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Si può imparare ad attrarre le donne da un libro? Probabilmente no. Ma se il libro è stato scritto dal miglior Artista Del Rimorchio del mondo può quantomeno fornire qualche utile consiglio. Quest’uomo, di cui non menzionerò il nome, ha passato tre anni a perfezionare un metodo scientifico di seduzione, collaborando con una società segreta internazionale di maestri della seduzione.  Dopo aver letto le sue memorie ho deciso di verificare l’efficacia delle sue tecniche, e di riportare i risultati ottenuti su questo giornale.

Raggiungo la mia amica T davanti al pub in cui ha deciso di festeggiare il suo compleanno, e la trovo intenta a lamentarsi del suo ragazzo L con un’amica mora e longilinea. Carina, un po’ aggressiva forse. T sostiene di aver capito al di la di ogni dubbio di non amarlo più. Il che non le impedisce di infilargli un metro di lingua in gola quando arriva, un paio di minuti dopo.  L’amica si chiama M, ed è fidanzata.  Non che la cosa mi impedisca di provarci (statisticamente le ragazze fidanzate sono quelle con cui si hanno più possibilità di avere una storia di una notte), ma non è esattamente il mio tipo. Troppo ostentatamente sicura di sé, sottoposta ad un CAP* andrebbe in pezzi o aggredirebbe, e non credo di poter gestire un’aggressione. Tengo una conversazione banale, e fingo cameratismo con L. La sua relazione con T fa acqua da tutte le parti, si lasciano e riprendono continuamente, e lei lo ha tradito spesso. Ad ogni modo T non era mai rimasta insieme ad uno stesso ragazzo così a lungo; ci sta provando davvero, ma temo che lui sia quello sbagliato. Non mi sento in colpa a fingere la mia simpatia per lui, dato che finge anche lui, e peggio di me. La sua mente da maschio alfa mi considera una minaccia, perché conosco T da prima che lui entrasse nella sua vita. Pochi minuti dopo che abbiamo preso posto nel locale arrivano gli altri invitati, tra cui individuo immediatamente il mio bersaglio: luminosi occhi azzurri, capelli biondi e ondulati lunghi fino alla vita, corporatura minuta e aria dolce. Non avrei mai potuto sperare di meglio. T ci presenta, con la sua usuale irruenza: definisce la ragazza, E, “una bellezza botticelliana”, e me “una grande mente”. “Mi sembra un po’ più snella dell’ideale botticelliano.” Replico immediatamente, guadagnandomi un sorriso dalla ragazza. Ho dimostrato gentilezza e un minimo di cultura, ma ora devo evitare di tradire interesse per lei prima che lei inizi ad interessarsi a me. Iniziamo a parlare, decido di riequilibrare il mio atteggiamento con un CAP, e le chiedo se quei capelli sono tutti suoi. T interviene dicendo che è una cosa poco carina da chiedere, e io batto in ritirata passando la mia mano davanti al viso di E, dicendo nella mia migliore voce da Obi-Wan Kenobi: “Io non ho detto nulla.” Il sorriso è meno acceso, stavolta, e mi vedo costretto a riportare la conversazione su temi neutrali: da quanto tempo lei e T sono amiche, la scuola… Dopo un minuto o due rivolgo la mia attenzione agli altri invitati. Conosco solo L, quindi non è facile iniziare una conversazione, ma devo farlo se non voglio che E si senta soffocata. Faccio la conoscenza della grassoccia sorella di L e di un paio di ragazzi tra l’irritante e l’insignificante. Parlo soprattutto con T, e quando lei ed E sono le uniche ad ordinare acqua naturale prima le prendo bonariamente in giro e poi riempio loro i bicchieri da perfetto gentiluomo. Grazie anche all’aiuto di T la conversazione finalmente ingrana, e quando la cameriera dal mento appuntito ci porta le patate fritte sono seduto accanto ad E. Scopro che a suo parere T ed L sono una “Bella Coppia”. Mi astengo dal commentare, se la contraddicessi potrebbe pensare che io abbia interesse per T, mentre se le dessi ragione pur non essendone convinto perderei credibilità. Per non correre rischi è meglio deviare la conversazione: sarebbe il momento adatto ad un’analisi a freddo, ma è una tecnica che non riesco ancora a padroneggiare, quindi opto per un gioco di prestigio. Il trucco della carta coperta cattura la sua attenzione, e anche quella della sorella di L, che è convinta di conoscere il trucco che ho usato. Per dimostrarle che si sbaglia faccio mescolare il mazzo ad E, riferendomi a lei con l’espressione “la mia splendida assistente”, a cui lei non si oppone. Parlando ancora le sfugge un commento poco favorevole verso le suore. Sono moderatamente e piacevolmente sorpreso: la categoria non è simpatica neppure a me, ma non mi aspettavo questo tipo di giudizi da una che studia in una scuola di suore. Mi spiega di aver scelto la scuola per la qualità dell’insegnamento e non per la gestione, e passiamo piacevoli minuti riflettendo su quanto la costante serenità delle religiose sia irritante. Dall’altra parte della tavola l’interazione della cosiddetta “Bella Coppia” è bloccata sugli aspetti formali della serata: parlano del cibo, dei camerieri, di chi avrebbe dovuto venire e non è venuto. Tra loro non c’è traccia di quel linguaggio privato che una coppia affiatata costruisce con il tempo. Il linguaggio del corpo di E comincia a rilassarsi, io mi aggiusto sulla sedia inducendola a sbilanciarsi impercettibilmente verso di me mentre parliamo. Ancora qualche minuto e potrò tentare un contatto fisico. Purtroppo l’imbecille seduto accanto a me se ne esce chiedendo se stiamo insieme. Potrei rispondere “Non ancora.”, ma preferisco un neutrale “no, in effetti ci siamo conosciuti stasera.”.
Un’intera serata di lavoro rovinata da un cretino! Con quella domanda ha distrutto il substrato di confidenza che avevo costruito. La colpa è in parte mia, ad ogni modo. Sono stato troppo timido: se avessi usato un’analisi a freddo e un paio di routine* di avvicinamento in più il commento dell’imbecille avrebbe potuto avere un effetto positivo, mostrando ad E quanto stiamo bene insieme. A questo stadio dell’avvicinamento, però, l’effetto è l’opposto. L’atteggiamento di E non cambia apertamente, ma il suo linguaggio del corpo mi dice che non la recupererò, non stasera. Il resto della serata passa serenamente, mentre cerco di salvare il salvabile in vista di un eventuale futuro incontro. Ci salutiamo amichevolmente, e dirà a T che sono un ragazzo simpatico.
VALUTAZIONE: 6+
Come primo esperimento non è andato male: non ho commesso nessun errore grossolano, per quanto avrei potuto fare immensamente meglio. Ora conosco meglio i miei punti deboli, e lavorerò per correggerli, a partire da questa dannata insicurezza.

Luca Nicolai

*Commento Acido Programmato: insulto involontario o commento ambiguo atto a dimostrare disinteresse verso la preda.
*routine: discorso precostruito, finalizzato a velocizzare l’entrata in confidenza.

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