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…Nonché sistemi di insicurezza internazionale

Un giorno si decise che un pollaio che razzola troppo a destra e a manca sarebbe stato positivo solo nel caso in cui si parlasse di un piccolo contadino. Le misure sproporzionate di produzione hanno reso consci i contadini-capitalisti che le loro decisioni non potevano essere influenzate da una massa così grande di piumaggio: hanno studiato i mezzi di comunicazione ed hanno fatto credere alle galline di essere libere. Libere di fare uova e di girare dentro ad un cerchio di ben un metro (“pensare che c’è chi quel metro neanche ce l’ha…” dicevano) mentre grandi griglie venivano montate e, attraverso la bella educazione (libera, anche lei…) e la promessa di una vita in un pollaio ultraterreno, i polli si sono fatti rinchiudere sempre di più nelle ristrettezze delle loro quotidianità, fatta di mangime e ri-produzione. I poveri che hanno provato a scappare al sistema sono finiti quasi tutti inchiodati su reticoli spinati: “quei poveri estremisti nostalgici!” che volete, si fa propaganda anche tra i polli…

Non vi sentiate toccati da tante parole, non è nell’animo dell’uomo attuale sentirsi offeso. Le libertà ci sono e le rivendichiamo sempre: soprattutto quando si confonde la legalità e il giusto seguir la regola con misure di (in)sicurezza internazionali. Bene, mettiamoci allora in fila per quest’aereo e facciamo un salto in un futuro non troppo lontano, chissà che non chiarisca le idee…

Vi sarà una volta, nel bel paese, una legge sull’insicurezza delle persone. “E’ calcolata secondo uno studio dei burocratici tecnici europei, espressa nell’elaborazione di un testo di 9.000 pagine, in totale trasparenza ed accessibilità a tutto il popolo europeo”. Ma come ben si sa, l’Europa è oro colato e allora nelle file degli aeroporti è stata adottata una nuova misura di sicurezza: l’ispezione rettale. D’altronde nel dibattito parlamentare ben si percepisce l’inculata. Quanta unità nel nostro pensiero politico! sarà forse che sul nulla è facile costruire l’unione. Quindi, per chi prende l’aereo, un passaggio veloce in cabina, occasione per lasciare lì la propria bava (soprattutto per i voli intercontinentali: non sia mai che dalla Cina si ritornasse con quella febbre gialla che tanto preoccupa la nostra società italiana, immune da malattie ma non dal cle…), svuotare l’urina (è noto l’attentato perpetuato attraverso esplosivo urinale) e alla fine del viaggio alcune compagnie si sono anche proposte di dare i risultati delle analisi, con convenzione della ASL locale e con qualche magnaccia che fa il suo giretto di affari sopra.

Purtroppo, ben si capisce che le compagnie hanno dovuto ammortizzare tali costi in qualche altra maniera: è stato inserito il “supplemento ciccia”. Andiamo! era veramente anti-etico che un ciccione pagasse la stessa cifra di un magro. Non si è mai visto che in una società come la nostra dove regna la magrezza, il diafano, il rachitico quale segno di bellezza si possa far viaggiare anche dei bonzi così. Una bella pinza in aeroporto calcola lo strato di adipe esistente e calcola subito il prezzo da pagare, come ad un banco supermercato “ma non sentitevi prodotti, sentitevi clienti” riporta lo slogan…

Niente più insicurezza signori, solo la vostra! ma per quella c’è il vostro terapista… il sistema garantisce poi una solidarietà internazionale: le bottigliette di acqua che si accumulavano puntualmente all’ingresso dei controlli, saranno inviate in Etiopia ai bambini che muoiono di sete, mentre un ingegnere etiope di Addis Abeba studia le falle dell’acquedotto italiano costruitogli 50 anni prima. Si chiama “allocazione delle risorse”…

Infine, basta con questa necessità di spostarsi: quanto è stupido voler cambiare sempre posto, è indice di insicurezza cari miei! Però di questo ne abbiamo approfittato: Alitalia ha ritrovato un suo vigore da quando organizza dei voli dalla Cina verso Venezia (ma “Venezia” è una città modello costruita a 50 km da Pechino) però la tariffa sarà quella di Venezia vera! il modo migliore di vincere sui cinesi, è dimostrato, è stato quello di truffarli. Ma con un buon tornaconto: abbiamo convinto tutti i leghisti ad andare nella finta Venezia con i fucili a bruciare un giorno sì e un giorno no la Costituzione e la bandiera… chissà che un giorno non gli creeranno anche una piccola Roma accanto, così si sentiranno storicamente accontentati a farne una marcia ed abbattere quella capitale ladrona.

Che salto faticoso in questo futuro! eppure non mi sembra ci sia troppa differenza guardandosi intorno. Dalla storia non abbiamo imparato niente e continuiamo a lasciarci impressionare da questi signori della sicurezza, mediatizzati da polli peggiori di quanto stiamo diventando noi. La nostra sicurezza mentale è moralmente fragile di fronte alle proteste e alle critiche, fisicamente fragile di fronte all’isolazionismo “liberale” in cui ci stiamo e ci stanno chiudendo. Professiamo la libertà di movimenti ma siamo chiusi in barattoli di vetro, da cui guardiamo il mondo ma dai quali ci sentiamo protetti. Eppure, i barattoli chiusi soffocano e uccidono.

