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Dal 25 luglio al 10 agosto, ho avuto l’entusiasmante opportunità di partecipare all’International Institute for Political & Economic Studies (IIPES), in Grecia. L’istituto, frutto della collaborazione tra il TFAS (The Fund for the American Studies), la GAAEC (the Greek Association for Atlantic & European Cooperation) e l’università americana di Georgetown, di Washington D.C., è un esperimento avviato e giunto ormai alla sua 14 edizione, riscuotendo sempre maggiore successo agli occhi degli organizzatori.

I partecipanti, una ottantina di ragazzi provenienti da ventuno paesi (Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Egitto, Repubblica di Macedonia, Grecia, Israele, Italia, Giordania, Kosovo, Libano, Montenegro, Palestina, Romania, Arabia Saudita, Serbia, Siria, Turchia e Stati Uniti), hanno trascorso due settimane vivendo un’esperienza unica che difficilmente potranno dimenticare. Ospiti del MAICh, un campus di agraria europeo incredibilmente all’avanguardia, con campi sportivi, dormitori, numerose aree di svago e aule attrezzate per iniziative conferenziali, è stato a nostra disposizione durante le attivitá di questa summer school, alle porte della seconda cittá cretese di Chania.

Sorprendentemente coinvolgenti le lezioni cui abbiamo preso parte, che hanno toccato quattro discipline: Intellectual History (la storia interpretata dagli scritti e le idee di alcuni grandi personaggi), The
Good
Society (filosofia con l’analisi di testi dei grandi pensatori da Platone a Tocqueville), Political Economy e Conflict Management. Ovviamente tenute in inglese, sono rimasto positivamente colpito dai professori, tutti americani: il metodo di insegnamento trascinante e l’alta partecipazione richiesta durante le lectures hanno cancellato l’iniziale paura di affrontare per la prima volta lezioni universitarie in lingua straniera: specialmente quelle di economia, verso le quali nutrivo profonde preoccupazioni non avendo mai affrontato un corso di inglese economico (le mie conoscenze si fermavano a demand e supply), sono state tra le più seguite e le più interessanti: il giovane professore Rotthoff ha, in una settimana, affrontato le basi della macro economia che avevo precedentemente trattato in un anno di corso a Gorizia: la chiarezza delle spiegazioni, la passione e la disponibilità del professore ci hanno permesso non solo di capire con facilità argomenti per alcuni ostici, ma ci hanno spronato a “divorare” i readings consigliatici e spronare il professore a tenere una lezione aggiuntiva unicamente rivolta alla crisi finanziaria.

La disponibilità dei professori si è tradotta, in molti casi, in veri e propri rapporti di stima e amicizia: non è raro, aggirandosi per il MAICh, notare i professori seduti a cena con gli studenti, discutere insieme davanti ad una birra o, perché no, chiacchierare in spiaggia o sfidarsi in estenuanti partite a tennis. Tutto questo ha contribuito a rendere l’apprendimento (che, per quel che mi riguarda, è stato profondo e inaspettato) piacevole e attraente.

L’interesse non è mai mancato, e molto è stato fatto per il coinvolgimento di noi studenti: intere ore di lezione erano dedicate a discussioni fra noi, e l’intreccio di culture e storie differenti ha reso il confronto con i miei coetanei di una rarità e straordinarietà unica. Sedere nella stessa aula con israeliani e palestinesi, serbi e kosovari, mi ha fatto sentire veramente “cittadino del mondo”, e ho potuto toccare con mano storie, conflitti, racconti con i quali ero abituato a confrontarmi nei giornali o nei libri. Durante il corso di Conflict
Management ci siamo divisi in gruppi per analizzare, in un esercizio di simulazione, le possibili conseguenze che un Pashtunistan indipendente (comprendente l’area di etnia Pashtun, tra Afghanistan e Pakistan) avrebbe portato all’equilibrio geopolitico mondiale. E’ facile immaginare la tenacia e la passione con cui abbiamo, internet sottomano, difeso il nostro punto di vista nell’arena finale.

