accompagna la povertà permette di ingannare l’età anagrafica: le bambine si presentano come donne e le madri già vecchie a trent’anni si credono bimbe. La generosità e bontà di queste persone mi permettono di smentire i pregiudizi che ho ascoltato al nord: la mafia e l’illegalità sono presenti ma sono conseguenze dell’indifferenza del sistema in genere, oltre che delle condizioni di vita precarie; la cultura dev’essere usata come arma per sconfiggere l’ignoranza e salvare intelligenze brillanti e cuori nobili.

Ricordo l’intensa esperienza che ho vissuto come una di quelle che cambiano davvero l’estate, se “il servizio civile nazionale” è una di quelle che ti “cambiano la vita”. La consapevolezza che ho acquisito avendo vissuto pienamente con e per la comunità, mi suggerisce di consigliare a tutti di fare un campo del genere, scegliendo quello più adatto ai propri interessi.

Giulia Cragnolini

Tudi letos se je uspešno zaključila tretja izvedba festivala okusov srednje Evrope “Gusti di frontiera-I sapori della mitteleuropa”,ki ga je organizirala goriška občina od 29. septembra do 1. oktobra v osrčju stare Gorice. Prireditev je bila dobra priložnost za predstavitev naše večkulturne pokrajine ter pomembnosti sodelovanja med različnimi narodi,ne samo v čezmejnem smislu, temveč predvsem znotraj pokrajine same. Meje, navsezadnje, ločijo teritorij le z nepomembnimi črtami, ki pa ne morejo in ne smejo uničiti tradicije,ki od vedno veže ljudi na tem geografskem področju.V teh treh dneh je Gorica ponovno odkrila prednost lege, ki je stičišče italijanskih,srednje-evropskih ter balkanskih korenin: posebnost, ki je, predvsem danes, pravo bogatstvo.

Prvi vtis, ki ga človek začuti vzdolž okrašenih ulic je enkraten; mamljive dišave in okusi povrnejo mestu tisto otipljivo toplino, ki je v vsakdanu, žal večkrat, ne začutimo več. Ljudje se brezskrbno sprehajajo ob zvokih glasbe in smeha. Po Korzu opazimo večbarvne kioske, ki nudijo celo kopico dobrot ( ob “tradicionalnih” s sendviči in čokoladnimi palačinkami, izstopajo tisti s tipičnimi dobrotami, kot so slivovi njoki, spazli s polento in gobami, friko…), pa tudi pijače ne manjka, seveda pivo združuje vse, ki razposajeno in brez določenega cilja končno pešačijo med ljudmi, ki si jih v vsakdanu težko skupaj predstavljamo v istem okolju. Stojnice se šopirijo z antikvitetami, knjigami, drobnimi okrasnimi predmeti (ter seveda obveznimi reprodukcijami portretov Franca Jožefa). Presentetljiva je spretnost, s katero se Gorica povrne v čas, ki nekateri naivno označijo za pozabljenega.

Visoka udeležba je zasluženo nagradila “okuse srednje Evrope-gusti di frontiera”, ki ni prispevala le k podpiranju tovrstnih prireditev v Furlaniji Julijski krajini, ampak tudi potrdila, da se na to področje, ki je bilo nekoč izraz trenj, danes povrnila vedrina in potreba po sodelovanju ter integraciji. Naša želja je, da bi se tovrstne prireditve le še bolj razširile in vedno znova podčrtovale potrebo po razvoju in zaščiti te enkratne dediščine, ki ne sme utoniti v pozabo.

 

Eva Stepančič

 

 

 

Al Lido di Venezia vince a sorpresa la Cina

È giunta quest’anno alla sessantatreesima edizione la Mostra del Cinema di Venezia, che si inquadra nel più vasto scenario della Biennale di Venezia. Per la prima volta dal dopoguerra, l’edizione 2006, che si è svolta dal 30 agosto al 9 settembre, ha portato in concorso tutti film in prima mondiale, tra cui in particolare “The Queen” e “Il diavolo veste Prada” (fuori concorso) hanno portato una ventata d’aria fresca in una manifestazione a volte un po’ troppo uguale a se stessa. Madrina della rassegna è stata l’attrice italiana Isabella Ferrari, mentre la giuria è stata presieduta da Catherine Deneuve e composta da José Juan Bigas Luna, Paulo Branco, Cameron Crowe, Chulpan Khamatova, Park Chan-Wook e Michele Placido.

