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Il mondo deve sapere che in un cucchiaino di Nutella non ci sono solo nocciole.

Dopo anni e anni in cui inesorabilmente uno sguardo, una parola, un accenno innocente cadevano sempre sul medesimo soggetto, dopo mesi e mesi in cui inevitabilmente loschi figuri millantavano la conoscenza di informazioni inconfutabili al riguardo, ho finalmente deciso di fare chiarezza sulle verità del Signor Michele Ferrero.

La storia della più grande azienda italiana per fatturato comincia nel lontano 1942. Sono anni di guerra e privazioni, però ad Alba esiste una risorsa che costa poco e si trova ovunque: la nocciole. Pietro Ferrero inventa l’embrione della Nutella: una pasta di nocciole che viene confezionata nella carta stagnola e venduta per pochi soldi. È l’inizio della dipendenza. L’insaziabilità piemontese crea un giro d’affari che in soli otto anni porta un modesto laboratorio per dolci a diventare azienda e l’azienda ad aprire già nel 1956 un primo stabilimento in Germania. La Ferrero diventa così la prima attività italiana del dopoguerra ad avere sedi operative all’estero.

A questo punto la prima generazione di Ferrero (il fratello di Pietro, Giovanni, si occupava del settore vendite) finisce e l’industria passa nelle mani del famigerato Michele. A voi non è mai capitato di considerarlo un’entità metafisica? Beh salutate il vostro idillio immaginifico perché ho intenzione di pubblicare una sua foto, nessuna idealizzazione può rendergli giustizia. Il suo apporto alla dea delle perdizioni – l’ottava meraviglia o l’ottavo vizio per chi preferisse mantenersi nei limiti della morale – è stato fondamentale: nel 1964 ne cambia formula, densità e nome (come gli sia venuto in mente di chiamarla Nutella lui solo lo sa, comunque non poteva giungere a nulla di più onomatopeico). La Ferrero spicca il volo verso il mondo intero e Michele, nonostante possa ormai ben dire di essersi meritato la conduzione dell’azienda di famiglia (vorrei sapere se qualcuno gli ha mai dato del figlio di papà), si fionda su prodotti nuovi e tutti incredibilmente apprezzati: Mon Chéri, Pocket Coffee, Ferrero Rocher, Raffaello, Tronky, Kinder Bueno, Kinder sorpresa, Kinder Cioccolato, Kinder Délice, Kinder Brioss, Fiesta, Kinder Pinguì, Kinder Fetta al Latte e Kinder Paradiso, Tic Tac, Estathè e Gran Soleil. Considerando l’offerta di altre multinazionali dolciarie forse questa lista di prodotti potrà sembrare limitata, ma fate l’esperimento di chiedervi se effettivamente ce ne sia uno solo che non avete assaggiato nemmeno una volta o uno solo che non vi sia piaciuto quando l’avete addentato. Se la risposta è la stessa che darebbe la maggioranza dei consumatori mondiali, avrete in mano la chiave per capire come sia possibile che un’azienda tuttora posseduta al 100% dalla medesima famiglia (siamo alla terza generazione) possa avere uno dei fatturati più elevati della Terra.

Attualmente il gruppo Ferrero si colloca al 4º posto per fatturato fra le industrie dolciarie del mondo, dopo Nestlé, Kraft Foods e Mars. Il fatturato consolidato del gruppo nell’esercizio 2007/2008 è stato di circa 6,2 miliardi di euro, in crescita del 8,2% rispetto all’anno precedente. Nel mondo sono occupati oltre 21.600 dipendenti, con 38 compagnie operative per la vendita e 14 stabilimenti per la produzione. Sette di questi stabilimenti sono distribuiti in Europa e i rimanenti sette rispettivamente in Argentina, Australia, Brasile, Ecuador, Porto Rico, Canada e Stati Uniti. Nella lista dei “World’s Billionaires 2009” redatta da Forbes, Michele Ferrero & family compaiono al 40° posto – tanto per dare un’idea, Silvio Berlusconi & family stanno al 70°. Infine un’indagine del Reputation Insitute (un istituto privato di consulenza e ricerca, specializzato in corporate reputation management), condotta lo scorso maggio 2009 intervistando più di 60.000 persone in 32 Paesi diversi, ha portato alla scoperta che il marchio Ferrero è considerato il più affidabile a livello globale – la medaglia d’argento va niente di meno che al colosso Ikea. Il motto dell’azienda non poteva che essere: “le buone idee conquistano il mondo”.