Come ogni serio programma di studi che si rispetti, al termine delle due settimane abbiamo affrontato degli esami sul lavoro svolto nelle quattro discipline. Il risultato dei test (tutti a domande aperte) può fornire crediti elargiti direttamente dalla università di Georgetown, oltre che il più facile accesso agli altri progetti gestiti dal TFAS. Le domande di ammissione per questo e per gli altri programmi organizzati dalla fondazione sono, infatti, abbastanza impegnative, e nel mio caso comprendevano oltre a curriculum, lettera di motivazione e certificato attestante la buona conoscenza della lingua inglese, un commento ad un articolo economico ed un colloquio telefonico di 5 minuti.

La particolarità che fanno di questo programma il punto di forza e l’eccezionalità è, certamente, la variegata provenienza dei partecipanti e il multiculturalismo. Unico rappresentante italiano (e dell’ovest europa), ho assistito e partecipato ad incredibili (e pacifiche) discussioni tra ragazzi israeliani e palestinesi, pur non mancando momenti di attrito. In particolare, mi preme ricordare un avvenimento che difficilmente scorderò: il litigio tra una ragazza kosovara, Fjolla, e un ragazzo di Belgrado, Vojimir, iniziato tra i banchi durante la lezione e proseguito furiosamente nella hall del campus. Sotto gli occhi sbigottiti dei ragazzi americani, che gettavano occhiate di palese incomprensione notando “quanto incasinato fosse il vecchio continente”, i due ragazzi si davano battaglia riguardo la legittimità o meno dell’indipendenza kosovara. Il momento più emozionante è però stato, ai miei occhi, l’immagine del ragazzo serbo visibilmente sconvolto tirato in parte e consolato niente di meno che dall’amico croato, seppellendo così odi antichi di guerre passate.

I momenti di apprendimento non si sono limitati alle lezioni in programma: abbiamo ricevuto importanti ospiti che ci hanno intrattenuto con interessanti conferenze, a partire dal portavoce del governo greco, la speaker della camera ellenica del principale partito d’opposizione, l’ambasciatore serbo a Parigi e una giovane dipendente delle pubbliche relazioni della NATO slovacca.

Merita una parola anche l’ambiente che ha ospitato l’esperienza: oltre alla cittadina di Chania, a ridosso della quale alloggiavamo, (seconda città di Creta che mi ha colpito per la vivacità e la bellezza, meta dei nostri svaghi notturni), i week end li abbiamo trascorsi a scoprire le meraviglie dell’isola greca, a partire da Heraklion e il sito archeologico di Cnosso, fino alla favolosa spiaggia di Elafonisis, con un viaggio di due ore interamente organizzato da noi studenti ripagato con gli interessi dalla sabbia dorata e il mare caldo e cristallino di una delle migliori località balneari di tutta la Grecia.

L’esperienza ovviamente non termina allo scadere delle due settimane: oltre al bagaglio di conoscenze che indubbiamente ha portato, i numerosi contatti di amici da ogni dove sono senza dubbio tra gli aspetti più entusiasmanti del programma. Si entra, inoltre, nella grande famiglia degli alumni, con l’obiettivo di mantenere una vasta rete di contatti tra partecipanti e organizzatori.

Probabilmente non sono riuscito a descrivere in queste righe cosa l’IIPES sia realmente e cosa abbia significato emotivamente per il sottoscritto. Credo che per chiunque voglia cimentarsi in un esperienza formativa e multiculturale, resti una sfida verso cui lanciarsi senza timori.

 

Matteo Lucatello

Matteo.lucatello@sconfinare.net

www.matteolucatello.it

 

