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Nell’ambito dei lavori interni alla NATO sulla definizione del nuovo Concetto Strategico si è svolto a Roma il 23 Novembre 2009 il Rome Atlantic Forum. La sessione italiana di presentazione e riflessione sui termini elaborati dalla rappresentanza italiana stessa sui quali questo concetto si fonderà ha visto la partecipazione di ambasciatori, ministri, ufficiali, accademici nonché membri del group of experts incaricati direttamente della sua definizione. Anche Gorizia si è resa partecipe con alcuni soci dello YATA che hanno avuto la possibilità di assistere ai lavori tenutisi presso il Ministero degli Affari Esteri.

L’idea di sviluppare un nuovo Concetto Strategico muove dalla necessità di evolvere le basi della Dichiarazione di Washington del 1999, inadatta nei termini a contrapporsi alle nuove sfide della sicurezza collettiva che l’Alleanza è chiamata ad affrontare; prima fra tutte, quella della minaccia asimmetrica. Assieme ad essa si affiancano target come la sicurezza energetica e quella marittima, il contrasto alla tratta dei migranti, del traffico di droga, della pirateria nonché l’ambito della cyberwarfare e della proliferazione delle armi di distruzione di massa. Una ridefinizione delle sfide, anche in ambiti innovativi come la considerazione dell’importanza di tematiche globali e più proprie della contemporaneità come i cambiamenti climatici.

Dall’avvicendarsi degli interventi di illustri relatori alla tavola quadrata del MAE sono emersi alcuni concetti chiave fondanti l’idea della NATO come garante della sicurezza collettiva; in particolare tre nuclei principali: il rilancio del fondamentale rapporto transatlantico, che storicamente caratterizza l’organizzazione, i rapporti NATO-EU e lo sviluppo dei
partenariati
ed il dialogo con i paesi medio orientali sulle sponde del Mediterraneo. Al giorno d’oggi, l’Alleanza raggruppa 28 paesi membri e può contare sulle relazioni con altri 34 paesi attraverso la Partenrship for Peace, il Dialogo Mediterraneo e la Istanbul Cooperation Initiative; ricordando anche il NATO-Russia Council e le commissioni NATO-Ucraina e NATO-Georgia. Queste relazioni hanno di fatto proiettato l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord in una funzione di assistenza e cooperazione militare per perseguire obbiettivi comuni e garantire stabilità sia direttamente ai paesi membri, sia indirettamente su più ampia scala.

Per quanto riguarda i rapporti NATO-EU si riscontra una stabilità riaffermata dal completamento del rientro della Francia anche all’interno del comando militare integrato. Nonostante ciò permangono i punti interrogativi del rapporto tra competenze NATO e PESD; anche fra gli stati d’Europa che sono membri sia dell’Alleanza atlantica che dell’Ue non c’è infatti accordo: alcuni vorrebbero che le questioni di difesa e sicurezza si discutessero in ambito NATO altri ritengono che l’Ue non possa fare a meno di dotarsi di uno strumento militare autonomo. L’Alleanza andrebbe privilegiata per le operazioni militarmente più impegnative, mentre l’UE si manterrebbe sui così detti Petersberg tasks. In particolar modo si è puntata l’attenzione sulla problematica dell’unità europea e si è riscontrata una incapacità a condurre negoziazioni in modo coordinato e nel chiarire gli interessi comuni a gli europei.

Riguardo alle nuove sfide, si è discusso sul futuro della NATO e sulle sue competenze; c’è chi ci vede la necessità di garantire gli interessi fuori area cercando nuove collaborazioni secondo il binomio sviluppo e sicurezza ed altri che vorrebbero un ritorno alle origini limitandosi a mantenere il proprio carattere difensivo abbandonando il criterio di promozione democratica e le così dette non-article 5 operations. Certo è che le questioni che avvicinano la NATO alle problematiche globali sono molteplici, dall’Iran alla Cina, dal Medioriente all’Afghanistan per non parlare degli approvvigionamenti energetici e la stabilizzazione delle aree di crisi passando per un rinnovato rapporto con la Russia. Riguardo ad essa, l’ambasciatore russo ha insistito in particolar modo su come essa non intenda essere isolata e si dica pronta, dal partenariato, a sviluppare una collaborazione stabile. Il principio di porta aperta rimarrà e sicuramente le collaborazioni congiunte saranno favorite in un’ottica di interlocking institutions.

Ai temi geopolitici susseguirono quelli giuridici ed economici riguardo alla necessità di ridurre il deficit spending degli stati per favorire una collaborazione effettiva limitando l’effetto di quei membri più parchi nella determinazione della spesa per la difesa, definiti ironicamente come free riders. Una soluzione delineata sarebbe quella di orientare gli attori nazionali nel fornire determinate competenze specifiche e specializzate.