Molte le star di calibro mondiale presenti: sul tappeto rosso, inaugurato da una Scarlett Johansson in ritardo di 40 minuti (da vera diva), hanno sfilato, tra gli altri, Sandra Bullock, Helen Mirren, Adrien Brody, Jeremy Irons, Ben Affleck, Anne Hathaway, Meryl Streep, Rachel Weisz e Lindsay Lohan

Di seguito, una veloce carrellata dei premi assegnati in questa edizione.

A sorpresa, e non senza disappunto di molti, il
Leone d’Oro della 63ma Mostra del Cinema di Venezia è andato al cinese Jia Zhang-Ke, regista del film “Still Life”.

Leone d’Argento per la migliore regia
a Alain Resnais per “Coeurs”.
Leone d’Argento Rivelazione a
Emanuele Crialese
perNuovomondo”.
Premio speciale della Giuria a “Daratt“, di Mahamat-Saleh Haroun.
Leone d’Oro alla carriera per il regista statunitense David Lynch.
Leone speciale d’insieme alla carriera per
Jean-Marie Straub e Danièle Huillet.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Ben Affleck per “Hollywoodland”.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a
Helen Mirren per il film “The Queen”.
Premio Osella per migliore contributo tecnico alla fotografia a “Children of Mendi
Alfonso Cuaron.
Premio Osella per la miglior sceneggiatura a “The Queen” di Stephen Frears.
Premio Marcello Mastroianni per la miglior attrice emergente a Isild Le Besco in “L’intouchable” di Benoît Jacquot.
Il Premio Orizzonti DOC è stato conferito al lungo documentario di Spike Lee, “When the Levees Broke”, mentre il Premio Orizzonti è andato al film cinese “Mabei shang de fating” di Liu Jie.
Premio Venezia Opera Prima “Luigi de Laurentiis” a Peter Brosens e Jessica Woodworth per il loro “Khadak”.

Per la categoria Cortometraggi, Menzione Speciale al film “Adults Only” di Yeo Joon Han;
Prix UIP per il miglior cortometraggio europeo a “The Making of Parts” di Daniel Elliott.
Leone Corto Cortissimo per il miglior cortometraggio a “Comment on freine dans une descente?” di Alix Delaporte.

Federico Permutti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E A ROMA CI SI PREPARA PER LA FESTA

 

E’ ancora presto per poter dare un giudizio complessivo su una manifestazione tanto attesa come la prima edizione della
Festa internazionale del Cinema di Roma, voluta fortemente dal sindaco Walter Veltroni e dal presidente della Fondazione Musica per Roma, Goffredo Bettini. La manifestazione, in programma dal 13 al 21 ottobre, si propone come un evento veramente pensato per il pubblico: già a cominciare dalla denominazione (“festa” e non “festival”) si intuisce l’originalità dell’evento. Come ogni festa che si rispetti, la manifestazione toccherà il cuore della città, snodandosi in un percorso che va dall’Auditorium Parco della Musica fino alla Casa del Cinema, passando ovviamente per piazza del Popolo e via Veneto, fino a sfiorare luoghi meno centrali come la Casa del Jazz e la Casa delle Letterature.

Ma vediamo l’ossatura della programmazione: articolata in cinque sezioni principali, la Festa internazionale del cinema vedrà in programmazione 95 film da tutto il mondo, di cui 16, inediti, in concorso: tra questi, vale la pena menzionare “La Sconosciuta” di Giuseppe Tornatore ed “N – Io e Napoleone” di Paolo Virzì. Altro elemento innovativo è la composizione della giuria: non ci saranno infatti addetti ai lavori, ma il miglior film (al quale andrà un premio di 200mila euro), il miglior attore e la migliore attrice saranno giudicati da una giuria popolare, selezionata  da “Cin Cin Cinema” già nella primavera scorsa.

