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La ripresa delle lezioni è ormai vicina, più o meno tutti tra poche settimane ci ritroveremo sotto gli alberi del PUG a godere ancora un po’ della loro ombra o a proteggerci dalla pioggia. Questo è il primo, timidissimo, benvenuto alle nuove leve, matricole, studenti e studentesse, che iniziano il loro primo anno al SID. Ed è anche un primo, timido, benvenuto ai nuovi studenti di architettura, che contribuiranno a popolare un po’ di più l’università e la città.
E questo è il primo, timido annuncio per il prossimo numero di Sconfinare. Faremo di tutto per riuscire a trovarci tra le vostre mani la prima settimana di corso, ma riprendere dalle vacanze richiede sempre un notevole sforzo organizzativo. Non preoccupatevi, non tradiamo mai i nostri lettori, manteniamo sempre le nostre promesse, vero?
Concludo ricordando che la redazione è un gruppo aperto, a tutti, sempre più internazionale e internazionalmente presente. Troverete presto gli annunci per la prossima riunione: venite, vedrete e scriverete.
Alzatevi e scrivete!
Buon nuovo anno, buoni esami, buona scrittura tesi e buona pesca (che si augura sempre).

Diego
diego.pinna@sconfinare.net

Però la prima volta seria. Per esempio, voi vi ricordate la prima volta che avete assaggiato la Nutella con tutto l’universo magico che vi è contenuto – e che fino a quel momento ignoravate? La passione per il rock è circamenoquasi uguale. Uguale alla prima volta che metti un disco diverso nello stereo di casa e tuo padre ti dice, abbassa il volume!
Il mio primo disco, e lo dico con orgoglio perché adoro i cliché, è stato Nevermind, e – spero sia una precisazione inutile – Nevermind è un disco scritto dai Nirvana, nell’a. D. 1991. Con buona pace di tutti è stato l’ultimo disco generazionale. Voglio dire, certo che ci sono state palate di ottimi gruppi da allora. E ottimi dischi. Ma Nevermind è diverso, e con questo non voglio dire che sia migliore (dopotutto, un disco per essere bello deve per forza rispecchiare una generazione?). Nevermind è un disco sfornato da un figlio della MTV generation, per la MTV generation (e che vi piaccia o no, tutti noi siamo figli di MTV), e rispecchia alla perfezione gli anni ottanta e novanta. E tanto per farla breve: se non vi piace Nevermind, non siete mai stati adolescenti in vita vostra.
Sono passati quasi dieci anni dai miei primi ventisei secondi di Smells Like Teen Spirit. In quei primi ventisei secondi tutto ciò che è sicuro per un quattordicenne, o che allora lo era, viene cancellato e riportato allo zero, e chiede a gran voce di ricominciare a volume più alto. E la cosa migliore è che non sono parole scontate. Per chi ascolta musica, la passione nasce da quel primo orgasmo inarrivabile che sempre cercherai di ricreare. A me è capitato con Nevermind, ma immagino valga anche per Mozart. Solo che nulla è mai come la prima volta.
Così parlando mi rendo conto che sembro Peter Pan in cerca della sua ombra. Per di più, so che questo articolo è inutile perché chiunque abbia avuto quindici anni almeno una volta nella vita ha adorato alla follia questo disco. Però la cosa importante sono le lezioni che si imparano.
Primo. I Nirvana avevano stile. Ed è cosa di pochi. All’epoca, un mio insegnante di chitarra mi disse: “Cobain non aveva la concezione del Si bemolle”. Ora, questo ragionamento è esattamente ciò che rovina il 90% dei giovani chitarristi. Non hanno anima, ma le convenzioni le sanno a menadito. Non me ne frega nulla se Cobain non conosceva il Si bemolle, o il modo frigio, perché se metto su un disco dei Nirvana canto tutto il pomeriggio e potrei perfino ballare (!), mentre tutti i gruppi sintetici e perfetti, tipo i Dream Theater, li tolgo a metà del primo brano. Provate a guardare un qualsiasi live di tutti i supergruppi. Tipo il G3. Scommetto un milione di euro che nel pubblico non riuscite a vedere una ragazza dico una. Sono tutti musicisti, trentenni, grassi e pelati e con gli occhiali, con spiccate tendenze masochistiche, e che provano questo impulso patologico nel farsi umiliare da chi è più bravo di loro.
Secondo. I Nirvana ti parlavano. Se hai quattordici anni, e senti “Come As You Are”, è obbligatorio imparare a suonare la chitarra. “Polly” è sicuramente la canzone più suonata con una chitarra, dopo la canzone del sole. La differenza è che la prima te la scegli, la seconda di solito te la impone il tuo primo insegnante imbranato. E c’era un messaggio. Sii te stesso. In tutto. Non sarai mai il migliore, ma puoi essere unico.
Terzo. I Nirvana sono un gruppo educativo. Sono punk, ma molto più raffinati. Se sai suonare solo tre accordi, e magari senza nemmeno la fatica di sapere se sono maggiori o minori, in un paio di pomeriggi puoi impararti la totalità delle canzoni dei Nirvana. E sapete una cosa? Ci sono un sacco di canzoni di cui non mi ricordo il testo. Ma se metto su i Nirvana, le posso cantare e suonare ancora tutte, e la cosa più importante è che ne ho ancora voglia.
Rodolfo Toè