Dal primo ottobre, con l’inizio dei corsi, il terzo polo universitario di Gorizia ha preso realmente vita: si tratta dello «Šolski dom», la rinnovata struttura di via Croce destinata a ospitare aule e uffici del corso di laurea e di specializzazione in Scienze Ambientali del Politecnico di Nova Gorica, che decide quest’anno di affacciarsi in una realtà universitaria di oltreconfine, con l’installazione di una sede staccata in Italia. Il rettore Danilo Zavrtanik, a cui sono state consegnate le chiavi dell’edificio già a fine maggio, ha precisato che i corsi saranno aperti anche a studenti non sloveni, benché per il momento, tra gli 80 laureandi di via Croce, non vi sia nessun italiano: sono tutti ragazzi fuori sede, provenienti da Nova Gorica, Aidussina o dalla provincia di Lubjana. In vista però di una partecipazione multinazionale ai corsi, alcune delle lezioni, in particolare quelle degli anni della specializzazione, si tengono già in inglese. Per il Politecnico, quella di via Croce è la sede operativa, dove effettivamente hanno luogo le lezioni, mentre in Slovenia, a poche centinaia di metri dal valico della Casa Rossa, continua l’attività di ricerca nei laboratori. Il corso di laurea in Scienze Ambientali prevede quattro anni per ottenere la laurea di primo grado, più gli anni di specializzazione. Sono anni a frequenza obbligatoria, che prevedono un test d’ingresso iniziale e una trentina di ammessi per anno: il piano didattico è organizzato diversamente da quello italiano. Per il momento, comunque, non si profilano all’orizzonte problemi di concorrenza tra le diverse strutture dei poli accademici di Gorizia, dal momento che l’istituto di formazione sloveno opera in campi fino ad ora inesplorati dalle altre sedi universitarie: il progetto del master interuniversitario in Gestione del rischio ambientale infatti, non è ancora decollato.

La tensione attorno al confine tra Nova Gorica e Gorizia comincia dunque a distendersi, sciogliendosi nello scambio intellettuale dei giovani sloveni ed italiani, che si ritrovano a vivere in una realtà universitaria che sempre più unisce e cerca la collaborazione, una realtà di confine che fortunatamente sempre meno divide o cerca competizione.

Arianna Olivero

È una giornata come tante al Decimo Distretto: il serial killer Libra ha decapitato un’altra prostituta; l’agente Pete si è reso imbarazzante con il suo razzismo antirobot; dei folletti usciti dalla psiche di un teppista fatto di iperadrenalina hanno rubato la ciotola del sergente Cesar; l’agente Smax ha picchiato a sangue un mostro squamoso e ubriaco alto venti metri; ed è arrivata una nuova recluta. Robyn Slinger è fresca d’accademia, e farà carriera, se riuscirà a non impazzire. Benvenuti a Neopolis, l’unica città al mondo in cui tutti hanno superpoteri. O poteri magici. O qualche gingillo ultratecnologico.

In questo straordinario fumetto di Alan Moore i classici meccanismi delle serie poliziesche vengono applicati ad un ambiente folle, esilarante eppure realistico. Perché ogni membro del Top Ten è un personaggio ben definito, con personalità e motivazioni credibili, dal “duro” Smax al cane parlante Kemlo, al detective Corbeau, amabile e colto adoratore del demonio, fino al tassista zen che guida bendato. La storia si protrae per tre volumi splendidamente illustrati da Gene Ha, destreggiandosi fluidamente tra le indagini e la vita privata dei protagonisti. Con una straordinaria miscela di umorismo e profondità, si tratta probabilmente della migliore tra le opere recenti di Moore (la leggenda del fumetto inglese autore di Watchmen e V for Vendetta). Top Ten è una lettura che consiglierei a chiunque, ed un acquisto obbligato per gli appassionati di fumetti veterani, che potranno passare giorni interi a cercare la miriade di citazioni nascoste nelle dettagliatissime vignette.

 

Luca Nicolai

 

Al Lido di Venezia vince a sorpresa la Cina

È giunta quest’anno alla sessantatreesima edizione la Mostra del Cinema di Venezia, che si inquadra nel più vasto scenario della Biennale di Venezia. Per la prima volta dal dopoguerra, l’edizione 2006, che si è svolta dal 30 agosto al 9 settembre, ha portato in concorso tutti film in prima mondiale, tra cui in particolare “The Queen” e “Il diavolo veste Prada” (fuori concorso) hanno portato una ventata d’aria fresca in una manifestazione a volte un po’ troppo uguale a se stessa. Madrina della rassegna è stata l’attrice italiana Isabella Ferrari, mentre la giuria è stata presieduta da Catherine Deneuve e composta da José Juan Bigas Luna, Paulo Branco, Cameron Crowe, Chulpan Khamatova, Park Chan-Wook e Michele Placido.

