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Positivo il Decreto varato dal Ministro Gelmini, ma attenzione al Progetto di Riforma.

News d’Ateneo: nuovi corsi, assunzioni bloccate, conti in rosso.

Dall’inizio dell’anno accademico proseguono le manifestazioni di dissenso e di preoccupazione per la manovra estiva varata dal governo in agosto e per il progetto di riforma dell’università che il Ministro Gelmini presenterà in questi giorni. Ma prima di dedicarmi alla riforma ed alle iniziative che sono state prese anche a Gorizia in questi giorni, credo sia importante dare alcune informazioni “di servizio” interne al nostro ateneo e alla nostra facoltà.

La novità di maggior rilievo è senz’altro l’elezione del nuovo preside di Facoltà, il Prof Roberto Scarciglia, docente di Diritto Pubblico Comparato, eletto a grande maggioranza nel mese di ottobre e subentrato al Preside Coccopalmerio dal 1 novembre. Facciamo al neo-preside un in bocca al lupo e ci aspettiamo che riesca a portare una ventata di novità nella nostra Facoltà, portando avanti iniziative originali e più adatte ai nostri tempi.

Sempre nel mese di ottobre (16 ottobre) una seduta congiunta di Senato Accademico, Consiglio d’Amministrazione e Consiglio degli Studenti ha analizzato i primi dati raccolti nella Valutazione didattica per l’anno accademico 2007-2008. Tralasciando i dati in sé che sono consultabili sul sito della nostra università, è interessante sottolineare come nel dibattito che è seguito si sia sottolineata l’esigenza di dare un seguito a questi questionari, la cui validità statistica è però messa in discussione dal fatto che i soli questionari presi in considerazione sono quelli in cui è indicata una frequenza di più del 75%, senza considerare il fatto che l’assenteismo a lezione è esso stesso un giudizio sulla qualità dell’insegnamento. In questo modo tutti i dati risultano in qualche misura falsati.

Da un punto di vista più prettamente amministrativo è invece emersa anche quest’anno la necessità di utilizzare parte dei fondi studenteschi di facoltà 2009 (20.000 dei 70.000 euro del fondo) per la copertura di alcuni corsi previsti per l’anno accademico 2008-2009. Nello specifico per Gorizia erano a repentaglio i corsi di Spagnolo I e II e di Arabo II, che senza questi fondi non sarebbero potuti partire. La querelle sui fondi studenteschi usati per coprire le attività didattiche si ripete in realtà ogni anno. In cambio della disponibilità a spendere questi soldi per le suddette attività già programmate il Consiglio di Facoltà del 5 novembre ha però accolto quest’anno la richiesta dei rappresentanti di attivare nel secondo semestre di questo stesso anno accademico quattro corsi da 60 ore a contratto, il cui costo sarà coperto da parte dei restanti fondi studenteschi (circa 12.000 euro). Si tratterà di Russo I, Portoghese I,
Storia ed Istituzioni dell’America Latina e Economia Pubblica (o Scienza delle Finanze). È però da segnalare la protesta avanzata da parte del corpo docente (in particolare dai ricercatori) che hanno contestato la richiesta degli studenti ricordando che il SID non è un corso di lingue, che corsi come il cinese, quando c’erano, andavano deserti e che in un momento di vacche magre non dovrebbero essere sprecati fondi per “corsi inutili come questi” affidati a contratto a personale esterno.

Nello stesso CdF del 5 novembre è stata proposta dal Preside Scarciglia la modifica del regolamento di Facoltà per rendere elettive le cariche di rappresentanti degli studenti nella Giunta di Facoltà (sino ad ora erano di nomina del Preside). La discussione di questo punto è stata rimandata al 19 novembre per mancanza di tempo, ma con ogni probabilità ci troveremo presto ad eleggere un rappresentante nella giunta per Gorizia ed uno per Trieste.

