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Da buon studente di relazioni internazionali, durante il mese in Russia non ho saputo resistere alla tentazione di discutere delle vicende che affliggono la Russia: della “guerra e pace” con la Georgia, del rapporto UE-Russia ma soprattutto della questione democratica. È stato un dialogo molto interessante, sia perché privo delle distorsioni e semplificazioni a cui i mass media ci hanno ormai abituato, sia perché la maggior parte dei ragazzi russi che abbiamo conosciuto avevano già fatto numerosi viaggi in Europa e conoscevano la realtà delle democrazie occidentali (e conoscevano quindi anche ciò che i media “ufficiali” russi tacciono o distorcono).
Storicamente la Russia non ha mai conosciuto una vera democrazia, perché è passata dall’assolutismo degli Zar al totalitarismo del regime comunista. Quello che accomuna queste due realtà apparentemente così diverse è l’idea imperiale, un’idea da sempre parte integrante della cultura russa: idea d’altra parte evidentemente inconciliabile con una cultura democratica.
Se vogliamo considerare quello di Putin un governo autoritario, allora bisogna concludere che la Russia ha vissuto solo 10 anni di democrazia, durante gli anni ’90. Bene, per la Russia e soprattutto per i russi gli anni ’90 sono stati gli anni peggiori negli ultimi 2 secoli: molti hanno conosciuto la fame, anche fra i genitori dei nostri amici russi, e la Russia ha perso ogni influenza a livello internazionale. È certamente una semplificazione eccessiva dire che la colpa di tutto ciò sia da attribuire alla democrazia (nominale) di quegli anni, però certamente questa è l’impressione più diffusa in Russia.
Parlando con i ragazzi russi, la sensazione che ho avuto è che il popolo russo abbia una scala di valori molto diversa da quella occidentale: il valore e fine ultimo non è la libertà, ma piuttosto la stabilità. Tutti i russi sono coscienti che il loro paese è estremamente fragile e che un potere centrale forte è necessario per evitare che l’unità statale crolli come un castello di carte; questa convinzione è parte integrante della cultura russa ed ha origine fin dal XVI secolo, con Pietro il Grande, non è certamente un invenzione di Putin per accrescere il proprio consenso. Questo punto è spesso omesso in Occidente: si ha infatti l’impressione che la popolazione russa sia totalmente asservita, che non osi esprimere il proprio dissenso solo per paura. In verità, c’è molto di più dietro il larghissimo consenso di cui gode Putin: non solo ignoranza e paura, ma anche tradizioni culturali e sentimenti diverse dalle nostre. Anche questo è multiculturalismo, fuori dai soliti cliché.
Federico Faleschini
federico.faleschini@sconfinare.net

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Tbilisi inciampa sugli gli oleo-gasdotti stesi dall’Occidente

Scavando dietro la versione semplificata che ci hanno servito i media occidentali durante la crisi georgiana di quest’estate, si scoprono molte ottime ragioni per solidarizzare con la Russia. Dal progetto di scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca, alle rivoluzioni colorate georgiana e ucraina; dallo spettacolare riarmo della Georgia (che in aprile aveva incrementato del 28% il suo bilancio militare), al programma di adesione delle due repubbliche alla Nato: queste dimostrazioni di forza (?) orchestrate dagli Usa si sono trasformate in altrettanti buoni pretesti per l’offensiva russa di quest’estate. È innegabile comunque che, togliendosi questi sassolini dalle scarpe, la Russia abbia in realtà agito in difesa di interessi ben più forti.
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Pordenonelegge.it Vladimir Bukovskij je razložil, da čaka Rusijo še dolga pot do demokracije