Chi spera di avere un “red carpet” all’altezza del Lido veneziano non dovrebbe restare deluso: è già stata confermata la presenza di star come Monica Bellucci, Sean Connery, Richard Gere, Harrison Ford, Viggo Mortensen, e soprattutto Nicole Kidman, che aprirà la prima edizione di questa rassegna del cinema con il suo ultimo film “Fur”, storia immaginaria della vita di Diane Arbus, la più importante fotografa del XX secolo.

Una prima edizione, dunque, che si profila molto più corposa di un numero zero, e, nonostante Veltroni si sia affrettato a ringraziare il presidente della Biennale Croff per aver compreso che “Roma non intende far concorrenza alla Mostra di Venezia”, sarà interessante tirare le somme di questo primo confronto tra le due rassegne cinematografiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RECENSIONI

 

THE QUEEN

 

Voto: 9

Nazione: Regno Unito

Cast: Helen Mirren

Michael Sheen

James Cromwell

Alex Jennings

Durata: 97′

 

La notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 1997, tutto il mondo fu profondamente colpito dalla morte della principessa Diana. Della tragedia furono incolpati i media, l’autista di Diana, e tante altre persone, non ultima la Famiglia Reale britannica. In questa pellicola ci viene offerto uno sguardo all’interno di Buckingham Palace e nella vita della regina Elisabetta II.

 

Il regista Stephen Frears è riuscito a ricreare la settimana seguente la morte di Diana in modo intelligente e acuto: è particolarmente efficace la presentazione della figura della “Principessa di cuori”, con immagini e filmati d’archivio che ci ricordano il suo impatto sul popolo britannico (e non).

 

Il film, però, è dominato dalla magnifica interpretazione di Helen Mirren (giustamente premiata come miglior attrice a Venezia), che riesce a mostrare come sotto l’apparenza austera della Regina ci sia una persona con sentimenti umani. Elisabetta II, dopo la morte di Diana, scelse di non manifestare pubblicamente il proprio dolore, attirandosi così l’odio della nazione: il film, però, ci racconta che la scelta della sovrana non dipese dalla sua indifferenza nei confronti di Diana, ma piuttosto dal fatto che lei stessa era convinta di dover fare così in quanto Regina.

 

Molto bravo anche Michael Sheen nel ruolo di un ambizioso e sorridente Tony Blair alle prime armi: fanno in effetti da filo conduttore del film il suo ruolo di mediatore tra la nazione inglese e la Regina, e i suoi tentativi di convincere la sovrana stessa a limitare i danni da lei causati all’immagine della Famiglia Reale.

Condito di battute e interpretazioni davvero degne di nota, “The Queen” è un film spiritoso e molto intelligente, sicuramente una delle migliori produzioni inglesi degli ultimi tempi.

 

 

IL DIAVOLO VESTE PRADA

 

Voto: 8

Nazione: USA

Cast: Meryl Streep

Anne Hathaway

Emily Blunt

Stanley Tucci

Durata: 109′

 

 

Tratta dal bestseller di Lauren Weisberger, da lei scritto dopo aver lavorato come assistente del direttore di “Vogue America” Anna Wintour, questa commedia pungente (diretta da David Franklin, già regista di molti episodi di “Sex and the City”) offre uno spassoso affresco del mondo dell’alta moda e del jetset internazionale che gravita attorno a New York.

A farla da padrona è la divina Meryl Streep (già in odore di un ennesimo Oscar), nei panni impeccabili e molto fashion della dispotica Miranda Priestly, direttrice della rivista “Runway”, vera autorità della moda a livello mondiale. L’interpretazione della Streep è davvero uno spettacolo: se da una parte è capace di cacciare via chiunque con un glaciale “That’s all” accompagnato da un gesto disgustato della mano, dall’altra riesce comunque a dare un certo spessore, e quasi un po’ di umanità alla diabolica Miranda.

