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Una riflessione sulla proposta di modifica della tesi triennale

Si fa questo gran parlare dell’improvvisa vacuità della tesi triennale, nonostante per ora le ipotesi in senso contrario siano fallite. E’ una bella scoperta, dico io. A dire il vero, però, a me un piccolo dubbio era sorto già per il fatto che basta consegnarla qualcosa come ventiquattro ore prima dell’esame di laurea. Mi ricordo il caso di un mio amico che era riuscito rocambolescamente a consegnare la propria tesi in segreteria addirittura il giorno stesso. Tanto per dire. Sorprende, invero, pensare a come una commissione possa esaminare un elaborato che va dalle (minimo) trenta alle (massimo) duecento cartelle (non ridete, c’è gente che davvero scrive duecento pagine di tesina triennale) nell’arco di poche ore.

Solo una piccola precisazione, scomoda però necessaria. Io scrivo questo articolo a titolo di mia riflessione generale, e non voglio quindi in alcun modo denigrare il mio coordinatore triennale ed il mio coordinatore attuale. Hanno fatto un ottimo lavoro e mi hanno seguito passo per passo, bastonandomi ove necessario e dandomi il nulla osta per le parti corrette. A loro va il mio ringraziamento e la mia gratitudine.

Ciò non toglie nulla però al fatto che, a parte il mio relatore, nessuno mai ha letto la mia tesi triennale (e, del resto, sono sicuro che nessuno leggerà mai nemmeno la mia tesi specialistica). E se è per questo, nessuno leggerà mai nemmeno le vostre.

Ci sono differenti motivi per cui la tesi triennale è una fuffa. La prima è di ordine cosmico. Siamo troppi. Oggidì, ci si laurea in fila per tre. Chiedere a un professore di testare la qualità di ogni laureato è come domandare all’aeroporto di Malpensa di controllare tutti i bagagli di ogni singolo viaggiatore prima di salire a bordo: è chiaro che si fa a campione, se proprio ci si vuole sporcare le mani. E’, tutto sommato, una bella posa lamentarsi della scarsa serietà delle istituzioni universitarie quando queste ricordano il campo d’arruolamento di un esercito male in arnese: quattro soldi, poco tempo, e un esercito di massa da costruire. Si prendono tutti, anche i “ragazzi dell’89”, e poi dopo una ventina di giorni li si manda al fronte, senza nemmeno dargli il fucile se serve. Tanto è carne da macello. Siamo carne da macello. Conseguentemente, dire che “la tesi triennale non serve a nulla” è solo un modo per dire: “l’università pubblica è inutile”. E non è poi questa gran rivoluzione, scusate il cinismo.

Dato per assodato questo punto, resta tuttavia una considerazione da fare. Perché, se la battaglia è comunque persa in partenza, resta la dignità del mezzo. Tanto per continuare la metafora di cui sopra, ci si può arrendere e consegnare le armi oppure lottare fino all’ultimo uomo senza compromessi. E quindi riconoscere comunque una dignità alla tesi triennale, se non altro per noi stessi. E’ vero che entrambe le mie tesi sono inutili per il mondo, ma per me hanno un valore intrinseco inestimabile. Se non altro per il fatto che esse sono un’occasione che ho per crescere come persona ed approfondire argomenti che mi sono cari.

Detto ciò, è chiaro che affinché un lavoro abbia valore in sé, è necessario l’impegno di quella categoria che a mio parere è la prima a denigrarne l’importanza. Dai, non tergiversiamo, sto parlando dei professori. Gli stessi che disertano le sessioni di laurea o, se ci sono, sono occupati a mandare sms col telefonino sotto il tavolo (scene che manco alle superiori). Lo so che faccio la figura del Bastian Contrario ad ogni costo, ma è necessario perché questa è una cosa che nessuno, nei vari dibattiti sulla questione, si è premurato di sottolineare. Volete che la tesi triennale sia un lavoro serio, senza essere fatto di copia-e-incolla vari o scopiazzature o citazioni farlocche? E’ inutile stare a menar tanto il can per l’aia. Lo dico a costo di scadere nel populismo più becero. Perché per dare dignità ad una tesi triennale basterebbe che i professori si premurassero di far ciò per cui sono pagati: leggerla.

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Eliminati i curriculum della specialistica! A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su http://www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista
attilio.dibattista@sconfinare.net
Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

Tutto da rifare: cambiati di nuovo i requisiti minimi del MIUR

Eliminati i curriculum della specialistica!

