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Il Preside Gabassi al responsabile della Farnesina: “Benvenuto a bordo Ministro”

Gorizia e Friuli Venezia Giulia strategici come porta sui Balcani e avanguardia europea d’integrazione

“Queste sono una Regione ed una città all’avanguardia nello sfruttare il meccanismo di Euroregione e abbiamo fatto le leggi che possono concretizzare tale vocazione”: lo ha dichiarato a “Sconfinare” il Ministro per gli Affari Esteri, Franco Frattini, nella sul intervento al SID per l’International Desk, Conferenza Intergovernativa di 12 Paesi dedicata all’area balcanica. “Nel 2008 – ha spiegato il Capo della Farnesina – per prima cosa dicemmo a Tondo: l’Italia darà al Friuli Venezia Giulia un quadro per creare la prima Euroregione in Europa. La vostra regione sarà l’esempio formale ed esplicito in tema di sviluppo e di frontiere fra tre Paesi e questa entità comprenderà molte regioni: due qui in Italia e altre in Slovenia e Austria. Abbiamo già realizzato un’iniziativa di Euroregione con un gruppo di collaborazione transfrontaliera fra città; prima in tutta Europa: Gorizia con il sindaco Ettore Romoli che ha adottato una formale iniziativa con Nova Gorica e altre città. Questo “Gruppo europeo collaborazione territoriale”, come è stato denominato, è il primo esempio in assoluto in Europa di collaborazione tra città di Stati diversi”. E’ stata una risposta l’esaustiva quella del Ministro Frattini, al nostro interrogativo sulla vicinanza, sia in termini di intenti, sia di tempo, al compimento del progetto di Euroregione e significativo è stato il luogo in cui è stata pronunciata, in quanto il titolare del dicastero degli Affari Esteri, nella sua visita all’Università di Trieste, ha voluto infatti raggiungere Gorizia e incontrare gli studenti che costituiranno il futuro della nostra Diplomazia. Nell’Aula Magna del SID, per una discussione sul futuro dei Balcani, il Ministro ha sottolineato che “Balcani vuol dire guardare all’Est europeo che condivide valori, principi e rilancio economico ed è molto importante anche per questa regione e questa città”. Con queste parole il Ministro Frattini ha quindi indicato una linea che rilancia anche il ruolo della nostra Università , oltre che del Goriziano in generale, nel delicato processo di apertura ai Balcani. “Essere a Gorizia per voi, carissimi studenti, è un particolare piacere” – ha infatti rimarcato il Ministro, ricordando poi che “molti giovani e bravissimi funzionari dell’UE sono di qui e li ho incontrati nella mia esperienza europea”. Non sono mancate le congratulazioni da parte dell’onorevole Frattini, che ha proseguito ribadendo “l’importanza dell’immagine della città e del corso di laurea” e affermando che “la vostra capacità e di quella dei vostri professori rappresentano nelle Istituzioni europee che ho conosciuto un segmento importante di efficienza”.

All’evento si sono uniti al Ministro il Presidente della Regione Tondo sostenitore dell’Euroregione, con l’Assessore regionale a pianificazione, autonomie e relazioni internazionali e comunitarie: la nostra ex studentessa Federica Seganti

Dopo l’intervento del Ministro Frattini, con il quale gli studenti sono anche stati informati dei prossimi appuntamenti italiani in agenda sul tema dell’integrazione dei Balcani in Unione Europea, la parola è passata al pubblico in sala e le domande degli studenti non si sono fatte attendere. In un’aula magna gremita di siddini, professori e media nazionali, l’on. Frattini è stato interpellato sull’impegno italiano in Darfur e sul ruolo del nostro Paese nelle dinamiche politiche NATO nei Balcani. Il Ministro ha portato la sua esperienza dal vivo sulle missione umanitarie nel Darfur e tessuto le lodi dei nostri medici impegnati sul campo. “In una zona di crisi che ha mostrato i limiti della comunità internazionale – ha detto – l’Italia ha sostenuto la riconciliazione interna. Abbiamo portato una rete di sale operatorie dove medici italiani eseguono interventi spesse volte eccezionali addirittura impiantando protesi d’avanguardia che ridanno arti ai bambini mutilati consentendo loro persino di giocare a pallone e siamo gli unici in Europa”.

Il Ministro ha poi esposto le prossime tappe del piano italiano per l’integrazione balcanica nell’UE: “Quest’anno non va sprecato – ha spiegato – e la liberalizzazione dei visti va fatata nel 2010, senza aspettare le elezioni. Si sta lavorando per la transizione dall’ufficio dell’Alto rappresentante ad una struttura che meglio rispetti i bisogni europei in Bosnia e l’Italia sta promuovendo un tavolo di lavoro che presto si aprirà in Canada, insieme a Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna ed il Canada stesso; poi solo all’interno dell’Unione Europea: segno della crescente presa di posizione politica dell’UE. Non sarà un anno di stallo – ha assicurato Frattini – la Bosnia e l’UE non possono permettersi di perdere altro tempo”.

