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Era già nell’aria in aprile, storicamente il mese delle ‘tesi’ sovversive. Avrebbe dovuto iniziare in giugno, solitamente il mese dell’ultima sessione d’esami. E’ scoppiata il 10 luglio, quando, bandiere italiane in una mano e pesanti valigie nell’altra, gli studenti si salutavano, augurandosi un’estate il più possibile lontana da Gorizia. Per tutto questo tempo, ha continuato ad agitare gli animi dei cittadini goriziani, alimentando proteste e proposte. E solo ad ottobre, all’inizio del nuovo anno accademico, ha smosso la classe studentesca. E’ la rivoluzione rifiuti.

Il nuovo sistema di raccolta di rifiuti non poteva lasciare indifferenti gli studenti che, terminata la pausa estiva, hanno ripopolato la città. Anche loro, come tutti i goriziani, si sono mobilitati per far fronte al radicale cambiamento nella gestione dei rifiuti; anche loro, varcata la soglia degli appartamenti universitari, hanno dovuto far i conti con il nuovo calendario di raccolta recapitato dal Comune di Gorizia; e anche loro, dopo averlo provato di persona, si sono schierati a favore o contro il progetto “Più porta a porta a Gorizia”.

L’opinione della classe studentesca tende, in gergo politico al riforismo. Pochissimi sono i controrivoluzionari, che vorrebbero un ritorno all’anarchia del “come era prima”. Non sono di più i sostenitori a spada tratta della rivoluzione immondizie. Prevale dunque una via di mezzo che, pur condividendo l’ideale pro-ambiente della differenziata, pone critiche di inefficienza e di scomodità.

In questo correntone confluiscono la gran parte degli studenti del polo in via Alviano. Luca, iscritto al terzo anno del corso in scienze internazionali e diplomatiche (SID), fa proprio l’ideale ambientale: “E’ un segno di civiltà e di rispetto per la natura, nonché per noi stessi”. Ma subito critica la mancanza di un’adeguata campagna informativa: “Quando sono tornato a Gorizia ho visto il nuovo calendario di asporto e ho capito che qualcosa era cambiato”. Perplessa sul materiale informativo anche Sara (23 anni), secondo anno specialistico del SID: “La campagna informativa è mancata soprattutto per noi studenti che, non vivendo a Gorizia nel periodo estivo, siamo venuti a conoscenza solo adesso del cambiamento”. Dello stesso partito del “Si, ma…”, anche Paolo (24 anni) e Selly (23), entrambi iscritti al SID. Si, favorevoli e sensibili alle tematiche ambientali, ma più critici di fronte all’efficienza del nuovo sistema, soprattutto se messo di fronte alle esigenze degli appartamenti universitari. “Passano troppo poco spesso a raccogliere le immondizie, in particolare l’umido” afferma Selly e Paolo, sulla stessa linea, spiega: “Il tipico problema degli studenti è dimenticare di depositare alle’esterno l’umido nel giorno programmato prima del ritorno a casa nel fine settimana.” Lasciando intendere quali siano gli effetti maleodoranti di una tale dimenticanza, i due si dichiarano a favore di un reinserimento delle campane, accanto al nuovo sistema di raccolta domiciliare e convengono: “I due sistemi, vecchio e nuovo, dovrebbero essere integrati”.

Votano “Si ma…” anche Andrea (24 anni) e Luca (21 anni). Il primo, iscritto all’Università di Udine ma residente a Lucinico, è convinto della necessità della tutela ambientale ma allo stesso tempo “della maggior comodità del precedente sistema in cui ognuno decideva di scaricare i propri riciclabili quando preferiva e non a date fisse”. Punta il dito sull’inefficienza Luca, iscritto ad economia e gestione dei servizi turisitici: “Il maggior problema è quando si producono grandi quantità di rifiuti organici in appartamenti dagli spazi limitati come quelli di noi universitari”. E sembra così riecheggiare anche nei corridoi universitari la protesta del comitato di via Rastello che, attraverso la portavoce Stefania Atti, ha denunciato (al Piccolo): “Così le nostre case si sono trasformate in piccole discariche”.