24. septembra na predavanju, ki ga je organiziralo zdrušenje La cifra v sklopu Pordenonelegge.it (Pordenone bere) je profesor Bukovskij izrazil, da je utrujen in potrt. Utrujen pripovedovati Zahodu, za katerega meni, da je zelo oddaljen, o svojih izkušnjah in o sedanji ter o pretekli Rusiji. Potem, ko je preživel 12 let v gulagih, zaradi nasprotovanja sovjetskemu režimu in potem ko so ga zamenjali s čilenskim komunističnim leaderjem Corvala leta 1976, se je bivši sovjetski nasprotnik preselil v Cambridge, kjer še vedno poučuje politične vede. Na srečanju – konferenci v Pordenonu z naslovom Rusija in Evropa po padcu berlinskega zidu, je Bukovskij obtožil sedanjo stanje v Rusiji in hinavstvo Evropskih držav, ko so dobrohotno sprejele predsedništvo Vladimirja Putina. Leta 2000, ko je Putin dosegel svojo prvo zmago na predsedniških volitvah, so mu vsi predstavniki zahodnih vlad hitro čestitali in ga sprejeli ter orisali kot nosilca sprememb v Rusiji. Bukovskij pa je že tedaj vedel, da v resnici ne bo prišlo do sprememb. Pričakoval ni nič dobrega s strani bivšega častnika KGB-ja in provincialnega intelektualca, ki ga je Boris Jelcin imenoval za svojega delfina proti koncu 90 let. Pravzaprav si je tedanji ruski predsednik hotel zagotoviti politično imuniteto in prav zaradi tega si je izbral Putina, potem ko mu je bilo popolnoma nemogoče obvladati tedanjo politično dogajanje. Bukovskij meni, da je, dandanes s Putinom, senca sovjetskega totalitarizma še vedno realnost. In to tudi, ker 80% vrhov ruskih institucij je v rokah bivših predstavnikov in članov KGB-ja, tajnega državnega aparata, ki se danes samo skriva pod novim imenom FSB-ja. V resnici komunizem v Rusiji ni popolnoma propadel leta 1991, ker sovjetsko mišljenje je še danes živo in tudi ker v Rusiji se ni nikoli vršil proces, ki bi spodbudil sprembo. Povedati je treba, da je svet prehitro napovedal konec hladne vojne in predvsem prehitro sprejel novega ekonomskega partnerja. Tako, v ekonomskem kaosu, je bogastvo države padlo v roke krute in brezsrčne ekonomske oligarkije, ki ima močan vpliv na vlado, medtem ko je slednja ostala v rokah vodilnega sistema, ki ga sestavljajo ministrstvo za notranje zadeve, KGB oz. FSB in tajna policija. Torej po mnenju Bukovskijega se skuša v Rusiji obnoviti sovjetski režim. Poskus nima ničesar ideološkega in predstavlja samo voljo, da bi Rusija ponovno postala svetovno priznana politična in ekonomska sila. Vodilni politični predstavniki se shizofrenično obnašajo: na eni strani stalno kršijo človekove pravice, na drugi pa bi radi pokazali Evropi demokratično in civilno državo. Operacija, nemogoča v zvezi z ekonomijo in nadzorom ozemlja, žanje velike uspehe pri koncentraciji moči, represiji čečenske neodvisnosti, korupciji političnih predstavnikov in pri spreminjanju volilnih izidov v prid oblasti. Javno mnenje je pod stalnim nadzorom z omejitvijo pravice do prostega izražanja, s stalnim ustrahovanjem ali celo z umorom tistih, ke se z vlado ne strinjajo.

Zaradi zgoraj omenjenih razlogov umor častnice Anne Politkovskaye dne 7. oktobra ni Bukovskijega presenetil. Gotovo pa ga je ta dogodek presunil, tako kot milijone drugih prebivalcev Rusije, ki so naveličani, prav tako kot on, vse te pokvarjenosti. Iz konference se je dalo razumeti, da profesorja ne preseneti toliko, tisto kar se vsak dan dogaja v Rusiji, temveč predvsem hinavsto in brezbrižje sveta pred rusko realnostjo. Sprašuje se, kako je mogoče, da svetovni leaderji ne prepoznajo ruske vlade kot diktatorske in kako to, da se še vedno prilizujejo njenemu vladarju. Pri vsem tem je v Rusiji otroška umrljivost na ravni brazilske, srednja življenjska doba je 55 let in onesnaževanje prinaša hude posledice na zdravje novih generacij. Tako osebnosti kot Vladimir Bukovskij, kljub minevanju časa in političnim spremembam se še vedno čutijo in smatrajo za disidente.