Molte le star di calibro mondiale presenti: sul tappeto rosso, inaugurato da una Scarlett Johansson in ritardo di 40 minuti (da vera diva), hanno sfilato, tra gli altri, Sandra Bullock, Helen Mirren, Adrien Brody, Jeremy Irons, Ben Affleck, Anne Hathaway, Meryl Streep, Rachel Weisz e Lindsay Lohan

Di seguito, una veloce carrellata dei premi assegnati in questa edizione.

A sorpresa, e non senza disappunto di molti, il
Leone d’Oro della 63ma Mostra del Cinema di Venezia è andato al cinese Jia Zhang-Ke, regista del film “Still Life”.

Leone d’Argento per la migliore regia
a Alain Resnais per “Coeurs”.
Leone d’Argento Rivelazione a
Emanuele Crialese
perNuovomondo”.
Premio speciale della Giuria a “Daratt“, di Mahamat-Saleh Haroun.
Leone d’Oro alla carriera per il regista statunitense David Lynch.
Leone speciale d’insieme alla carriera per
Jean-Marie Straub e Danièle Huillet.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Ben Affleck per “Hollywoodland”.
Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a
Helen Mirren per il film “The Queen”.
Premio Osella per migliore contributo tecnico alla fotografia a “Children of Mendi
Alfonso Cuaron.
Premio Osella per la miglior sceneggiatura a “The Queen” di Stephen Frears.
Premio Marcello Mastroianni per la miglior attrice emergente a Isild Le Besco in “L’intouchable” di Benoît Jacquot.
Il Premio Orizzonti DOC è stato conferito al lungo documentario di Spike Lee, “When the Levees Broke”, mentre il Premio Orizzonti è andato al film cinese “Mabei shang de fating” di Liu Jie.
Premio Venezia Opera Prima “Luigi de Laurentiis” a Peter Brosens e Jessica Woodworth per il loro “Khadak”.

Per la categoria Cortometraggi, Menzione Speciale al film “Adults Only” di Yeo Joon Han;
Prix UIP per il miglior cortometraggio europeo a “The Making of Parts” di Daniel Elliott.
Leone Corto Cortissimo per il miglior cortometraggio a “Comment on freine dans une descente?” di Alix Delaporte.

Federico Permutti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E A ROMA CI SI PREPARA PER LA FESTA

 

E’ ancora presto per poter dare un giudizio complessivo su una manifestazione tanto attesa come la prima edizione della
Festa internazionale del Cinema di Roma, voluta fortemente dal sindaco Walter Veltroni e dal presidente della Fondazione Musica per Roma, Goffredo Bettini. La manifestazione, in programma dal 13 al 21 ottobre, si propone come un evento veramente pensato per il pubblico: già a cominciare dalla denominazione (“festa” e non “festival”) si intuisce l’originalità dell’evento. Come ogni festa che si rispetti, la manifestazione toccherà il cuore della città, snodandosi in un percorso che va dall’Auditorium Parco della Musica fino alla Casa del Cinema, passando ovviamente per piazza del Popolo e via Veneto, fino a sfiorare luoghi meno centrali come la Casa del Jazz e la Casa delle Letterature.

Ma vediamo l’ossatura della programmazione: articolata in cinque sezioni principali, la Festa internazionale del cinema vedrà in programmazione 95 film da tutto il mondo, di cui 16, inediti, in concorso: tra questi, vale la pena menzionare “La Sconosciuta” di Giuseppe Tornatore ed “N – Io e Napoleone” di Paolo Virzì. Altro elemento innovativo è la composizione della giuria: non ci saranno infatti addetti ai lavori, ma il miglior film (al quale andrà un premio di 200mila euro), il miglior attore e la migliore attrice saranno giudicati da una giuria popolare, selezionata  da “Cin Cin Cinema” già nella primavera scorsa.