L’incontro, seguito dalle istituzioni e dai media nazionali, è stato un’opportunità unica per gli studenti per conoscere di persona la figura del loro possibile futuro datore di lavoro; non è la prima volta che il SID ospita personalità di quel calibro, come ha spiegato il Preside all’inizio della conferenza e non sarà l’ultima.

Fra gli studenti un po’ di malumore per l’incertezza sul programma definitivo. Voci di Frattini che si ferma a pranzo in ateneo sono corse per l’intera mattinata, rivelandosi poi false. L’agenda del Ministro, infatti, prevedeva l’immediata partenza per Trieste per l’incontro con i colleghi di Scienze politiche.

Molti studenti hanno apprezzato il fatto che il ministro si sia fermato a Gorizia di sua volontà, ascoltando le richieste degli studenti che consci dell’importanza di questa università si domandavano perché solo Trieste sarebbe stata coinvolta nella visita dell’on. Frattini. Il Ministro ha invece dato un importante segno della vicinanza fra le istituzioni e il nostro ateneo, che ha sempre coinvolto nei suoi eventi personaggi fondamentali del mondo politico, economico e militare internazionale.

Insomma, fra plausi e critiche, spesse volte più politicizzate che ragionate, l’evento è comunque riuscito al meglio, dando all’università un pezzetto in più di prestigio e al Ministro l’occasione di conoscere il luogo d’eccellenza che forma i ” bravissimi funzionari” che in Commissione Europea avvicinano la nostra Regione al sogno di una vera e completa unità politica europea.

Daniele Cozzi

http://www.bora.la: è on-line il nuovo quotidiano euroregionale

Questo articolo è una marchetta. Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero: andate a leggere http://www.bora.la. E però, se avrete la pazienza di arrivare fino in fondo, forse concorderete che questa marchetta un minimo di senso ce l’ha, perlomeno qui e ora.

Bora.la era un blog, che il genialmente paranoico Enrico Maria Milic e la sempre adorabile Annalisa Turel- tuttora direttrice di Sconfinare- hanno pensato bene di trasformare in quotidiano. Non prima, però, di aver unito le forze con Gorizia Oggi.

L’obiettivo, ambizioso quanto si vuole, è quello di creare il primo giornale on-line dedicato a queste terre. Ecco, quali terre? Non è una differenza da poco, visto che se qua da noi qualcuno dice doberdan anziché buongiorno, immediatamente si attribuisce alla scelta un valore politico. Allora Gorizia sì e Nova Gorica no? Invece ci sono sia Gorizia che Nova Gorica. E poi Lubiana (Lublijana! taljani fassisti!), Udine, Koper (iiihhh! Capodistria!), Monfalcone, Rijeka, Klagenfurt, Trieste e tutto quello che ci sta in mezzo. E, quando ci gira, facciamo pure un salto in Macedonia o in Baviera. Saremo mica comunisti? Saremo mica titini? E le foibe, eh, cosa ne pensiamo delle foibe? Perché si sa che, qui, i Quaranta Giorni sono il metro di tutto. S’ciavi contro taljani, fassisti e comunisti, pasta vs cevapcici. I campioni del mondo siamo noi, poporopopo.

Ecco, cordialmente, vaffanculo. Potremmo dire che la nostra linea editoriale si riassume in questa meravigliosa parola: vaf-fan-cu-lo. Le quattro sillabe della felicità. Il nostro direttore si chiama Enrico, come l’eroico Toti. E però di cognome fa Milic, che non rimanda proprio al dolce stil novo. Cos’è, italiano o sloveno? Chissenefrega. Sono astrusità, elucubrazioni, insicurezze esistenziali.

L’idea di fondo del sito è quella di concepire tutte queste terre come un insieme in relazione, giusto per non essere retorici. Il confine è solo una linea tracciata su una cartina, e grazie a dio adesso li stanno tirando giù. Restano, eccome se restano, delle frontiere mentali ben incancrenite. E’ essenzialmente contro di loro che si rivolge il nostro lavoro.

Poi, detto questo, devo pure aggiungere che il secondo assioma, tanto importante quanto il primo, è la massima libertà: sia per gli autori degli articoli che pubblichiamo, sia per i lettori che scelgono di commentarli. Non c’è nessuna forma di censura, se non per i messaggi apertamente violenti. Ecco, è capitato che qualcuno proponesse di bombardare Lubiana per convincere il governo sloveno della bontà del rigassificatore. Il Gandhi in questione non è stato pubblicato, ma rappresenta un’eccezione.