P.S. i miei ringraziamenti vanno a Giovanni, che mi ha fortemente spronata a non scrivere qualcos’altro sulle donne.

nachmache-berliner-mauer[1]BERLINO – Alla fine non ho resistito. Le mie riflessioni sul muro, sulla DDR, sul blocco sovietico e sulla Guerra Fredda in generale, innescate alla fine del 2006 da quel pezzo di muro lasciato in piedi per i turisti a Potsdamer Platz, ad un certo punto hanno avuto bisogno di un riscontro reale. Ecco perché sono venuto a Berlino, ex capitale della DDR, baluardo di sovietismo puro nel cuore dell’Europa odierna. L’idea di mancare a un appuntamento epocale come il ventesimo anniversario della caduta del Muro mi lasciava molto rammaricato, deluso, “scoperto” da un punto di vista umano e, per così dire, anche professionale. Volevo vivere sulla mia pelle la reazione di questa bellissima città d’Europa carica, oltre che di storia e tragedie, anche di energia, positività e tanto entusiasmo.

La nebbia bassa mista a pioggia che incombe sulla città dal mattino presto non scoraggia i tanti turisti che hanno raggiunto Berlino nei giorni scorsi, da tutta Europa e non solo. Abbondano i tour organizzati dalle tante agenzie che a Berlino si occupano del muro, partendo da Bornholmer Straße fino alla Nordbahnhof per finire alla celebre Porta di Brandeburgo, simbolo della divisione di Berlino fino al 1989 e dell’unità tedesca dal 1990. Durante l’interessante giro si respira l’aria di Berlino Est, che nelle zone fuori dal centro negli ultimi vent’anni non è cambiata molto. Il tempo inclemente rende l’atmosfera cupa, tutto appare triste, scoraggiato, spento. Il ricordo della mancanza di libertà, delle sofferenze e delle privazioni è vivo nella mente di coloro che vent’anni fa c’erano; prende forma in Bernauer Straße, centro della rievocazione della divisione, dove è presente l’unico tratto originale di muro (e annessa frontiera) con tanto di “zona di nessuno”, recinti elettrici e torri di controllo. Si ricordano le 5075 fughe portate a termine durante i 28 anni di esistenza del Muro (di cui 574 effettuate da soldati dell’esercito della RDT) ma una sincera preghiera va alle 265 vittime del “Muro della Vergogna”, definito nel 1963 da J.F.Kennedy come “la manifestazione più abominevole e più forte del fallimento del sistema comunista”. Nel pomeriggio, la passeggiata simbolica della cancelliera Merkel, accompagnata dall’ex Segretario del PCUS Mikhail Gorbaciov e dal sindacalista per antonomasia Lech Wałęsa, colora la giornata sul Bösebrücke, la prima grenzübergang (frontiera pedonale) aperta da Est verso Ovest ai berlinesi, intorno alle 23.15 di giovedì 9 novembre 1989. La commozione di Frau Angie, come la chiamano affettuosamente i suoi sostenitori, e le parole di due simboli viventi del crollo del comunismo come Gorbaciov e Wałęsa (vederli dal vivo mi ha dato una scossa fortissima, tra l’ammirazione e la riverenza) scatenano lunghi applausi.

