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con Natalie Morales, Matt Keeslar

Tratto dall’omonima serie a fumetti di Xavier Grillo-Marxuach, the Middleman è una serie televisiva che segue le inverosimili avventure di Wendy, una giovane artista bloccata in un lavoro precario che vive in subaffitto illegale con la sua migliore amica Lacey, una vegetariana militante. La sua routine viene interrotta dall’attacco di un orrendo mutante, dopo il quale Wendy si trova ad essere reclutata da una agenzia dedita a combattere il Male. In segreto, infatti, il modo brulica di alieni, vampiri, scienziati pazzi e mostri assortiti, e qualcuno deve occuparsene. Insieme al suo misterioso capo, noto solo con il titolo ereditario di Middleman, e ad una robot-bibliotecaria sorprendentemente acida; Wendy inizia un lungo addestramento sul campo, affrontando le minacce più paradossali: zombie divoratori di trote, gorilla mafiosi, tube maledette, collegiali fantasma, universi paralleli e luchadores assetati di sangue. Sfortunatamente tali avventure continuano solo per 12 puntate, dato che la serie è stata sospesa, ma si tratta comunque di dodici puntate ricolme di pura e sofisticata intelligenza. Gli attori sono abili, i dialoghi frizzanti e talmente pieni di arguzie che spesso mi sono trovato a dover riguardare la stessa scena più volte, avendo perso una battuta mentre ero impegnato a ridere per quella precedente. Malgrado i personaggi siano potenzialmente stereotipati gli autori riescono a rendere ognuno di loro credibile, oltre che godibile. Scaricate illegalmente questa serie, perchè è troppo buona per essere trasmessa in Italia.

Luca Nicolai

Luca.nicolai@sconfinare.net

È una giornata come tante al Decimo Distretto: il serial killer Libra ha decapitato un’altra prostituta; l’agente Pete si è reso imbarazzante con il suo razzismo antirobot; dei folletti usciti dalla psiche di un teppista fatto di iperadrenalina hanno rubato la ciotola del sergente Cesar; l’agente Smax ha picchiato a sangue un mostro squamoso e ubriaco alto venti metri; ed è arrivata una nuova recluta. Robyn Slinger è fresca d’accademia, e farà carriera, se riuscirà a non impazzire. Benvenuti a Neopolis, l’unica città al mondo in cui tutti hanno superpoteri. O poteri magici. O qualche gingillo ultratecnologico.

In questo straordinario fumetto di Alan Moore i classici meccanismi delle serie poliziesche vengono applicati ad un ambiente folle, esilarante eppure realistico. Perché ogni membro del Top Ten è un personaggio ben definito, con personalità e motivazioni credibili, dal “duro” Smax al cane parlante Kemlo, al detective Corbeau, amabile e colto adoratore del demonio, fino al tassista zen che guida bendato. La storia si protrae per tre volumi splendidamente illustrati da Gene Ha, destreggiandosi fluidamente tra le indagini e la vita privata dei protagonisti. Con una straordinaria miscela di umorismo e profondità, si tratta probabilmente della migliore tra le opere recenti di Moore (la leggenda del fumetto inglese autore di Watchmen e V for Vendetta). Top Ten è una lettura che consiglierei a chiunque, ed un acquisto obbligato per gli appassionati di fumetti veterani, che potranno passare giorni interi a cercare la miriade di citazioni nascoste nelle dettagliatissime vignette.

 

Luca Nicolai

 

