You are currently browsing the tag archive for the ‘ottica’ tag.

La lectio magistralis del Ministro Frattini a Trieste

Trieste. La nostra generazione è davvero indifferente alla politica? Rassegnati o semplicemente disinformati? L’8 marzo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha tenuto una lezione all’Università di Trieste sul tema “Dai Balcani all’Afghanistan quali lezioni per la comunità internazionale?”.

Segno positivo: aula magna piena. Il Rettore Francesco Peroni ha accolto il titolare della Farnesina con un certo compiacimento “perché – ha dichiarato il Magnifico – la
missione dell’Università è creare una coscienza civile”. Obiettivo: esercizio del dialogo.

Inizia la conferenza. “Negli anni ’90 – ha dichiarato il ministro – la guerra nei Balcani segnò il fallimento della comunità internazionale e la necessità di guardare avanti. Dopo la fine del bipolarismo – ha proseguito Frattini – l’unico metodo di azione è il multilateralismo, nell’ottica di una nuova governance globale”.
Filo rosso di tutta la conferenza la questione dei Balcani Occidentali. “Per la stabilizzazione dell’area – ha detto l’Onorevole – l’ingresso nell’UE è prioritario”. Frattini ha lanciato due messaggi politici importanti alla Bosnia Erzegovina, a rischio ghetto e frammentazione dopo gli accordi di Dayton (1995) che hanno spaccato il paese in due entità: “presentarsi in maniera unitaria all’Ue e liberalizzazione del regime dei visti in area Schengen”. Secondo il ministro inoltre, la Croazia entro l’anno potrà firmare i negoziati per diventare membro effettivo nel 2011.

A parte un vago riconoscimento alla vocazione europea del Kosovo, si glissa elegantemente sulla spinosa questione.

Ciò che conta è che l’Europa sia la guida politica nella partita dei Balcani. E il titolare della Farnesina sembra puntare particolarmente su un successo: il vertice dell’Unione Europea sui Balcani – un’iniziativa italiana – che si terrà a giugno a Sarajevo. Al summit si intende invitare anche Russia e Stati Uniti. L’Italia insomma vuole giocare un ruolo di primo piano nella partita. La conferenza a Sarajevo, indetta dai ministri degli esteri UE, sembra l’unica piattaforma legittimata per discutere i destini dei Balcani Occidentali.
Si sa, un Ministro è pieno di impegni, una vita sempre di corsa. Dopo la lectio magistralis c’è spazio solo per poche domande. Ma la percezione è di una vaga disabitudine da parte dei giovani a far sentire la propria voce. Certo, difficile appassionarsi di politica in
Italia. Pigri o sfiduciati? Forse è solo colpa del poco esercizio.

Lorenza Masè

Annunci

Il porto sepolto

Vi arriva il poeta
E poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto

G. Ungaretti

Poesia. Una parola intrigante, carica di significato, dolcemente riempita di emozioni, di aggettivi che la qualificano. Cos’è la poesia? Cosa la rende tale da essere considerata un magico punto d’incontro tra gli uomini? Questa la domanda centrale della conferenza svoltasi a Trieste il primo dicembre presso la Scuola Superiore di lingue moderne per Interpreti e Traduttori. Questa la domanda a cui ha risposto poeticamente Tahar Ben Jelloun, scrittore franco-marocchino, noto soprattutto per il suo impegno contro il razzismo. Tutto è stato meravigliosamente facile: ascoltare l’autore parlare di poesia, immergersi in quella dimensione, comprenderla. È stato tutto così piacevolmente normale senza quell’inquietudine iniziale che assale chiunque si cimenti con essa.

Poesia è magia, incanto. È amore e violenza nel medesimo istante. Essa è testimonianza, è secondo la definizione utilizzata da Pavese, l’espressione della condizione umana. La si ritrova in quel grido disperato perfettamente riconoscibile della sofferenza. Nel grido dei poeti francesi della Resistenza, come René Char ” J’ai difficulté de me rencontrer dans le fil de l’évidence”. Essa rappresenta l’uscita dall’isolamento, dall’emarginazione. Dov’è la poesia? Al di là del visibile. Impalpabile, ma c’è. Se ne sta in disparte con aria fintamente distaccata ma sempre pronta a catturare ognuno e a portarlo nel mondo del poeta sofferente, del poeta allegro, del poeta malinconico. Quel mondo così stranamente somigliante a quello reale perché la poesia si configura come una traccia, come un passaggio che regge il pesante emblema del mondo universale. Ben Jelloun mette in evidenza l’importanza di questa dimensione. La necessità di staccarsi da un’ottica che presuppone il limite dell’identità e delle diverse culture e civilizzazioni, sottolineato con notevole insistenza dal mondo occidentale. Il dovere di non interpretare in modo erroneo la condizione umana, di evitare la definizione e la catalogazione per sfuggire ad una generalizzazione e caricatura delle stesse culture. La poesia non delimita. La poesia è soltanto un’umile rivelazione dell’umano. Essa è mezzo di comunicazione universale. Non sopporta la debolezza ed è per questo che si annuncia con vitalità, con vigore. Non si serve di mezzi termini, perché odia l’ipocrisia. Il poeta non ha ispirazione. O scrive o non scrive. Esprime i suoi disagi, le sue gioie viscerali e ugualmente diventa portavoce del pathos dell’umanità.

Chi è il poeta? Ruolo difficile da definire. Non è un saggio. Non fa parte della schiera dei “sani”. Ma è colui che aggiunge alla propria vita un po’ di eccentrica follia, sperimenta il proprio io, sfida insistendo il mondo irreale della parola a cui non sa resistere…

L’autore accompagna il pubblico in questo mondo, lo fa citando poeti, riportando testi e afferma con forza l’elemento distintivo della dimensione poetica: “l’endourance”. La poesia resiste al tempo; al tempo incalzante, incurante della pausa, della riflessione, della tranquillità. La poesia si oppone al nuovo valore del mercato economico; non è distrutta dalla diffidenza e dall’indifferenza dell’editore. L’imperativo categorico di Ben Jelloun è “la poesia deve continuare”. Ed essa silenziosamente continua. Continua nelle note dei cantautori, nelle notti di due cari amici che timidamente leggono Prévert. Continua nella volontà dei traduttori di rendere accessibile il testo poetico a tutti. Permane nel sogno di molti, nell’anima di alcuni, nella penna di altri. Resta scritta violentemente in una pagina di appunti strappata che scivola delicatamente da un quaderno…cade a terra, viene raccolta, letta e portata via dall’io bisognoso che da lungo tempo cercava l’espressione delle sue parole incompiute.

Flickr Photos

Commenti recenti

Anulik su Armenia e Nagorno Karabak…
Edoardo Buonerba su Benvenuti al Sud
Fabione su Un piccolo riepilogo sulla…
marzia su Agenzie interinali
dott. Luca Campanott… su Il Friulano non è una lin…

Blog Stats

  • 11.378 hits
Annunci