Al suo fianco c’è la giovane Anne Hathaway (già vista in Brokeback Mountain), nel ruolo di Andy Sachs, la nuova “seconda assistente” della direttrice, al rimpiazzo dell’ennesima segretaria licenziata in malo modo. Fresca di laurea in giornalismo e piena di buoni ideali, Andy si trova così in quel posto che milioni di ragazze “ucciderebbero pur di avere”, mentre lei lo vuole usare solo come passaggio verso altre redazioni: è infatti fieramente ignara di come si scriva “Dolce e Gabbana” e indossa golfini infeltriti e gonne della nonna, suscitando l’ilarità delle (anoressiche) colleghe e il disgusto di Miranda.

 

Ma non avrà vita facile: dovrà infatti districarsi tra una serie di umiliazioni e di missioni impossibili (come recuperare il manoscritto dell’ultimo libro di Harry Potter per le figlie del capo), e alla fine cederà anche al suo look dimesso per indossare i capi da fashion victim scelti per lei da Nigel (uno Stanley Tucci in gran forma), braccio destro di Miranda. Si guadagnerà così persino la fiducia della “capa”, ma la sua vita personale ne risentirà, e per rimediare a ciò l’unica soluzione sarà ritornare la vecchia Andy di una volta.

 



 

Inaugurata la nuova Festa del Cinema

Un mese dopo la Mostra di Venezia, a Roma è stata varata con successo dal 13 al 21 ottobre la nuova Festa Internazionale del Cinema, una manifestazione fortemente voluta dal sindaco della Capitale, Walter Veltroni, e che si è proposta come un evento diverso, pensato per il pubblico: l’originalità si intuisce già dalle denominazione, “festa” e non “festival”. Sede centrale della kermesse è stato l’Auditorium Parco della Musica, ma sono state interessate molte parti della città, dalla Casa del Cinema alla Casa del Jazz e alla Casa delle Letterature, passando per Piazza del Popolo e via Veneto,. Hanno sfilato sul tappeto rosso molte star mondiali come Nicole Kidman, Richard Gere, Harrison Ford, Viggo Mortensen, Monica Bellucci e soprattutto Sean Connery, insignito del Premio Campidoglio.

Sono stati presentati, in cinque sezioni principali, 95 film da tutto il mondo, di cui 16 inediti in concorso: tra questi, ricordiamo “La Sconosciuta” di Giuseppe Tornatore ed “N – Io e Napoleone” di Paolo Virzì. Forte elemento innovativo è stata la giuria, presieduta da Ettore Scola ma composta per il resto da cinefili sorteggiati nella primavera scorsa tra i frequentatori più assidui dei cinema romani.

Grazie a ciò, le assegnazioni dei premi non sono state per nulla scontate: a vincere il premio per il miglior film è stata infatti la pellicola russa “Playing the Victim”, di Kirill Serebrennikov, una black comedy sospesa tra vita e morte. Un risultato che ricorda la Mostra del Cinema di Venezia: anche in laguna, infatti, ha vinto un film visto e commentato da pochi giornalisti e critici.

L’Italia non è rimasta a bocca asciutta: il premio per la miglior interpretazione maschile è andato a Giorgio Colangeli, protagonista di “L’aria salata” di Alessandro Angelici. La miglior attrice invece è Ariane Ascaride, interprete principale di “Le voyage en Arménie” di Robert Guédiguian. A completare l’albo d’oro, il premio speciale della giuria è andato all’opera forse più amata da pubblico e critici: “This is England” di Shane Meadows, storia di un ragazzino che si unisce a un gruppo di skinhead nell’Inghilterra anni Ottanta.

Questa prima edizione si è conclusa con successo, strizzando l’occhio alla Mostra veneziana, i cui organizzatori pare stiano già pensando a come coinvolgere maggiormente il pubblico della laguna sullo stile della Festa di Roma.

Federico Permutti

Le due Gorizie saranno sede di una rassegna d’arte contemporanea che diviene sempre più trasfrontaliera ed europea.