Cosmopolitismo e massima libertà, insomma. E anche, con un po’ di presunzione, la voglia di approfondire temi su cui, spesso, i media locali passano un po’ troppo in fretta. Ci piacerebbe svolgere delle inchieste, andare in giro, fare domande, rompere le balle. E poi pigliare per i fondelli chi si prende troppo sul serio. Parlare delle attività culturali. Dare spazio agli scrittori, ai musicisti, agli attori, a chiunque senta di avere qualcosa da dire. Creare un contenitore dinamico e caotico.

Ci piacerebbe, non è detto che ci riusciremo. Siamo all’inizio, bisogna avere un po’tutti pazienza. I problemi non mancano, a cominciare dalla cassa che piange come un bimbo di due mesi, o dall’organico necessariamente limitato. Noi ci proviamo. Que sera sera e speriamo che, alla fine, ne sarà valsa la pena.

Come nota a margine, e per dare un po’ di senso a tutta la marchetta, lasciatemi ricordare il legame strettissimo che esiste fra Bora.la (il “la” sta per Laos, giuro che non è uno scherzo) e Sconfinare. Le due realtà editoriali sono nate praticamente in contemporanea, su impulso di persone che nemmeno si conoscevano, pur condividendo molti degli obiettivi di partenza. Era naturale che la collaborazione si intensificasse. Di Annalisa s’è detto. Davide Lessi, uno dei tre fancazzisti che hanno concepito questo giornale, oggi è una delle anime della redazione triestina di Bora.la. Rodolfo Toè, satrapo della musica e recordman per numero di articoli pubblicati su Sconfinare, non fa mai mancare il suo pezzo on-line settimanale. E poi contribuiscono a vario titolo Emmanuel Dalle Mulle, Michela Francescutto, Davide Goruppi, Luca Gambardella, Francesco La Pia. Tutti sconfinati della prima redazione ora sparsi per l’Europa. Piccoli rompiballe crescono.

Un’ultima cosa: non cerchiamo solo lettori, ma anche autori, fotografi, disegnatori e idee: chiunque fosse interessato, batta un colpo a redazione.trieste@bora.la o redazione.gorizia@bora.la. Grazie. Mandi mandi.

Andrea Luchetta

“Noi siamo qui, oggi, per affermare il fatto che l’università è il luogo dove si impara il pensiero critico, dove si cerca di capire quello che ci circonda”. Con queste parole il Magnifico Rettore Peroni ha motivato l’assemblea di Ateneo del 30 ottobre, in Piazzale Europa, convocata per discutere della legge 133 e dei tagli all’università. Il mese che ci siamo lasciati alle spalle, in effetti, è stato carico di eventi importanti, dalla crisi economica alla riforma scolastica, fino alle imminenti elezioni americane. Un mese impegnativo per chiunque. In questa situazione, Sconfinare ritorna dopo la pausa estiva, per dare ancora una volta voce a tutti gli studenti del Sid. In questo contesto, possiamo fare nostre le parole del Magnifico Rettore: Sconfinare non è, non deve essere, un “giornalino”; esso è piuttosto un tentativo che noi studenti facciamo per capire e interpretare il mondo in cui viviamo. Può essere un punto di vista imperfetto, può essere soggettivo; ma è pur sempre un mezzo per dare voce ai nostri pensieri, per creare dibattiti, confronti, anche all’esterno, per esercitare quel “pensiero critico” che l’università deve dare come prima cosa, e che ultimamente è seriamente messo in pericolo. E’ quindi importante, ancora più di prima, che tutti partecipino, che tutti coloro i quali hanno qualcosa da dire la dicano, senza timore; la forza di Sconfinare sono proprio i suoi lettori, perché è da essi che prende linfa e idee ogni numero. E’ un giornale fatto DA studenti PER gli studenti. Certamente poi cerca di diffondersi nel territorio di Gorizia e Nova Gorica, e anche oltre, e in questo aspetto sta avendo un sempre maggiore successo; ma la base su cui poggia è il corpo studentesco. Senza la partecipazione massiccia del Sid nel suo insieme, perde il suo significato. E’ un compito impegnativo, ma ricco di soddisfazioni; ed è sempre più necessario oggi, se non altro come atto di “Resistenza”. Non potremo fare molto contro chi ci vuole togliere la possibilità di studiare, capire e ragionare liberamente, ma è comunque un segno, la cui forza dipende dalla partecipazione di tutti. Per dimostrare al mondo fuori dall’Università che siamo altro rispetto a facinorosi svogliati, come i media hanno descritto gli studenti universitari manifestanti in questi ultimi giorni. Buona lettura!

