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Erano passate poco meno di 48 ore dalla prima devastante scossa quando, guardando distrattamente la tv mi capitò di vedere un servizio di Bruno Vespa sul terremoto in Abruzzo:dopo spettacolari e prolungate immagini dall’elicottero di città e paesi distrutti, il pezzo in questione finiva con un primo piano del giornalista davanti ad una casa interamente distrutta, in una mano il microfono, nell’altra un coniglio di peluche rosa estratto dalle macerie, il conduttore di porta a porta terminava con tono “commosso”domandandosi se la bambina che viveva in quella casa avrebbe mai potuto giocare di nuovo col suo coniglio. E’ solo uno dei tanti esempi di quello che amo definire come “sciacallaggio mediatico”, che nelle ultime settimane ha colpito (non fosse bastato il sisma) le zone terremotate dell’Abruzzo. Persone più “educate” di me chiamano questo modo di fare giornalismo in televisione come “Tv dell’emozione”: l’obiettivo è semplicemente quello di alzare gli ascolti propinando ai telespettatori immagini forti, storie pietose e casi umani, un repertorio di cui i teatri di grandi tragedie come questa non sono mai avari. Devo confessare che seguire servizi di questo tipo ha generato in me seri problemi come travasi di bile, irritazioni al fegato e meno scientifiche incazzature: questa morbosa e perversa ricerca della storia pietosa, tragica e strappalacrime da mandare in onda il più presto possibile è secondo me una forma ancor più meschina e schifosa di sciacallaggio verso le vittime del terremoto. Si è tanto parlato nei primi giorni dell’allarme sciacalli, e molte persone non volevano abbandonare le abitazioni proprio per paura che i ladri potessero entrarvi e rubare indisturbatamente tutto, ma nessuno ha parlato degli altri sciacalli, quei giornalisti e direttori di telegiornali, se si può definirli tali, che per fare carriera e audience sono disposti ad approfittare delle disgrazie altrui degradando l’informazione a semplice pettegolezzo ed invadenza nella vita e negli affetti di migliaia di persone. Si può definire giornalismo fare reportage colmi soltanto di domande idiote e inopportune, tipo chiedere a chi ha appena perso tutto come sta? Il confine tra il fare informazione ed il semplice invadere senza rispetto la vita altrui per poter raccontare delle storie e non per dare notizie, è stato più volte oltrepassato in questa tragedia nazionale. La fame di informazioni che giustamente si genera dopo avvenimenti di questa portata ha condotto i media ad eccessi ripugnanti, creando una sorta di gigantesco e macabro grande fratello in cui i protagonisti sono le vittime del sisma; più grave ancora è stato il fatto che servizi opinabili come questi abbiano trovato ampio spazio in tutti i notiziari nazionali, mentre si è volutamente parlato poco di quelle sarebbero dovute essere le vere notizie. Vi è sembrato per caso che si sia parlato abbastanza dei tempi e delle modalità della ricostruzione, delle inchieste sugli accertamenti di responsabilità per i crolli, del pericolo che le mafie infiltrandosi vincano gli appalti per la ricostruzione, del fatto che una nuova normativa antisismica esista dal 2005 ma non sia mai entrata in vigore perché sempre prorogata? Non penso che i drammi privati delle persone abbiano la stessa valenza per la sicurezza e il bene comuni né facciano cinicamente più notizia del pericolo di infiltrazione mafiosa e delle  responsabilità di qualche politico o costruttore nel crollo di edifici antisismici. Ma evidentemente alla Rai, a Mediaset e in qualsiasi altra rete televisiva non la pensano così; nell’epoca dei reality show seguiti da milioni di annoiati telespettatori, l’informazione si è adeguata in fretta al nuovo formato televisivo. Il risultato ce lo abbiamo sotto gli occhi: i tg in questo spasmodico tentativo di immortalare la realtà più cruda e “autentica” fin nei minimi particolari sono diventati più finti dell’isola dei famosi e di uomini e donne messi insieme. Si cercano storie tragiche, e poi ci pensa il giornalista a condire il tutto con un po’ di pietismo ipocrita. A mio avviso, una delle tante cose che la drammatica vicenda abruzzese ci ha ribadito più che insegnato è che in Italia nel modo di fare informazione si stanno sempre più perdendo di vista le notizie vere, importanti, e si sta sempre più volutamente dando risalto a pezzetti di notizie o a particolari che la notizia già contiene. È così che sappiamo a memoria le tristi storie di almeno un centinaio famiglie aquilane (quanti erano in famiglia, quanti fratelli, sorelle e cugini aveva Tizio prima del terremoto, in che via e a quale numero civico abitavano) ma non sappiamo ancora perché, se quelle sono sempre state zone sismiche sono stati costruiti edifici nuovi come l’ospedale dell’Aquila che alla prova dei fatti di antisismico non avevano nulla. Questo modo di informare è solo un tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da problemi molto più grandi e incombenti, ed il dato preoccupante è che sta funzionando a meraviglia.