Ma passiamo dunque ai perché di questo periodo di vacche magre: il decreto 133 del 6 agosto 2008 e l’imminente riforma del sistema universitario.

La convocazione dell’assemblea il 28 ottobre era concepita dai rappresentanti soprattutto come un momento di analisi della legge e delle sue problematiche, grazie all’indispensabile e puntuale contributo di Marco Barelli (rappresentante al CdF di Lettere e Filosofia), in modo da poter arrivare in maniera più cosciente all’elaborazione di iniziative concrete per manifestare il dissenso del nostro corso di Laurea. La piattaforma condivisa dall’assemblea, ed esposta nel documento proposto dai rappresentanti ed approvato nella seduta, è stata quella di un dissenso nei confronti di un provvedimento miope che non curandosi di una riforma globale del sistema universitario puntava solo a ridurne i costi, e non gli sprechi, che invece sono tanti e sarebbero restati tali perché nulla si faceva nello specifico contro di essi. Con il taglio drastico del Fondo di Funzionamento Ordinario da 1441 miliardi per il prossimi anni non si assicurava affatto una razionalizzazione della spesa: nessuna distinzione era prevista tra le università virtuose e le altre, tra i docenti che fanno ricerca e gli altri…solo un taglio che avrebbe colpito tutti e che combinato con il turn over al 20% avrebbe messo a rischio tutto il sistema universitario.

Pur restando invariata l’entità dei tagli al FFO, da allora molte cose sono cambiate. Con il Decreto del MIUR pubblicato lunedì in gazzetta ufficiale il ministro Gelmini ha apportato alcune modifiche ai tagli precedentemente varati dal governo.

Rendendo effettive direttive della finanziaria 1998 (rimaste lettera morta fino ad oggi) vengono bloccate tutte le assunzioni (di docenza ma anche del personale tecnico amministrativo) in tutti gli atenei che spendono in stipendi più del 90% del FFO. Sette ricadranno sicuramente in questa categoria e tra essi compare anche il nostro ateneo, insieme a quello di Cassino, Firenze, Bari, L’Aquila, Pisa, L’Orientale di Napoli; ma ad essi potrebbero aggiungersi altri 19 atenei.

Riprendendo inoltre il Patto con le Università firmato dal Ministro Mussi il decreto destina il 7% del FFO 2009 (circa 500 milioni) agli atenei virtuosi, le cui performance saranno valutate dal Cnvsu (Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario) e dal Civr (Comitato per la valutazione della ricerca) in base ai parametri di ricerca, crediti acquisiti dagli studenti e numero degli iscritti. In questo modo alcuni atenei, tra cui non compare il nostro ateneo, si troveranno ad avere addirittura più fondi per l’anno 2009 (43 milioni in più per Torino, 40 per il Politecnico di Milano, 30 per Padova, 29 per Bologna – IlSole24ore 7-11-08). Tra questi non compare Trieste che anzi nel periodo 2009-2011 avrà un taglio pari a 1.700 euro circa per studente (elaborazione IlSole24ore, 10 novembre 2008).

Il turn over viene inoltre ridotto dal 20% al 50%, ma il 60% delle risorse liberate dovrà essere impiegato per assunzioni di ricercatori, in modo tale che per ogni docente in pensione si assumano tra i 2 ed i 3 ricercatori (si punta a 3.000 ricercatori in più nel 2009).

Sono stanziati inoltre 65 milioni di euro in più per le residenze universitarie e 135 milioni per le borse di studio, in modo da accorciare il gap che ci distanzia dagli altri paesi europei (siamo ultimi in Europa per numero di studenti riceventi borse di studio: 11% contro l’86% della Gran Bretagna).

Vengono confermati i concorsi già banditi anche se le regole cambieranno. Per i ricercatori la commissione sarà formata da 2 ordinari (uno nominato ed uno sorteggiato) ed un associato, nessuno comunque appartente all’ateneo che bandisce il concorso. Mentre dal 2010 la selezione “è effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri riconosciuti anche in ambito internazionale”.

