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Un terremoto minaccia di riversarsi sulla politica italiana. Sono tanti, a sentire loro; sono moderni; e soprattutto, sono arrabbiati. A fine settembre si sono trovati tutti insieme in un prato fuori Cesena, in quella che è stata presentata agli occhi del mondo come una nuova Woodstock. Ma tranquilli, dimenticatevi il glorioso mantra sesso-droga-rock’n’roll; la nuova Woodstock è consistita nel raduno del movimento 5 Stelle, capitanato da Beppe Grillo. Una due giorni di musica, arte e comizi, che ha portato su un prato di Cesena circa centomila persone, centomila “rivoluzionari”, come li ha chiamati Grillo. Questo raduno offre sicuramente degli spunti di riflessione interessanti, e porta a chiedersi: Grillo si pone a fustigatore della politica, e a rivoluzionario; ma cosa dobbiamo aspettarci veramente da lui in questo autunno caldo? E’ un genio politico pronto a portare qualcosa di innovativo, o un furbo impostore?

Per prima cosa, non si può negare che Grillo abbia puntato sul cavallo corretto. Egli, con la sua verve polemica da comico senza peli sulla lingua, ha saputo percepire e raccogliere le voci di antipolitica e di rinnovamento che da anni emergono dalla società italiana. Da un po’ di tempo, però, il movimento è entrato in una nuova fase; non contento di scagliarsi solo a parole contro il sistema politico tutto, proponendo il superamento dei partiti e dei privilegi, ora ha deciso di entrare nell’agone politico, ponendo come obiettivo legittimo e raggiungibile quello di ottenere 10 deputati alle prossime legislative. La contraddizione è evidente: il movimento va contro i partiti, ma vuole giocare sul loro stesso terreno. Non basta un nome, movimento, a non trasformare i grillini in partito; se partecipano alle elezioni, se il loro obiettivo diventa quello di avere deputati in parlamento, è necessario un certo passaggio ad una forma partito, se non altro per recrutare i candidati.  Infatti, non si può dire che il PDL sia un organo strutturato e dotato di profondità di azione sul territorio; ma non si può affermare che queste sue caratteristiche non lo rendano un partito. Anzi, è un partito tanto meno democratico, quanto le decisioni riguardo al suo funzionamento sono prese solamente dal suo leader. Ora, vedo molto difficile che il Movimento 5 stelle non faccia la stessa fine, sottoposto alla scelta finale dei deputati da parte di Grillo. Perchè, se è vero che il comico assicura che la legge elettorale è una porcata e va modificata, come d’altronde buona parte delle persone dotate di intelletto sostengono da molto tempo, è altrettanto vero che per entrare in Parlamento bisogna giocare con le liste bloccate, e quindi Grillo può fare il buono e il cattivo tempo, proprio come uno qualsiasi dei vecchi politici criticati a Cesena.

Grillo però ha un grande merito: quello di sapere usare con maestria i mezzi di comunicazione contemporanei. Internet non ha più segreti per lui, e grazie alla rete riesce ad allargare sempre di più la sua schiera di seguaci insoddisfatti del sistema. Può essere questo visto come un uso dei media che porterà ad una maggiore democrazia? Non credo; vedo assai improbabile uno sviluppo di questo genere, perché comunque tutto il meccanismo fa capo al leader, che domina le idee del gruppo senza possibilità di contraddizione. Anzi, questa politica “diffusa” rende ancora più difficile mettere in discussione il leader, cioè Grillo, perchè la rete crea un pubblico amorfo, da cui pescare le teste più fedeli e lasciare perdere le altre.