giovedì, ore 6 di mattino: prendo il pulmino per l’aeroporto (13 euro cavolo!!) però la tariffa l’ho pagata un centesimo, volo un po’ presto la mattina… certo, vanno aggiunti 30 euro di tasse, 6 di bagaglio, 12 di imbarco rapido (voglio il posto migliore) 7 per una bottiglietta d’acqua rimpiangendo quella lasciata ai controlli… i controlli: fila al check-in, supplemento per il peso del bagaglio 6 euro, controlli: niente crema, acqua, marmellata, miele…

Edoardo Buonerba

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La politica interna inevitabilmente influenza quella internazionale

Quando i media si interessano massicciamente di un evento, inevitabilmente interferiscono con il naturale svolgimento di tale atto. Ciò vale sia per le piccole cose nella vita di tutti i giorni, sia per ifatti straordinari e particolarmente delicati. Spesso infatti per operare con la dovuta cautela situazioni che si mostrano di difficile
risoluzione, si fa spesso ricorso agli appelli per il silenzio stampa.
È quanto accade ogni volta in seguito ad un rapimento. La politica e la stampa rendono astratte situazioni di sofferenza reali, complicano la gestione delle trattative per i mediatori. Con l’intervento di giornalisti e politici si /spettacolarizza/ tutto e generalmente essi conoscono a malapena i Paesi e le popolazioni di cui parlano.
Il problema recentemente messo in luce da stampa e politica è relativo alle trattative con i sequestratori. Alcuni paesi, come Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna, hanno da sempre affermato la loro fermezza sostenendo di non voler trattare con i terroristi. E spesso quanto si dichiara è ben diverso dai fatti reali: nonostante essi mantengano posizioni, sono noti i casi in cui questi stessi Stati sono scesi a patti con organizzazioni terroristiche e con Stati detenenti ostaggi. Per citare qualche esempio: il sequestro del personale diplomatico dell’ambasciata americana di Teheran avvenuto durante la rivoluzione islamica nel 1970; crisi che si risolse con la sottoscrizione di un trattato segreto nel 1981 con oggetto la fornitura di armi americane all’Iran, in quel periodo in guerra con l’Iraq. Israele che nel 2006 aveva usato come /casus belli /il rapimento di un suo soldato al confine con il Libano, dopo la fine di una inutile guerra ha iniziato a negoziare per la liberazione dell’ostaggio.
Questi eventi, si sa, non fanno notizia, dunque “/è giusto che” /vengano quasi ignorati dai media e dall’opinione pubblica. Nonostante le posizioni prese da alcuni Paesi, dunque, le trattative per la libertà degli ostaggi avvengono sempre. Il problema è, a questo punto, mantenere gli eventuali accordi come segreti evitando di far trapelare i dettagli delle operazioni. Questo particolare non deve considerarsi come un limite alla libertà di informazione, piuttosto come metodo di tutela nel caso in cui si verifichi nuovamente un rapimento: se fosse assolutamente certo e risaputo che una certa nazione arrivi sempre a patti per salvare i propri cittadini… probabilmente sarebbero
in pochi a viaggiare all’estero.
Con questo si giunge a parlare del caso (o caos?) circa il rapimento del giornalista italo- svizzero di Repubblica Daniele Mastogiacomo, accompagnato dal suo interprete e dal suo autista afgani, avvenuto agli inizi di marzo 2007. Il sequestro è terminato con la liberazione di 4 talebani detenuti nelle carceri in Afghanistan e con la morte dei due afgani rapiti.
I rischi connessi per la liberazione di Mastrogiacomo erano di diversa matrice:
– Credibilità internazionale dell’Italia legata alla trattativa con dei terroristi e, quindi, all’emergere di una possibile “debolezza” del nostro Paese nei loro confronti;
– Utilizzo di una Ong come Emergency (con uno dei fondatori, Luigi Strada, esplicitamente contrario alla nostra presenza militare ed a quella degli alleati) anziché ai nostri reparti militari speciali e dei servizi segreti italiani ed afgani (che avrebbero dovuto collaborare assieme);
– Fomentare i sospetti che non tutti i rapiti godano di pari dignità di trattamento, sia italiani sia, soprattutto, afgani con la conseguenza di accrescere il consenso per i talebani e per il fondamentalismo anti-occidentale e anti Karzai.
La nostra credibilità internazionale è inoltre minata dalle critiche sempre nuove che in Parlamento e quotidianamente nei giornali, l’opposizione muove contro il governo, sempre alla ricerca delle dimissioni, sempre con la stessa retorica spettacolare. Per liberare Mastrogiacomo si è trattato come il governo di centrodestra fece per altri quattro ostaggi (due sono stati uccisi e tre liberati dai militari statunitensi). Ancora un caso dunque dove l’opposizione ha preferito mettere in crisi il governo perseguendo gli obiettivi di partito, utilizzando per i propri infantili giochi, le vite umane coinvolte nella vicenda.
Infine il quesito: è giusto trattare? Come ogni cosa dipende dalle proprie scelte personali e dai punti di vista. Pensiamo a quanto può essere diverso il ragionamento in politica o agli occhi dell’opinione pubblica. Pensiamo a quanto può essere diverso agli occhi di chi è in ostaggio. Ma ancora pensiamo a tutti coloro che vanno in scenari di guerra per aiutare il prossimo, o per puri scopi giornalistici, consapevoli del pericolo che possono correre. Pensiamo se sia più importante la vita di un uomo o la credibilità internazionale di uno Stato. Probabilmente la vita di un uomo non è quantificabile, ma se lasciamo che altri interessi scavalchino il suo valore, continueremo a compiere gli innumerevoli sbagli che la storia riporta.

Diego Pinna

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