Concludendo, il Capo di Stato Maggiore Gen. Camporini ha sottolineato come questo nuovo Concetto Strategico debba essere come un continuum costantemente aggiornato per la sicurezza della nostra civiltà, improntato a risolvere su base di un approccio comprensivo quei problemi organizzativi che
rischiano di tradursi in serie difficoltà sul terreno.

Enrico Minardi
enrico.minardi@hotmail.it

Durante l’ultima settimana sono finalmente state comunicate le nuove nomine per gli organi di intelligence dello Stato italiano(SISMI, informazioni e sicurezza militare; SISDE, informazione e sicurezza democratica; CESIS, comitato di coordinamento). Il cambiamento è più legato allo scandalo del rapimento Abu Omar(l’imam sequestrato in Italia nel febbraio 2003 in connivenza con la CIA) che all’effettivo avvicendarsi del colore politico del governo italiano con le elezioni di aprile 2006.

L’intero caso è al centro dell’attenzione dei media fin dall’apertura da parte della procura di Milano di un’indagine sulla legittimità del sequestro e della raccolta di dati sul soggetto, che ne ha permesso la cattura ed il trasferimento forzato in Egitto. Le nuove cariche hanno dovuto caratterizzarsi, quindi, come “neutre”, fuori dai giochi politici, con tanto di apprezzamento delle parti politiche e delle cariche istituzionali. Per il vero, anche i predecessori dei nuovi vertici si configuravano come personalità di altissimo profilo e comprovata professionalità(il curriculum dello stesso Pollari, ex capo SISMI, ne è una prova lampante). Sono proprio l’enfasi mediatica ed il giudizio politico espresso dai giornali che, a nostro avviso, evidenziano la prospettiva errata che il dibattito su un piano più popolare ha assunto.

Il SISMI “È chiamato ad assolvere tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell’indipendenza e dell’integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione. Svolge compiti di controspionaggio, comunica al Ministro della Difesa e al CESIS tutte le informazioni ricevute o comunque in suo possesso, le analisi e le situazioni elaborate, le operazioni compiute e tutto ciò che attiene alla sua attività“. Difendere con efficacia sul piano militare e su quello dell’indipendenza uno Stato è faccenda quantomai delicata e complessa; la stessa inclusione nella definizione dei compiti di controspionaggio è un accenno alle attività al limite della costituzionalità che proprio per difendere quel regime costituzionale, l’organo compie. In questo senso, e con l’incalzante richiesta di una riforma dei Servizi, l’opinione pubblica esprime un giudizio operativo sulle vicende conosciute, e chiede di fatto più garanzia, esplicata con una maggiore conoscenza del lavoro del SISMI e delle sue forze.

Il nostro giudizio sul primo punto, ovvero sull’incostituzionalità delle operazioni nel caso Abu Omar, è conforme a quello della stampa in generale: come non condannare la raccolta illegale di dossier su un privato incensurato, e favorirne(se non effettuarne) poi il sequestro e l’estradizione(in località tuttora sconosciuta)? La violazione dei principi fondamentali dei diritti dell’uomo è evidente, e la brutalità dell’azione compiuta appare straordinaria anche per i servizi segreti. Tuttavia, riteniamo che alla base vi sia un fraintendimento e una generalizzazione eccessiva del recente(e sicuramente riprovevole) caso montato alla ribalta.

Il principio operativo degli organi di estrema sicurezza legittima questi(di necessità pratica) a muoversi al limite del rispetto delle libertà individuali e personali, proprio per garantire a tutta la cittadinanza di uno Stato la sicurezza che, spesso si dimentica, non è solo quella visibile tramite le pattuglie di Polizia lungo le strade. Per la stessa definizione(illegale, anticostituzionale, lesiva) del crimine, un intervento nel rispetto di tutti i diritti del cittadino non può che essere curativo,e per questo tardivo, mentre un’efficace opera di prevenzione deve, in questo ambito, informarsi alle modalità del male da prevenire(fintanto che rappresentano i canali comunicativi, d’informazione).

Alla luce di questa definizione, una riforma dei servizi segreti che incentrasse la sua opera sul maggiore controllo mediatico o istituzionale di questi tradirebbe il suo preposto scopo di garanzia sulla trasparenza delle procedure e dei metodi. I funzionari del SISMI si troverebbero, al contrario, ad avere a che fare con un’aumentata complessità del lavoro, percepibile in termini effettivi unicamente come un diminuito standard di sicurezza per il maggior numero di cittadini.

Davide Caregari, Riccardo Dalla Costa

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