Con il passare delle ore la folla poliglotta comincia a scaldarsi, nonostante la pioggia incessante e piuttosto insistente; le emozioni dei 250.000 turisti presenti cominciano ad emergere, tra i boccali di birra e l’odore delle bratwürste mit senf , che rendono l’atmosfera inconfondibilmente tedesca. In effetti, questa enorme festa popolare (tale è stato l’obiettivo perseguito dai responsabili dell’organizzazione dell’evento, senza parate militari né simboli dello Stato-nazione) assomiglia molto a una sagra di paese, seppur di oltre tre milioni di persone. Tutti, i bambini con più entusiasmo e gli adulti con più consapevolezza, si assiepano ad ammirare le 1000 tessere (dipinte da 15.000 volontari da tutto il mondo) del tanto atteso domino, che in questo ventennale ripercorre simbolicamente il percorso del muro per circa due km, da Potsdamer Platz fino alla porta di Brandeburgo. Nel piazzale ad essa antistante i bei discorsi di Sarkozy, Medvedev, Brown e Clinton, oltre che della Merkel e del sindaco di Berlino Wowereit, creano una sensazione di gioia, libertà, responsabilità, unità, vittoria direi. Il passato diviso si confonde con il presente, indeciso su un futuro comune. Ma proprio su un futuro comune, necessaria matrice della nuova Europa, sembra innestarsi la spontanea “ola” internazionale e multietnica che accompagna, tassello per tassello, il crollo del coloratissimo muro. Applausi scroscianti, sorrisi ricambiati, urla entusiaste e migliaia di flash regalano questa notte l’impressione (almeno l’impressione, è già qualcosa) che l’Europa esiste ed è forte, compatta, unita. Nel giorno per lei (e per l’intera Germania unita) più importante Berlino non si è smentita, ha dato prova di una enorme solidità fisica e morale, si è fatta apprezzare dai suoi abitanti come dai suoi turisti, ha dimostrato di essere il prodotto (quasi) finito di tanti anni di travagli e sofferenze che l’hanno portata a costituire un esempio irrinunciabile di libertà per tutti noi Europei. Se, per caso, quell’impressione di forza, compattezza e unità dovesse un giorno trasformarsi in realtà, stiamo certi che Berlino sarebbe, a buon diritto e con risultati degni dell’infallibile efficienza crucca, la capitale della nostra nuova Europa (con buona pace di Parigi). E il Muro, c’è da esserne certi, continuerà a rappresentare gli abitanti, la storia, i valori e la vita stessa di questa indomita città.

Andrea Filippo Romani

Come una sorpresa, quella di Tunisi è stata un’esperienza nata all’ultimo istante. Un giro di voci incredibile che ha riempito l’estate di tre sidini che a maggio ancora tentennavano sul da farsi estivo.

Già, perché il problema è che da noi vi è una concorrenza tale che certe opportunità non circolano, se non negli ambienti massonici del Polo Universitario goriziano. Per fortuna, Maestro Natta si è invece adoperato nella ricerca di buoni e giusti discepoli da portarsi dietro. A partire dal veterano Buonerba, che già presagiva un ritorno nella terra dei suoi nonni. Ma anche dall’orientale Codeluppi, che lo studio dell’anarchia ha istruito alla partecipazione. Ma anche alla fuga, già che, nello spavento che il suo studio provocasse movimenti fascisti e ronde emiliane, ha abbandonato il Paese dalla mezza luna. Terra di socialisti quella, non di anarchici. Allora meglio difendere il proprio bastione emiliano e lasciare al Veneto voce in capitolo. E che voce ha portato Fiamengo, con il suo carico di… beh, diciamo che il cambio ci è dispiaciuto per Miss VC. ma ci è piaciuto per Miss GF. con tutto il suo carico di italianità. Statistiche alla mano, Jesolo ha avuto un calo netto del 3% contro un aumento del turismo in Tunisia. Se Maometto non va da Giorgia … (abbiamo scoperto che questo modo di dire non esiste nei Paesi arabi … mah!). Manca un personaggio nella nostra storia ed è Terrona. Già, la fedele jeep che ha accompagnato i tre naufraghi in giro per un mese e per 4.000 km al totale. Che ha attraversato i mari Mediterranei con molte ore di nave e con molti bolli, timbri tunisini e un affondamento nella sabbia. Tutto il resto? Beh, tutto il resto è forse storia troppo lunga da raccontarvi, troppo piena di dettagli da ricordare, troppe impressioni ma soprattutto troppe cose che, se non vissute lì in quel contesto, sono incomprensibili per chi ci legge. E’ oramai un mese e mezzo che ricordiamo quei momenti di ilarità, nella incomprensione di chi ci ascolta.