Prevedel Samuele Zeriali

E’evidente che l’Italia e la Russia sono due paesi difficilmente comparabili. E non solo perché il nostro primo ministro è un cattolico bacchettone, mentre il loro presidente si lascia andare ad apprezzamenti su stupratori e simili. Una delle tante differenze, forse più pregnanti, sta nello sviluppo della coscienza politica di quella che, con una formuletta magica, quasi onnicomprensiva, viene chiamata “società civile”. Per numerose ragioni, in primo luogo di tipo storico, questa benedetta società civile, in Russia, non ha mai trovato un terreno fertile. E nemmeno dalle ceneri del regime sembra che sia sorto l’humus necessario. Del resto, è storia di questo inverno, Putin ha fatto approvare una legge per cui una ong può essere chiusa d’arbitrio se si dimostra irrispettosa verso il potere.

Membro attivo di un’ong è Sasha Philippova: trent’anni, sposata con una figlia di nove, lavora come impiegata presso un’azienda privata e vive a Cheboksary, in Chuvasha. Ho avuto la fortuna di conoscerla quest’inverno, partecipando ad un campo da lei organizzato nella sua città. Le ho chiesto cosa pensava del suo paese, dopo l’omicidio della Politkovskaya.

La sua e-mail è più disillusa di un industriale di fronte al governo. Inizia affermando che in Russia non c’è alcuna democrazia. Per sottolineare, nemmeno mezza riga dopo, la sua lontananza dalla politica. Dice:”So solo che la politica non è mai buona. E che i politici usano il proprio potere a fini personali. La scorsa settimana c’erano le elezioni in Chuvashia. Non sono nemmeno andata a votare, perché non ci credo. Davvero, qua è meglio starne fuori”. Successivamente, afferma:”Per me è difficile scrivere qualcosa di negativo riguardo alla Russia: è come una madre che, per quanto cattiva, continui ad amare”. La soluzione che Sasha ha trovato è un impegno diretto, slegato da qualsiasi tipo di pensiero politico strutturato, tramite la sua associazione. Organizza infatti dei campi di volontariato, volti a far socializzare gli studenti russi con dei ragazzi stranieri. E riesce a creare un clima di rispetto reciproco e di vicinanza fra le diverse culture davvero singolare. A me pare evidente che, dietro la stessa natura del campo, si possa rintracciare un’attitudine ben definita, in tempi di chiusura e sospetto come questi. Per lo meno, un embrione di attivismo politico. Il problema è che, quando si cerca di spostare questo impegno dal piano puramente idealistico a quello politico, portandolo sulla realtà russa, ci si scontra contro un muro. Doppiamente difficile da scavalcare, perché alla disillusione si unisce l’influenza del controllo mediatico. Ricordo ancora delle discussioni sulla Cecenia con una ragazza da poco laureata. Niente da fare, continuava a ripetere che l’intervento russo è giustificato, perché bisogna pur difendersi dai ceceni che ammazzano i bambini. Sembrava la parodia di Berlusca che rispolvera i bambini bolliti dai comunisti. Solo che lei era sincera. E da una marea di stronzate del genere nasce il supporto alla guerra, che così tante limitazioni della libertà ha giustificato. Abbiamo avuto molte altre discussioni del genere: noi stranieri non ci spiegavamo come i russi non volessero reagire alla decisione di Putin di nominare direttamente il governatore della Chuvasha, con la solita scusa di dover rafforzare il potere centrale, per questioni di sicurezza. Niente, o la buttavano sul ridere, o allargavano le braccia. Giusto per rendere l’idea della situazione, appena rientrato in Italia, ho letto che un imprenditore di Cheboksary è stato arrestato per impedirgli di presentarsi contro al governatore in carica. Guarda caso, è stato rilasciato non appena sono scaduti i termini per la candidatura.

Ecco, quello che mi ha maggiormente colpito è che una disillusione così forte non viene da un vecchio nato e cresciuto sotto il regime sovietico; ma da una persona abbastanza giovane da aver sfiorato l’URSS e sufficientemente vecchia per essere già disgustata della nuova Russia.

Andrea Luchetta

L’omicidio della giornalista:un chiaro segnale di minaccia della libertà di stampa

 

Uno dei diritti fondamentali su cui poggia ogni democrazia è stato violato:il diritto all’opinione, alla parola, all’espressione. Il 7 ottobre non solo è stata zittita una giornalista “scomoda”, quel giorno la Russia ha mostrato al mondo quel lato più oscuro di sé, quello di un paese in cui i diritti e le libertà dei cittadini vengono troppo spesso e facilmente negati.