A questo decreto seguirà comunque in questi giorni il Progetto di Riforma vero e proprio, le cui linee guida sono comunque stilate già da ora. Si punta sulla razionalizzazione dei corsi di laurea (arrivati a 5.000) e delle sedi distaccate ed al cambiamento radicale del cursus honorum dei docenti, i cui scatti di stipendio non dovranno più essere legati all’anzianità ma alla produttività didattica e di ricerca degli stessi. Ma questo sarà di certo il punto su cui ci sarà lo scontro più duro con la casta dei baroni accademici.

Altro punto controverso su cui la riforma dovrà fare luce è quello della governance degli Atenei e della possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. A riguardo è necessario fornire precise e più stringenti garanzie circa l’influenza che gli eventuali enti privati potrebbero esercitare sulla didattica e sulla determinazione delle tasse universitarie. Nessuno inoltre sembra aver pensato al fatto che le condizioni economiche e la cultura amministrativa delle diverse regioni d’Italia avrà un peso determinante sulla vita delle fondazioni, creando università di serie A e di serie B.

Ancora da dissipare sono poi i dubbi sullo stato di salute delle finanze del nostro ateneo. Nella splendida assemblea svoltasi il 29 ottobre in Piazzale Europa a Trieste in un clima di grande libertà di cui il Magnifico Rettore è stato imparziale custode, lo stesso Peroni ha assicurato di fronte a 3000 tra studenti, docenti, personale ATA e semplici cittadini, che le finanze del nostro ateneo godono di ottima salute, che si è sempre raggiunto il pareggio di bilancio e che la nostra amministrazione non ha mutui di alcun tipo. È però del 10 novembre l’articolo del Sole24ore che include Trieste tra gli atenei “in profondo rosso”, salvo poi astenersi dal quantificare suddetto debito e limitarsi a scrivere che “un piano di rientro è in cantiere anche a Trieste”. Chiedo dunque ufficialmente che il Rettore, dati alla mano, faccia chiarezza su questo punto e che seguano eventuali smentite pubbliche sullo stesso giornale.

L’assemblea triestina ha inoltre approvato il documento elaborato il giorno precedente dall’assemblea di Gorizia, che è stato letto in Piazzale Europa da Nastasi.

Tutto dunque è ancora in movimento per l’università. Di certo molto è cambiato dagli inizi di ottobre ed il Decreto di lunedì va senz’altro nella direzione giusta. Restano però alcuni punti i cui sviluppi sarà importante seguire nella Riforma vera e propria: dalle Fondazioni Private all’abbattimento dei privilegi del ceto accademico. Come ci insegnano le Scienze Politiche, è importante ora non spegnere i riflettori sull’università e continuare a vegliare sull’operato di governo ed opposizione in maniera consapevole ed informata, esercitando al meglio la nostra Facoltà di Dissentire. È stato questo anche il senso profondo della giornata di leizoni all’aperto, lunedì 10 novembre. Circa 60 studenti hanno ascoltato interessati le lezioni tenutesi in Piazza Sant’Antonio e nella Galleria in Corso Verdi, attirando anche l’attenzione un po’ curiosa dei passanti goriziani. Alle splendide lezioni dei professori Tonchia, Goio, La Mantia, Schulze, Scarciglia, Abenante, Scaini e Palmisano è seguito l’intervento del Preside Gabassi che ha focalizzato l’importanza della qualità della didattica e dell’amministrazione, con un occhio anche ai rischi per Gorizia nell’ambito della razionalizzazione delle sedi distaccate.

Auspichiamo che altre iniziative continuino non per un dissenso fine a se stesso, ma per tenere viva l’attenzione e creare la consapevolezza alla base di un eventuale dissenso, affinchè, qualunque giudizio esprimeremo sulla riforma che verrà, esso sia argomentato sulla realtà dei fatti.