Da un po’ d’anni a questa parte le radio trasmettono sempre la stessa musica. È una cosa chiamata playlist, un espediente delle compagnie musicali per pubblicizzare i loro protetti. Sfortunatamente le grandi compagnie puntano a massimizzare le vendite, e a questo scopo operano una selezione di musiche e testi, scegliendo quelli che possano piacere ad un pubblico vasto. Questo porta inevitabilmente ad una desolante banalità, ma fortunatamente il mondo informatizzato in cui viviamo ci fornisce un buon numero di alternative all’ottusità dell’industria discografica mainstream. Jonathan Coulton è la mia ultima scoperta, un ragazzo americano dalla voce dolce e dalla mente bizzarra, esponente di punta della cosiddetta geek music, musica per sfigati. Nelle sue canzoni la ballata melodica e il soft-rock accompagnano testi surreali ed esilaranti: in I Crush Everything dà voce ad un calamaro gigante solo e depresso, mentre Mandelbrot Set è l’elogio dell’inventore della teoria dei frattali. De-evolving affronta il dramma di un uomo che assiste impotente alla propria trasformazione in scimmia, e The Future Soon ci immerge nei sogni di un ragazzino alienato che aspira a costruire un esercito di robot guerrieri. Coulton ha anche un lato più apertamente sarcastico, e con I Feel Fantastic disegna un impietoso ritratto della moderna cultura degli psicofarmaci, mentre I’m a Mason Now prende come bersaglio l’arrivismo sul lavoro. Ma il suo capolavoro è probabilmente Skullcrusher Mountain, la strana e goffa serenata di un genio malvagio da film di serie B. “Ho fatto per te questo mostro mezzo scimmia e mezzo pony” canta il villain innamorato, “ma ho la sensazione che non ti piaccia. Perché gridi tanto? Ti piacciono i pony, ti piacciono le scimmie, forse non ti piacciono i mostri? Oppure ho usato troppe scimmie? Non ti basta sapere che ho rovinato un pony per farti un regalo?” Straordinarie sono anche Ikea (probabilmente la prima canzone dedicata alla catena di mobilifici svedese e al rapporto di odio-amore che ci lega ad essa) e Re: your brains, un surreale dialogo tra un due impiegati durante un invasione di zombie.

Finora Jonathan Coulton ha inciso tre dischi (Our Bodies, Ourselves, Our Cybernetic Arms, Smoking Monkey e il meraviglioso Where Tradition Meets Tomorrow), ma temo che sia piuttosto difficile trovarli nei negozi. Fortunatamente è possibile ascoltarli gratuitamente su www.jonathancoulton.com. Gratuitamente perché il Nostro crede fermamente nel “dare via roba come strumento di autopromozione”. Chiunque dovesse apprezzare le sue canzoni potrà poi scaricarle permanentemente al prezzo simbolico di un dollaro.

Luca Nicolai

 

 

 

 

 

 

Una delle più note abitudini degli universitari è la passione per gli scherzi complicati, che i college americani hanno elevato allo stato di arte. Una delle burle di maggior successo nella storia degli Stati Uniti è senza dubbio l’Associazione dei Veterani delle guerre future.

Questa poco nota organizzazione dal nome ossimorico nasce nel 1936, negli Stati Uniti. Nel gennaio di quell’anno, infatti, la lobby dei veterani della Grande guerra era riuscita a far ratificare al Congresso un anticipo di dieci anni nell’erogazione delle pensioni di guerra, allo scopo di far fronte alla depressione. La notizia diede a Lewis Gorin, studente a Princeton, un’idea innovativa: perché non consegnare in anticipo tutte le pensioni di guerra, anche quelle di chi non aveva ancora avuto occasione di combattere? Data la situazione internazionale dell’epoca, era chiaro che una guerra era imminente, quindi perché non dare ai futuri soldati il loro premio quando potevano goderselo, invece di aspettare il dopo, quando molti di loro sarebbero stati morti? Lewis discusse l’idea con un amico, Thomas Riggs jr, e nel marzo del ’36 Patriotism Prepaid, il manifesto dei Veterani delle guerre future, fu pubblicato. Il documento richiedeva il pagamento anticipato di un bonus di 1.000 dollari più interessi (cifra notevole per l’epoca) ad ogni cittadino maschio tra i 18 e i 36 anni, ed ebbe una tale risonanza che nel giugno dello stesso anno l’organizzazione contava 50.000 iscritti paganti che avevano adottato il saluto sociale: braccio destro sollevato in direzione di Washington, con il palmo rivolto verso l’alto, in richiesta (una parodia del saluto fascista, che si stava diffondendo in Europa). Sulla scia dei Veterani futuri nacquero altre associazioni simili, tra cui le Future madri dei caduti (che richiedevano al Governo di essere inviate in Francia a visitare le future tombe dei loro figli), i Futuri corrispondenti di guerra e addirittura i Futuri pescecani di guerra. In origine l’intenzione dei Futuri veterani era stata quella di ridicolizzare sia il bellicismo che la politica assistenzialista, ma fu l’aspetto pacifista dell’associazione a divenire dominante, e a garantirle un importante articolo su Time. Come era legittimo aspettarsi, le vere associazioni di veterani non gradirono l’iniziativa, e tacciarono ripetutamente i Futuri veterani di insufficiente patriottismo, mentre un rappresentante del Congresso dichiarò tale organizzazione “indegna di pubblica attenzione” aggiungendo che sarebbe stato compito di “ogni vero americano” denunciarla. Non furono però le critiche a segnare la fine dell’associazione, quanto piuttosto la noia: per la fine dell’anno si decise che lo scherzo era durato abbastanza, e le 584 cellule locali dei Futuri veterani si sciolsero senza clamore. A loro onore va detto che la quasi totalità degli ex membri servirono durante la Seconda guerra mondiale.