A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare on-line su www.sconfinare.net la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista

Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

Dopo la riforma seguita al Decreto Mussi è necessario un ripensamento generale del SID

20 anni fa nasceva il SID. Non staremo qui a richiamare alla memoria le vicende che si sono susseguite da allora nelle aule di via Alviano, i momenti gloriosi e quelli un po’ meno, i volti, i nomi e le storie che hanno caratterizzato il nostro corso di laurea dal 1989.

Ma è meglio guardare al futuro e ricordare che proprio quest’anno, il SID affronterà il più grande restyling della sua storia, forse anche più incisivo (ed ahimè forse anche più deleterio) del passaggio dalla laurea quadriennale al 3+2. Come forse i più sapranno, con l’entrata in vigore del decreto Mussi, dal prossimo anno accademico l’ordinamento didattico delle lauree triennali e specialistiche della Facoltà sarà completamente rivoluzionato, e quindi anche il SID.

Il decreto Mussi ha l’obiettivo, più che condivisibile, di porre freno alla proliferazione di corsi di laurea più o meno fantasiosi in giro per l’Italia, riportandoli tutti a delle classi di laurea molto più stringenti, che finiscono per escludere tutti quei corsi che presentavano caratteristiche uniche e specifiche, come il SID. Altro obiettivo è quello di impedire che interi corsi si reggessero per la gran parte su personale di docenza a contratto e presentassero esami troppo numerosi o troppo fantasiosi (sempre in base alle famose classi di laurea dettate dal ministero). Il decreto prevede pertanto che la metà dei crediti formativi sia coperta da personale di ruolo, che gli esami non siano più di 20 per la triennale e 12 per la specialistica, che ci siano almeno 12 professori di ruolo per triennale e 8 per specialistica e che la metà dei crediti sia presa dalle apposite tabelle ministeriali.

Insomma, senza entrare troppo nel merito della normativa, poste le condizioni dettate dalla classe di laurea in cui rientra in SID e dal personale docente strutturato presente presso la Facoltà di Scienze Politiche, il risultato praticamente forzato è quello che è stato presentato nell’assemblea di martedì 28 aprile in sala Atti. Se nella laurea triennale il corso sembra mantenere una sua organicità, pur con la perdita di insegnamenti fondamentali come Diritto dell’Unione Europea, Statistica o la lingua a scelta obbligatoria tra Tedesco e Spagnolo, al contrario le lauree specialistiche, nei tre curricula Politico-Diplomatico, Economico-Internazionale e Studi Extra-Europei, non sembrano avere molto senso nella loro configurazione attuale, mancando sia di una vera e propria specificità sia di una caratterizzazione ben precisa e di una coerenza interna, al punto che chi entrerà in specialistica dall’attuale triennale si troverebbe a sostenere al biennio esami già superati precedentemente (sono qui riportati i nuovi piani di studio che entreranno in vigore dall’a.a. 2009-2010).

Di fronte a questa prospettiva ci si sta iniziando ad interrogare nuovamente sul futuro da dare al SID. Mentre il ministro Gelmini si appresta ad effettuare tagli al Fondo di Funzionamento ordinario che rischiano di coinvolgere anche pesantemente l’Università degli Studi di Trieste e quindi Scienze Internazionali e Diplomatiche, sembra sempre più urgente cercare anche fonti di finanziamento alternative per il corso di laurea, guardando in primo luogo ai privati.

In ogni caso si dovranno fare delle scelte di campo, per elaborare un progetto per Gorizia. Abbiamo bisogno di nuove idee, ma anche solo di osservazioni su come migliorare il SID. Quali aree disciplinari salvaguardare, se mantenere la presenza di docenza a contratto esterna al mondo prettamente accademico (personale diplomatico, delle forze dell’ordine, del mondo privato…), se mantenere le specialistiche o puntare piuttosto alla triennale, se mantenere i curricula attuali, se puntare sui master… In quest’opera di ripensamento del SID a tutti (a partire da molti professori) è parso utile cogliere l’opportunità dell’Alumni Day per chiedere un contributo anche agli alumni (oltre che agli studenti ovviamente), affinché essi stessi individuino cosa del nostro corso di laurea li ha agevolati o ostacolati più di ogni altra cosa una volta usciti dalle aule di via Alviano; affinché dicano se rifarebbero o meno la scelta che hanno fatto, e perché, o anche ci spieghino cosa hanno trovato altrove che al SID non c’era (soprattutto coloro che hanno avuto esperienze di formazione post-laurea in altri atenei – magari all’estero).