Anna Politkovskaja si dimostrò da subito una cronista onesta e curiosa che abbracciando le libertà della perestrojka approdò alla stampa indipendente: prima con la Obshaja Gazeta, poi con la Novaja Gazeta. Ma dal momento in cui i nuovi paesi dell’Unione Sovietica cominciarono a camminare sulle proprie gambe, non tardarono a scoppiare una serie di lotte intestine, tra le quali la più feroce fu quella che dal 1994 imperversa nella regione della Cecenia. Ed è proprio alla questione cecena e alla critica del potere in questa zona che Anna dedicò gran parte del suo lavoro.

Accanto a queste critiche, la giornalista si fece notare per le posizioni assunte contro l’attuale equilibrio di potere russo e più in particolare verso il presidente Putin. Nel corso degli anni la cronista andò maturando l’idea che i sequestri, le uccisioni extra-giudiziarie, le sparizioni e le torture fossero il risultato di scelte politiche proprie del premier russo.

Lasciano forse l’amaro in bocca le parole pronunciate a Dresda da Putin, proprio nel giorno del funerale della giornalista: “Un delitto inaccettabile, un’atrocità che non può rimanere impunita”. Un sorriso amaro perché quel giorno, a quel funerale, tra le 2000 persone presenti, ci fu la totale assenza di qualsiasi rappresentante di rilievo delle istituzioni russe. Una “mancanza” che, forse, a mio avviso, poteva essere evitata.

Certo le parole pronunciate dal premier sono lodevoli e degne di nota, ma è forse anche vero che in certe circostanze i fatti valgono più di molte parole. Putin considera questo assassinio un danno per la leadership russa e specialmente per quella cecena; un grave danno morale e politico proprio perché va a danneggiare quel sistema politico che si sta costruendo,un sistema in cui la libertà d’opinione è garantita a tutti.

È proprio sulla figura del possibile mandante dell’assassinio che l’opinione di Putin e quella della stessa Politkovskaja collidono. Nell’ultima intervista rilasciata prima del tragico evento, la cronista disse chiaramente che Razman Kadyrov aveva più volte espresso la volontà di volerla uccidere. Quelle della giornalista furono parole molto dure a riguardo: “Lui è un pazzo,un idiota assoluto. Non gli piace che io lo ritenga un bandito di stato, che lo consideri uno degli errori più tragici di Putin”.

Il premier Kadyrov infatti, è uno degli alleati più importanti per Putin nella capitale cecena. Ma al contrario della giornalista, Putin da sempre crede che le rivelazioni della Politkovskaja non abbiano mai né danneggiato la politica di Kadyrov né creato ostacoli alla sua carriera politica.

Per tutta la sua vita Anna continuò a scrivere senza limitazioni o timori, sempre continuò a “dare fastidio” a molti. Come molte figure del passato a lei simili, figure di dissidenti in un certo senso, la giornalista continuò a creare tensioni anche dopo la sua stessa morte. Pochi giorni dopo il delitto infatti, la Novaja Gazeta decide di pubblicare la bozza dell’ultimo articolo da lei scritto. Un articolo corredato da alcune immagini provenienti dal materiale rinvenuto nell’appartamento della giornalista, immagini a dir poco “tremende” di due uomini seviziati probabilmente da agenti ceceni filo-russi. Nel pezzo, rimasto incompiuto,la cronista accusa le forze cecene filo-russe di torturare civili e presunti ribelli.

Proprio questo reportage,secondo gran parte degli osservatori, sarebbe il movente dell’assassinio della giornalista che aveva annunciato di lavorare a un servizio sulle torture commesse dagli uomini di Kadyrov.

Se tale scenario si rivelasse fondato, non credo di esagerare dicendo che quella in cui viveva Anna è una Russia non troppo distante dal vecchio paese sovietico,dominato da centralismo e totalitarismo. Un paese dove ogni forma di deviazionismo era punita,dove ogni pensiero “scomodo” veniva fatto tacere proprio come è stato fatto con Anna Politkovsaja.

“Nell’arco della mia esistenza voglio riuscire a vivere una vita da essere umano,in cui ogni individuo è rispettato”. In questo Anna credeva.

