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con Natalie Morales, Matt Keeslar

Tratto dall’omonima serie a fumetti di Xavier Grillo-Marxuach, the Middleman è una serie televisiva che segue le inverosimili avventure di Wendy, una giovane artista bloccata in un lavoro precario che vive in subaffitto illegale con la sua migliore amica Lacey, una vegetariana militante. La sua routine viene interrotta dall’attacco di un orrendo mutante, dopo il quale Wendy si trova ad essere reclutata da una agenzia dedita a combattere il Male. In segreto, infatti, il modo brulica di alieni, vampiri, scienziati pazzi e mostri assortiti, e qualcuno deve occuparsene. Insieme al suo misterioso capo, noto solo con il titolo ereditario di Middleman, e ad una robot-bibliotecaria sorprendentemente acida; Wendy inizia un lungo addestramento sul campo, affrontando le minacce più paradossali: zombie divoratori di trote, gorilla mafiosi, tube maledette, collegiali fantasma, universi paralleli e luchadores assetati di sangue. Sfortunatamente tali avventure continuano solo per 12 puntate, dato che la serie è stata sospesa, ma si tratta comunque di dodici puntate ricolme di pura e sofisticata intelligenza. Gli attori sono abili, i dialoghi frizzanti e talmente pieni di arguzie che spesso mi sono trovato a dover riguardare la stessa scena più volte, avendo perso una battuta mentre ero impegnato a ridere per quella precedente. Malgrado i personaggi siano potenzialmente stereotipati gli autori riescono a rendere ognuno di loro credibile, oltre che godibile. Scaricate illegalmente questa serie, perchè è troppo buona per essere trasmessa in Italia.

Luca Nicolai

Luca.nicolai@sconfinare.net

In qualunque modo la si voglia vedere,il primo mese di non-governo dell’Unione ha avuto un solo,vero protagonista:Massimo D’Alema. Non Prodi,che con lui dovrà fare i conti e non ha ancora potuto formare il suo governo;non Bertinotti,accontentato come un bimbo capriccioso ed ingessato nella sua nuova veste istituzionale;e nemmeno Napolitano,eletto comunque in opposizione:al baffetto d’Italia,al centro-destra,al fattore K e pure al buon senso,che vorrebbe un presidente nato almeno dopo la ferrovia.
D’Alema ha monopolizzato la scena,non si sa quanto volontariamente o meno,e,come spesso accade quando è lui a tirare le fila,si è capito ben poco. Sarà che è sempre stato un uomo contraddittorio,almeno a vederlo a centinaia di chilometri da palazzi,salotti e salottini:uomo di rottura e compromesso,appassionato contestatore e politico finissimo,sembra vittima della sua stessa intelligenza,in nome della quale è spesso costretto a compier scelte contrarie alla sua ambizione,o altrimenti inspiegabili. Certo,può sembrare davvero eccessivo voler tentare di capire una persona che,negli anni dei duri e puri,tirava molotov contro la polizia fascista e guerrafondaia,se poi la si ritrova nel ’99 ad ordinare il bombardamento della Serbia. O se pensiamo anche al suo arrivo a quel governo,dopo aver stragiurato di non voler fare il Presidente del Consiglio senza investitura popolare. Tutte scelte apparentemente contraddittorie,quasi quanto il suo rapporto con la socierà civile.
Ma sono anni difficili,con la Prima Repubblica ormai defunta e la Seconda ancora da sognare;e allora,possiamo forse pensare che il suo atteggiamento di fronte a Berlusconi sia frutto della confusione di quel periodo. A dire il vero,sembra più un comportamento schizofrenico,che caotico. O,forse,autenticamente politico. Si passa dalla lotta dura senza paura contro l’anomalia del sistema democratico,alla magnanimità sul conflitto d’interessi,fino ai presunti inciuci della Bicamerale,splendido laboratorio politico che a nulla portò,se non alla caduta di Prodi.
Difficile giudicare una personalità così poliedrica. Impossibile allontanare il sospetto che,forse,il gioco di squadra non è la sua dimensione ideale. Assolutamente inevitabile leggere nella sua bocciatura al Colle un regolamento di conti aperti nel passato. Se alla Camera l’esito poteva sembrare scontato,per la tentazione di imbalsamare Bertinotti e perché lo stesso vecchio sindacalista era pronto a riesumare l’orgoglio proletario in nome dell’occupazione delle poltrone,al Quirinale la situazione era diverso:lo skipper di Gallipoli sembrava veleggiare sicuro verso l’elezione,alcuni sostengono spinto dalle correnti berlusconiane,pronto a porsi al timone non più dell’Ikarus,ma dell’intero Transatlantico. E invece,adesso rimane solo da chiedersi se Massimo il navigatore non ha scelto troppo presto il suo lato di regata,o se forse qualcuno gli ha fatto girare il vento;probabilmente,più che all’Olimpo,sarebbe il caso di rivolgersi al nuovo Eolo di Palazzo Chigi…Sempre che D’Alema,da tattico lungimirante,non abbia scelto dal principio di lasciare la gara nobilmente,in previsione di un ben più importante giro di boa,quello del non troppo lontano(pare)dopo-Prodi.
E infatti,il nuovo passo indietro di D’Alema ha portato ad una celebrazione quasi inedita per uno sconfitto,seconda forse solo a quella di Ettore di Troia e di Massimo Moratti. Dicono che una persona si riconosca da come si comporta sul campo di gioco;chi ha conosciuto D’Alema da giovane,giura che fosse un ottimo giocatore di ping-pong. Ecco,per me non è difficile vederlo confondere l’avversario,imbrigliarlo in un gioco di palle lente e tagliate,per piazzare poi,dal nulla,un’accelerazione imprevista. E non è così improbabile ipotizzare che il suo prossimo rivale sarà,ancora una volta,l’ormai non più bonario Prodi.

Andrea Luchetta

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