Da qui l’idea di stendere un Manifesto degli Studenti e degli Alumni del SID per il SID, in cui esprimere il proprio pensiero, partendo dal presupposto che è interesse di tutti noi mantenere un SID di alto livello (del resto anche per i nostri laureati non sarebbe un’ottima cosa avere un titolo di studio presso un corso di laurea che ora è scadente o peggio non esiste più!). Per questo è attivo da oggi uno spazio all’interno del blog dell’ASSID (http://assid.wordpress.com) cui speriamo sarete in molti a portare il vostro contributo. L’idea è quella di creare sulla base dei commenti inseriti da tutti noi un documento da rendere noto proprio il giorno dell’Alumni Day, e da far conoscere al Consiglio di Facoltà ed al Rettore come documento comune di indirizzo per le politiche da attuare a Gorizia nei prossimi anni.

È ovvio che esso avrà senso e sarà incisivo quanto più numerosi saranno i contributi su di esso espressi, di qualunque tenore essi siano (anche i più critici), restano valide le regole della buona educazione! Più saranno numerosi gli interventi e più saranno gli stimoli e le idee, e più il documento avrà forza nell’arena della discussione.

Per questo il mio invito è di scrivere, anche solo poche righe, per il futuro del SID…

Attilio Di Battista

Insegnamento     CFU
I Anno
Diritto Privato     6
Sociologia     10
Scienza della Politica     9
Economia Politica     6
Storia Contemporanea     9
Storia delle Relazioni Internazionali     10
II Anno
Diritto Costituzionale e Comparato     9
Economia Internazionale     9
Politica Economica     10
Storia ed Istituzioni dei Paesi Afro-Asiatici     6
Relazioni Internazionali     9
Diritto Internazionale Pubblico     6
Lingua Inglese I     9
Lingua Francese I     9
III Anno
Storia dell’Europa Orientale     9
Filosofia Politica     6
Geografia Politica     9
Lingua Inglese II     9
Lingua Francese II     6
Insegnamento a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     6

Economico-Internazionale

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Marketing Internazionale     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geografia Economica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12

Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Politico-Diplomatico

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     6
Istituzioni del Mondo Musulmano     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     9
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Studi Extra-Europei

Insegnamento     CFU
I Anno
Storia ed Istituzioni dell’Africa     9
Sociologia Politica     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Istituzioni del Mondo Musulmano     9
Metodologia e tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Antropologia dello Sviluppo     6
Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

La distribuzione degli esami negli anni è ancora indicativa fino al 10 giugno, data in cui verranno anche definiti i titoli precisi degli insegnamenti, il cui settore disciplinare è comunque già stato fissato.

Amico fragile, in Volume VIII. 1975

 
“Evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte con un bisogno d’attenzione e d’amore troppo, “Se mi vuoi bene piangi “, per essere corrisposti…”

 
E’ l’unica canzone autobiografica di De Andrè, scritta da solo, in una notte, con molto alcol tra le vene. Da qui bisogna partire per capire, o almeno parlare seriamente di Fabrizio De Andrè. Poi pian piano, aggiungere altri tasselli. Le musiche oniriche di Amico fragile accompagnano tutto quello che De Andrè ha scritto e cantato nella sua vita, i temi ricorrenti e quello che sembrava essergli più urgente: svelare l’ipocrisia, la speranza in una nuova umanità e dunque il bisogno di cantare e dar voce agli ultimi della terra, una visione del cristianesimo depurato dalle sovrastrutture della chiesa, l’amore e la politica. Tutto questo era Fabrizio De Andrè, morto dieci anni fa lasciando un tangibile vuoto.

Oggi la nostra Italia – dalla memoria corta, culturalmente lenta e conservatrice – ha dedicato 88 luoghi, tra piazze, scuole e teatri al genovese, che credo se la rida quando pensa che la sua musica è una di quelle poche cose che tiene assieme noi italiani: fine curiosa per un anarchico.

La sua vita musicale è stata influenzata da elementi diversi. Ha contribuito Genova, il mare e le mulattiere che lì vi arrivano(creuza de ma), l’amore per le donne, e ovviamente il caso. A sei esami dalla laurea in legge abbandona una possibile carriera da avvocato, quando trova il successo musicale grazie all’interpretazione di “Marinella” di Mina, dirà: “Se una voce miracolosa non avesse interpretato nel 1967 La canzone di Marinella, con tutta probabilità avrei terminato gli studi in legge per dedicarmi all’avvocatura. Ringrazio Mina per aver truccato le carte a mio favore e soprattutto a vantaggio dei miei virtuali assistiti”.

