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Tbilisi inciampa sugli gli oleo-gasdotti stesi dall’Occidente

Scavando dietro la versione semplificata che ci hanno servito i media occidentali durante la crisi georgiana di quest’estate, si scoprono molte ottime ragioni per solidarizzare con la Russia. Dal progetto di scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca, alle rivoluzioni colorate georgiana e ucraina; dallo spettacolare riarmo della Georgia (che in aprile aveva incrementato del 28% il suo bilancio militare), al programma di adesione delle due repubbliche alla Nato: queste dimostrazioni di forza (?) orchestrate dagli Usa si sono trasformate in altrettanti buoni pretesti per l’offensiva russa di quest’estate. È innegabile comunque che, togliendosi questi sassolini dalle scarpe, la Russia abbia in realtà agito in difesa di interessi ben più forti.
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Era già nell’aria in aprile, storicamente il mese delle ‘tesi’ sovversive. Avrebbe dovuto iniziare in giugno, solitamente il mese dell’ultima sessione d’esami. E’ scoppiata il 10 luglio, quando, bandiere italiane in una mano e pesanti valigie nell’altra, gli studenti si salutavano, augurandosi un’estate il più possibile lontana da Gorizia. Per tutto questo tempo, ha continuato ad agitare gli animi dei cittadini goriziani, alimentando proteste e proposte. E solo ad ottobre, all’inizio del nuovo anno accademico, ha smosso la classe studentesca. E’ la rivoluzione rifiuti.

Il nuovo sistema di raccolta di rifiuti non poteva lasciare indifferenti gli studenti che, terminata la pausa estiva, hanno ripopolato la città. Anche loro, come tutti i goriziani, si sono mobilitati per far fronte al radicale cambiamento nella gestione dei rifiuti; anche loro, varcata la soglia degli appartamenti universitari, hanno dovuto far i conti con il nuovo calendario di raccolta recapitato dal Comune di Gorizia; e anche loro, dopo averlo provato di persona, si sono schierati a favore o contro il progetto “Più porta a porta a Gorizia”.

L’opinione della classe studentesca tende, in gergo politico al riforismo. Pochissimi sono i controrivoluzionari, che vorrebbero un ritorno all’anarchia del “come era prima”. Non sono di più i sostenitori a spada tratta della rivoluzione immondizie. Prevale dunque una via di mezzo che, pur condividendo l’ideale pro-ambiente della differenziata, pone critiche di inefficienza e di scomodità.

In questo correntone confluiscono la gran parte degli studenti del polo in via Alviano. Luca, iscritto al terzo anno del corso in scienze internazionali e diplomatiche (SID), fa proprio l’ideale ambientale: “E’ un segno di civiltà e di rispetto per la natura, nonché per noi stessi”. Ma subito critica la mancanza di un’adeguata campagna informativa: “Quando sono tornato a Gorizia ho visto il nuovo calendario di asporto e ho capito che qualcosa era cambiato”. Perplessa sul materiale informativo anche Sara (23 anni), secondo anno specialistico del SID: “La campagna informativa è mancata soprattutto per noi studenti che, non vivendo a Gorizia nel periodo estivo, siamo venuti a conoscenza solo adesso del cambiamento”. Dello stesso partito del “Si, ma…”, anche Paolo (24 anni) e Selly (23), entrambi iscritti al SID. Si, favorevoli e sensibili alle tematiche ambientali, ma più critici di fronte all’efficienza del nuovo sistema, soprattutto se messo di fronte alle esigenze degli appartamenti universitari. “Passano troppo poco spesso a raccogliere le immondizie, in particolare l’umido” afferma Selly e Paolo, sulla stessa linea, spiega: “Il tipico problema degli studenti è dimenticare di depositare alle’esterno l’umido nel giorno programmato prima del ritorno a casa nel fine settimana.” Lasciando intendere quali siano gli effetti maleodoranti di una tale dimenticanza, i due si dichiarano a favore di un reinserimento delle campane, accanto al nuovo sistema di raccolta domiciliare e convengono: “I due sistemi, vecchio e nuovo, dovrebbero essere integrati”.