Matteo Sulfaro

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Il nuovo Matrix esordisce con Erika e Omar, ed è subito audience

In tempi di crisi e di osannato ottimismo una merce che non svende è lo stupore, quanto più lo ricercano, sempre meno lo ottengono, in questa contrapposizione tra noi,  abituati spettatori, e loro, ingegnosi autori tv, o meglio tra noi, gli sbadigli, e loro, gli sbraiti. In effetti quando provo ancora piacere ad accenderla, lei, la tv, non posso dire di nutrire davvero delle aspettative di meraviglia e sorpresa, anche dai programmi che mi piace seguire in fondo, so già cosa mi aspetta, e forse li guardo proprio per quello. Ma accendendo il tubo catodico, soprattutto nelle prime serate, mi rendo conto che io di programmazione tv non ne capisco effettivamente un canale e chi invece su questa cosa ci guadagna il pane per vivere non la pensa come me e ha capito che lo stupore è il padre dell’audience.  Così di fronte a queste illuminanti deduzioni mi ritrovai sperduta in una seconda serata di inizio marzo con la Mussolini a Porta a Porta al grido di “A noi ci hanno rovinato le russe e il viagra” – era una puntata dedicata ai matrimoni misti- e su canale5 una fra le prime puntate di Matrix con la nuova conduzione di Alessio Vinci, che ha avuto la meglio sul mio senso dello stupore. Non so se lo schifo a cui ho assistito sarebbe stato egualmente nauseabondo con il vecchio padrone di casa, certo non è stata una puntata preparata in una settimana dal nuovo arrivato, quindi probabilmente sì, sarebbe stato simile anche con Mentana; ma per l’ex giornalista della CNN appena battezzato a Mediaset non è certo stato un passo in più verso il Pulitzer lasciare il giornalismo da inviato in putsch, guerre e bombardamenti e approdare in quello che sarebbe “l’approfondimento giornalistico” in antitesi a Vespa, soprattutto se il primo approccio è lo zoom sui volti di due ragazzi che nel 2001 erano per l’Italia della morbosa cronaca nera le due facce pixelate più osservate dai giornali, chiamate per nome dai tg Erika ed Omar.

Oggi nel 2009 quell’episodio forse lo si confonde nella memoria tra un Cogne e un Garlasco, e ci serviva un Matrix a togliere i pixel a distanza di otto anni, e a riportare sul banco degli imputati un processo in realtà finito,  galvanizzando per l’ennesima volta il giudizio della giuria popolare, per quell’ unico e ultimo appello in cassazione nella serata di canale5 mai messo in versione online a differenza delle altre puntate oggi visibili interamente sul sito. Forse il primo sintomo di pudore.

Comunque replicare qui ora le confessioni dei due “imputati” mandate in onda è inutile quanto malsano, e per non cadere in contraddizione con quanto detto sopra posso solo spiegare quanto e come in puntata sia stata alzata come non mai l’asticella del “trasmissibile in diretta nazionale” a scapito del “meritabile di un rispettoso silenzio”. Quindi attingendo da atti di un processo concluso e quindi pubblicabili, come letteralmente spiega Vinci in introduzione, sono stati messi in onda i colloqui con gli psicologi dei due allora 16enni condannati, con microfono e primo piano a telecamera fissa. Immagini private quanto pericolosamente deformabili, che mostrano dei ragazzi tranquilli  che raccontano al proprio psicologo particolari della famiglia di lei, della vita di coppia, del loro presente in carcere e a differenza di quanto siamo stati fino ad oggi abituati a vedere nella cronaca nera in tv, mancavano le solite manifestazioni di basso giornalismo (quali i pianti, i pentimenti manifesti, i singhiozzi etc.) in quei due volti, e questa assenza ha reso ancora più insolente e indelicata la scelta di renderli pubblici.  Infatti ovviamente il televoto del pubblico non ha aspettato a farsi sentire: mentre c’è questa ragazza, di 24 anni oggi, che si confessa a volte sorridente e lucida e racconta  quasi serenamente della propria madre al presente, c’è uno spettatore che punta il dito e non può fare a meno di pensare che quella è la stessa ragazza che l’ha uccisa. E questo porta ad un meccanismo agghiacciante di banali condanne gridate su internet nei commenti di diversi blog.

Ma purtroppo in studio a Matrix le due giornaliste e lo psicologo chiamati a  interpretare i filmati non si potevano dire di più spiccata sensibilità, soprattutto quando si sono sentite conclusioni e condanne sulle solite “responsabilità delle famiglie vuote e prive di affetto” , senza la minima percezione di star accusando una famiglia praticamente inesistente di una madre morta, di una figlia per questo in carcere, di un bambino di 11anni anch’egli ucciso e un padre vittima di questo dramma e di questa spudorata attenzione mediatica, che mi auguro solamente non stesse guardando la televisione.

Fin troppo rischioso e facile a questo punto cadere nella critica trita e ritrita al cattivo giornalismo e alla tv spazzatura, aggiungo solamente che di cronache nere ogni giorno mi nutro forzatamente, a volte con imprevista curiosità, dispiacendomene, non ne sono immune, anzi, ma persino con tale assuefazione sono riuscita a rimanere sconvolta, pardon stupita, da qualcosa che ancora è stata “di più” del resto, e quella sera gli stupiti sono stati molti, uno share del 18,04%, quindi si può dire un successo per chi sullo stupore ci aveva puntato.

Il resto di ciò che è successo in quella puntata di Matrix si può ancora trovare sul corriere online, davvero, nella sezione Spettacoli.

Gabriella De Domenico

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