 

Un semplice muretto con una rete. Un’apparenza modesta per quello che è stato uno dei confini caldi dello scorso secolo, la divisione tra est ed ovest, tra comunismo e capitalismo, tra Gorizia e Nova Goriza. Questo confine però sta subendo un processo di cambiamento inesorabile che ha avuto inizio ben prima della fine della guerra fredda, grazie alla volontà di cooperazione fra le due parti di quella che era stata un’unica realtà isontina.

Arcipelago 06 è la seconda edizione del Festival d’arte contemporanea trasfrontaliero e si terrà dall’1 all’8 luglio principalmente lungo la linea del confine che porta dal valico di San Gabriele a quello di Salcano oltre che ovviamente in piazza transalpina, il punto nevralgico ed emblematico del nostro confine. Questa piazza infatti è un po’ la porta di Brandeburgo goriziana, uno dei punti importanti di quando la città era unita ed ora invece è una piazza divisa fra le due realtà.

Eppure, come può aver senso una piazza che è per definizione punto d’incontro di vie e genti, nel momento in cui diventa confine?

La mostra Arcipelago riconsegna alla piazza la sua valenza unificatrice e di scambio, le sue opere d’arte, sparse e diverse, sono come isole, appunto, di un arcipelago, separate dal mare di un confine di burocrazie e leggi ma unite dalla loro forma, la loro essenza artistica che supera senza difficoltà ogni confine.

Questa rassegna diventa anche occasione di numerose altre attività culturali, dalla performance alla poesia, prosa, teatro, film, animazione e concerti musicali.

Le opere d’arte che sono presentate quest’anno sono emblematiche del successo di questa iniziativa: in una anno il numero egli artisti è più che raddoppiato ed ora sono presenti nomi dalla Bosnia Erzegovina, Croazia, Germania, Italia, Olanda, Serbia, Scozia e Slovenia. Nell’arco di due edizioni la rassegna si apre immediatamente al resto d’Europa dimostrando quanto è importante e sentito il tema del confine e della ricerca del suo superamento, oltre che ricordarci che questo è un confine europeo e rappresenta quelle barriere che dai Pirenei all’Egeo stiamo lentamente cercando di togliere.

Le opere d’arte che saranno esposte saranno molto all’avanguardia, utilizzando mezzi spesso inusuali per comunicare al visitatore e giungendo ad effetti più o meno apprezzabili a dipendere dei propri gusti ( ed alla bravura dell’artista); il mio consiglio è quello di osservare queste opere, più che esclusivamente come singoli pezzi, come un tutt’uno, un “arcipelago” che unisce e poi magari prendere spunto per riflessioni sul confine, per sconfinare con la mente.

Sconfinare. Sì è proprio questa la cosa secondo noi più importante, il pensiero che deve dominare non solo l’osservatore di questa mostra ma ognuno che vive e visita questa cittadina di “confine”. Siamo giunti, noi studenti, infatti a Gorizia con il sogno di andare oltre le barriere, di andare oltreconfine per l’abbattimento del confine stesso, per sconfinare.

Appoggiamo quindi pienamente lo splendido lavoro che stanno facendo per questa mostra la PROLOGO di Gorizia e KREA e LIMB di Nova Goriza e ci auguriamo che quando ognuno di noi osserverà le varie opere d’arte ,butterà l’occhio dall’altra parte per vedere quello che vi si trova, focalizzandolo fino a far scomparire il reticolato bianco dalla sua vista.

 

Cudicio Allan-Francesco

Molte sorprese e qualche delusione alla kermesse francese del cinema

Si è svolta dal 17 al 28 maggio la 59° edizione del prestigioso festival francese, che ormai ha poco o nulla da invidiare agli Oscar in fatto di glamour, ed è anzi denotato da una certa eleganza rispetto alle pacchiane cerimonie hollywoodiane. D’altra parte, dai cugini d’oltralpe non ci si può aspettare nulla di meno. La giuria, multinazionale, è stata presieduta dal grande regista cinese Wong Kar-Wai, con, fra gli altri, Helena Bonham Carter, Samuel Jackson, Zhang Ziyi e Monica Bellucci.