Inizia a scrivere e comporre, collabora con Piovani, De Gregori, Bentivoglio e Cohen, traduce Dylan e Brassens, mette in musica “l’antologia di Spoon River”, arrivata in Italia grazie alla traduzione della Pivano. Partecipa alla contestazione del 1968, segue il maggio francese, nel 1973 esce “storia di un impiegato”, irride l’ipocrisia borghese e condanna le degenerazioni dei violenti.

Fa ridere leggere oggi le inchieste dei servizi segreti italiani di quegli anni che lo volevano vicino al terrorismo di sinistra, arrivando a sospettare che la tenuta acquistata in Sardegna sarebbe servita come base per una comune. Era il 1973 ed erano altri tempi, oggi questa storiella non può che unirsi alla schiera di barzellette sulle forze dell’ordine. Lui in Sardegna c’era andato per cercare ragioni profonde dell’essere e, neanche i 117 giorni di sequestro faranno diminuire il suo amore per quella terra: dei sardi dirà che come i pellerossa sono un popolo orgoglioso, fiero delle tradizioni e vittima della “civiltà”.

Qualche sera fa, su Rai3 Fabio Fazio ha presentato un programma(di 3 ore,3!) dedicato al cantautore genovese-dovrà pur servire a qualcosa pagare il canone Rai!-, era presente anche la seconda moglie di De Andrè, Dori Ghezzi. Sorrideva, ringraziava e canticchiava ma, non ha ceduto ad un’emozione, una qualunque manifestazione non controllata, difficile in una serata nella quale tutti avevano gli occhi lucidi. Non credo fosse triste per la perdita del compagno, sembrava semplicemente assente, distante da quanto le accadeva intorno. De Andrè prima di tutto non è un rito collettivo, è qualcosa di più profondo che ognuno segue col proprio pensiero, credo Dori Ghezzi volesse significare questo l’altra sera.

Non dobbiamo cadere nell’errore di volerne fare un’icona, cercando di santificarlo, almeno per amore di verità, era estremamente umano, sapeva godersi la vita, era piuttosto pigro e per nulla al mondo avrebbe perso una partita del Genoa calcio. Era un uomo dalla smisurata sensibilità , ascoltandolo ci si può riavvicinare all’umanità, alla parte più profonda di essa, sfiorare la verità e ignorare la meschinità del quotidiano. Questo era Fabrizio De Andrè, grande poeta che oscilla tra umano e sublime.

Federico Nastasi

Riceviamo e pubblichiamo una lettera arrivata in redazione, riservandoci di pubblicare le eventuali repliche. Scriveteci all’indirizzo email sconfinare@gmail.com. Speriamo così di poter creare un dialogo costruttivo tra studenti e istituzioni.

Spettabile Redazione del mensile “ Sconfinare”,

in qualità di studenti del secondo anno della Laurea Specialistica in Scienze Internazionali e Diplomatiche ci sentiamo in dovere di replicare alle dichiarazioni rilasciate  dal Prof. Gabassi nel corso dell’intervista allo stesso pubblicata sul vostro giornale nell’edizione di ottobre 2007. Siamo motivati a questo in ragione del fatto che, essendo noi ormai giunti a conclusione del nostro percorso di studi, possiamo far risaltare le incongruenze presenti nelle parole del Presidente del Corso di Laurea, in particolar modo,  quando questi si riferisce al più recente passato del S.I.D., un passato che ormai solo noi “anziani” conosciamo e che desideriamo non venga mistificato.

In primo luogo, vorremmo sottolineare che la Presidenza del Corso di Laurea, pur non potendo secondo gli ordinamenti vigenti esercitare nei confronti dei docenti un potere “coartante”, ha sempre svolto una peculiare funzione di persuasione grazie alla quale la coordinazione tra insegnanti e insegnamenti si è sempre svolta secondo i normali principi di organizzazione di un corpo complesso quale quello in cui ci troviamo ad operare. D’altra parte, non si comprende quale altra funzione questa carica possa svolgere: più volte alle nostre domande di intervenire di fronte a situazioni critiche ci siamo sentiti rispondere dal prof. Gabassi “io non ho potere: fate una raccolta firme” e non crediamo che questa risposta possa provenire da chi è stato posto a capo del S.I.D. Che compito dunque svolge il Presidente? Di mera rappresentanza?

