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Il Preside Gabassi al responsabile della Farnesina: “Benvenuto a bordo Ministro”

Gorizia e Friuli Venezia Giulia strategici come porta sui Balcani e avanguardia europea d’integrazione

“Queste sono una Regione ed una città all’avanguardia nello sfruttare il meccanismo di Euroregione e abbiamo fatto le leggi che possono concretizzare tale vocazione”: lo ha dichiarato a “Sconfinare” il Ministro per gli Affari Esteri, Franco Frattini, nella sul intervento al SID per l’International Desk, Conferenza Intergovernativa di 12 Paesi dedicata all’area balcanica. “Nel 2008 – ha spiegato il Capo della Farnesina – per prima cosa dicemmo a Tondo: l’Italia darà al Friuli Venezia Giulia un quadro per creare la prima Euroregione in Europa. La vostra regione sarà l’esempio formale ed esplicito in tema di sviluppo e di frontiere fra tre Paesi e questa entità comprenderà molte regioni: due qui in Italia e altre in Slovenia e Austria. Abbiamo già realizzato un’iniziativa di Euroregione con un gruppo di collaborazione transfrontaliera fra città; prima in tutta Europa: Gorizia con il sindaco Ettore Romoli che ha adottato una formale iniziativa con Nova Gorica e altre città. Questo “Gruppo europeo collaborazione territoriale”, come è stato denominato, è il primo esempio in assoluto in Europa di collaborazione tra città di Stati diversi”. E’ stata una risposta l’esaustiva quella del Ministro Frattini, al nostro interrogativo sulla vicinanza, sia in termini di intenti, sia di tempo, al compimento del progetto di Euroregione e significativo è stato il luogo in cui è stata pronunciata, in quanto il titolare del dicastero degli Affari Esteri, nella sua visita all’Università di Trieste, ha voluto infatti raggiungere Gorizia e incontrare gli studenti che costituiranno il futuro della nostra Diplomazia. Nell’Aula Magna del SID, per una discussione sul futuro dei Balcani, il Ministro ha sottolineato che “Balcani vuol dire guardare all’Est europeo che condivide valori, principi e rilancio economico ed è molto importante anche per questa regione e questa città”. Con queste parole il Ministro Frattini ha quindi indicato una linea che rilancia anche il ruolo della nostra Università , oltre che del Goriziano in generale, nel delicato processo di apertura ai Balcani. “Essere a Gorizia per voi, carissimi studenti, è un particolare piacere” – ha infatti rimarcato il Ministro, ricordando poi che “molti giovani e bravissimi funzionari dell’UE sono di qui e li ho incontrati nella mia esperienza europea”. Non sono mancate le congratulazioni da parte dell’onorevole Frattini, che ha proseguito ribadendo “l’importanza dell’immagine della città e del corso di laurea” e affermando che “la vostra capacità e di quella dei vostri professori rappresentano nelle Istituzioni europee che ho conosciuto un segmento importante di efficienza”.

All’evento si sono uniti al Ministro il Presidente della Regione Tondo sostenitore dell’Euroregione, con l’Assessore regionale a pianificazione, autonomie e relazioni internazionali e comunitarie: la nostra ex studentessa Federica Seganti

Dopo l’intervento del Ministro Frattini, con il quale gli studenti sono anche stati informati dei prossimi appuntamenti italiani in agenda sul tema dell’integrazione dei Balcani in Unione Europea, la parola è passata al pubblico in sala e le domande degli studenti non si sono fatte attendere. In un’aula magna gremita di siddini, professori e media nazionali, l’on. Frattini è stato interpellato sull’impegno italiano in Darfur e sul ruolo del nostro Paese nelle dinamiche politiche NATO nei Balcani. Il Ministro ha portato la sua esperienza dal vivo sulle missione umanitarie nel Darfur e tessuto le lodi dei nostri medici impegnati sul campo. “In una zona di crisi che ha mostrato i limiti della comunità internazionale – ha detto – l’Italia ha sostenuto la riconciliazione interna. Abbiamo portato una rete di sale operatorie dove medici italiani eseguono interventi spesse volte eccezionali addirittura impiantando protesi d’avanguardia che ridanno arti ai bambini mutilati consentendo loro persino di giocare a pallone e siamo gli unici in Europa”.