Votano “Si ma…” anche Andrea (24 anni) e Luca (21 anni). Il primo, iscritto all’Università di Udine ma residente a Lucinico, è convinto della necessità della tutela ambientale ma allo stesso tempo “della maggior comodità del precedente sistema in cui ognuno decideva di scaricare i propri riciclabili quando preferiva e non a date fisse”. Punta il dito sull’inefficienza Luca, iscritto ad economia e gestione dei servizi turisitici: “Il maggior problema è quando si producono grandi quantità di rifiuti organici in appartamenti dagli spazi limitati come quelli di noi universitari”. E sembra così riecheggiare anche nei corridoi universitari la protesta del comitato di via Rastello che, attraverso la portavoce Stefania Atti, ha denunciato (al Piccolo): “Così le nostre case si sono trasformate in piccole discariche”.

Contro questa corrente che va per la maggiore il pensiero di Marco (26 anni), assistente alla docenza universitaria: “Pur essendo favorevole alla differenziata e all’eliminazione delle maleodoranti campane, mi sento insensibile alle tematiche ambientali per il modo in cui sono proposte” e, schierandosi contro il finto buonismo di facciata, argomenta: “Ti fanno sentire in colpa se non getti i fondi del caffé nell’umido, mentre trascurano di sensibilizzare a problemi più importanti in materia d’inquinamento”.

Dal 10 luglio si è dato il via al progetto “Più porta a porta a Gorizia”. Ecco i punti salienti del nuovo sistema di raccolta:

– prelievo a domicilio di carta e cartone (ogni 15 giorni)

– prelievo a domicilio di plastica e lattine da sistemare in apposito sacco bianco dell’IRIS.

– prelivievo a domicilio di secco (una volta a settimana nei sacchi gialli) e umido (due volte nel periodo invernale)

– possibilità di portare il vetro nelle apposite campane o, come per il resto dei riciclabili, in apposite isolette ecologinche CONAI o comunali.

Davide Lessi

Migliorare i rapporti tra città e università, a reciproco vantaggio. Sembra essere questo l’obiettivo principale di enti locali e associazioni di categoria per arginare il progressivo invecchiamento di Gorizia e quella sua radicata tendenza a chiudersi su se stessa. Ed ecco arriva la nuova tessera universitaria, mezzo per stringere nuovi rapporti tra studenti e università messo a punto dal Consorzio per lo sviluppo del polo universitario goriziano. Sconti nei negozi, agevolazioni per il trasporto pubblico e nuovi servizi a disposizione. A partire dallo sportello informativo che aprirà nella sede di via Garibaldi del Municipio di Gorizia.

La strada è quella battuta da «Sconfinare». Che non a caso inaugura in questo numero uno spazio riservato agli interventi dei lettori, studenti e non, goriziani e non. Proiettato in questa direzione anche l’ampio servizio dedicato a «studenti & rifiuti», con cui gli universitari faranno conoscere alla città il proprio punto di vista sulla rivoluzione ambientale che tanto ha fatto e sta ancora facendo discutere i goriziani. Al dibattito che va avanti ormai da un anno si aggiunge dunque una voce diversa, di chi – a tempo pieno o part-time – vive la città.

Annalisa Turel

1954: la televisione arriva in Italia.

2006: la televisione muore in Italia.

Mi chiedo a volte se tutte quelle parole di libertà, di partecipazione, di conoscenza, di sviluppo siano state svuotate del loro significato intrinseco o se per caso siano solamente i nomi con cui vengono identificati i fili attraverso cui qualcuno ci muove dall’alto.

Mi chiedo se dal lontanissimo alto ci considerino degli emeriti cretini, se il grande popolo italiano, terra dei grandi artisti (novità di Bramante, di Stilnovo e Dante come recita un passo di Notre Dame de Paris) della cultura, della civiltà abbia ancora una volta la volontà di farsi trasportare da quell’alta onda di una marea chiamata sistema, invisibile, silenziosa ma che nel suo lento scorrere travolge tutto e porta la gente ignara, stanca a fare affidamento ad un salvagente, l’unico disponibile chiamato televisione italiana. E i sopravvissuti vedono il mondo da questo piccolo salvagente, l’unica loro ancora quella che gli permette di galleggiare in uno stadio di apatia senza mai andare a fondo nelle cose, sospesi in una dimensione tra cielo e terra senza mai conoscere né l’uno né l’altro.