Da leggere: L’università corrotta, di Roberto Perotti ed. Einaudi; La crisi del potere accademico italiano, di Gilberto Capano e Giuseppe Tognon ed. Arel-Il Mulino; Come cambia la scuola, instant book del Sole24ore.

Attilio Di Battista

Rappresentante degli Studenti in CdF.


 

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“Se molti di voi pensano che Gorizia senza universitari sia una città morta, si sbagliano di grosso”.

Sono in molti a pensare che Gorizia non meriti le realtà universitarie, altri che non riesca a gestirle o a valorizzarle. Nonostante questo non bisogna sottovalutare o giudicare per partito preso le iniziative presenti in città. Vi sono essenzialmente due novità: ciò che interesserà sopratutto il popolo di studiosi che di Gorizia ha fatto la sua seconda città, o semplicemente il luogo dove “spende” la settimana dal lunedì al venerdì, è l’apertura dei bandi dell’Erdisu, per usufruire dei contributi per lo studio, per l’alloggio, per maggiori info Erdisu.

Interesserà invece anche la cittadinanza l’apertura del nuovo “Conference Center” in via Alviano, a partire da Gennaio 2009. Come riportato da “Gorizia Oggi” il sindaco Romoli ha salutato la conclusione dei lavori con la speranza che la struttura possa essere adeguatamente sfruttata e pubblicizzata.

Dunque appuntamento a Settembre e a Gennaio… godetevi le vacanze.

Diego Pinna

Incontro aperto tra Docenti e Studenti, Gorizia 26 Maggio 2008

Lunedì 26 Maggio, ore 10.30 , noi Studenti del SID ci riuniamo in Aula Magna per capire quale sarà il futuro del nostro corso di Laurea. Puntuali arrivano il Preside della Facoltà di Scienze Politiche Domenico Coccopalmerio e il Prof. Emidio Sussi, (accompagnati dal Prof.. Georg Meyr); poco dopo li raggiunge anche il Presidente del nostro corso di Laurea, il Prof. Piergiorgio Gabassi. . A loro spetta il compito di far luce sui cambiamenti, o peggio, sui tagli che interesseranno la didattica del nostro Piano di Offerta Formativa.
L’Aula Magna, che nel frattempo ha cominciato a riempirsi, ascolta con attenzione il meccanismo di funzionamento del Decreto Ministeriale 270/2007 (noto come Decreto Mussi): diventano fondamentali per la sopravvivenza del corso 12 Docenti strutturati (tra ordinari, associati e ricercatori) per la Laurea di base triennale e 8 Docenti invece per la Laurea Specialistica biennale. Le tabelle ministeriali riordinano, inoltre, le materie di studio in ambiti scientifico-disciplinari, esse acquistano così diverso peso per quanto riguarda il numero di crediti e l’importanza dell’insegnamento. Il numero di esami dovrà scendere a 20 nel corso della Laurea Triennale e a 12 per quella Specialistica. Sono a rischio alcuni degli insegnamenti che caratterizzano il nostro corso: in primis le lingue straniere, che probabilmente diverranno degli insegnamenti pluriennali con un unico esame finale (sul modello seguito già da altre Facoltà, dove però le lingue non sono così importanti), o saranno destinate a diventare dei corsi marginali, che non incideranno sul punteggio finale di Laurea. Dagli attuali tre curricula specialistici si passerà probabilmente ad un unico curriculum, forse il risultato dell’unione dei diversi percorsi didattici.. Il Professor Gabassi ha addirittura ipotizzato la possibilità di tornare ad un corso di Laurea a ciclo unico, della durata di cinque anni.