Non ci resta quindi che farvi un quadro il più oggettivo possibile dell’esperienza ed invitarvi a consultare il sito www.iblv.rnu.tn . L’Istituto Bourguiba organizza corsi di lingua araba durante l’inverno (in sessioni trimestrali) e durante l’estate (con corsi intensivi di un mese, luglio ed agosto). Questi ultimi prevedono lezioni 5 giorni a settimana per cinque ore quotidiane per un totale di 105 ore mensili. All’arrivo all’Istituto si paga il corso, che è intorno ai 250 euro, si fa il test per essere posto in uno dei livelli di lingua araba e si decidono eventuali attività pomeridiane che l’Istituto offre in più a costi ridotti (ad es. musica, teatro, cinema, dizione o laboratorio di lingua). Inoltre, l’Istituto cerca di venire incontro il più possibile alle esigenze degli studenti organizzandone la ricezione o in famiglie tunisine altrimenti in residenze universitarie sempre ben collegate al centro della città. Come potete ben capire, le due soluzioni hanno vantaggi e svantaggi da ponderare in base alle proprie necessità. I costi, anche in questo caso sono molto bassi e la famiglia offre anche colazione e cena (molto piccante!). Alla fine del corso, vi è un esame di produzione e comprensione orale e scritta, con conseguente rilascio di diploma. E premiazioni per i migliori delle rispettive classi (ringraziamo Giorgia e Michela per averci provato, ma Alby e Edo salutano dagli specchietti!). Bisogna sottolineare altre due cose importanti: l’Istituto organizza anche visite guidate ai vari siti di interesse del Paese. Il nostro consiglio però, avendo vissuto l’esperienza, è di organizzarsi indipendentemente e di affidarsi alle agenzie al massimo per il solo giro nel deserto. Se possibile, organizzandosi in anticipo, vi potete portare la macchina (navi da Genova, Roma o Trapani e forse altri porti) che, a livello di costi, eguaglia l’aereo e lo sbattimento del viaggio è compensato da un mese di divertimento. In secondo luogo, comunque bisogna far presente che il costo di un corso estivo o di uno trimestrale invernale è lo stesso!!! Quindi, se avete tempo, voglia e disponibilità …

Infine, last but not least, stiamo portando avanti una richiesta in Consiglio di Facoltà per poter concludere un accordo tra Università e Istituto Bourguiba per stanziare qualche borsa specificatamente per studenti SID. Ma di questo, vi aggiorneremo più avanti (Inshallah!). Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.

edoardo.buonerba@sconfinare.net

albynatta44@hotmail.it

jotesoro85@hotmail.com

Dopo la riforma seguita al Decreto Mussi è necessario un ripensamento generale del SID

20 anni fa nasceva il SID. Non staremo qui a richiamare alla memoria le vicende che si sono susseguite da allora nelle aule di via Alviano, i momenti gloriosi e quelli un po’ meno, i volti, i nomi e le storie che hanno caratterizzato il nostro corso di laurea dal 1989.

Ma è meglio guardare al futuro e ricordare che proprio quest’anno, il SID affronterà il più grande restyling della sua storia, forse anche più incisivo (ed ahimè forse anche più deleterio) del passaggio dalla laurea quadriennale al 3+2. Come forse i più sapranno, con l’entrata in vigore del decreto Mussi, dal prossimo anno accademico l’ordinamento didattico delle lauree triennali e specialistiche della Facoltà sarà completamente rivoluzionato, e quindi anche il SID.

Il decreto Mussi ha l’obiettivo, più che condivisibile, di porre freno alla proliferazione di corsi di laurea più o meno fantasiosi in giro per l’Italia, riportandoli tutti a delle classi di laurea molto più stringenti, che finiscono per escludere tutti quei corsi che presentavano caratteristiche uniche e specifiche, come il SID. Altro obiettivo è quello di impedire che interi corsi si reggessero per la gran parte su personale di docenza a contratto e presentassero esami troppo numerosi o troppo fantasiosi (sempre in base alle famose classi di laurea dettate dal ministero). Il decreto prevede pertanto che la metà dei crediti formativi sia coperta da personale di ruolo, che gli esami non siano più di 20 per la triennale e 12 per la specialistica, che ci siano almeno 12 professori di ruolo per triennale e 8 per specialistica e che la metà dei crediti sia presa dalle apposite tabelle ministeriali.

Insomma, senza entrare troppo nel merito della normativa, poste le condizioni dettate dalla classe di laurea in cui rientra in SID e dal personale docente strutturato presente presso la Facoltà di Scienze Politiche, il risultato praticamente forzato è quello che è stato presentato nell’assemblea di martedì 28 aprile in sala Atti. Se nella laurea triennale il corso sembra mantenere una sua organicità, pur con la perdita di insegnamenti fondamentali come Diritto dell’Unione Europea, Statistica o la lingua a scelta obbligatoria tra Tedesco e Spagnolo, al contrario le lauree specialistiche, nei tre curricula Politico-Diplomatico, Economico-Internazionale e Studi Extra-Europei, non sembrano avere molto senso nella loro configurazione attuale, mancando sia di una vera e propria specificità sia di una caratterizzazione ben precisa e di una coerenza interna, al punto che chi entrerà in specialistica dall’attuale triennale si troverebbe a sostenere al biennio esami già superati precedentemente (sono qui riportati i nuovi piani di studio che entreranno in vigore dall’a.a. 2009-2010).