Insomma, il movimento 5 stelle critica i meccanismi della politica, ma per veicolare il suo messaggio di critica ne utilizza gli stessi meccanismi, portandoli ad un nuovo livello.  Grillo non è diverso, non è nuovo rispetto a Berlusconi; è semplicemente arrivato dopo, ne ha potuto studiare la bravura e gli sbagli e, ora che ha studiato, ne approfitta per ottenere gloria come novello Messia. Questo è dimostrato da un’ultima considerazione: in un momento in cui la vera opposizione al sistema politico attuale sarebbe spingere ad una riflessione precisa e preparata sulle vere priorità del Paese, Grillo si limita a criticare, ad urlare. Il programma del movimento esiste, e ad onor del vero ha anche proposte interessanti, in particolare sull’ambiente. Ma insieme ad esse sono presenti molte dichiarazioni generiche, populiste, simili,anche se di segno opposto, a quelle a cui ci ha ormai abituato la Lega. Questo non significa che poi, una volta nelle stanze del potere, i grillini non sappiano il fatto loro, e non prendano inziative degne di nota; basta pensare a David Borrelli, candidato governatore del movimento alle ultime regionali in Veneto, e consigliere comunale a Treviso. Ma quello che appare desolante è vedere come in realtà sia proprio a livello di comunicazione nulla cambi; Grillo dice di voler fare la rivoluzione, e di cambiare la politica, ma poi è il primo a rivolgersi alle grida e alla trivialità nel discorso politico. Invece, l’unica vera rivoluzione nella politica italiana di questi anni sarebbe portata da chi veramente smettesse di urlare e ci invitasse ad ascoltare, ad approfondire i problemi, ad affrontarli dopo esserci preparati bene su di essi. Di Woodstock ne abbiamo già tante, e si vede quanto male sono usate; ora è il tempo di tornare all’Opera, e di scoprire quanto bella può essere.

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Il Preside Gabassi al responsabile della Farnesina: “Benvenuto a bordo Ministro”

Gorizia e Friuli Venezia Giulia strategici come porta sui Balcani e avanguardia europea d’integrazione

“Queste sono una Regione ed una città all’avanguardia nello sfruttare il meccanismo di Euroregione e abbiamo fatto le leggi che possono concretizzare tale vocazione”: lo ha dichiarato a “Sconfinare” il Ministro per gli Affari Esteri, Franco Frattini, nella sul intervento al SID per l’International Desk, Conferenza Intergovernativa di 12 Paesi dedicata all’area balcanica. “Nel 2008 – ha spiegato il Capo della Farnesina – per prima cosa dicemmo a Tondo: l’Italia darà al Friuli Venezia Giulia un quadro per creare la prima Euroregione in Europa. La vostra regione sarà l’esempio formale ed esplicito in tema di sviluppo e di frontiere fra tre Paesi e questa entità comprenderà molte regioni: due qui in Italia e altre in Slovenia e Austria. Abbiamo già realizzato un’iniziativa di Euroregione con un gruppo di collaborazione transfrontaliera fra città; prima in tutta Europa: Gorizia con il sindaco Ettore Romoli che ha adottato una formale iniziativa con Nova Gorica e altre città. Questo “Gruppo europeo collaborazione territoriale”, come è stato denominato, è il primo esempio in assoluto in Europa di collaborazione tra città di Stati diversi”. E’ stata una risposta l’esaustiva quella del Ministro Frattini, al nostro interrogativo sulla vicinanza, sia in termini di intenti, sia di tempo, al compimento del progetto di Euroregione e significativo è stato il luogo in cui è stata pronunciata, in quanto il titolare del dicastero degli Affari Esteri, nella sua visita all’Università di Trieste, ha voluto infatti raggiungere Gorizia e incontrare gli studenti che costituiranno il futuro della nostra Diplomazia. Nell’Aula Magna del SID, per una discussione sul futuro dei Balcani, il Ministro ha sottolineato che “Balcani vuol dire guardare all’Est europeo che condivide valori, principi e rilancio economico ed è molto importante anche per questa regione e questa città”. Con queste parole il Ministro Frattini ha quindi indicato una linea che rilancia anche il ruolo della nostra Università , oltre che del Goriziano in generale, nel delicato processo di apertura ai Balcani. “Essere a Gorizia per voi, carissimi studenti, è un particolare piacere” – ha infatti rimarcato il Ministro, ricordando poi che “molti giovani e bravissimi funzionari dell’UE sono di qui e li ho incontrati nella mia esperienza europea”. Non sono mancate le congratulazioni da parte dell’onorevole Frattini, che ha proseguito ribadendo “l’importanza dell’immagine della città e del corso di laurea” e affermando che “la vostra capacità e di quella dei vostri professori rappresentano nelle Istituzioni europee che ho conosciuto un segmento importante di efficienza”.