Luca Nicolai

Si può imparare ad attrarre le donne da un libro? Probabilmente no. Ma se il libro è stato scritto dal miglior Artista Del Rimorchio del mondo può quantomeno fornire qualche utile consiglio. Quest’uomo, di cui non menzionerò il nome, ha passato tre anni a perfezionare un metodo scientifico di seduzione, collaborando con una società segreta internazionale di maestri della seduzione.  Dopo aver letto le sue memorie ho deciso di verificare l’efficacia delle sue tecniche, e di riportare i risultati ottenuti su questo giornale.

Raggiungo la mia amica T davanti al pub in cui ha deciso di festeggiare il suo compleanno, e la trovo intenta a lamentarsi del suo ragazzo L con un’amica mora e longilinea. Carina, un po’ aggressiva forse. T sostiene di aver capito al di la di ogni dubbio di non amarlo più. Il che non le impedisce di infilargli un metro di lingua in gola quando arriva, un paio di minuti dopo.  L’amica si chiama M, ed è fidanzata.  Non che la cosa mi impedisca di provarci (statisticamente le ragazze fidanzate sono quelle con cui si hanno più possibilità di avere una storia di una notte), ma non è esattamente il mio tipo. Troppo ostentatamente sicura di sé, sottoposta ad un CAP* andrebbe in pezzi o aggredirebbe, e non credo di poter gestire un’aggressione. Tengo una conversazione banale, e fingo cameratismo con L. La sua relazione con T fa acqua da tutte le parti, si lasciano e riprendono continuamente, e lei lo ha tradito spesso. Ad ogni modo T non era mai rimasta insieme ad uno stesso ragazzo così a lungo; ci sta provando davvero, ma temo che lui sia quello sbagliato. Non mi sento in colpa a fingere la mia simpatia per lui, dato che finge anche lui, e peggio di me. La sua mente da maschio alfa mi considera una minaccia, perché conosco T da prima che lui entrasse nella sua vita. Pochi minuti dopo che abbiamo preso posto nel locale arrivano gli altri invitati, tra cui individuo immediatamente il mio bersaglio: luminosi occhi azzurri, capelli biondi e ondulati lunghi fino alla vita, corporatura minuta e aria dolce. Non avrei mai potuto sperare di meglio. T ci presenta, con la sua usuale irruenza: definisce la ragazza, E, “una bellezza botticelliana”, e me “una grande mente”. “Mi sembra un po’ più snella dell’ideale botticelliano.” Replico immediatamente, guadagnandomi un sorriso dalla ragazza. Ho dimostrato gentilezza e un minimo di cultura, ma ora devo evitare di tradire interesse per lei prima che lei inizi ad interessarsi a me. Iniziamo a parlare, decido di riequilibrare il mio atteggiamento con un CAP, e le chiedo se quei capelli sono tutti suoi. T interviene dicendo che è una cosa poco carina da chiedere, e io batto in ritirata passando la mia mano davanti al viso di E, dicendo nella mia migliore voce da Obi-Wan Kenobi: “Io non ho detto nulla.” Il sorriso è meno acceso, stavolta, e mi vedo costretto a riportare la conversazione su temi neutrali: da quanto tempo lei e T sono amiche, la scuola… Dopo un minuto o due rivolgo la mia attenzione agli altri invitati. Conosco solo L, quindi non è facile iniziare una conversazione, ma devo farlo se non voglio che E si senta soffocata. Faccio la conoscenza della grassoccia sorella di L e di un paio di ragazzi tra l’irritante e l’insignificante. Parlo soprattutto con T, e quando lei ed E sono le uniche ad ordinare acqua naturale prima le prendo bonariamente in giro e