Il Ministro ha poi esposto le prossime tappe del piano italiano per l’integrazione balcanica nell’UE: “Quest’anno non va sprecato – ha spiegato – e la liberalizzazione dei visti va fatata nel 2010, senza aspettare le elezioni. Si sta lavorando per la transizione dall’ufficio dell’Alto rappresentante ad una struttura che meglio rispetti i bisogni europei in Bosnia e l’Italia sta promuovendo un tavolo di lavoro che presto si aprirà in Canada, insieme a Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna ed il Canada stesso; poi solo all’interno dell’Unione Europea: segno della crescente presa di posizione politica dell’UE. Non sarà un anno di stallo – ha assicurato Frattini – la Bosnia e l’UE non possono permettersi di perdere altro tempo”.

L’incontro, seguito dalle istituzioni e dai media nazionali, è stato un’opportunità unica per gli studenti per conoscere di persona la figura del loro possibile futuro datore di lavoro; non è la prima volta che il SID ospita personalità di quel calibro, come ha spiegato il Preside all’inizio della conferenza e non sarà l’ultima.

Fra gli studenti un po’ di malumore per l’incertezza sul programma definitivo. Voci di Frattini che si ferma a pranzo in ateneo sono corse per l’intera mattinata, rivelandosi poi false. L’agenda del Ministro, infatti, prevedeva l’immediata partenza per Trieste per l’incontro con i colleghi di Scienze politiche.

Molti studenti hanno apprezzato il fatto che il ministro si sia fermato a Gorizia di sua volontà, ascoltando le richieste degli studenti che consci dell’importanza di questa università si domandavano perché solo Trieste sarebbe stata coinvolta nella visita dell’on. Frattini. Il Ministro ha invece dato un importante segno della vicinanza fra le istituzioni e il nostro ateneo, che ha sempre coinvolto nei suoi eventi personaggi fondamentali del mondo politico, economico e militare internazionale.

Insomma, fra plausi e critiche, spesse volte più politicizzate che ragionate, l’evento è comunque riuscito al meglio, dando all’università un pezzetto in più di prestigio e al Ministro l’occasione di conoscere il luogo d’eccellenza che forma i ” bravissimi funzionari” che in Commissione Europea avvicinano la nostra Regione al sogno di una vera e completa unità politica europea.

Daniele Cozzi

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Avviso per entrambi: munirsi di autoironia!

 

Udine. Terra al centro del Friuli Venezia Giulia, che collega il Veneto con la Slovenia passando per Gorizia, i Pordenonesi con i Triestini e riesce a non amare, e non essere amata da nessuna di questi ultimi.

Per tutti coloro che non avessero voglia di accettare con asettica ironia ciò che segue e precede, sconsiglio il proseguimento.

Udine è terra a sé stante. Capisco la naturale ed automatica spinta ad inserirla nel panorama friulano, se non altro per ragioni socio-politiche. Ma l’udinese no. Non vuole essere inserito da nessuna parte. Lui se ne sta bene per gli affari suoi, negli affari suoi. E se puoi non farteli, bè, lui ne è contento e sollevato. Preferirà piuttosto vedere la balla di fieno che ha nella stalla rotolare piano piano nel suo cortile o campo. Tanto per capire in che termini uso “friulano”, sia limpido che Udine è la capitale del Friuli e tralasciamo che siamo una regione eterogeneamente composta. Rileggi bene: Udine capitale del Friuli. Non capoluogo, non capoluogo di regione. CAPITALE. Anche perché l’omogeneità, il friulano, non la vuole. Non sa cosa farsene. È importante che tu non sia di colore e che non professi religioni strane.

Infatti, l’udinese ha anche un suo dialetto oltre al Friulano. Eh si amici, è il dialetto udinese: un misto tra friulano e veneto, parlato solo dai veri signori udinesi, i quali lo sfoggiano all’occorrenza (tipicamente in bar o a qualche banchetto) per fare i contadini evoluti, quelli che non parlano il rozzo friulano. Perché non dovete credere che l’udinese sia un contadino! No, il Friuli sarà anche una regione di umili origini, ma l’udinese non deriva da tutto ciò. Lui è nobile, aristocratico, non ha le unghie sporche di terra. Adora mangiare il frico, la polenta, il San Daniele e bersi 12-13 tagli di Cabernet ma se è un vero udinese non vi parlerà friulano! Solo dialetto udinese per lui, ed è cosa rara.

 

L’uomo friulano è peraltro un uomo molto orgoglioso, grandi principi morali e la famiglia è a lui sacra. Guai se gli citi la moglie o la madre, anche se lui è il primo a chiamare la prima “femine” ed a rispondere male alla seconda. Per spiegarmi meglio, il friulano vero (questa volta mi riferisco al friulano contadino che vive in camicia di flanella, non a quello aristocratico che vive in città), quando rincasa, se trova la moglie sul divano e non a preparargli la cena in cucina, penserà che la catena è troppo lunga.