Contro questa corrente che va per la maggiore il pensiero di Marco (26 anni), assistente alla docenza universitaria: “Pur essendo favorevole alla differenziata e all’eliminazione delle maleodoranti campane, mi sento insensibile alle tematiche ambientali per il modo in cui sono proposte” e, schierandosi contro il finto buonismo di facciata, argomenta: “Ti fanno sentire in colpa se non getti i fondi del caffé nell’umido, mentre trascurano di sensibilizzare a problemi più importanti in materia d’inquinamento”.

Dal 10 luglio si è dato il via al progetto “Più porta a porta a Gorizia”. Ecco i punti salienti del nuovo sistema di raccolta:

– prelievo a domicilio di carta e cartone (ogni 15 giorni)

– prelievo a domicilio di plastica e lattine da sistemare in apposito sacco bianco dell’IRIS.

– prelivievo a domicilio di secco (una volta a settimana nei sacchi gialli) e umido (due volte nel periodo invernale)

– possibilità di portare il vetro nelle apposite campane o, come per il resto dei riciclabili, in apposite isolette ecologinche CONAI o comunali.

Davide Lessi

Lucinico.  Talvolta lo sport viene affogato negli stereotipi che gli nascono intorno. Così il calciatore non è altro che il sempliciotto accompagnato dalla velina, il giocatore di basket il re degli spot pubblicitari di cereali per bambini ed il pugile il rissoso scialacquatore di immense fortune guadagnate a suon di k.o. Per fortuna esistono ancora atleti che fuggono da ogni santificazione mediale per godersi la fatica e la soddisfazione dei risultati acquisiti nel silenzio e nell’intimità della propria famiglia, atleti che non dimenticano le difficoltà di quando hanno cominciato e che pensano che ci sia qualcosa di più importante del fuoristrada ultimo modello o della villa a Montecarlo. Uno di questi è Paolo Vidoz, il pluridecorato pugile friulano, la bella realtà dei pesi massimi italiani. Vidoz da tempo ha intrapreso un’iniziativa mirante a riattivare la pratica del pugilato nella Kabul ancora devastata dai bombardamenti e dalla povertà. Nel corso degli ultimi quattro mesi Vidoz ha permesso la riapertura di una palestra nella periferia della capitale afgana, fornendole le più moderne attrezzature mediche e d’allenamento e partecipando ad alcuni allenamenti con gli atleti locali. Tutto questo utilizzando fondi personali ed introiti di incontri di beneficenza. Vidoz non è nuovo ad iniziative di questo tipo, infatti circa un due anni fa pubblicò un libro “I cani del ring” di cui destinò la metà degli incassi ad associazioni miranti all’assistenza di pugili colpiti da danni permanenti nel corso di incontri. “ Ancora una volta lo sport e la solidarietà superano le barriere politiche” dichiarò Vidoz quando a metà Dicembre dello scorso anno brindò al suo primo viaggio in Afghanistan. Davvero significativo è il fatto che il campione abbia volontariamente rifiutato ogni partecipazione pubblicitaria nazionale e si sia affidato alla rete di associazioni benefiche regionali e nazionali, cercando di giungere ai cuori della gente al di là di ogni possibile strumentalizzazione televisiva. Paolo Vidoz è un tipo schivo, fugge alla luce dei riflettori televisivi ed al rumore degli applausi, preferisce i fari puntati sul ring e la vibrazione della campana. Di incontri ne ha combattuti tanti, sa cos’è l’adrenalina, ma adesso, alla soglia dei 34 anni, sembra aver realmente realizzato che nella vita c’è sempre qualcosa per cui combattere, anche fuori dal ring.

Marco Di Liddo

Flickr Photos

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