Fuori concorso, ad aprire la manifestazione è stato l’attesissimo e tanto discusso “Codice da Vinci”, ma l’esordio è stato deludente: un minuto scarso di applausi e qualche risata hanno seguito la prima proiezione. Molte, in compenso, le pellicole, che hanno riscosso grande successo tra il pubblico del Palais du Cinéma:in particolare, applausi e standing ovation per Kim Rossi Stuart, al suo esordio come regista con “Anche libero va bene”, e per “Il regista di matrimoni” di Marco Bellocchio. Consensi anche per “Il caimano” di Nanni Moretti, dato per favorito ma poi rimasto a mani vuote al momento della consegna dei premi. Stessa sorte per Pedro Almodóvar, in gara con “Volver”, a cui è sfuggita anche questa volta la Palma d’oro: si è però consolato con il premio per la miglior sceneggiatura, e con l’assegnazione del premio per la miglior attrice all’intero cast femminile del suo film (“capitanato” da Penélope Cruz). Premio collettivo pure per gli interpreti maschili di “Indigènes” (di Rachid Bouchareb); la Palma d’oro è invece andata all’unanimità a Ken Loach e al suo “The wind that shakes the barley”, film sulla guerra d’indipendenza irlandese del 1916-1921. Tra i rimanenti premi, l’hanno fatta da padrona i film che hanno affrontato il tema della guerra: “Flandres” di Bruno Dumont (Gran Premio della Giuria), “Babel” di Alejandro González Iñárritu (miglior regia). Sconvolti quindi tutti i pronostici, ma anche quest’anno sulla Croisette non sono mancate le forti emozioni.

Federico Permutti

Dalla Bosnia tutto il fascino della musica balcanica

Un piccolo villaggio ebraico fugge la follia hitleriana e affida le sue speranze a un treno che corre verso il fronte russo, un train de vie, accompagnandosi con danze dal sapore antico e accogliendo un popolo, i Rom, rimasto senza terra. Una artista fugge la follia di una guerra fratricida e affida la propria vita a una musica che, come un treno dei ricordi, profuma di Balcani e di speranza che fatica a sopravvivere. È sempre la stessa mente melodica dietro a queste immagini: Goran Bregović.

Nato nel 1950 da madre serba e padre croato, cresciuto nella Sarajevo multietnica prebellica, Goran si è avvicinato alla musica attraverso il violino a cui però ha preferito la chitarra, la quale lo ha portato, appena quattordicenne, ad inserirsi in rock
bands e a fondare poi, nel 1974, il gruppo che l’ha reso uno dei più famosi artisti slavi, i Bijelo Dugme (Bottone Bianco), scioltosi nel 1989. Forse può stupire questo suo passato, ma, come lui stesso dice, il rock “…era un modo per esprimere il malcontento senza finire in galera…”.

Poi è venuto il turno dei films, fra cui quelli firmati Kusturica, suo concittadino, come Il tempo dei gitani (1989), Arizona Dream (1993), Underground (Palma d’Oro al Festival di Cannes 1995), di cui ha composto le colonne sonore, un mix di temi zigani e slavi mescolati ai suoni caldi degli ottoni. Musiche particolari, lontane, che fanno venir voglia di ballare.

Infine la svolta: la creazione, nel 1995, della Orchestra per i matrimoni e funerali, con la quale ha ripreso a suonare musica dal vivo. A causa dei problemi logistici derivati dalle dimensioni (120 musicisti sul palcoscenico!), l’orchestra è stata ridotta a 50 elementi, ma non ha certo perso il suo carattere: Goran, infatti, ha continuato a infiammare le folle durante i suoi concerti e ha persino organizzato, all’inizio del tour italiano del 2000, un “Grande matrimonio a Palermo”, per la festa di S. Rosalia del 14 luglio, in cui ha riunito musicisti provenienti da Belgrado, Sofia, Budapest e Istanbul. Perché l’essenziale sta nell’originalità!