Chi spera di avere un “red carpet” all’altezza del Lido veneziano non dovrebbe restare deluso: è già stata confermata la presenza di star come Monica Bellucci, Sean Connery, Richard Gere, Harrison Ford, Viggo Mortensen, e soprattutto Nicole Kidman, che aprirà la prima edizione di questa rassegna del cinema con il suo ultimo film “Fur”, storia immaginaria della vita di Diane Arbus, la più importante fotografa del XX secolo.

Una prima edizione, dunque, che si profila molto più corposa di un numero zero, e, nonostante Veltroni si sia affrettato a ringraziare il presidente della Biennale Croff per aver compreso che “Roma non intende far concorrenza alla Mostra di Venezia”, sarà interessante tirare le somme di questo primo confronto tra le due rassegne cinematografiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RECENSIONI

 

THE QUEEN

 

Voto: 9

Nazione: Regno Unito

Cast: Helen Mirren

Michael Sheen

James Cromwell

Alex Jennings

Durata: 97′

 

La notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 1997, tutto il mondo fu profondamente colpito dalla morte della principessa Diana. Della tragedia furono incolpati i media, l’autista di Diana, e tante altre persone, non ultima la Famiglia Reale britannica. In questa pellicola ci viene offerto uno sguardo all’interno di Buckingham Palace e nella vita della regina Elisabetta II.

 

Il regista Stephen Frears è riuscito a ricreare la settimana seguente la morte di Diana in modo intelligente e acuto: è particolarmente efficace la presentazione della figura della “Principessa di cuori”, con immagini e filmati d’archivio che ci ricordano il suo impatto sul popolo britannico (e non).

 

Il film, però, è dominato dalla magnifica interpretazione di Helen Mirren (giustamente premiata come miglior attrice a Venezia), che riesce a mostrare come sotto l’apparenza austera della Regina ci sia una persona con sentimenti umani. Elisabetta II, dopo la morte di Diana, scelse di non manifestare pubblicamente il proprio dolore, attirandosi così l’odio della nazione: il film, però, ci racconta che la scelta della sovrana non dipese dalla sua indifferenza nei confronti di Diana, ma piuttosto dal fatto che lei stessa era convinta di dover fare così in quanto Regina.

 

Molto bravo anche Michael Sheen nel ruolo di un ambizioso e sorridente Tony Blair alle prime armi: fanno in effetti da filo conduttore del film il suo ruolo di mediatore tra la nazione inglese e la Regina, e i suoi tentativi di convincere la sovrana stessa a limitare i danni da lei causati all’immagine della Famiglia Reale.

Condito di battute e interpretazioni davvero degne di nota, “The Queen” è un film spiritoso e molto intelligente, sicuramente una delle migliori produzioni inglesi degli ultimi tempi.

 

 

IL DIAVOLO VESTE PRADA

 

Voto: 8

Nazione: USA

Cast: Meryl Streep

Anne Hathaway

Emily Blunt

Stanley Tucci

Durata: 109′

 

 

Tratta dal bestseller di Lauren Weisberger, da lei scritto dopo aver lavorato come assistente del direttore di “Vogue America” Anna Wintour, questa commedia pungente (diretta da David Franklin, già regista di molti episodi di “Sex and the City”) offre uno spassoso affresco del mondo dell’alta moda e del jetset internazionale che gravita attorno a New York.

A farla da padrona è la divina Meryl Streep (già in odore di un ennesimo Oscar), nei panni impeccabili e molto fashion della dispotica Miranda Priestly, direttrice della rivista “Runway”, vera autorità della moda a livello mondiale. L’interpretazione della Streep è davvero uno spettacolo: se da una parte è capace di cacciare via chiunque con un glaciale “That’s all” accompagnato da un gesto disgustato della mano, dall’altra riesce comunque a dare un certo spessore, e quasi un po’ di umanità alla diabolica Miranda.

Al suo fianco c’è la giovane Anne Hathaway (già vista in Brokeback Mountain), nel ruolo di Andy Sachs, la nuova “seconda assistente” della direttrice, al rimpiazzo dell’ennesima segretaria licenziata in malo modo. Fresca di laurea in giornalismo e piena di buoni ideali, Andy si trova così in quel posto che milioni di ragazze “ucciderebbero pur di avere”, mentre lei lo vuole usare solo come passaggio verso altre redazioni: è infatti fieramente ignara di come si scriva “Dolce e Gabbana” e indossa golfini infeltriti e gonne della nonna, suscitando l’ilarità delle (anoressiche) colleghe e il disgusto di Miranda.

