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Pubblichiamo una lettera inviataci da un lettore in seguito all’uscita dell’articolo “Foibe: tra verità e polemica” sul numero del maggio scorso. Eventuali repliche verranno pubblicate nel prossimo numero. Scrivete a sconfinare@gmail.com

Care amiche ed amici di “Sconfinare”, innanzi tutto mi presento; sono Alessandro Perrone, consigliere provinciale eletto nelle liste del PdCI, partito del quale sono anche responsabile provinciale, in quella sede ho avuto modo di conoscere il vostro giornale universitario (il numero 1 del maggio scorso), pur in ritardo voglio complimentarmi con voi per l’eccellente lavoro e l’innovativo “taglio” della rivista, vi auguro di poter continuare con la bravura e l’entusiasmo di questo numero.

Come avrete letto dall’oggetto, intendo portare il mio contributo riguardo all’ottimo articolo “Foibe: tra verità e polemica” di Athena Tomasini e Antonio Ferrara, poiché anche loro, malgrado l’impostazione corretta e distaccata sull’argomento, sono caduti sull’errore di proporre la lista di nomi pubblicata dalla stampa locale alla fine dello scorso inverno sotto la cornice del tema delle foibe in quando così non è, ciò fatto salvo naturalmente il rispetto per ogni vita umana e nei confronti dei morti sotto ogni bandiera.

Gli stessi redattori in prima pagina accennano al fatto che è impossibile calcolare il numero esatto dei deportati e come questi morirono in seguito (infatti, come si evince anche dalla lista molti deportati nei luoghi di prigionia morirono in seguito per malattie soprattutto dovute al contagio da tifo).
Nell’elenco pubblicato dalla stampa locale su circa 1100 persone 110 sono i nominativi di persone rientrate dalla prigionia, fatto che nessuno ha segnalato all’opinione pubblica, poiché è difficile spiegare come mai dei “martiri dell’italianità” eliminati, appunto, in quanto italiani, possano poi ritornare a casa dalla prigionia nelle mani dei slavo-comunisti.

Inoltre ben 149 persone morte prima del 1/5/45, quindi in periodo bellico, in queste zone, dove vigeva l’amministrazione tedesca, sostituitasi a quella italiana con il bene placido dei repubblichini di Salò, sotto il nome di : Zona d’operazione “Litorale Adriatico” o meglio “Adriatisches Küstenland”, la guerra fini solo il 1° maggio del 1945.

Altri 500 sono nominativi non di “deportati” goriziani, ma di militari (provenienti da tutta Italia) appartenenti a formazioni italiane collaborazioniste che erano di stanza nell’ex provincia di Gorizia (i bersaglieri del battaglione “Mussolini”, ad esempio sono stati fatti prigionieri nella zona di Tolmino, mentre il battaglione costiero nella zona di Cal di Canale), compaiono anche 33 “domobranzi”, che non erano una formazione italiana, ma di sloveni inquadrati come “freiwillige” (cioè volontari) nell’esercito del Reich .

Troviamo anche 38 nominativi d’arrestati nella zona di Monfalcone, ed alla fine, dei “deportati civili” da Gorizia ci rimane un elenco di circa 200 nomi, dei quali, se leggiamo le qualifiche indicate, scopriamo che molti erano squadristi, funzionari del Fascio e gerarchi, alcune donne erano
ausiliarie della contraerea (quindi militari da ogni punto di vista), altri ancora collaborazionisti con la polizia nazista e via di seguito tutti soggetti alle leggi di guerra e per questo imprigionati ed in quanto nemici passibili di morte.

Un discorso a parte va fatto per i carabinieri indicati nell’elenco: ricordiamo che l’Arma dei Carabinieri fu sciolta, nell’Adriatisches Küstenland, per ordine dei comandi germanici, con decorrenza 25 luglio 1944.

I carabinieri furono quindi inquadrati in altre formazioni collaborazioniste: generalmente nella Milizia Difesa Territoriale, cioè il corrispettivo della Guardia Nazionale Repubblicana della Repubblica di Salò.

Altri carabinieri furono inquadrati negli organismi di polizia (sempre soggetta al comando germanico), tuttavia mantenendo una relativa autonomia soprattutto nei piccoli centri, però i carabinieri che si rifiutarono di essere inquadrati nelle formazioni militari soggette al Reich, perché ritenevano ancora valido il proprio giuramento di fedeltà al Regno d’Italia, furono deportati nei lager germanici dove molti persero la vita.