All’evento si sono uniti al Ministro il Presidente della Regione Tondo sostenitore dell’Euroregione, con l’Assessore regionale a pianificazione, autonomie e relazioni internazionali e comunitarie: la nostra ex studentessa Federica Seganti

Dopo l’intervento del Ministro Frattini, con il quale gli studenti sono anche stati informati dei prossimi appuntamenti italiani in agenda sul tema dell’integrazione dei Balcani in Unione Europea, la parola è passata al pubblico in sala e le domande degli studenti non si sono fatte attendere. In un’aula magna gremita di siddini, professori e media nazionali, l’on. Frattini è stato interpellato sull’impegno italiano in Darfur e sul ruolo del nostro Paese nelle dinamiche politiche NATO nei Balcani. Il Ministro ha portato la sua esperienza dal vivo sulle missione umanitarie nel Darfur e tessuto le lodi dei nostri medici impegnati sul campo. “In una zona di crisi che ha mostrato i limiti della comunità internazionale – ha detto – l’Italia ha sostenuto la riconciliazione interna. Abbiamo portato una rete di sale operatorie dove medici italiani eseguono interventi spesse volte eccezionali addirittura impiantando protesi d’avanguardia che ridanno arti ai bambini mutilati consentendo loro persino di giocare a pallone e siamo gli unici in Europa”.

Il Ministro ha poi esposto le prossime tappe del piano italiano per l’integrazione balcanica nell’UE: “Quest’anno non va sprecato – ha spiegato – e la liberalizzazione dei visti va fatata nel 2010, senza aspettare le elezioni. Si sta lavorando per la transizione dall’ufficio dell’Alto rappresentante ad una struttura che meglio rispetti i bisogni europei in Bosnia e l’Italia sta promuovendo un tavolo di lavoro che presto si aprirà in Canada, insieme a Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna ed il Canada stesso; poi solo all’interno dell’Unione Europea: segno della crescente presa di posizione politica dell’UE. Non sarà un anno di stallo – ha assicurato Frattini – la Bosnia e l’UE non possono permettersi di perdere altro tempo”.

L’incontro, seguito dalle istituzioni e dai media nazionali, è stato un’opportunità unica per gli studenti per conoscere di persona la figura del loro possibile futuro datore di lavoro; non è la prima volta che il SID ospita personalità di quel calibro, come ha spiegato il Preside all’inizio della conferenza e non sarà l’ultima.

Fra gli studenti un po’ di malumore per l’incertezza sul programma definitivo. Voci di Frattini che si ferma a pranzo in ateneo sono corse per l’intera mattinata, rivelandosi poi false. L’agenda del Ministro, infatti, prevedeva l’immediata partenza per Trieste per l’incontro con i colleghi di Scienze politiche.

Molti studenti hanno apprezzato il fatto che il ministro si sia fermato a Gorizia di sua volontà, ascoltando le richieste degli studenti che consci dell’importanza di questa università si domandavano perché solo Trieste sarebbe stata coinvolta nella visita dell’on. Frattini. Il Ministro ha invece dato un importante segno della vicinanza fra le istituzioni e il nostro ateneo, che ha sempre coinvolto nei suoi eventi personaggi fondamentali del mondo politico, economico e militare internazionale.

Insomma, fra plausi e critiche, spesse volte più politicizzate che ragionate, l’evento è comunque riuscito al meglio, dando all’università un pezzetto in più di prestigio e al Ministro l’occasione di conoscere il luogo d’eccellenza che forma i ” bravissimi funzionari” che in Commissione Europea avvicinano la nostra Regione al sogno di una vera e completa unità politica europea.

