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Tbilisi inciampa sugli gli oleo-gasdotti stesi dall’Occidente

Scavando dietro la versione semplificata che ci hanno servito i media occidentali durante la crisi georgiana di quest’estate, si scoprono molte ottime ragioni per solidarizzare con la Russia. Dal progetto di scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca, alle rivoluzioni colorate georgiana e ucraina; dallo spettacolare riarmo della Georgia (che in aprile aveva incrementato del 28% il suo bilancio militare), al programma di adesione delle due repubbliche alla Nato: queste dimostrazioni di forza (?) orchestrate dagli Usa si sono trasformate in altrettanti buoni pretesti per l’offensiva russa di quest’estate. È innegabile comunque che, togliendosi questi sassolini dalle scarpe, la Russia abbia in realtà agito in difesa di interessi ben più forti.
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A Cracovia non si vota. Qui, non votare è un po’ come farsi beffa della storia: solo sessant’anni fa, il “sistema” si era così ben organizzato che il totale dei voti bianchi o negativi e delle astensioni rappresentava sempre meno del 5%. Ma, questa volta, i cracoviani non eleggono. Leggono e basta. Sfogliano le Mani Sporche (2001-2007 così destra e sinistra si sono mangiate la II Repubblica, Barbacetto, Gomez e Travaglio, edizioni chiarelettere, dicembre 2007). Un malloppo di 930 pagine dettagliate, minuziose e attente per raccontare, fatto per fatto, gli ultimi 7 anni di politica all’italiana. Partendo dal 2001, da ‘Il ritorno del Cavaliere’ con al seguito un cumulo impressionante di carichi pendenti, nonché un intero capitolo di una sentenza denominato ‘I contatti tra Salvatore Riina e gli on.li Dell’Utri e Berlusconi’, quella con cui la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta condanna 39 boss di Cosa nostra per la strage di via d’Amelio, l’eccidio che costò la vita a Paolo Borsellino. Mani e conversazioni sporche. A destra e a sinistra. Come quelle delle intercettazioni telefoniche, poco politically correct e molto scurrili, tra il pio Fassino e il falco Consorte, sul tema della scalata “rossa” alla Bnl. Fino ad arrivare, nella seconda parte, al 2006, al ritorno del Professore con le sue ‘promesse da marinaio’, con un illuminante capitolo denominato ‘Clemenza ed Ingiustizia’, dimostratosi, a posteriori, profetico per la caduta del governo sotto i colpi del partito-famiglia accas(t)ato a Ceppaloni.

Il libro è dedicato, tra le altre, alla memoria di Enzo Biagi. In una recente intervista ad Omnibus (del 10 aprile) il Presidente dell’editto bulgaro ha condannato, ancora una volta, l’uso criminoso dell’attività giornalistica fatto oggi da Travaglio e, ieri, da altri (tra cui Santoro e lo stesso Biagi), non scordandosi, subito dopo, di specchiarsi come l’editore più liberale della storia Repubblicana. A Cracovia, all’epoca della cosiddetta “Democrazia Popolare” le principali libertà, di stampa, di riunione e religiosa erano garantite per via costituzionale. Tuttavia nei paesi sovietici tra teoria e prassi, c’era una grande differenza: il Partito. Oggi un altro spettro, quello della censura “democratica”, s’aggira per l’Italia. Per quanto ancora noi italiani ci specchieremo nella nostra immagine di democrazia? Per quanto saremo allodole, popolo della (presunta) libertà?

Davide Lessi

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