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Alle superiori l’Assemblea d’Istituto era il paradiso dei disertori e il palcoscenico dell’élite che lottava contro l’indifferenza studentesca. All’università invece tutta un’altra vita: un confronto tra docenti e studenti in due round ( il 9 marzo e il 4 aprile) che ha visto una buona partecipazione di entrambi. Non immaginatevi l’aula magna straripante, i cori e le trombe da stadio, però…
Nella prima puntata erano stati discussi il riordino dei curricula della specialistica, la ridefinizione del numero dei crediti f per la triennale, le sovrapposizioni di orario, e l’istituzione di una commissione paritaria di 5 studenti e 5 docenti, tutte  questioni riprese ed approfondite al secondo incontro. Sul palco, all’angolo sinistro, siede una nutrita rappresentanza degli studenti con i neoeletti Hussein, Collazzo, Moda più il redivivo Luccisano (ma Masucci e Poli, gli altri rappresentanti? Ah in Erasmus giusto!); all’angolo destro invece troviamo i professori Gabassi, Meyr, Belhoradsky, le professoresse Swain e Cusina, e infine  Dario Bazzarini.
Pronti via e il professor Gabassi lancia il tema dei temi, il riordino dei curricula della specialistica. Dopo la  precedente assemblea era serpeggiata tra gli studenti questa domanda “…è vero che vogliono fare una sola specialistica concentrata sul  negoziato?!” e la risposta più gettonata era “..Ehh?!?”. Ora finalmente è arrivata un po’ di chiarezza. La facoltà ha predisposto una commissione per il riordino delle specialistiche, la “Commissione Riordino” (bando alla fantasia), che avrebbe previsto la confluenza dei tre inidrizzi attuali in uno solo. Il tutto però rientrerebbe in un progetto di trasformazione del percorso tre più due in un quinquennio blindato composto dall’attuale triennale, da  un anno comune di specializzazione sul negoziato e infine, all’ultimo anno, da una differenziazione sul modello dei tre percorsi odierni. Si partirebbe dal 2007/2008. Ma perché proprio il negoziato? In realtà non è stato confessato apertamente, ma possiamo intuire che la volontà sia quella di caratterizzare il più possibile il corso per permettergli di distinguersi e sopravvivere agli attacchi di facoltà più dinamiche, donde la scelta di un settore di nicchia per il biennio.
Il colpo è potente e ben assestato, ma la platea schiva e contrattacca con il suo fuoco di domande, attraverso le quali viene introdotto l’annoso problema delle sovrapposizioni d’orario. Gabassi allora gioca d’astuzia e dichiara le sue difficoltà nel risolvere la questione. D’altronde egli non può obbligare i professori a fare lezione a determinate ore se  non vogliono. Segue una fase di stanca, la platea langue nel suo mare di poltrone rosse, mentre gli attori parlano senza entusiasmi della commissione mista (5 studenti + 5 docenti + Bazzarini) che avrà il compito di discutere l’applicazione della riforma. Si passa poi ai “crediti f” (crediti che non fanno media sul punteggio finale, acquisibili anche con attività extra – curriculari) e al loro probabile aumento da 9 a 12, ma, nonostante Luccisano chieda insistentemente che gli spieghino come completare i 5 Cfu della specialistica, il ritmo non sale, finché una ragazza non si lamenta della qualità dell’insegnamento. Improvvisamente gl’interventi s’imbottigliano in una coda senza fine che ci accompagnerà fino alle 16.45. La professoressa Cusina spiega come i test di valutazione costituiscano un sicuro strumento per migliorare la qualità della docenza. Tuttavia molti studenti si chiedono che cosa sia un test di valutazione dell’insegnamento, dal momento che  non ne hanno mai visto uno!! Arriveranno rassicura la professoressa, ma ormai il pubblico scotta ed è un attimo passare dalle lamentele per il livello delle lezioni, alle cannonate sui metodi poco chiari di attribuzione delle borse Erasmus. La situazione si complica, ci vorrebbe un time-out, ma ormai il tempo è agli sgoccioli e così il professor Meyr dichiara di concordare sulla necessità di una maggiore trasparenza che verrà ricercata attraverso la pubblicazione di un elenco  dei partenti con le ragioni e le modalità di attribuzione della borsa. Quando poi tutto sembra finito qualcuno mette in discussione la “Dottrina delle conferenze”. Gabassi allora rasserena gli animi rivelando le ottime impressioni lasciate dagli studenti ai conferenzieri finora succedutesi.
In chiusura ad  una mano atrofizzatasi sotto il suo stesso peso viene data finalmente la parola: “perché tutte le conferenze finora svolte hanno trattato di tematiche balcaniche? Non sarebbe meglio discutere anche di altre aree geografiche?”. Risposta: “non c’è nessuna pregiudiziale preferenza per l’est, però Gorizia si trova dove si trova  e si dovrà pure valorizzare la propria posizione no?!”. Non fa una piega e così dopo quasi tre ore  filiamo tutti a casa!!