Quant’è bello galleggiare! Quant’è bello non faticare per raggiungere la riva, ma farsi trasportare da quest’onda, in verità nemica ma tuttavia quella che ci offre il nostro mondo…

Questa è la nostra televisione, quell’unico salvagente offerto, disponibile per tutti che esteriormente si abbellisce sempre più…la qualità di trasmissione dell’immagine è sempre più alta, la qualità del contenuto è ridicolamente scarsa. L’alta marea ci culla tranquillamente tra reality proiettati ogni giorno a ritmo pesante cha appiattiscono il pensiero, che azzerano la volontà di iniziativa e che offrono un’immagine ormai distorta di quello che ci circonda. Così avvinghiati, stretti stretti alla nostra ciambella non impariamo a nuotare, a conoscere il mare in cui viviamo, ad esplorare nuove spiagge ma vaghiamo incerti chiedendoci forse se tutto quello che ci viene offerto dal piccolo schermo sia la vera realtà o un mondo fittizio di cui purtroppo non riusciamo a fare a meno.

È triste, deprimente sapere che uno dei mezzi che ha favorito la conoscenza rapida, accessibile a tutti, mattone solido del villaggio globale, in Italia si stia disgregando a poco a poco portando non solo vergogna al bel Paese ma facendolo crollare anche dal punto di vista intellettuale, culturale scosso continuamente “dai personaggi cicaleggianti dei talk-show che squittiscono ad ogni ora un nuovo vero. Io dico addio”. Io dico addio come recita la famosa canzone di Guccini. Addio ai continui litigi televisivi, a quella gente considerata ormai come modelli di vita (tu chiamala vita!) che dietro una mal celata ipocrisia continua ad urlare, ad offendere, a mostrare la propria incapacità di discutere, la propria mancanza di umiltà, ergendosi a difensori della ormai abusata parola “valori”. Dico addio a quella falsa alternativa di programmi televisivi offerti dalla tv a pagamento che favoriscono la divisione della conoscenza in una conoscenza di serie A e serie B (uccidendo l’uguaglianza guadagnata a fatica a partire dalla rivoluzione francese e americana) . Dico addio allo stesso pubblico statico e legittimante che viaggia nel salvagente della servitù volontaria. Addio alla mia imposta posizione di spettatrice, sentendomi raggirata, non sentendomi parte di quel mondo così tetro, così freddamente triste e lontano. Dico addio alla classe politica attuale che continua a proporre leggi agendo con la logica del “domani è un altro giorno”.

Pur vedendo nella scienza politica la possibilità di risolvere tale problema; mi alzo, spengo il televisore e inizio a nuotare.

Nicoletta Favaretto

E anche quest’anno è finalmente arrivata l’estate, ed è arrivato anche il momento di tirare le somme sulle attività sportive del CUS. Noi, assieme ad altre ragazze (Cate, Mira, Susanna, Desirée, Valerie,
Carmen, Giulia, Francesca, Isabella, Jane, Valeria, Elena, Erinda, e Lydie) abbiamo deciso di provare l’esperienza del calcetto femminile. Nonostante i maliziosi commenti dei nostri compagni maschi, ci siamo
divertite veramente tantissimo. Ovviamente la tecnica non era molta, ma la voglia si, e così ogni lunedì sera ci trovavamo in qualche palestra (che poi col caldo è diventata campetto) per tirare 4 calci “in amicizia”. Purtroppo non essendoci un torneo femminile non abbiamo avuto molte occasioni per mostrare al mondo quanto siamo dei fenomeni… Abbiamo disputato una sola partita, formando squadre miste con dei simpatici “volontari” del SID, visto che la squadra femminile di Udine (temendo le nostre grandi doti) ha dato forfait. Il prossimo appuntamento (a meno che non vi siano cambiamenti di programma) è il 28 giugno, proprio contro il polo di Udine al (…nome del campo…). Aspettiamo dunque un pubblico numeroso e, nel mentre, cogliamo
l’occasione per ringraziare coach Domenico e la sua infinita pazienza…