poi riempio loro i bicchieri da perfetto gentiluomo. Grazie anche all’aiuto di T la conversazione finalmente ingrana, e quando la cameriera dal mento appuntito ci porta le patate fritte sono seduto accanto ad E. Scopro che a suo parere T ed L sono una “Bella Coppia”. Mi astengo dal commentare, se la contraddicessi potrebbe pensare che io abbia interesse per T, mentre se le dessi ragione pur non essendone convinto perderei credibilità. Per non correre rischi è meglio deviare la conversazione: sarebbe il momento adatto ad un’analisi a freddo, ma è una tecnica che non riesco ancora a padroneggiare, quindi opto per un gioco di prestigio. Il trucco della carta coperta cattura la sua attenzione, e anche quella della sorella di L, che è convinta di conoscere il trucco che ho usato. Per dimostrarle che si sbaglia faccio mescolare il mazzo ad E, riferendomi a lei con l’espressione “la mia splendida assistente”, a cui lei non si oppone. Parlando ancora le sfugge un commento poco favorevole verso le suore. Sono moderatamente e piacevolmente sorpreso: la categoria non è simpatica neppure a me, ma non mi aspettavo questo tipo di giudizi da una che studia in una scuola di suore. Mi spiega di aver scelto la scuola per la qualità dell’insegnamento e non per la gestione, e passiamo piacevoli minuti riflettendo su quanto la costante serenità delle religiose sia irritante. Dall’altra parte della tavola l’interazione della cosiddetta “Bella Coppia” è bloccata sugli aspetti formali della serata: parlano del cibo, dei camerieri, di chi avrebbe dovuto venire e non è venuto. Tra loro non c’è traccia di quel linguaggio privato che una coppia affiatata costruisce con il tempo. Il linguaggio del corpo di E comincia a rilassarsi, io mi aggiusto sulla sedia inducendola a sbilanciarsi impercettibilmente verso di me mentre parliamo. Ancora qualche minuto e potrò tentare un contatto fisico. Purtroppo l’imbecille seduto accanto a me se ne esce chiedendo se stiamo insieme. Potrei rispondere “Non ancora.”, ma preferisco un neutrale “no, in effetti ci siamo conosciuti stasera.”.
Un’intera serata di lavoro rovinata da un cretino! Con quella domanda ha distrutto il substrato di confidenza che avevo costruito. La colpa è in parte mia, ad ogni modo. Sono stato troppo timido: se avessi usato un’analisi a freddo e un paio di routine* di avvicinamento in più il commento dell’imbecille avrebbe potuto avere un effetto positivo, mostrando ad E quanto stiamo bene insieme. A questo stadio dell’avvicinamento, però, l’effetto è l’opposto. L’atteggiamento di E non cambia apertamente, ma il suo linguaggio del corpo mi dice che non la recupererò, non stasera. Il resto della serata passa serenamente, mentre cerco di salvare il salvabile in vista di un eventuale futuro incontro. Ci salutiamo amichevolmente, e dirà a T che sono un ragazzo simpatico.
VALUTAZIONE: 6+
Come primo esperimento non è andato male: non ho commesso nessun errore grossolano, per quanto avrei potuto fare immensamente meglio. Ora conosco meglio i miei punti deboli, e lavorerò per correggerli, a partire da questa dannata insicurezza.

Luca Nicolai

*Commento Acido Programmato: insulto involontario o commento ambiguo atto a dimostrare disinteresse verso la preda.
*routine: discorso precostruito, finalizzato a velocizzare l’entrata in confidenza.

Flickr Photos

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