Emmanuel Dalle Mulle

Per chi si trova a vivere a Gorizia il confronto con il confine rappresenta una tappa obbligata. Il confine non è però soltanto quelloche divide il territorio italiano da quello sloveno, ma anche quello – senza dubbio meno evidente – tra la città e l’università e ancora quello che separa i due atenei goriziani. Questo aspetto non è sfuggitoagli studenti del corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Trieste. Ed è da questa consapevolezza che nasce «Sconfinare». Ecco dunque il primo numero di quella che vuole essere da un lato un’occasione di confronto e riflessione all’interno del mondo universitario, ma anche un modo di aprirsi a Gorizia. Troppo spesso città e università vivono esistenze a sè, senza opportunità di scambiarsi esperienze e arricchirsi vicendevolmente. «Sconfinare» si candida allora a diventare lo strumento per superare quel confine che divide il colle che ospita il Seminario minore – oggi, appunto, sede del Polo universitario goriziano di via Alviano – da Gorizia e soprattutto dai goriziani. Non si concludono qui gli obiettivi degli studenti che hanno dato vita a questa nuova iniziativa editoriale. Il
giornale, infatti, avrà anche un’anima transfrontaliera attraverso la traduzione in sloveno dei principali articoli proposti in ogni numero. Nella speranza che continuino ad arricchire con i loro contributi la
realtà di «Sconfinare», i ringraziamenti della redazione vanno sin d’ora a Piergiogio Gabassi, Demetrio Volcic, Roberto Covaz e Pietro Neglie, senza dimenticare il Consorzio per lo sviluppo del polo universitario goriziano

Annalisa Turel

Per chi si trova a vivere a Gorizia il confronto con il confine rappresenta una tappa obbligata. Il confine non è però soltanto quelloche divide il territorio italiano da quello sloveno, ma anche quello – senza dubbio meno evidente – tra la città e l’università e ancora quello che separa i due atenei goriziani. Questo aspetto non è sfuggitoagli studenti del corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Trieste. Ed è da questa consapevolezza che nasce «Sconfinare». Ecco dunque il primo numero di quella che vuole essere da un lato un’occasione di confronto e riflessione all’interno del mondo universitario, ma anche un modo di aprirsi a Gorizia. Troppo spesso città e università vivono esistenze a sè, senza opportunità di scambiarsi esperienze e arricchirsi vicendevolmente. «Sconfinare» si candida allora a diventare lo strumento per superare quel confine che divide il colle che ospita il Seminario minore – oggi, appunto, sede del Polo universitario goriziano di via Alviano – da Gorizia e soprattutto dai goriziani. Non si concludono qui gli obiettivi degli studenti che hanno dato vita a questa nuova iniziativa editoriale. Il
giornale, infatti, avrà anche un’anima transfrontaliera attraverso la traduzione in sloveno dei principali articoli proposti in ogni numero. Nella speranza che continuino ad arricchire con i loro contributi la
realtà di «Sconfinare», i ringraziamenti della redazione vanno sin d’ora a Piergiogio Gabassi, Demetrio Volcic, Roberto Covaz e Pietro Neglie, senza dimenticare il Consorzio per lo sviluppo del polo universitario goriziano

Annalisa Turel

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