Giulia e Leonetta

Cari amici fashion, dopo un mesetto siamo di nuovo qui per parlare di glamour. Come i più scaltri di voi sapranno, la moda ci accompagna in qualsiasi ambito della vita di tutti i giorni; ma oggi ci troviamo a vivere una situazione che si presenta solo una volta ogni quattro anni: chiaramente sto parlando dei tanto amati mondiali di calcio! Pensavate che i nostri illustri vati stilisti ci avrebbero abbandonati al caso per questa meravigliosa circostanza? Certo che no! Essi, infatti, hanno creato delle linee ad hoc per farci sentire adeguati e in sia per recarci a vedere le partite nelle piazze o nei locali o a casa con gli amici, sia – per coloro i quali avranno la fortuna di vederle dal vivo – per far schiattare di invidia i tedeschi, i quali – tendenzialmente – non brillano per eleganza. Cito solo i famigerati Birkenstock, anche quelli creati per i mondiali, con i calzini bianchi.

Ebbene, per quelli che non vogliono sbagliare e desiderano mantenere un look sportivo, Adidas offre una linea veramente completa, dagli occhiali da sole alle scarpe, dai borsoni alle tute. Sulla stessa scia ci sono anche Dirk Bikkembergs (anche con la nuova linea Bix), il quale offre un set total look coloratissimo e dai tagli puliti, e la classica Nike, che però delude per eccessiva banalità proponendo le maglie dei giocatori e delle normalissime scarpe da abbinarci. H&M presenta t-shirts, pantaloncini e costumi per uomini, donne e bambini e il tutto a prezzi veramente contenuti. Ma in quanto a costumi, imbattibile è la Parah, la quale ha creato un bikini tricolore molto elegante per coinvolgere anche l’universo femminile e magari far sentire tutte le fanciulle come la bellissima testimonial Elena Santarelli, sopravvissuta a “L’Isola dei Famosi 2”. Per i ragazzi Calvin Klein ha creato biancheria intima tempestata da loghi tricolore per i tifosi più “intimamente” convinti. Carine sono le scarpe di Cesare Paciotti: il bianco-rosso-verde va bene, ma l’argento ricorda quello dei pacchianissimi giubbotti sfoggiati dalla squadra azzurra nelle recenti Olimpiadi invernali di Torino. Per gli appassionati di orologi, Tissot ha creato “one more time” un banale orologio in acciaio con due minuscoli palloncini da calcio: lasciamolo tranquillamente ai collezionisti. Una menzione speciale la merita Bulgari che ha creato una cravatta di estrema finezza in quanto combina piccoli particolari che ricordano il mondiale, senza scadere nell’eccesso rendendola portabile anche nelle occasioni più formali senza dare nell’occhio.

L’oggetto più trendy, però, è lo chiccosissimo pallone di jeans e pelle pregiatissima (forse umana!) di DSquared2, forse non sarà adatto alla spiaggia e all’acqua di mare, però sicuramente non rovinerebbe il delicatissimo nuovo praticello dell’università di via Alviano! Ma di tutto questo, cosa indossa la nostra nazionale? Dolce&Gabbana hanno pensato ai nostri giocatori creando dei bellissimi vestiti per le trasferte e serate dei mondiali, con abiti scuri dal taglio sottile e fornendo loro degli occhiali da sole semplicemente meravigliosi. I due stilisti hanno creato anche una linea di biancheria intima indossata (solo quella) dai nostri calciatori in migliaia di cartelloni visibili da qualsiasi punto di una grande città come Milano. Però, ahimè, la coppa per l’eleganza la vincono gli Inglesi vestiti da Giorgio Armani. La coppa dei mondiali, invece, speriamo di vincerla noi: forza Azzurri.