E proprio all’insegna dell’originalità, Goran ha deciso di occuparsi anche di teatro e lirica, scrivendo, ad esempio, una nuova versione della Carmen presentata nell’aprile 2004 a Trieste: La Karmen di Goran Bregović con lieto fine, in cui, finalmente, scompare il tragico epilogo. Una speranza che torna a fortificarsi, come quella che accompagna l’ex Jugoslavia verso il futuro.

 

Ius Isabella

elan_isa@hotmail.it

 

 

“E’ molto romantico pensare che noi artisti possiamo cambiare le cose. Purtroppo, però, la storia della Jugoslavia la fanno i soldati, non i musicisti”.

Preprost zidek in mreža, samo to zaznamuje eno izmed najbolj vročih mej prejšnjega stoletja, meja, ki je predstavljala delitev med vzhodom in zahodom, med komunizmom in kapitalizmom, med Gorico in Novo Gorico. Stvari pa se spreminjajo in spremembe so začele že dolgo pred zaključkom hladne vojne. To sta omogočili dobra volja in želja po medsebojnem sodelovanju obeh enot tistega ozemlja, ki je bilo nekoč zedinjeno.

»Arcipelago 06« je druga izdaja festivala sodobne čezmejne umetnosti (Festival d’arte contemporanea transfrontaliera), ki bo potekal od prvega do osmega julija ob obmejni črti, ki gre od mejnega prehoda »San Gabriele« do Solkana in na trgu »Piazza Transalpina«, nekoč ekonomski in kulturni center enotnega ozemlja, pozneje pa obmejni trg, priča dveh realnosti. Poraja se vprašanje, kako lahko trg, točka, kjer se združujejo ljudje in ulice, postane mejnik?

Trg naj bi imel vlogo združevanja in razstava Arcipelago mu simbolično predaja to vlogo. Umetniška dela razpršena in različna so kot otoki, ki morje zakonskih odlokov in birokracije ločuje enega od drugega, a jih obenem združuje oblika, saj umetniška dela zlahka gredo skozi najrazličnejše meja.

Razstava obenem je tudi povod za mnoge druge kulturne pobude, kot recitacije, gledališke predstave, animacije in glasbeni koncerti.

Umetniška dela, ki so letos razstavljena emblematično predstavljajo uspeh te pobude, v enem samem letu se je število prisotnih umetnikov kar podvojilo in slednji predstavljajo mnoge države; od Bosne-Hercegovine, Hrvaške, Srbije in Slovenije do Italije, Nizozemske ter Škotske.

Že v drugi izdaji se razstava odpre Evropi in s tem potrjuje pomembnost kočljive tematike, ki jo predstavljajo meje, obenem pa predstavlja trud, da bi končno vse meje bile premagane. Poleg vsega tega trg sam predstavlja eno izmed evropskih mej, ki gredo od Pirenejev do Egejskega morja in ki jih skušamo odpraviti.

Razstavljena dela so advangardna in umetniki večkrat uporabljajo neobičajna sredstva – več ali manj učinkovita – s katerimi pritegniti pozornost obiskovalca in mu posredovati svoja čustva in ideje.

Nasvet je, da si zamislimo razstavljena dela kot eno celoto, v italijanščini nam to prikazuje že sam naslov Arcipelago-otočje, skupina otokov.

Obenem pa si lahko ob posameznem umetniškem delu, otoku, zamislimo in z mislijo prestopimo meje.

»Sconfinare« – prestopiti meje je za nas najpomembnejša misel, ki ne predstavlja samo rdečo nit, ki vodi gledalca skozi razstavo, temveč mora postati vrednota za vsakogar, ki se nahaja v tem »obmejnem« mestu. Tudi mi študenti smo prišli v Gorico s to zamislijo, z voljo, da bi prestopili vse meje.

Prav zaradi vseh teg zgoraj omenjenih razlogov popolnoma podpiramo trud vseh organizatorjev razstave: PROLOGO iz Gorice in KREA ter LIMB iz Nove Gorice in si voščimo, da bi vsak obiskovalec razstave za trenutek pogledal onstran meje in si zamislil eno samo združeno okolje, en sam trg brez zidka in mreže.

Prevedel Samuele Zeriali

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