Giovanni Collot

giovanni.collot@sconfinare.net

Dal primo ottobre, con l’inizio dei corsi, il terzo polo universitario di Gorizia ha preso realmente vita: si tratta dello «Šolski dom», la rinnovata struttura di via Croce destinata a ospitare aule e uffici del corso di laurea e di specializzazione in Scienze Ambientali del Politecnico di Nova Gorica, che decide quest’anno di affacciarsi in una realtà universitaria di oltreconfine, con l’installazione di una sede staccata in Italia. Il rettore Danilo Zavrtanik, a cui sono state consegnate le chiavi dell’edificio già a fine maggio, ha precisato che i corsi saranno aperti anche a studenti non sloveni, benché per il momento, tra gli 80 laureandi di via Croce, non vi sia nessun italiano: sono tutti ragazzi fuori sede, provenienti da Nova Gorica, Aidussina o dalla provincia di Lubjana. In vista però di una partecipazione multinazionale ai corsi, alcune delle lezioni, in particolare quelle degli anni della specializzazione, si tengono già in inglese. Per il Politecnico, quella di via Croce è la sede operativa, dove effettivamente hanno luogo le lezioni, mentre in Slovenia, a poche centinaia di metri dal valico della Casa Rossa, continua l’attività di ricerca nei laboratori. Il corso di laurea in Scienze Ambientali prevede quattro anni per ottenere la laurea di primo grado, più gli anni di specializzazione. Sono anni a frequenza obbligatoria, che prevedono un test d’ingresso iniziale e una trentina di ammessi per anno: il piano didattico è organizzato diversamente da quello italiano. Per il momento, comunque, non si profilano all’orizzonte problemi di concorrenza tra le diverse strutture dei poli accademici di Gorizia, dal momento che l’istituto di formazione sloveno opera in campi fino ad ora inesplorati dalle altre sedi universitarie: il progetto del master interuniversitario in Gestione del rischio ambientale infatti, non è ancora decollato.

La tensione attorno al confine tra Nova Gorica e Gorizia comincia dunque a distendersi, sciogliendosi nello scambio intellettuale dei giovani sloveni ed italiani, che si ritrovano a vivere in una realtà universitaria che sempre più unisce e cerca la collaborazione, una realtà di confine che fortunatamente sempre meno divide o cerca competizione.

Arianna Olivero

A circa cinquecento metri dal confine della Casa Rossa di Gorizia, proprio dietro al piccolo Casinò Fortuna, accanto ad un paio di case modeste, abbiamo scoperto un cimitero ebraico.

Ci si arriva attraversando un prato non curato, costeggiando le due abitazioni: a dir la verità, noi esploratrici entriamo maldestramente nel cortiletto, facendoci immediatamente notare dal padrone di casa, il quale ci indica la strada giusta per l’entrata. “Girate dietro quella rimessa per gli attrezzi” ci urla in un italiano perfetto, che pochi nostri connazionali potrebbero ricambiargli con la stessa scioltezza in sloveno. Dunque, Giorgia ed io seguiamo le indicazioni senza invadere ulteriormente la proprietà privata, scoprendo finalmente l’ingresso: un cancello arrugginito, lasciato aperto, posto al di là di un ponticello che scavalca un ruscelletto, probabile affluente dell’Isonzo. La vicinanza ad un corso d’acqua è una delle peculiarità dei cimiteri ebraici, considerata importante come simbolo della vita che continua.

All’entrata rimaniamo in silenzio per qualche minuto: non si tratta del tipico mutismo rispettoso che si assume di fronte agli ordinatissimi cimiteri italiani, simili a tristi archivi di morte affacciati su lindi vialetti di ghiaia, colorati da fiori di plastica e lumini. No, è un silenzio del tutto diverso: le lapidi escono infatti sconnesse dalla terra bagnata, pietrone grezze sul procinto di cadere, o già cadute, in un disordine commovente ed angosciante allo stesso tempo. Camminiamo con attenzione: sotto i nostri piedi, sotto quelle primule timide nell’erba ancora umida, c’è un’intera comunità. La prima tomba che ci fermiamo ad osservare ci dà la conferma dell’identità ebraica: simboli aramaici celebrano l’epitaffio di una giornalista, Luzzatti…la pioggia, il vento, i licheni hanno divorato quelle poche parole in italiano che forse ci avrebbero permesso di sapere di più su questa donna scomparsa quasi un secolo fa. La natura presto si porterà via ogni dato, ogni traccia, ogni accesso alla memoria delle persone seppellite sotto di noi.

