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“Perdere la memoria è come camminar nella neve senza lasciar impronta”. Edoardo Pittalis, editorialista  e vicedirettore del Gazzettino, spiega così le necessità del suo ultimo parto letterario. “Il sangue di tutti. 1943-1945 in Triveneto”  si muove da un preciso territorio, e dalla gente comune, per raccontare uno degli avvenimenti tra i più studiati della storia recente e, forse proprio per questo, tra i più discussi.
“Quando il fascismo cade l’Italia è spaccata in due, ai milioni rimasti fascisti se ne contrappongono altrettanti d’antifascisti”. E’ poi l’armistizio dell’8 settembre a “spappolare quel che ne rimane: iniziano due anni d’occupazione nazi-fascista, due anni in cui la scelta tra Repubblica di Salò e resistenza è un niente, mancano gli elementi e la consapevolezza per capire; d’altronde l’unica certezza nel Veneto d’allora era la fame”.  E nella “gran fame del tempo di guerra”, persone qualunque diventano, quasi inconsapevolmente,  artefici della storia.
Una storia di morte, di sofferenze, che racconta d’eccidi di bande nere, che riecheggia le gesta disumane di Julio Valerio Borghese (proprio quello del tentativo di “golpe” del ’70) e dei suoi della X^M.A.S. nel Montello,  che fotografa le macerie di una Treviso bombardata alla vigilia di Pasqua di 72 anni fa, che riscopre la crudele verità delle impiccagioni di Belluno, storia che sconfina fino a Trieste, nella Risiera di San Sabba dove ci fu chi si chiese da dove venivano quelle ceneri che cadevano sulle case di Servola e sul mare…
Ma è anche una storia che non dimentica le rivalità interne sul confine orientale, come a Porzus dove, al grido di una libera Italia contrapposto al sogno rosso titino, s’uccisero tra loro partigiani e cadde tra gli altri Ermes, nome di battaglia di Guidoalberto Pasolini, il fratello del genio letterario di Casarsa. Storia che non trascura la sommersa verità delle foibe, il disegno oscuro di chi nel cancellare la memoria altrui la seppellisce nelle voragini della madre terra.
E’ tutto questo e altro ancora il libro di Edoardo Pittalis, il tutto scritto con un inchiostro che vuole rimanere indelebile nella mente dei lettori. Perchè quel “sangue di tutti” non può versarsi nel già straripante fiume dell’oblio.

Davide Lessi

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