Ovviamente queste precisazioni non cambiano il senso del dramma patito dalle popolazioni di queste terre, soprattutto dalle famiglie dei deportati che non hanno mai saputo quale fine abbiano fatto i loro congiunti; tuttavia una cosa è certa, almeno a mio (ma non solo) parere, la responsabilità di tutto questo è attribuibile al fascismo e della monarchia, per l’aver da prima tentato la nazionalizzazione di sloveni e croati, poi puntato al loro annientamento attraverso l’aggressione militare in alleanza con i nazisti, queste precondizioni hanno prodotto un concatenamento di fatti, di volta in volta più terribili e sanguinosi, ai quali nessuna parte s’è sottratta.

In fine riguardo le liste dei deportai, come fatto di due redattori c’è il dubbio sul come siano state pubblicate e il perchè siano state consegnate alla signora Morassi in quanto figlia di un deportato, che a sua volta le ha consegnate alla Prefettura, la quale le ha trattenute per circa tre masi e fatte pubblicare alla vigilia delle elezioni.

Monfalcone, 12 luglio 2006

Alessandro Perrone

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Consideri il lettore lo sbarco di un extraterrestre sul suolo italico. Consideri che esso coincida con l’infuriare sul nostro suolo della tristemente famosa campagna elettorale del 2006. Si valuti anche l’assoluta estraneità del nostro ospite a vicende di partiti, partitini, partitoni, giochi, alleanze e tradimenti. Poco informato su coalizioni, programmi, sondaggi, trame e botteghe oscure. Si consideri che non abbia mai guardato Porta a Porta. Consideri il lettore, dunque, il suo arrivo e la sua reazione di fronte allo scempio di quell’evento. Ché se si vuole solo tentare di capire fino a che punto il bel Paese si sia trascinato, forse può essere utile levare i paraocchi del “tanto è sempre stato così”. Uscire per un attimo dai panni impolverati dell’italiano disilluso per ritrovarsi in quelli nuovi, vergini, di chi ancora non ha avuto tempo per disaffezionarsi. Il nostro amico iperspaziale che voglia mettersi al corrente si troverebbe davanti a fenomeni strani, “cose dell’altro mondo” penserebbe. Gli avevano detto che la politica è composizione d’interessi. O almeno un tentativo in tal senso. Gli avevano detto che lo scopo del gioco dovrebbe essere comune a tutti, il bene dello stato, più o meno. Gli avevano detto anche che per campagna elettorale s’intende la presentazione di un disegno politico e di un ideale, associata ad un’opera di convincimento della gente a sottoscriverli. Nessuno gli aveva parlato di astuzie, mezzucci e insulti. Due minuti in Italia e l’extraterrestre si rende conto che gli sono state dette falsità. Due giorni e comincia ad appassionarsi alla conditissima telenovela dei due schieramenti. Due settimane e si è bell’e dimenticato di ciò che gli avevano spiegato. Politica ha ormai il ben più accattivante significato di conflitto e la campagna elettorale non è che l’epico, necessario campo di battaglia della fatal contesa. Ne rimarrà soltanto uno. Cambio di prospettiva non da poco, così ben assimilato che nemmeno l’extraterrestre ricorda di averne mai avuta un’altra. Figuriamoci chi extraterrestre non lo è…Ordinaria è ormai la denigrazione dell’avversario e del suo programma piuttosto che l’esaltazione del proprio; allo stesso modo scontata è la fin troppo semplice arte manipolativa che muta episodi da prima pagina in sassolini da far pesare sulla bilancia dell’opinione pubblica. Tuttavia l’uso d’insulti riferiti non solo ad una fazione politica ma estesi all’intero elettorato che a quella fazione fa riferimento, dovrebbe almeno far arricciare il naso. Metà Italia. E invece tutto scivola
perché è il sangue che si vuole, gli elettori ne hanno piene le scatole di confronti tv alla camomilla. Non è certo un fenomeno nuovo; anche le
elezioni del 96 e la campagna elettorale che le precedette furono al vetriolo. Stesso verdetto politico, stessi protagonisti, stesse tattiche, stessi toni da curva nord, spesso stessi insulti. Stessa ambizione di conquistare un riconoscimento d’eccezionale rilevanza solo perché si è
meno peggio degli altri. Esistere in quanto opposto all’altro, il nemico da rifuggere. Dunque via a maccartismi reinventati e ad anacronistiche cacce alle streghe. Poco importa se non credete in noi, basta che votiate contro di loro. Tutto ciò vissuto come il caffè al mattino e il campionato la La Campagna Elettorale 2006 vista a posteriori. Cronache marziane sul voto italiano domenica: la più scontata delle normalità. Polpettone già visto: due eserciti in campo, un unico vincitore, evitabile qualsiasi composizione degli interessi, lotta dura senza paura, il riconoscimento del vincitore è un’eventualità da non considerare. Mai. Il conflitto cresce d’intensità, i civili si stringono attorno al loro esercito. Dagli al nemico….Il vero problema è che in Italia se il nemico non è l’altro, sono io.

Davide Goruppi

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