Ritroviamo con stupore su una serie di lapidi la stessa data di morte: 1910…uomini e donne ebrei tra i 20 e i 40 anni misteriosamente scomparsi, senza nessun riferimento, nessuna spiegazione. Ci sforziamo di ricondurre questa data a qualche avvenimento storico preciso, ma la ricerca è vana.

Camminiamo ancora, troviamo gruppi famigliari consistenti, cognomi come Morpurgo, Michaelstaeder…

Il paradosso più incredibile sta proprio al di là del piccolo muro che delimita il cimitero: la grossa insegna del casinò. Una sadica torretta gonfiabile di circa sette metri si eleva sopra le lapidi: è inquietante la scelta di piazzare la scritta “casinò” alla cima della torre, seguito da una freccia in verticale che indica”Fortuna” (il nome del locale), seguito da un’altra freccia verticale che pare proprio condurre lo sguardo a una lapide, più imponente delle altre, forse perché di un medico o di un personaggio dal ruolo importante…il gioco che porta alla morte?O macabra ironia?

Ma più della discutibile scelta di costruire un casinò a pochi metri da un luogo del genere, mi colpisce l’incredibile abbandono in cui sono lasciate quelle pietre. Là dentro c’è un pezzo di storia, che io non comprendo, e che non mi è permesso conoscere, parrebbe…

Arianna Olivero,Giorgia Turin

9. julija 1906 je potekala slavnostna otvoritev »tranzalpinske železnice«, ki je povezovala Dunaj s Trstom z vmesno postajo v Gorici. Tako je Gorica postala pomembno postajališče in mesto skozi katerega je potekala najpomembnejša železnica celotne Avstro-Ogrske; železnica, ki je povezovala prestolnico – Dunaj s Trstom edinim pristaniščem cesarstva.

V sto letih pa se je slika mesta Gorice popolnoma spremenila. Minuli so časi, ko je znameniti trg predstavljal središče celotnega ekonomskega življenja mesta Gorice. Mesto je v tistem času bilo bogato, kulturno pomembno in mlado. V poznejših časih ( k sreči preminulih) pa je isti trg predstavljal prelomnico med dvema ideološko / politično popolnoma različnima svetovoma.

Obdobje hudih ideoloških konfliktov je mimo. Danes se lahko brez težav primerjamo in sporazumevamo s sosedom onstran meje predvsem z uporabo angleščine, ki je dobila status internacionalno uporabljenega jezika; uporabljamo isto denarno enoto in končno so napotili časi vzajemnega sodelovanja v skupnih projektih, čeprav se spopadajo z različnimi težavami.

Prav ti projekti bi lahko predstavljali sredstvo, ki bi pomagalo Gorici pri rekonstrukciji svoje preteklosti kot pomemben kulturni in ekonomski center.

Ni moja naloga rešiti problema s katerimi se mesto spopada, bil bi tudi nemočen pri tem, menim pa, da je moja dolžnost obveščati o težavah, ki jih Gorica ni zmožna rešiti in postaja vedno manj gospodinja same sebe.

Gorica s svojim ozemljem mora strmeti za take cilje, ki vključujejo tudi Novo Gorico in obe skupaj (Gorica in Nova Gorica) morata ciljati na uresničitev tistega ozemlja, ki je že obstajalo, ozemlja, ki ni več ločeno temveč edinstveno s skupnimi cilji. Za uresničitev tega cilja niso dovolj le predavanja in skupne kulturne pobude, ob njih morajo stati projekti za uresničitev skupnih objektov: cestni promet, železnica, skupna univerza v evropskem duhu…

Gorica in Nova Gorica napočil je čas izbire, ki vama nudi možnost, da postanete enotni in pomembni na evropski ravni in samo tako bo lahko »Piazza Transalpina« postala center in simbol ozemlja v skupni Evropi.