Un’altra volta hanno fallito: la maratona elettorale inizia alle 15, con la diffusione dei famigerati exit – pool che prefigurano un testa a testa tra PdL e PD, annunciando solamente a 2 i punti di vantaggio del primo sul secondo.  Alle 16 30 i punti di vantaggio per Berlusconi si moltiplicano, anzi si triplicano arrivando a circa 7. Lo sconforto dei militanti del PD riniti sotto il Loft di Veltroni è palpabile. Da parte sua il Popolo delle Libertà festeggia il risultato parlando di “vittoria netta”. Ma queste elezioni hanno descritto un’Italia e disegnato un Parlamento che dire abbia sorpreso è dire poco. Ma andiamo con ordine: la vittoria dell’asse PdL – Lega di Berlusconi è solida, distante 9 lunghezze dal PD che si ferma, in coalizione con l’Italia dei Valori, attorno al 38 % sia alla Camera che al Senato. Il compagno di strada Di Pietro festeggia il risultato che lo porta a raddoppiare i consensi rispetto alle politiche del 2006 (si attesta intorno al 5 %). Il partito del predellino di piazza S. Babila è un successo, qualche punto percentuale in più rispetto alla somma di An e Fi (intorno al 38 %). Sorprendente il risultato della Lega, apparentata con il PdL, vera vincitrice di questa tornata elettorale: dilaga al Nord, trionfa addirittura in alcune regioni arrivando a competere con il PdL (in Veneto più che raddoppia, dall’11 al 25 %), oltrepassa il Po conquistando le regioni rosse, sorprendendo con un ottimo risultato in Emilia-Romagna: supera il 7 %. In totale conquista un determinante bottino, con il 6 % alla Camera e più dell’ 8 % al Senato: l’Italia è di Bossi e Berlusconi, con un 47 % dei consensi che consegna loro una maggioranza più che solida. Qualche ombra, appunto, sul forte risultato della Lega, che potrà influenzare pesantemente le scelte del futuro governo.

Per il resto, è un terremoto in Parlamento: l’Udc sopravvive, anzi ottiene un discreto risultato stretto com’era fra due giganti: passa la soglia di sbarramento alla Camera, con un 5,5 % dei consensi, e posiziona una pattuglia di 3 senatori provenienti dalla Sicilia, unica regione in cui supera l’8 %. Tra questi il neo condannato Cuffaro, ma va bene così, pochi ma buoni. Sono 5, quindi, i gruppi parlamentari che sopravvivono alla nascita della Terza Repubblica, 6 contando anche l’MpA del nuovo governatore della Sicilia Lombardo, alleato con Berlusconi. Sorprende in negativo il risultato della Sinistra-l’Arcobaleno, alla prima prova elettorale del cartello che riuniva Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e PdCI: con poco più del 3 % non avrà neppure un rappresentante in Parlamento, prefigurando una strada tutta in salita per il nuovo soggetto unitario. I risultati vanno al di là di ogni più nera aspettativa: nella Valdagno la rossa, Carroccio batte Sinistra 30 a 2,1. Così in tutti i vecchi feudi, così nella frase lapidaria rivolta da un festoso Maroni ad un amareggiato Bertinotti che a Matrix annuncia il suo abbandono del ruolo di dirigente politico (“resterò un militante”): “oramai gli operai votano Lega”. Da una parte i nostalgici della falce e martello, dall’altra la politica del voto utile, e l’astensione: resta il fatto che questa semplificazione del quadro politico che tende fortemente al bipartitismo sconvolge il Parlamento e lascia fuori tanta parte delle culture politiche e delle facce che avevano rappresentato l’Italia di ieri: scompaiono i comunisti, scompaiono i socialisti di Boselli sotto l’1 % (non avranno nemmeno il rimborso della campagna elettorale). Non passa la soglia la Destra di Storace, con un 2,5 % che però promette qualcosa per il futuro.