Mattia Mazza

Intervista alle sette studentesse che hanno deciso di sperimentare il rugby inglese

Da marzo 2006 Noemi De Lorenzo, Roberta (Cortina) De Martin, Francesca (Fra) Fuoli, Arianna (Turin) Olivero, Francesca (Rosy) Rosada, Chiara Taverna (tutte del I S.I.D.) e Anna Rizzoli (III anno di Relazioni Pubbliche), si incontrano settimanalmente in via dei Faiti. Hanno deciso di tentare una sfida davvero interessante, sotto la guida dei loro “coaches”, Edoardo Buonerba (II S.I.D.) e Marco Chimenton (III S.I.D.): imparare a giocare a rugby. “Sconfinare” le ha intervistate per scoprire le peculiarità di questa squadra tutta femminile!

Il rugby è tradizionalmente uno sport maschile: perché avete deciso di praticarlo?

Chiara: “Per rompere questi stereotipi maschili che limitano l’accesso femminile a molti sport interessanti”.

Rosy: “E perché è uno sport inusuale, perlomeno tra le ragazze”.

Infatti…Voi, però, praticate rugby all’inglese. Quali sono le differenze rispetto a quello americano?

Rosy: ” Per prima cosa la palla, più grande di quella americana, può essere passata solo indietro. Poi è ammesso il placcaggio (bloccaggio dell’avversario) solo del giocatore che tiene la palla”.

Turin: “E non abbiamo le divise imbottite perché è meno violento”.

Anche se è meno violento, però, prevede degli allenamenti intensi. Com’è stato all’inizio?

Tutte: “Durissima!”

Rosy: “La prima volta che abbiamo fatto il giro del campo di corsa a momenti ci lasciavo un polmone!”

Però…E come vi sembra questo sport ora che lo conoscete direttamente?

Chiara: “E’ uno sport da signore!”

Anna: “C’è una filosofia dietro, che implica il rispetto non solo delle regole di gioco, ma anche dell’avversario”.

Rosy: “Cosa che manca in altri sport più in voga…”

Concordo pienamente. Quindi lo consigliereste anche ad altre ragazze.

Anna: “Certo! Non esiste una taglia corporea per praticarlo. Va bene per qualsiasi fisico”.

Chiara: “Anzi, speriamo che qualcuno si aggiunga, perché dobbiamo raggiungere i 15 elementi!”

Magari qualche lettrice raccoglierà l’invito! E sugli allenatori…?

Tutte: “Sono super-professional, simpatici, pazienti…”

L’anno prossimo, però, andranno all’estero. Come farete?

Fra: “Giocheremo a tennis!”

Turin: “Andremo a Lisbona (meta di Edoardo)!”

Cortina: “Beh, Rosy terrà un corso di can-can…”

Chiara: “No, dai. C’è un vice, Diego (Pinna, I S.I.D.). Ci seguirà lui.”

E a quando la prossima partita?

Cortina: “La prima vorrai dire! Ancora non lo sappiamo”.

Beh, ragazze, speriamo sia presto, perché vi vogliamo vedere in campo. In bocca al lupo a tutte voi!

 

Isabella Ius

elan_isa@hotmail.it

L’arrivo nel 1906 della ferrovia Transalpina nella città di Gorizia fu il completamento di un lungo processo di ammodernamento della vie di comunicazione che collegavano la città con il resto dell’Impero asburgico.

Tale processo iniziò dapprima in maniera teorica con lo studio di Carl von Czoernig, il funzionario imperiale arrivato nella “Principesca Contea di Gorizia e Gradisca” come allora si chiamava, commissionatogli dal governo imperiale per verificare quali potessero essere le possibilità di sviluppo di tale parte del Kustenland (Litorale) e si avviò concretamente con l’arrivo dei Ritter a Gorizia. I Ritter infatti, famiglia di industriali di origine tedesca trasferitisi dopo varie vicissitudini a Trieste, scelsero nel 1850 Gorizia come sede delle proprie attività.