Prevedel Samuele Zeriali

Sono i deportati di Gorizia: 1048 nomi che compongono l’elenco consegnato il 12 dicembre 2005 dal Sindaco di Nova Gorica, Mirko Brulc, al Sindaco di Gorizia, Vittorio Brancati, per conto del Ministro degli Esteri Dimitrij Rupel. La lista è stata resa nota dalla Prefettura di Gorizia soltanto tre mesi dopo, agli inizi di marzo, ed è stata messa a disposizione della cittadinanza e di chiunque volesse consultarla. Contiene i nomi di soldati, carabinieri, finanzieri, funzionari di banca e di istituti pubblici, professori, maestri di scuola e molti altri che nel maggio del 1945 furono rastrellati dalle truppe titine del comandante Boro, il IX Korpus, e portati in Jugoslavia da dove non fecero più ritorno. E’ impossibile calcolare con esattezza il numero dei deportati e forse non si saprà mai quante persone subirono l’infoibamento o morirono nei campi di prigionia per mano dell’OZNA, la polizia politica del Maresciallo Tito. Oltre al desiderio di vendetta per le terribili violenze subite dai fascisti durante la guerra, dai documenti emerge la volontà delle truppe comuniste di attuare una sorta di pulizia etnica: non furono catturati solo fascisti o presunti tali, militari o resistenti, ma tutti quegli italiani e sloveni che avrebbero potuto rappresentare un ostacolo per la creazione di un forte stato jugoslavo e per l’annessione del Friuli Orientale e della Venezia Giulia. Ora questo elenco dovrebbe contribuire a fare un po’ di chiarezza e di giustizia in quei tragici eventi a lungo ignorati e addirittura nascosti per sessant’anni dall’una quanto dall’altra parte. La documentazione, elaborata dalla storica slovena Natasa Nemec, rivela che “gli arresti furono effettuati secondo accurati elenchi pronti dal 1944”, e riporta diverse notizie sugli scomparsi: dati anagrafici, professione o corpo militare di appartenenza, data e luogo di arresto. Purtroppo manca il dato più atteso dai parenti delle vittime: il luogo della morte. Il luogo in cui potersi recare per portare l’estremo saluto ai propri padri, fratelli, mariti e amici, per dare una risposta al bisogno di onorare le vittime in un luogo fisico oltre che nella memoria. Sostanzialmente il documento non porta grandi novità: secondo i parenti e diversi storici sloveni e italiani, molti nominativi erano già noti perché comparsi in precedenti studi, altri sono imprecisi o addirittura erronei. La stessa Nemec sostiene che l’elenco da lei elaborato sia un “dossier ancora parziale”: altri nomi dovranno essere aggiunti in futuro, e molti archivi devono essere ancora aperti; i dati più importanti potrebbero trovarsi a Belgrado.
Altre critiche contestano il modo in cui l’elenco è stato trasmesso e diffuso dalle autorità, alimentando un’accesa polemica. Polemica prevedibile considerato il periodo politicamente delicato in cui la lista è stata pubblicata: il 9 e 10 aprile gli elettori italiani saranno chiamati ad esprimersi nelle elezioni politiche, mentre a fine anno in Slovenia si svolgeranno le elezioni amministrative. Il Sindaco di Nova Gorica ha espresso infatti il timore che queste vicende possano alienargli il supporto dell’elettorato che rimane legato al mito partigiano, e ha voluto sottolineare come l’iniziativa di consegnare l’elenco sia partita dal Ministro degli Esteri sloveno Dimitrij Rupel. Brulc ha inoltre aggiunto che il periodo scelto per pubblicare l’elenco indica la volontà di strumentalizzazione “da parte italiana per fini politici di carattere preelettorale”. Vittorio Brancati ha replicato di aver chiesto espressamente al neo-Prefetto di Gorizia Roberto De Lorenzo (nelle cui mani era passato l’elenco dopo la consegna al Sindaco) di essere consultato prima della pubblicazione senza che ciò sia avvenuto. Brancati si è dunque rivolto a Brulc pregandolo di non fermare il dialogo iniziato, pur dichiarandosi consapevole della difficile situazione in cui è stato messo il suo omologo sloveno. Inoltre, il fatto che l’elenco sia in mano al Prefetto, che è il rappresentante del governo a livello locale, ha i suoi aspetti positivi: passando dai due Sindaci ai due Governi, il documento potrebbe acquisire più chiaramente il significato di passo in avanti verso la creazione di una memoria riconosciuta e condivisa a livello ufficiale. Ed è proprio su questo punto che si innestano altre critiche. Secondo lo storico sloveno Branko Marusic, consulente scientifico dell’ Accademia delle arti e delle scienze di Lubiana, il documento avrebbe dovuto essere consegnato dal Ministro Rupel al suo omologo italiano, utilizzando i normali canali diplomatici. L’effettivo modo di diffusione dell’elenco ha invece sminuito il possibile valore simbolico del gesto. Anche lo storico italiano Roberto Spazzali, autore di studi sulle foibe, si è chiesto che senso abbia “tenere questo dossier come una cosa in famiglia”, e sostiene che il modo migliore per far luce su quanto accadde sia “un controllo incrociato con gli elenchi preesistenti” effettuato da storici di professione.
Purtroppo, il modo in cui è stata gestita la vicenda (a partire dall’accuratezza della ricerca storica alle modalità in cui è stata consegnata e diffusa) secondo alcuni alimenta l’impressione che il gesto sloveno sia solo una sorta di “contentino” per gli italiani. Ma al di la delle polemiche, inevitabili per un argomento così delicato, è sicuramente un passo importante per riparare lo strappo nella memoria italiana e slovena, il possibile inizio di un reale percorso di dialogo, riconoscimento e riconciliazione verso una memoria condivisa e ufficiale. Questo elenco non è ancora in grado di rendere giustizia e di lenire lo straziante dolore delle famiglie che videro scomparire i loro cari nella notte, ma è un gesto significativo e necessario anche alla luce dell’entrata della Slovenia nell’Unione Europea. “E’ un momento importante” ha spiegato il Sindaco di Gorizia, “la dimostrazione che in questa piccola città si stanno abbattendo grandi muri. Nessuna frontiera europea può cadere se non si abbattono anche le frontiere della memoria.”