Spiace altresì constatare come, alla domanda sul calo delle domande di ammissione presso il nostro Corso di Laurea, l’intervistato risponda con una sostanziale fuga rispetto al nocciolo della questione. Un Corso di Laurea vive dei suoi studenti, i quali dovrebbero essere posti in primo piano, e dunque la drastica diminuzione di coloro che tentano l’esame di ingresso va attentamente analizzata, diremmo sviscerata, senza nascondersi dietro un fragile dito costituito dall’affermazione “La quantità è calata, ma è aumentata la qualità” (concetto peraltro discutibile).

Di seguito, in relazione alla creazione del nuovo corso “internazionale” di Scienze Politiche a Trieste, il nostro Presidente dichiara di aver votato a favore di quest’ultimo in Consiglio di Facoltà pur riconoscendone la sua “distonia”. Ora, si presume che chi è a capo di un organismo abbia intenzione di preservarne l’esistenza e, qualora questa sia messa in dubbio, egli ha il dovere di motivare le scelte che possono apparire confliggenti agli occhi di colui che in quell’organismo agisce sia come docente sia come discente. Tali motivazioni non sono fornite dal nostro Presidente. Anzi, egli controreplica cambiando argomento e accusando gli intervistatori di averlo insultato relativamente alle sue presunte velleità di “indirizzare Gorizia alla specializzazione sul Negoziato”. Si smentisce di voler fare del S.I.D. un corso “negoziale”, affermando però che in fin dei conti il Negoziato da noi si è sempre fatto con Baldocci, Ferrarsi, Farinelli etc. Noi lo neghiamo. Le personalità citate dal prof. Gabassi non si riuducevano a questo,  ma le loro lezioni spaziavano su tematiche ben più vaste (ed interessanti) di carattere politologico ed internazionale.

Per il Presidente “è opinabile che l’offerta formativa in senso negoziale venisse fatta in modo diverso” rispetto alla caratterizzazione che egli vuole imprimere. Noi rispondiamo che è vero: era così radicalmente diversa da non essere affatto impostata in senso negoziale.
Se poi il Presidente intende percorrere nuove strade ci permetta di dire che queste non rappresentano il motivo per il quale noi ci siamo iscritti a questo corso di Laurea.

Per quanto concerne la cosiddetta “microdidattica” aspettiamo il consiglio dei docenti al quale parteciperà anche la rappresentanza studentesca; tuttavia ci sia consentito esprimere i nostri dubbi in merito alla rilevanza di questo: non sono certo le conferenze né tantomeno le lezioni di “Portoghese in 24 ore” ad aumentare l’offerta culturale dell’istituzione in oggetto.

In conclusione, quello che più ci sorprende nelle dichiarazioni rilasciate nell’intervista dal Prof. Gabassi nei riguardi del Corso di Laurea che egli dirige, è la totale assenza dell’idea di “prestigio” che per anni ha accompagnato Scienze Internazionali e Diplomatiche. Il prestigio, specialmente negli ultimi cinque anni, ha agito da calamita nei confronti degli studenti ben più che la presenza di nomi autorevoli quali docenti. Oxford rimane Oxford anche in assenza di rilevanti personalità che lavorano e operano al suo interno. Il SID, come è stato dimostrato recentemente, è rimasto un polo di attrazione per i giovani anche dopo che sono venuti meno i grandi nomi che vi avevano insegnato ( si pensi ad Andreotti, ad un Dominick Salvatore, Nobel per l’economia….) e tutto ciò grazie al prestigio accumulato nel tempo. Ora, nelle parole del Presidente non scorgiamo in alcun modo l’orgoglio di presiedere una realtà di tale rilievo e questo è ciò che ci duole di più. Sia ben chiaro che quanto qui scriviamo non è assolutamente finalizzato ad ottenere una contropartita consistente in favori o agevolazioni, ma si tratta di un nostro doveroso e giusto scatto di orgoglio. Si tratta anche di un profondo rispetto nei riguardi di un Bene che nel tempo ha distribuito ai suoi studenti non solo notevoli competenze nei settori più specifici e nello stesso tempo più vasti della politica, dell’economia e della diplomazia internazionali, ma anche un bagaglio di esperienze che i nostri ex-studenti non dimenticano.

Da tempo gli studenti si lamentano del livello a cui il S.I.D. è giunto e chi scrive ha sempre cercato di evidenziarne i suoi aspetti positivi, anche, e lo ripetiamo, per questioni di anzianità,  ma ora non possiamo permettere che sia la stessa dirigenza a metterne in crisi la sua esistenza.

Ringraziamo per l’attenzione e per la lettura.

Lettera firmata da 22 studenti del secondo anno del corso di laurea specialistica del SID.

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