Puoi andare anche a trovarlo, qualora avessi questa malaugurata idea, ma…: 1. Lui deve lavorare; 2. Magari ha altro da fare o a minuti deve uscire; 3. Se è domenica mattina potrebbe essere a messa, anche se passa 23/24 a condire le sue frasi con delle bestemmie, siano esse esclamative o per intercalare; 4. Stai attento a non presentarti ad orari prossimi a quelli di pasto, potrebbe vedersi costretto ad invitarti a restare a cena e il vero friulano non condivide questi momenti; 5. Tua madre, anche lei friulana, ti ha istruito a non disturbare in casa d’altri, dapprima che cominciasse ad allattarti. 6. Ce ne sarebbero altri, ma mi fermo per limiti di spazio.

Soprattutto, semmai dovessi incrociarlo per strada, distogli lo sguardo. Così non sarà costretto a salutarti.

Il friulano che si rispetti lavora sempre e comunque ma l’estate è il suo momento migliore, quando si schiude come i boccioli di un geranio in primavera: sagre, sagre e ancora sagre che dominano estate ed autunno. Il paese scende e si spartisce i compiti, ognuno dietro il bancone o la cassa di turno. I più fortunati, ovviamente, sono quelli al gabbiotto di vino e birra. Gli altri dovranno aspettare la chiusura della serata di sagra per ubriacarsi. E la soddisfazione più grande sarà poter dire, a sagra conclusa, “abbiamo avuto più gente del paese a fianco”.

 

Ma, al cospetto del friulano dell’hinterland che incarna alla perfezione le sembianze comportamentali e sociologiche di un orso, vi è il friulano udinese della Udine Bene, per i meglio detta anche “Udine Bien”. E il francese non lo sanno, ma fa figo dir così!

La Udine Bene non è di un bene qualsiasi, è di un bene speciale. Per la Udine Bene sono fondamentali delle tassative vacanze a Cortina e soprattutto almeno 3 settimane di villeggiatura a Lignano. Dove potrai recarti o nell’hotel a 5 stelle o nella casa di proprietà a due piani con piscina e pavimento riscaldato.

Cosa!? Starai mica pensando che il pavimento riscaldato non sia così necessario nella casa al mare? Queste sono tendenziose illazioni! Il pavimento riscaldato è fondamentale!

Pay attention please: IL mare è Lignano, non vice versa. Lignano è “Udine in mutande”.

Ad ogni serata devi come minimo spendere 30 euro in drink per te ed almeno 25 euro per gli amici. Non di più, perché anche l’udinese della Udine Bene è un gran taccagno. Magari a casa usa le lampade ad olio o le candele perché l’ENEL gli ha interrotto l’erogazione della corrente dopo 6 mesi di mancato pagamento della bolletta, ma in garage ha il Cayenne. Turbo, ovviamente. Cayenne che andrà rigorosamente sfoggiato, almeno una volta a settimana ed obbligatoriamente il sabato sera quando si scatena la movida udinese (quale?!), per il centro storico cittadino.

 

Perché il friulano è un po’ così…all’inizio ti guarda male, ma dopo il secondo bicchiere è una delle più simpatiche, generose e buone persone al mondo.

Friuli Venezia Giulia, ospiti di gente unica.

Massimiliano Andreetta

Renato Soru non è un politico. Non nel senso italiano del termine. È un politico sardo, una figura che mancava da tanti anni nello scenario regionale. Inoltre è uno dei pochi personaggi in Italia a vantare un lungo elenco di risultati concreti e positivi, che in uno scenario normale (da paese civile?) gli garantirebbero una sopravvivenza politica assoluta. Invece no. Siamo in Italia, dove i successi reali di quattro anni di governo non valgono una rielezione certa. Quello che vale sono le speculazioni, le chiacchiere e le manovre dietro le quinte.