Athena Tomasini
Antonino Ferrara

Intervista al sindaco Mirko Brulc

Il 16 Maggio 2006 c’è stata la proclamazione di Nova Gorica “città universitaria”; abbiamo intervistato il sindaco Mirko Brulc (ringraziamo per la traduzione Bojan Starec).

– Com’è strutturato il nuovo polo universitario di Nova Gorica?
A Nova Gorica sta sorgendo il quarto polo universitario sloveno, dove è possibile seguire i corsi di Megatronica, Diritto Europeo, Infermieristica, Scienze Sociali. Interessante è l’indirizzo di quest’ultimo corso, incentrato sulle dipendenze da vizi come i giochi d’azzardo.
–    Perché uno studente dovrebbe scegliere proprio Nova Gorica?
Fra i principali obiettivi che questa giunta si è prefissa c’è la creazione di una realtà accogliente per il mondo universitario: va letta in questo senso la nascita di un campus studentesco, di nuove strutture sportive e la promozione di numerosi eventi culturali. Inoltre forniamo agli studenti una guida completa della città, trasporti gratuiti, buoni pasto accettati nella maggior parte dei locali cittadini e la consulenza di un ufficio che fra i suoi compiti ha quello di indicare la possibilità di lavoro occasionale. Abbiamo molta fiducia in questo progetto, tant’è che crediamo che nel 2010 avremo almeno 4000 studenti.
–    Nova Gorica diverrà sede erasmus?
Si, lo è già. Il confine non esiste già da tempo nelle nostre teste, al punto che sono numerosi i docenti stranieri che insegnano nelle nostre aule, dalle elementari all’università, e da ben prima che la Slovenia entrasse nell’Unione Europa.
Mi auguro che in futuro si venga a creare una situazione di tolleranza tale che gli studenti possano scegliere la lingua con la quale sostenere gli esami, tra inglese, sloveno e italiano.
–    Si dice che buona parte dei finanziamenti per l’Università di Nova Gorica provenga dai Casinò. Qual è la sua posizione a riguardo?
Esiste un centro di raccolta fondi per l’Università. Buona parte dei finanziamenti proviene dal comune e da ditte private, fra cui anche la Hit. Il peso della Hit è notevole: finanzia infatti al 50%
il corso di Diritto Europeo e probabilmente sarà ancora più cospicuo il suo contributo al corso di scienze Sociali.
Credo sia positivo che parte dei guadagni dei casinò vengano riutilizzati per il bene della comunità.
–    È prossima la creazione di un nuovo centro di divertimenti; non crede che questi finanziamenti dei casinò possano essere interpretati come un tentativo di guadagnarsi il supporto di coloro che si oppongono alla nascita di questo nuovo centro?
Non c’è dietro nessun disegno del genere. Del resto solo il 10% di quest’area sarà destinato ai casinò. Non amo questo genere di divertimento, ma è la natura umana che ci spinge a cercarlo. Con questo progetto speriamo che il bacino di utenza sia di almeno 600 km, e puntiamo ad attirare turisti dall’America, dalla Russia e dalla Cina. Non si tratta dunque di un progetto locale: due snodi cruciali saranno il porto di Monfalcone e l’aeroporto di Ronchi. E’evidente che si richiederà la collaborazione italiana, portando anche alla creazione di nuovi posti di lavoro.
–    Come crede che la proclamazione di Nova Gorica città universitaria possa influenzare i rapporti tra le due Gorizie?
Sono contento dei rapporti molteplici che in questo modo vengono ad instaurarsi tra le due realtà. inoltre esiste già un rapporto di collaborazione con le università di Trieste ed Udine.Senza considerare che la nostra Università ha già aperto una sede a Venezia e un’altra a Gorizia.
–    Secondo lei c’è rischio che nasca una rivalità tra i due poli?In particolar modo non crede che per loro natura il corso di laurea di Diritto Europeo e quello di Scienze Internazionali Diplomatiche finiranno per confliggere?
Per quanto riguarda il SID credo che il suo indirizzo sia più generico di quello di Diritto Europeo, perciò non ci sarà concorrenza. Sicuramente uno dei nostri obiettivi è quello di diventare un polo di attrazione per gli studenti balcanici e dell’est europeo, anche per aiutare il processo di integrazione nell’UE di questi paesi. Del resto noi ospitiamo da tre anni un forum economico rivolto prevalentemente a queste realtà. Personalmente credo ci sia spazio per entrambi i poli universitari, e il mio desiderio è che si vengano a creare dei programmi comuni. Sono già avviate diverse iniziative di collaborazione, come quella del 23 Giugno, quando verrà una troupe di ballerini cubani in piazza Transalpina per una serata all’insegna dell’unione transfrontaliera.