Di fronte a questa prospettiva ci si sta iniziando ad interrogare nuovamente sul futuro da dare al SID. Mentre il ministro Gelmini si appresta ad effettuare tagli al Fondo di Funzionamento ordinario che rischiano di coinvolgere anche pesantemente l’Università degli Studi di Trieste e quindi Scienze Internazionali e Diplomatiche, sembra sempre più urgente cercare anche fonti di finanziamento alternative per il corso di laurea, guardando in primo luogo ai privati.

In ogni caso si dovranno fare delle scelte di campo, per elaborare un progetto per Gorizia. Abbiamo bisogno di nuove idee, ma anche solo di osservazioni su come migliorare il SID. Quali aree disciplinari salvaguardare, se mantenere la presenza di docenza a contratto esterna al mondo prettamente accademico (personale diplomatico, delle forze dell’ordine, del mondo privato…), se mantenere le specialistiche o puntare piuttosto alla triennale, se mantenere i curricula attuali, se puntare sui master… In quest’opera di ripensamento del SID a tutti (a partire da molti professori) è parso utile cogliere l’opportunità dell’Alumni Day per chiedere un contributo anche agli alumni (oltre che agli studenti ovviamente), affinché essi stessi individuino cosa del nostro corso di laurea li ha agevolati o ostacolati più di ogni altra cosa una volta usciti dalle aule di via Alviano; affinché dicano se rifarebbero o meno la scelta che hanno fatto, e perché, o anche ci spieghino cosa hanno trovato altrove che al SID non c’era (soprattutto coloro che hanno avuto esperienze di formazione post-laurea in altri atenei – magari all’estero).

Da qui l’idea di stendere un Manifesto degli Studenti e degli Alumni del SID per il SID, in cui esprimere il proprio pensiero, partendo dal presupposto che è interesse di tutti noi mantenere un SID di alto livello (del resto anche per i nostri laureati non sarebbe un’ottima cosa avere un titolo di studio presso un corso di laurea che ora è scadente o peggio non esiste più!). Per questo è attivo da oggi uno spazio all’interno del blog dell’ASSID (http://assid.wordpress.com) cui speriamo sarete in molti a portare il vostro contributo. L’idea è quella di creare sulla base dei commenti inseriti da tutti noi un documento da rendere noto proprio il giorno dell’Alumni Day, e da far conoscere al Consiglio di Facoltà ed al Rettore come documento comune di indirizzo per le politiche da attuare a Gorizia nei prossimi anni.

È ovvio che esso avrà senso e sarà incisivo quanto più numerosi saranno i contributi su di esso espressi, di qualunque tenore essi siano (anche i più critici), restano valide le regole della buona educazione! Più saranno numerosi gli interventi e più saranno gli stimoli e le idee, e più il documento avrà forza nell’arena della discussione.

Per questo il mio invito è di scrivere, anche solo poche righe, per il futuro del SID…

Attilio Di Battista

Insegnamento     CFU
I Anno
Diritto Privato     6
Sociologia     10
Scienza della Politica     9
Economia Politica     6
Storia Contemporanea     9
Storia delle Relazioni Internazionali     10
II Anno
Diritto Costituzionale e Comparato     9
Economia Internazionale     9
Politica Economica     10
Storia ed Istituzioni dei Paesi Afro-Asiatici     6
Relazioni Internazionali     9
Diritto Internazionale Pubblico     6
Lingua Inglese I     9
Lingua Francese I     9
III Anno
Storia dell’Europa Orientale     9
Filosofia Politica     6
Geografia Politica     9
Lingua Inglese II     9
Lingua Francese II     6
Insegnamento a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     6

Economico-Internazionale

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Marketing Internazionale     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geografia Economica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12

Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Politico-Diplomatico

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     6
Istituzioni del Mondo Musulmano     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     9
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Studi Extra-Europei

Insegnamento     CFU
I Anno
Storia ed Istituzioni dell’Africa     9
Sociologia Politica     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Istituzioni del Mondo Musulmano     9
Metodologia e tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Antropologia dello Sviluppo     6
Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

La distribuzione degli esami negli anni è ancora indicativa fino al 10 giugno, data in cui verranno anche definiti i titoli precisi degli insegnamenti, il cui settore disciplinare è comunque già stato fissato.

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