Monica Muggia

Nedvomno sta Italija in Rusija dve različni državi, in to ne samo zaradi tega, ker ima prva katoliško usmerjenega vladnega ministra, druga pa predsednika, ki pozitivno ocenjuje posiljevalce.

Izmed mnogih razlik je gotovo najvažnejša tista, ki ji je ime civilna družba. Ta magična formula se ni nikoli utrdila v Rusiji, in to zaradi različnih razlogov. Pravzaprav zgleda, da niti iz pepela izumrlega komunističnega režima, ni nastal pravi humus, ki bi zgradil trdno civilno družbo. Prav letos pozimi je Putin določil z novim zakonom, da je lahko katera koli organizacija zaprta oz. ukinjena, če bo vlada priznala-dokazala, da jo ta ne špoštuje.

Aktivni član neke organizacije je Sasha Philippova, tridesetletnica iz mesta Cheboksary v deželi Chuvasha, poročena in mati devetletne hčerke, zaposlena pri neki privatni firmi. Spoznal sem jo letos pozimi, ko sem sodeloval pri kampusu, ki ga je organizirala v svojem rodnem mestu. Po umoru častničarke Politkovskaye sem jo vprašal, kaj ona misli o Rusiji.

Njeno, po e-mailu izraženo mnenje, je negativno. Začne se pač s trditvijo, da v Rusiji demokracija ne obstaja, nato se nadaljuje s sledečim stavkom: « Vem samo, da politika ni nikoli dobra in vem tudi, da politiki zlorabljajo svojo moč za uresničitev osebnih interesov. Čeprav so se prejšnji teden vršile volitve v deželi Chubasha, jaz se jih nisem udeležila, ker pač jim ne verjamem. Res pa je, da tu, v tej državi, je bolje ne imeti kaj opraviti s politiko.« Nadaljuje pa s sledečo izjavo: « Težko mi je pisati tako negativno mnenje o Rusiji. Rusija je meni kot mati, ki čeprav hudobna, jo še naprej ljubiš.»

Rešitev, ki jo Sasha ponuje je aktivizem preko njene organizacije, ki ni politično usmerjena. Sasha organizira tabore, kjer lahko ruski študenti srečajo in spoznajo sovrstnike iz raznih evropskih držav. Uspeh njenega dela je sočutje in spoštovanje med maldimi iz različnih držav in z različno kulturo in to prav v današnjih časih, ko so si kulture tako nezaupljive ena do druge. Problem je prenos teh idealističnih misili na rusko politično realnost. Težko je preskočiti zid, ki ga politika gradi in ki ločuje ljudi, zid zgrajen iz razočaranja in na moč katerga vplivajo mediji. Prav ruski mediji so problem s svojim močnim vplivom nad prebivalstvom.

Spominjam se pogovora s rusko mladenko, ki je komaj dokončala univerzo. Trdila je, da je bila ruska vojna proti Čečeniji dobra akcija, saj se mora Rusija braniti pred čečenskimi teroristi, ki pobivajo otroke. Zgledala je parodija Berlusconija, ko pridga o kuhanih otrok na Kitajskem, samo, da je ona verjela sami sebi. Mediji uporabljajo laži in izmišljotine tako, da si pridobijo odobritev prebivalstva.

Imeli smo mnogo takih pogovorov, saj, nam tujcem, ni uspelo razumenti, zakaj prebivalci Rusije se niso uprli Putinovi odločitvi, da bo on sam izbral predsednika dežele Chuvasha, s tem da mora utrditi vlado zaradi varnostnih razlogov. Prebivalci so reagirali ali s posmehom ali s dvigom rok. Potem ko sem se vrnil v Italijo, sem izvedel, da so aretirali nekega podjetnika prav iz mesta Cheboskary, ker je hotel nastopati na volitvah kot kandidat proti sedanjemu predsedniku. Izpustili so ga takoj ko je zapadel rok predložitve kandidature. Tisto, kar me je največ presunlo je dejstvo, da tako močno razočaranje ni prepričanje starejše osebe rojene pod Sovjetsko Zvezo, ampak je lastno mlademu človeku, ki ni doživel sovjetskega režima in že sovraži novo «demokratično» Rusijo.

Prevedel Samuele Zeriali

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