Questa scelta fu fondamentale per Gorizia in quanto per esportare i propri prodotti da Gorizia a Trieste e verso il resto dell’Impero, fecero pressione presso le autorità imperiali affinché la ferrovia “Meridionale”, costruita con i finanziamenti dei Rothschild, che doveva collegare Vienna con Trieste, passasse per Gorizia: cosa che puntualmente avvenne nel 1860. Tale scelta ebbe ripercussioni per la città anche dal punto di vista urbanistico; infatti, per collegare il centro cittadino con la nuova ferrovia, si dovette costruire una nuova arteria che attualmente è il corso Italia, cioè la principale via di Gorizia.

Tale ferrovia però non bastava per il completamento dell’ammodernamento della vie di comunicazione.

Infatti in seguito all’arrivo della linea ci fu uno sviluppo delle attività commerciali della città che non riguardavano solo le attività Ritter, ma pure quelle attività dei piccoli e medi commercianti che incominciarono a popolare la città (artigiani, ma soprattutto produttori di vino e alcolici che dal Collio venivano spediti in tutto l’Impero, povero di zone adatte per la coltivazione dell’uva).

Per far fronte a tale sviluppo la classe dirigente locale capì che ci sarebbe stato bisogno di un’altra ferrovia che arrivasse direttamente in Carinzia (il principale sbocco dei prodotti della Contea di Gorizia).

Tale ferrovia è l’attuale Transalpina che arrivò a Gorizia nel 1906 dopo una lunga gestazione causata anche da problemi tecnici, legati all’attraversamento di un territorio particolarmente impervio che fa di questa linea, però, una bellissima ferrovia panoramica. In realtà per le autorità austriache tale ferrovia non era importante solo per il commercio ma anche per una funzione militare, in quanto costituiva una via di comunicazione in grado di trasportare le proprie truppe con facilità sul confine di un paese straniero (l’Italia). Valore aggiunto che però fu calcolato male dalle autorità austriache, infatti proprio questa vicinanza con il confine la rese vulnerabile agli attacchi italiani durante il primo conflitto mondiale.

Ciò non toglie che nel 1906, con l’arrivo della Transalpina, Gorizia attuò il completamento dello sviluppo delle vie di comunicazione: molte ditte commerciali spostarono la loro sede in prossimità della nuova ferrovia (piazza Corno, l’attuale piazza de Amicis, e vie adiacenti) per poter agevolmente usarla per il trasporto delle proprie merci verso la Carinzia.

Beffardamente tale apogeo dell’attività commerciale avvenne nel 1906, cioè solo otto anni prima del conflitto mondiale che comportò, in seguito al cambiamento dei confini, la recisione completa di Gorizia dai suoi mercati rendendo tali ferrovie di colpo inutili.

Nonostante ciò la Transalpina, fino alla Seconda Guerra mondiale, continuò ad avere un ruolo per le ditte locali nello smercio dei propri prodotti verso la valle dell’Isonzo. Purtroppo anche questo residuo mercato venne a mancare, dopo l’ultimo conflitto mondiale, quando l’ennesimo cambiamento dei confini fece sì che addirittura la stessa ferrovia rimanesse separata dalla città per la quale era stata costruita.

