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In un suo ottimo articolo di qualche mese fa (La Repubblica, 24/09/08), Michele Serra analizzava il nuovo concetto (vincente) della destra al potere: la semplicità. Portava poi come esempio la riforma della scuola, le parole del Ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta, la gestione del caso Alitalia. Serra, purtroppo, non poteva sapere che il futuro ci avrebbe regalato il decreto sicurezza (‘antistupri’) del febbraio 2009. Ma credo che sarebbe stato un utile punto di partenza per le sue argomentazioni.

Ho scelto l’aspetto più controverso (non certo l’unico!) del decreto: le ronde. O meglio, l’istituzionalizzazione di gruppi di privati cittadini che pattugliano il territorio ‘armati’ (così, almeno, dovrebbe essere) di soli cellulari, per chiamare le forze dell’ordine.

A questo punto, non si capisce che utilità sociale porti con sé un gruppuscolo di persone (a forte rischio di politicizzazione) costrette a chiamare in aiuto polizia e carabinieri. Più sensato (e meno ipocrita) sarebbe stato, dico per assurdo, armarli davvero. Ma ciò non tarderà a succedere, credetemi; presto assisteremo alla legittimazione di armi di difesa personale, e già abbiamo osservato i primi tentativi di privatizzare le ronde attraverso sponsor. Per non parlare del rischio che le ronde diventino un modo per sfogare i propri istinti razzisti o per, purtroppo è possibile, legalizzare il controllo sul territorio delle organizzazioni mafiose. Non credo sia una possibilità da sottovalutare.

Eppure, basterebbe richiamare alla mente la storia del nostro Paese per renderci conto che questo delle ronde è uno sdoganamento pericoloso; e non credo serva un articolo come questo per farlo notare. Spero, in fondo, che la nostra scarsa memoria storica riservi ancora un po’ di spazio per parti del nostro passato che qualcuno vorrebbe dimenticassimo.

Ma lasciamo perdere il merito, e guardiamo al metodo, al pensiero che c’è dietro tutto ciò, all’anima della nuova destra di potere, convincente, vincente e, probabilmente, destinata ad un lungo periodo di egemonia anche culturale: il pensiero del suo maggior partito, il PDL (che è ormai un partito a tutti gli effetti, dopo il congresso costitutivo), non è, in effetti, un vero pensiero; è un pensiero televisivo, da pubblico e sondaggi, e quindi: perché le ronde? Perché è qualcosa di concreto, di semplice. Di semplice, appunto. Di sicuro impatto. Complesso sarebbe intervenire alla radice del disagio sociale degli italiani poveri e degli stranieri. Complesso, e senza un immediato successo. Il che, per la teoria politica dei sondaggi e delle elezioni, è semplicemente un assurdo, una cantonata madornale, un ‘errore di comunicazione’. E non sono certo un originale, se dico che non è certo il lungo periodo che interessa al nostro Premier. La Lega Nord, quanto meno, ha ottenuto proprio ciò che voleva: le è estraneo (né è una sorpresa che sia così), non le interessa risolvere il problema criminalità dalla radice (problema complesso), quanto eliminare le conseguenze (problema semplice). Ma non è certo una colpa della Lega, e più in generale, a ben pensarci e con le dovute differenze, nemmeno della nostra nuova destra.

E’ un discorso sinistroide? Non credo: la sinistra è in una pessima situazione, in una tremenda e definitiva impasse; così com’è, non sarebbe probabilmente in grado di governare. Ma non si può certo dire che ricerchi troppo la semplicità, e anzi cade di continuo nell’eccesso opposto.

L’Italia è un Paese che ha sempre vissuto di semplicità, rifiutando la complessità. La dolce vita, il rimando all’indomani, il compromesso, la furberia, il ‘Franza o Spagna purché se magna’. Istituzionalizzare le ronde è l’ennesimo esempio della nostra attitudine a nascondere la polvere sotto il tappeto. E’ anche giocare con il fuoco del paramilitarismo, che abbiamo voluto (o siamo stati costretti, chi lo sa) dimenticare, ma che in realtà ben abbiamo conosciuto. La soluzione delle ronde è la più semplice, e forse avrà una certa (limitata!) efficacia; ma è la sconfitta dello Stato, la sconfitta delle forze dell’ordine, e infine anche uno spreco immane di risorse pubbliche, spese per addestrare ronde in giro per i paesotti di provincia.

Questo è un problema sociologico (ed ecco perché, forse, a destra storcono il naso inneggiando al ‘pragmatismo’; che alla fine significa sempre ‘semplicità’), e in quanto tale non può essere sottovalutato. Perché è ora che l’Italia cresca e cominci a capire che sono le soluzioni complesse, quelle che richiedono discussioni (sì, le discussioni, le ore perse a capire le ragioni dell’altro, quello che ormai la vulgata comune considera ‘tempo perso’ solo perché sottratto all’azione pura e semplice), quelle che dopo due anni sono ancora in via d’attuazione, quelle che poi risolvono i problemi. Ed è l’ora che l’Italia capisca che una soluzione semplice porta sempre a conseguenze disastrose. Siamo ancora in tempo?

Francesco Scatigna

francesco.scatigna@sconfinare.it

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