Arianna Olivero
Andrea Luchetta
con la collaborazione di Bojan Starec

“Sconfinare” significa andare oltre il confine. Che confine? Il confine di cui parliamo è, come avrete capito, il confine fisico che divide Gorizia da Nova Gorica. Ma non è il solo…dietro quel confine ce ne sono molti altri, meno concreti: istituzionali, mentali, culturali…
In questi anni d’integrazione europea si fa un gran parlare di collaborazione transfrontaliera. Le autorità per prime riconoscono la necessità (o, per qualche maligno, l’utilità) di agire in tal senso. A nostro modesto parere proprio questa esigenza è la prova più evidente di una distanza perpetratasi negli anni alla quale ora si cerca di rimediare, magari solo per un’inerzia europeista. Questo nuovo spirito collaborativo sembra più finalizzato ad esorcizzare una chiusura mentale che si vuole allontanare, ma tutt’ora esistente, piuttosto che l’espressione di una genuina volontà di conoscere l’altro.
Se per cultura s’intende l’espressione presente e l’affermazione storica della mentalità propria di un popolo, allora questo confine diventa anche culturale. Qual è, soprattutto nella nostra epoca mediatica, il veicolo privilegiato di espressione di una cultura se non la lingua?! Il nostro progetto parte proprio da questa constatazione: dal considerare la lingua il veicolo della cultura, la lettura uno strumento di conoscenza, lo scrivere una via d’espressione, un giornale uno spazio comune di dibattito.
Ad un progetto probabilmente ambizioso corrisponde in realtà un’idea semplice, cominciare a comunicare con la traduzione degli articoli considerati più vicini a quella che secondo noi è la sensibilità della comunità slovena e dei suoi giovani. Questo è il primo passo. Ci auguriamo che poi il nostro cammino incontri un’entusiastica risposta e si arricchisca della diretta partecipazione di chi, vivendolo in prima persona, può raccontarci cosa c’è veramente al di là del confine.

“Sconfinare” significa andare oltre il confine. Che confine? Il confine di cui parliamo è, come avrete capito, il confine fisico che divide Gorizia da Nova Gorica. Ma non è il solo…dietro quel confine ce ne sono molti altri, meno concreti: istituzionali, mentali, culturali…
In questi anni d’integrazione europea si fa un gran parlare di collaborazione transfrontaliera. Le autorità per prime riconoscono la necessità (o, per qualche maligno, l’utilità) di agire in tal senso. A nostro modesto parere proprio questa esigenza è la prova più evidente di una distanza perpetratasi negli anni alla quale ora si cerca di rimediare, magari solo per un’inerzia europeista. Questo nuovo spirito collaborativo sembra più finalizzato ad esorcizzare una chiusura mentale che si vuole allontanare, ma tutt’ora esistente, piuttosto che l’espressione di una genuina volontà di conoscere l’altro.
Se per cultura s’intende l’espressione presente e l’affermazione storica della mentalità propria di un popolo, allora questo confine diventa anche culturale. Qual è, soprattutto nella nostra epoca mediatica, il veicolo privilegiato di espressione di una cultura se non la lingua?! Il nostro progetto parte proprio da questa constatazione: dal considerare la lingua il veicolo della cultura, la lettura uno strumento di conoscenza, lo scrivere una via d’espressione, un giornale uno spazio comune di dibattito.
Ad un progetto probabilmente ambizioso corrisponde in realtà un’idea semplice, cominciare a comunicare con la traduzione degli articoli considerati più vicini a quella che secondo noi è la sensibilità della comunità slovena e dei suoi giovani. Questo è il primo passo. Ci auguriamo che poi il nostro cammino incontri un’entusiastica risposta e si arricchisca della diretta partecipazione di chi, vivendolo in prima persona, può raccontarci cosa c’è veramente al di là del confine.

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