Giangiacomo Della Chiesa

Gorizia. Dopo nove intense giornate e ben quantotto partite cala il sipario sul torneo universitario, l’evento più sentito dell’intero anno accademico. L’ambito trofeo è stato alzato al cielo del Pastor Angelicus da Marco Iodice, capitano della CSKA Turismo, ed ha avuto nel suo mattatore l’aitante centravanti dei vincitori, Emmanuele Moretti. Medaglie e tanti sinceri complimenti per i secondi classificati, i Vulcan Bargains, autentica rivelazione del campionato. La finale, svoltasi in una bella serata di fine maggio, è stata una partita avvincente, ricca di capovolgimenti di fronte, con il risultato perennemente in bilico. La CSKA ha prodotto una gran mole di gioco, prendendo il comando delle operazioni sin dai primi minuti, dimostrandosi tuttavia sterile nei metri conclusivi. Al contrario, i Vulcan risultavano essere pungenti con rapide azioni di contropiede non finalizzate solo per la cattiva serata dell’acciaccato Marraffa, limitato da un precedente infortunio al ginocchio. Il primo tempo terminava sullo zero a zero ma entrambe le squadre sembravano non avere alcuna intenzione di mollare. Il secondo tempo iniziava in modo spettacolare, con la CSKA scatenata e vicinissima alla segnatura proprio con Moretti, prima lesto ad intercettare un superficiale retropassaggio di Bellinghieri e poi rabbioso nello scagliare una fucilata verso la porta. Il palo e la traversa strozzanavano in entrambi i casi l’urlo di gioia del giocatore. Ironia del calcio: nell’azione successiva Adriano Trampus, erculeo centrocampista dei Vulcan, prima ruba palla a centrocampo e poi, con un preciso rasoterra ad incrociare, supera imparabilmente l’estremo difensore avversario. La felicità dei Vulcan dura pochi minuti, precisamente sette; è il tempo che passa tra il loro goal ed il pareggio di Marco Iodice, felino nella deviazione su corner di Faidutti. La partita si infiamma e la CSKA attacca a testa bassa e sfiora la marcatura per ben tre volte. Fuori per questione di centimetri. Ancora una volta i Vulcan sfruttano una ripartenza e purgano in contropiede: bellissimo il cross di Mezzaroba ed il destro ad incrociare nell’angolo alto di Filippo. Nuovo vantaggio e catenaccio per i Vulcan. Ma non basta. Ancora una palla inattiva, precisamente una rimessa laterale, ancora una dormita del pacchetto arretrato e Faidutti realizza un goal molto simile a quello di Crespo in Argentina-Messico del campionato mondiale. A quel punto le energie svaniscono, i ritmi si abbassano finchè non si arriva alla roulette russa dei rigori. Decisivo l’errore del difensore dei Vulcan Antonio Esperi, eletto migliore in campo. CSKA campione, Vulcan ci proverà l’anno prossimo. Onore ad entrambe le squadre. Nella finalina, netta vittoria dei Siderurgici sulle feccie rosse, forse unica delusione del torneo, grazie ad un impressionante Lessi ed un energico ed instancabile Gambardella. Senza banalità alcuna affermo che un clima turbato come quello che il nostro calcio sta pesantemente vivendo a causa dello scandalo di Moggiopoli, queste piccole manifestazioni organizzate dall’università possono riavvicinare la gente ad uno sport tra i più belli del mondo e far dimenticare l’inquinamento morale e materiale che il business e gli interessi economici hanno prodotto nell’universo del pallone. L’obbiettivo sarebbe di sottolineare come una partita sia sempre un gioco e non un affare o peggio un lavoro. Infine, il livello di gioco apprezzato durante il torneo è stato discreto, lo spettacolo folkloristico e l’ambiente quasi famigliare, ideale non solo per gli studenti ma anche per tutti coloro che volessero rilassarsi e divertirsi semplicemente al martedì ed al mercoledì sera. Tutto questo rappresenta un invito a tutti quelli che amano il calcio e la migliore pubblicità per questo meraviglioso sport.