 

Ma non avrà vita facile: dovrà infatti districarsi tra una serie di umiliazioni e di missioni impossibili (come recuperare il manoscritto dell’ultimo libro di Harry Potter per le figlie del capo), e alla fine cederà anche al suo look dimesso per indossare i capi da fashion victim scelti per lei da Nigel (uno Stanley Tucci in gran forma), braccio destro di Miranda. Si guadagnerà così persino la fiducia della “capa”, ma la sua vita personale ne risentirà, e per rimediare a ciò l’unica soluzione sarà ritornare la vecchia Andy di una volta.

 



 

Voto: 8-

Nazione: USA

Cast: Tom Hanks

Audrey Tatou

Jean Reno

Ian McKellen

Alfred Molina

Paul Bettany

Durata: 149′

La riduzione cinematografica del best seller di Dan Brown, com’era prevedibile, ha suscitato molte discussioni e polemiche per il suo contenuto giudicato da alcuni “blasfemo”, mentre i critici cinematografici l’hanno stroncata con l’accusa di essere il solito, pacchiano “polpettone” à la Hollywood. Ma è meglio lasciar da parte le dispute teologiche e come pure certe inesattezze storiche di Brown, per concentrarsi su quello che è veramente il “Codice da Vinci”: una bella storia d’azione e di fantasia, su un argomento tutto sommato insolito nel mondo del cinema. La vicenda si apre con Jacques Saunière (Jean-Pierre Marielle), custode del Louvre, che viene inseguito e assassinato da un sinistro monaco albino (Paul Bettany) al servizio dell’Opus Dei, organizzazione disposta a tutto pur di impossessarsi del segreto che fa da filo conduttore del film; il tutto è intervallato dalle scene dove viene introdotto il personaggio di Robert Langdon (un sottile Tom Hanks), professore di simbologia religiosa a Harvard. Ciò che segue è un avvincente thriller, ricco di colpi di scena per chi non conosce il libro, e comunque piacevole per chi sa già come va a finire. Il regista Ron Howard riesce a intrecciare molto bene le diverse storie di inseguimenti tra Londra e Parigi, con anche degli efficaci momenti di “spiegazione” e flashback storici a completare la frenetica ricerca del “Santo Graal”. Azzeccatissimo Jean Reno nella parte del poliziotto francese Bezu Fache, bella e brava Audrey Tatou nei panni della crittologa Sophie Neveu, e immenso come sempre Ian McKellen nel ruolo dell’ambiguo studioso inglese Sir Leigh Teabing.

F.P.

Intervista alle sette studentesse che hanno deciso di sperimentare il rugby inglese

Da marzo 2006 Noemi De Lorenzo, Roberta (Cortina) De Martin, Francesca (Fra) Fuoli, Arianna (Turin) Olivero, Francesca (Rosy) Rosada, Chiara Taverna (tutte del I S.I.D.) e Anna Rizzoli (III anno di Relazioni Pubbliche), si incontrano settimanalmente in via dei Faiti. Hanno deciso di tentare una sfida davvero interessante, sotto la guida dei loro “coaches”, Edoardo Buonerba (II S.I.D.) e Marco Chimenton (III S.I.D.): imparare a giocare a rugby. “Sconfinare” le ha intervistate per scoprire le peculiarità di questa squadra tutta femminile!

Il rugby è tradizionalmente uno sport maschile: perché avete deciso di praticarlo?

Chiara: “Per rompere questi stereotipi maschili che limitano l’accesso femminile a molti sport interessanti”.

Rosy: “E perché è uno sport inusuale, perlomeno tra le ragazze”.

Infatti…Voi, però, praticate rugby all’inglese. Quali sono le differenze rispetto a quello americano?

Rosy: ” Per prima cosa la palla, più grande di quella americana, può essere passata solo indietro. Poi è ammesso il placcaggio (bloccaggio dell’avversario) solo del giocatore che tiene la palla”.