Un quadro quindi fortemente anomalo si presenta agli occhi degli italiani verso le nove di sera. La sconfitta è pesante, Veltroni ammette che “non si può fare”, e all’americana chiama il “principalerappresentatedelloschieramentoanoiavverso” e si congratula. Il PD regge bene ma non sfonda: il 33 % e sì al di sopra della somma di DS e Margherita, ma dopo aver vampirizzato la Sinistra è chiaro che deve ringraziare la psicologia da voto utile e, del resto, uno stacco di quasi dieci punti non è un gran risultato. Tra i piani alti del loft, circolavano già le voci che il 35 % avrebbe costituito la “soglia” al di sotto della quale il risultato sarebbe stato considerato un fallimento. Veltroni non perde comunque la calma e il fair play: “opposizione ma responsabile e intese sulle riforme”.

Non va bene per le sinistre nemmeno sull’altro fronte: in Sicilia si profila una pesantissima sconfitta per Anna Finocchiaro, forse annunciata; mentre a sorpresa il piglia tutto Illy deve vedersela con Tondo che ribalta i sondaggi. Resta la battaglia per provincia e comune di Roma, dove Rutelli affronterà al ballottaggio il colonnello del PdL Alemanno.

Un dato sopra tutti, l’astensione. Rispetto alle politiche di due anni fa ha votato il 3 % in meno. Innegabile che l’astensione abbia favorito la destra e colpito le sinistre, ma il dato deve far riflettere vincitori e vinti. Per il resto,  auguri, Italia.

Matteo Lucatello

Ero entrato a far parte della Komuna da pochi giorni, quando una bella sera con alcuni amici siamo andati alla ricerca dell’Hot Clube; rinomato Jazzclub in Praca da Alegria, dove è solita l’esibizione di spettacolari jam-session non solo dei musicisti locali, ma anche delle stelle del Jazz, le quali, dopo concerti in sale e stadi affollate dalle masse si rifugiano benvolentieri in postacci con pareti scure, tavoli rotondi ed il solito barista scortese fumatore incallito, per prolungare la notte fino al mattino. Ebbene, qui inizia la storia.
Quella sera stavo assistendo ad una jam spettacolare, come ne ho sentite poche, segno che i musicisti fra di loro si conoscevano come le proprie tasche. Il perchè l’ho capito subito dopo, durante l’intervallo, quando mi sono stati presentati i coinquillini mancanti all’appello.
La Komuna è una casa storica in una zona storica, sopra la downtown lisboeta, di fronte alla casa di Camoes. Ci hanno vissuto in tanti; jazzisti tedeschi, fadisti giapponesi, artisti di ogni genere, studenti erasmus azoriani, lavoratori del sociale asociali. In quattro anni ci hanno vissuto circa un centinaio di persone provenienti da tutte le parti del mondo, distribuite tra i due piani che formano la Komuna. Quante persone vi siano passate per un cafesinho, per una festa oppure per provare l’ultima sambinha prima del concerto, è un dato incerto. Tutti però hanno lasciato una loro traccia, che sia una frase su una parete o una goccia di vino sul vecchio pavimento in legno.
Attualmente la casa si trova in uno stato di continuo degrado fisico; piogge monsoniche in più stanze e invasioni di insetti in cerca del Lebensraum ideale, per non parlare della constante minaccia del crollo di un palazzo vicino. Il proprietario è un mistero e risulto tra i pochi fortunati che sono riusciti a vederne l’ombra. L’affitto passa attraverso il classico fruttivendolo sotto casa che funge anche da fonte di informazioni del quartiere, ma questa è un’altra storia.
Per quanto riguarda regolamenti vari e turni di pulizie, nella Komuna non esistono; tutto è basato sul senso di responsabilità ed il rispetto verso gli altri, di ogni singolo Komunard. Questioni aperte vengono discusse tra un bicchiere e l’altro nelle riunioni, festosamente annunciate sulla bacheca nel corridoio accanto a depliant di Yoga misto con Flamenco e fusioni di Tablas indiani e Appenzeller Hackbrett.
In questo periodo la Komuna è abitata da 14 persone provenienti da 17 nazioni diverse, distribuite sulla Komuna de baixo e la Komuna de cima. Lo spirito di ospitalità portoghese induce però sempre a tenere un ospite in casa, che sia il senzatetto che passa per farsi la barba o il viaggiatore cronico non ancora pronto per tornare alle proprie radici, la porta è constantemente aperta.
Bene, visto che il tempo sta migliorando e oggi è domenica, mi recherò in spiaggia ad aspettare l’onda giusta. Buon proseguimento a tutti.

Stefan Festini Cucco

Flickr Photos

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