Non molti conoscono il cammino della Sardegna dei passati 5 anni, ma è necessario avere un quadro chiaro per potersi schierare con l’uno o con l’atro candidato alle prossime elezioni. Nelle elezioni regionali del giugno 2004 Renato Soru vinse con il 50,1% delle preferenze, circa 487mila voti. La sfida che gli si presentò era quella di combattere il degrado e l’arretratezza della Sardegna, valorizzando il suo ampio potenziale di sviluppo e portando la regione da una situazione di “mezzogiorno” a una di “centro”.
L’impresa era tutt’altro che facile. Soru iniziò con un riordino del bilancio, una semplificazione e ottimizzazione della spesa regionale, il recupero e la salvaguardia del patrimonio naturale sardo. La prima legge del 2004 è stata la c.d. Salvacoste, che impone di rispettare una distanza di 2 km dalla costa quando si costruiscono edifici. Le successive iniziative sono state la riduzione del numero delle comunità montane (soprattutto dove l’elemento montano non esisteva proprio) e la costruzione di linee digitali e infrastrutture che hanno portato la popolazione della Sardegna ad essere la prima con copertura adsl al 100%. Il primo passo della nuova era digitale sarda, è stato il sito internet della regione, che fu inoltre garanzia di una maggiore trasparenza nella vita politica sarda.
Altri grandi risultati negli anni successivi sono stati la chiusura della base militare americana de La Maddalena entro il 2008 e la creazione di un unico ente regionale per la gestione del servizio idrico: la nuova società Abbanoa (acqua-nuova, NdR) ha sostituito i cinque enti esistenti. Senza nessun licenziamento, Abbanoa ha sistematicamente ridotto gli sprechi, e, di conseguenza i costi.
Con la legge finanziaria regionale del 2007, lo Stato ha riconosciuto alla Regione Sardegna il diritto graduale di compartecipare al gettito tributario maturato nel territorio regionale a partire dallo stesso anno. Tra il 2007 e il 2009 tale gettito è cresciuto di circa 1,4 miliardi di euro. A partire dall’anno 2010 le maggiori entrate regionali ammonteranno ad oltre 3 miliardi di euro. In cambio la Regione si fa carico degli oneri del Fondo sanitario nazionale e delle funzioni di trasporto pubblico locale, compresa la continuità territoriale, mantenendo un saldo positivo di circa 1,8 miliardi di euro.
Per quanto riguarda l’istruzione pubblica, mentre i tagli dei finanziamenti colpiscono tutta l’Italia, nell’Isola sono stati aumentati i fondi per l’edilizia scolastica, per un totale di circa 300 milioni di euro. La regione attribuisce inoltre assegni per merito fino a 500 euro mensili, agli studenti diplomati con almeno 80/100  che si iscrivono all’Università (con priorità per le facoltà scientifiche) e agli studenti universitari in regola con i crediti che abbiano almeno la media del 27. Inoltre, la Regione ha finanziato nell’ultimo triennio più di 3000 studenti per alta formazione, tirocini e “percorsi di rientro” in Sardegna, per favorire la crescita accademica e professionale dei neolaureati e garantire un efficace inserimento nel mondo lavorativo sardo. Le fonti di quanto riferito sono documenti, atti regionali e dati Istat per il periodo 2004-2008.
Tornando alla questione delle elezioni, le argomentazioni del candidato per il PDL – un certo Cappellacci ex consigliere del comune di Cagliari – sono tutte “contro”: egli afferma che quanto realizzato nel mandato Soru sia stato una delusione e un fallimento per la Sardegna. Per il programma alternativo vengono spese invece poche, pochissime parole. Anzi, in generale sono veramente poche le parole pronunciate direttamente da Cappellacci. Chi chiacchiera di più è Berlusconi: è lui che in realtà gestisce e ordina la campagna elettorale del PDL. È lui, il primo ministro italiano, che organizza e predispone le assemblee e i comizi. Ed è sempre lui che racconta le barzellette durante i convegni. Ma della Sardegna non si parla mai? Sì, il programma elettorale del “candidato del PDL Cappellacci” è preciso: cancellare tutte le norme che dal 2004 sono state fatte da Soru (Berlusconi ha detto proprio così). E quando mai un avversario politico in una campagna elettorale in Italia ha dato dei meriti al presidente uscente? Che campagna elettorale sarebbe?
In realtà, quali sono le condizioni della Sardegna? Esiste davvero il “peggioramento delle condizioni di vita” sbandierato da Berlusconi, pardon Cappellacci? Ci sentiamo davvero più indietro del 2004? Basta leggere i dati reali e si avrà la dimostrazione del contrario: la Sardegna va in direzione esattamente opposta a quella nazionale, e lo affermano i giudici più credibili i cittadini stessi.
Questa campagna elettorale purtroppo non parte dal lavoro realizzato negli ultimi quattro anni: si cerca consenso promettendo, ma non parlando di fatti concreti. E colui che si candida alla guida della regione non è che un muto e sorridente fantoccio. Nel frattempo Soru gira la Sardegna per ricordare ciò che è stato realizzato dalla sua giunta, ciò che ancora sarà fatto e soprattutto come, con i soldi risparmiati e guadagnati e non con illusioni o sogni impossibili.

Troppo serio il Presidente Soru.

Fidatevi che è meglio Soru.

Diego Pinna diego.pinna@sconfinare.net
Enrico Casu enricasu@libero.it

Flickr Photos

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