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Una riflessione sulla multi etnicità nel nostro Paese

L’attuale discussione strappa-capelli sulla natura più o meno multietnica del nostro Paese mi ha riportato a due episodi recenti. Da un lato, all’ultima indagine portata avanti da Sconfinare sulla Caritas di Gorizia, dove gli scrittori di matrice catto-comunista della Redazione inneggiavano in conclusione dell’articolo a un ritorno alle radici cristiane, in maniera “provocatoria” (questo, almeno, per voce degli stessi). Dall’altra la singolare campagna che l’Italia aveva voluto portare avanti, a nome del Vaticano, durante la stesura della Costituzione Europea, quando pareva vitale sottolineare le radici cristiane dell’Europa, sperando soprattutto in un buonismo da parte di nonno Giscard sotto le pressioni del “suo Amato”.

Con le sue ultime dichiarazioni, per l’ennesima volta la destra fornisce una grande occasione da gol a una sinistra morta, che alla destra serve di meno che da viva. Mi si potrebbe chiedere il perché io colleghi una questione politica, migratoria, ad una questione religiosa? Innanzi tutto, perché lo Stato fornisce i propri dati sull’immigrazione proprio attraverso la suddetta Caritas, proprio attraverso la bontà caritatevole dei cattolici (non degli italiani!). In secondo luogo perché mi spavento, personalmente, dell’unicum a cui si tende sempre a razionalizzare la diversità invece esistente. Definire e quindi riconoscersi in un modello artefatto porta a non capire, a chiudersi, a “dare addosso al barbaro”. Riconoscere le radici cristiane ed appellarsi a queste è un atto più che dovuto, ma dimenticare che l’Italia ha anche radici greche, arabe, pagane, medievali e, come dice giustamente uno degli scrittori sopra menzionati, mediatiche (negli ultimi 30 anni) sarebbe un torto, sarebbe una cecità da parte di una intera classe politica e di un’intera società.

La multi etnicità italiana allora è il solo fatto di definirsi siciliani, laziali o friulani. Annunciare che non esiste multi etnicità in Italia, senza avere neanche la premura di lasciare spiragli di interpretazione aperti per salvare il salvabile, vuol dire rinnegare una differenza già esistente fatta di secoli di cultura. Vuol dire, infine, non fornire appoggio teorico al tanto proclamato e voluto federalismo.

Certo, le problematiche migratorie italiane hanno una risonanza anche europea ed internazionale ma proprio dallo studio delle altre società si potrebbe apprendere di più. Ma sembra che la ripugnanza per i migranti si eguaglia a quella per i consigli. Le nostre politiche perdono allora di valore, si sgonfiano di fronte al metodo con cui sono gestite, che per tradizione alterna tecnicismo a becera demagogia, propositi legittimi a baldanzose esagerazioni.

Gli antichi romani e gli italiani di oggi non si differenziano allora, quando si accaparrano del buono che gli può venire da uno Stato “altro” e schiavizzano in terra propria le persone dello stesso. Mi viene da pensare alla Dacia, che venne saccheggiata dei tesori garantendo splendore a Roma per un altro po’ di tempo. Oggi giorno la presenza imprenditoriale italiana in Romania è elevatissima. Sfruttare il basso costo di manodopera va bene. Accogliere in maniera civile, come civile dovrebbe essere il nostro Paese, persone che sperano in un futuro italiano, no. “Dagli ai barbari!!!”

Edoardo Buonerba
edoardo.buonerba@sconfinare.net

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