Turin: “E non abbiamo le divise imbottite perché è meno violento”.

Anche se è meno violento, però, prevede degli allenamenti intensi. Com’è stato all’inizio?

Tutte: “Durissima!”

Rosy: “La prima volta che abbiamo fatto il giro del campo di corsa a momenti ci lasciavo un polmone!”

Però…E come vi sembra questo sport ora che lo conoscete direttamente?

Chiara: “E’ uno sport da signore!”

Anna: “C’è una filosofia dietro, che implica il rispetto non solo delle regole di gioco, ma anche dell’avversario”.

Rosy: “Cosa che manca in altri sport più in voga…”

Concordo pienamente. Quindi lo consigliereste anche ad altre ragazze.

Anna: “Certo! Non esiste una taglia corporea per praticarlo. Va bene per qualsiasi fisico”.

Chiara: “Anzi, speriamo che qualcuno si aggiunga, perché dobbiamo raggiungere i 15 elementi!”

Magari qualche lettrice raccoglierà l’invito! E sugli allenatori…?

Tutte: “Sono super-professional, simpatici, pazienti…”

L’anno prossimo, però, andranno all’estero. Come farete?

Fra: “Giocheremo a tennis!”

Turin: “Andremo a Lisbona (meta di Edoardo)!”

Cortina: “Beh, Rosy terrà un corso di can-can…”

Chiara: “No, dai. C’è un vice, Diego (Pinna, I S.I.D.). Ci seguirà lui.”

E a quando la prossima partita?

Cortina: “La prima vorrai dire! Ancora non lo sappiamo”.

Beh, ragazze, speriamo sia presto, perché vi vogliamo vedere in campo. In bocca al lupo a tutte voi!

 

Isabella Ius

elan_isa@hotmail.it

Il campo di lavoro è sicuramente una delle esperienze più interessanti e intense che uno studente possa fare, soprattutto se  interessato, dopo l’università, ad intraprendere una carriera nel volontariato umanitario. Il campo di lavoro è inoltre la situazione ideale per chi vuole iniziare ad approcciarsi al mondo della cooperazione nei paesi in via di sviluppo, per chi non ha esperienza e vuole un impegno a breve termine. Soprattutto in vista delle vacanze estive, questi campi vengono spesso indicati come delle ottime esperienze propedeutiche, utili e arricchenti dal punto di vista umano. Sotto il profilo psicologico i campi di lavoro non sono particolarmente impegnativi, anche perché molto spesso si è inseriti in un gruppo di coetanei; lo scopo primario per cui si partecipa rimane comunque sempre lo stesso: aiutare chi ha bisogno.
Nei campi di lavoro spesso non è richiesta esperienza, la struttura è organizzata per accogliere un certo numero di volontari, i tipi di lavoro richiesti sono semplici e mai in situazioni estreme (spesso è messo in preventivo che ci siano delle persone meno motivate e capaci di altre…). I campi di lavoro sono una prova di volontariato all’estero: una volta che nel vostro curriculum avrete un po’ di anni di volontariato in questi campi , con anche referenze attestabili, questo potrà essere considerato un requisito sufficiente ad essere ammessi come volontari di maggior responsabilità o per il volontariato retribuito a lungo termine.
Come già è stato ricordato la professionalità richiesta è molto bassa o nulla e questo rende i campi di lavoro più accessibili a noi poveri inesperti del settore…solitamente è solo richiesta la conoscenza della lingua utilizzata nel campo di lavoro (quasi sempre l’inglese).
Chi poi ha più esperienza può sempre ambire ad una posizione di coordinamento, per essere più gratificato e valorizzato.
E’ bene ricordare infine che le posizioni di volontariato generico, soprattutto nei campi di lavoro,  generalmente non sono retribuite;al massimo si riceve un rimborso spese.