Marco Di Liddo

Il gran finale si avvicina. In vista delle partite determinanti di questo torneo universitario, i primi si  godono le alture della classifica in pantofole, con alcuna voglia di scalfirsi a vicenda nelle partite di  girone, ma con la promessa di disputarsi fino all’ultimo la coppa. Nel purgatorio invece tutte le altre squadre, o quasi, che cercano il colpo di reni per acciuffare il quarto posto iridato, accanto alle forti.  Molte delle squadre del torneo si concentrano più o meno nella stessa fascia di punteggio e diventerà a questo punto influente anche la differenza reti: la competizione si fa interessante, si  fanno calcoli sui risultati, sulle probabilità. Fatto sta, neanche chi è più indietro concede nulla: i  Seven  Lions, ritrovatasi finalmente tutti assieme dopo tante partite decimate, hanno inflitto una sconfitta pesante soprattutto a livello morale alla Mai Più, che sembra aver perso lo slancio di inizio anno. Ai Campioni Balordi spetterà una partita non facile contro l’ex Satan, che non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione. E nella fascia intermedia, oltre a Mai Più e Mossid, si affollano i Siderurgici,  che vorrebbero tornare come l’anno prima ad occupare il quarto posto, i “crepuscolari” Sprizz team, coda della cometa che sembrava essere e i Sesto piano, che descriverei con un solo  aggettivo: stupefacenti. Ormai tranquilli della loro postazione sono invece i  Vulcainbargains, che recuperano anche qualcuno dei loro infortunati; le Fecce Rosse e l’inossidabile CSKA Turismo che cambia il nome ma non il vizio…di far bene. Si disputeranno così le semifinali e finali i giorni  mercoledì 17 maggio dalle 18:30 alle 20:30 e martedì 23 maggio dalle 20:30 alle 22:30, quando si  saprà finalmente chi meglio è riuscito a sgomitare tra le squadre e chi si guadagnerà l’olimpo del  torneo di calcio a sette. Il tutto corredato da un tifo sicuramente più mite dell’anno passato ma che  dovrebbe tornare a scaldare gli animi per le battute finali del torneo. Rimane infine l’auspicio che  anche per queste ultime partite sia di costume il buon senso e la sportività, soprattutto nei confronti  di chi si troverà ad arbitrare le fasi finali. Sempre aspettando la sfida, quest’anno come ogni anno,  di calcio a undici che vedrà contrapposta una nostra selezione contro quella dei cugini di Udine.

Edoardo Buonerba

Lucinico.  Talvolta lo sport viene affogato negli stereotipi che gli nascono intorno. Così il calciatore non è altro che il sempliciotto accompagnato dalla velina, il giocatore di basket il re degli spot pubblicitari di cereali per bambini ed il pugile il rissoso scialacquatore di immense fortune guadagnate a suon di k.o. Per fortuna esistono ancora atleti che fuggono da ogni santificazione mediale per godersi la fatica e la soddisfazione dei risultati acquisiti nel silenzio e nell’intimità della propria famiglia, atleti che non dimenticano le difficoltà di quando hanno cominciato e che pensano che ci sia qualcosa di più importante del fuoristrada ultimo modello o della villa a Montecarlo. Uno di questi è Paolo Vidoz, il pluridecorato pugile friulano, la bella realtà dei pesi massimi italiani. Vidoz da tempo ha intrapreso un’iniziativa mirante a riattivare la pratica del pugilato nella Kabul ancora devastata dai bombardamenti e dalla povertà. Nel corso degli ultimi quattro mesi Vidoz ha permesso la riapertura di una palestra nella periferia della capitale afgana, fornendole le più moderne attrezzature mediche e d’allenamento e partecipando ad alcuni allenamenti con gli atleti locali. Tutto questo utilizzando fondi personali ed introiti di incontri di beneficenza. Vidoz non è nuovo ad iniziative di questo tipo, infatti circa un due anni fa pubblicò un libro “I cani del ring” di cui destinò la metà degli incassi ad associazioni miranti all’assistenza di pugili colpiti da danni permanenti nel corso di incontri. “ Ancora una volta lo sport e la solidarietà superano le barriere politiche” dichiarò Vidoz quando a metà Dicembre dello scorso anno brindò al suo primo viaggio in Afghanistan. Davvero significativo è il fatto che il campione abbia volontariamente rifiutato ogni partecipazione pubblicitaria nazionale e si sia affidato alla rete di associazioni benefiche regionali e nazionali, cercando di giungere ai cuori della gente al di là di ogni possibile strumentalizzazione televisiva. Paolo Vidoz è un tipo schivo, fugge alla luce dei riflettori televisivi ed al rumore degli applausi, preferisce i fari puntati sul ring e la vibrazione della campana. Di incontri ne ha combattuti tanti, sa cos’è l’adrenalina, ma adesso, alla soglia dei 34 anni, sembra aver realmente realizzato che nella vita c’è sempre qualcosa per cui combattere, anche fuori dal ring.

Marco Di Liddo

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