Daniele Cozzi

E’ successo davvero! Il 9 marzo! Giuro! Fatevelo raccontare! In piena assemblea! Il capitano ha detto che se qui non ci piace siamo liberi di andarcene! E lasciare la barca! Bella forza! Ma non sapeva che qui è pieno di Iceberg! Evidentemente no! Da qualcosa avremmo potuto capirlo però! E’ stato troppo facile salirci! E non tutti erano convinti! Gli ufficiali più furbi se n’erano già andati da un pezzo! Per non parlare dei ricchi! Quelli si sono presi le scialuppe più veloci! Verso qualche nuova città all’estero! E i topi! I topi sono sempre i più svegli quando si tratta di andare a picco! Capiscono subito da che parte tira l’aria! Sissignore! Ma noi no! Noi siamo rimasti! Noi abbiamo avuto fiducia! Vorremmo solo che il Titanic a New York ora ci arrivasse! Non siamo capaci di saltare! E l’acqua è gelata! Non ci sono alternative! Ma il capitano non può virare! No! Però il capitano ha detto che siamo liberi di andarcene se così ci fa piacere! Grazie tante! Ma io ho pagato per arrivare fino a New York!

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Centinaia di richiedenti asilo passano per la città e diventano gli “invisibili della Caritas”. Reportage

A Gorizia è facile per uno studente sentirsi un po’ fuori luogo, le giornate sono appesantite da un ambiente un po’ spento e burbero. Le ferite di un confine opprimente sono riuscite a chiudere in sé stessa una città che la geografia e la storia hanno voluto ponte fra realtà diverse.

Per scoprire un angolo di mondo accogliente, sorridente e multiculturale, basta però fare un salto alla Caritas diocesana. Entrando non te l’aspetti, sei accolto da un ingresso in penombra e da odori che il naso non vorrebbe respirare. Presto però voci, volti indaffarati e accoglienti compaiono a ogni porta, e svanisce dal visitatore spaesato ogni senso di imbarazzo.

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Mentre ancora sono seduto sul treno che mi sta velocemente trasportando verso la mia destinazione, mi perdo nel fantasticare dinanzi ad un paesaggio dalle sfumature cromatiche accese ed eccentriche, una sorta di tavolozza un po’ troppo disordinata, dove ogni colore ne abbraccia timidamente un altro. Una voce metallica, che di umano ha oramai ben poco, annuncia la prossima fermata: Ferrara. E’ la mia. Leggi il seguito di questo post »

Ci siamo. Sconfinare tra pochi giorni non significherà più attraversare un valico, ma semplicemente camminare lungo una strada, magari via San Gabriele, e senza accorgersene ritrovarsi in un altro Stato, in Slovenia. La mezzanotte di giovedì 20 dicembre segnerà una svolta per la città, per i goriziani e per chi di Gorizia ha fatto la sua seconda residenza, come gli autori degli articoli di questo numero di “Sconfinare”. Un numero dedicato in gran parte – e non poteva essere altrimenti – all’ingresso della Slovenia nell’area Schengen e alla caduta dei confini. Un evento che porta con sé anche una scia di polemiche. Prima su quello che da molti è stato considerato uno “scippo” da parte di Trieste, ovvero  il trasferimento da Gorizia a Rabuiese della manifestazione ufficiale. Poi l’incertezza, fino all’ultimo minuto, sul programma di festeggiamenti che la città avrebbe offerto. Nell’attesa della mezzanotte del 20 dicembre, già con qualche settimana di anticipo hanno preso il via – almeno da parte slovena – i lavori di smantellamento delle vecchie garitte della polizia. Pezzi di lamiera, finestre, cemento sono finiti nei cassonetti, nei kosovni odpadki, che al valico di Sant’Andrea hanno segnato per qualche giorno la linea di confine fra Italia e Slovenia.

Annalisa Turel

Flickr Photos

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