Pubblicazioni

Esistono diverse pubblicazioni utili per chi vuole approfondire il mondo della Cooperazione. Esiste innanzitutto un’ottima e completa guida per chi vuole iniziare una carriera in cooperazione: “Guida alla cooperazione e al volontariato internazionale”. Viene aggiornata ogni due anni ed elenca tutte le ONG riconosciute dal Ministero Aff. Esteri (le ONG possono anche non essere riconosciute), tutti i loro progetti in corso, con gli Enti finanziatori e i settori di intervento suddivisi per Paesi. La guida riporta anche molte informazioni utili, tra cui le organizzazioni che allestiscono dei campi di lavoro,  gli uffici dei comuni e tutti i corsi di formazione, Master e Scuole di specializzazione organizzate da Università, enti pubblici o dalle stesse ONG. La guida viene pubblicata da un ufficio pubblico, il SOCI di Milano (Servizio Orientamento Cooperazione Internazionale, che dipende dal Settore Relazioni Esterne e Comunicazione del Comune). Per chi semplicemente inizia e vuole affrontare volontariato a breve termine questa guida è fin troppo dettagliata; è possibile richiederla (verrà spedita per posta) telefonando al Servizio SOCI- P.zza Duomo 21- 20121 Milano, tel. 02 8846 3636, fax. 02 8846 3635, e-mail: ufficio.soci@comune.milano.it –  http://www.comune.milano.it/ relazioninternazionali/ cliccare su Cooperazione internazionale.
Molto interessante è anche il libro del CISPI (una delle tre federazioni nazionali di ONG): “Come diventare operatore della Solidarietà Internazionale”. Questo libro offre le basi per conoscere il mondo delle ONG, i presupposti, le strategie di Cooperazione, il tipo di sviluppo sostenibile, le relazioni economiche tra Nord e Sud. La guida si può ordinare dal sito del CISPI: http://www.cispi.it
Molte ONG hanno dei bollettini a varia periodicità che si possono ottenere associandosi o facendo una donazione all’ONG che li pubblica. Possiamo citare ad esempio “Volontari per lo Sviluppo”, periodico mensile edito da un consorzio di 13 importanti ONG italiane tra cui la FOCSIV. Vedere il sito: http://www.volontariperlosviluppo.it

In rete

http://www.fivol.it: il sito della Fivol, Federazione Italiana Volontariato. Il sito distingue la sezione “Per fare volontariato in Italia” e la sezione “Per fare volontariato in un Paese in via di Sviluppo” e contiene inoltre una lista di oltre 20000 organizzazioni di volontariato censite.

http://www.unimondo.org: il sito dell’associazione Unimondo di Trento, parte del network mondiale OneWorld, con offerte di volontariato internazionale.

http://www.volint.it: gestito dal VIS, Volontariato Italiano per lo Sviluppo, contiene una sezione dedicata alle offerte di lavoro dalle ONG di Cooperazione allo Sviluppo.

http://www.cocis.it: il sito del COCIS, Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo.

http://www.cispi.it: il sito del CISPI, Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale.

http://www.oneworld.net: il sito di OneWorld che riporta occasioni di volontariato in tutto il mondo, oltre ad offerte di lavoro e numerosi link.

http://www.esteri.it: cliccando: Politica estera, Grandi temi, Cooperazione allo sviluppo, si accede alle pagine dedicate alla Cooperazione. Si segnala la pagina “Opportunità nelle Organizzazioni Internazionali” e in particolare la sezione “Posti vacanti e opportunità per i giovani”.

http://www.idealist.org: il sito con il più grande data base di associazioni al mondo, ripartite per campo di intervento e stato.

http://www.worldvolunteerweb.org: portale dell’ONU gestito dall’UNV, l’agenzia delle Nazioni Unite per il volontariato.

http://www.vfp.org: lista di campi di lavoro in 80 paesi del mondo.

http://www.alliance-network.org: sito dell’Alliance of European Voluntary Service Organisations; contiene una lista di ONG europee che offrono campi di lavoro.

http://www.missionfinder.org: occasioni di volontariato a lungo e breve termine nelle missioni di tutto il mondo.

http://www.reliefweb.int: sito dello United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA); contiene una lista aggiornata di posizioni professionali vacanti.

Chiunque avesse bisogno di qualche altra informazione, anche relativa ad un’organizzazione specifica, può contattarmi all’indirizzo e-mail: mister_bush@hotmail.it

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