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Uno dei primi giorni del mio stage alla rappresentanza italiana presso l’OSCE a Vienna il mio responsabile mi disse che ognuno dei tre periodi di stage ha un evento importante: autunno-inverno la Ministeriale, estate la festa del 2 giugno, e inverno-primavera il Ballo di Carnevale.

Io ero capitata nel periodo della festa del 2 giugno, ma mi era sembrato un vero peccato aver perso un’occasione come quella di andare ad un ballo nel palazzo imperiale di Vienna, città dove i balli sono un’istituzione.

 Così sono riuscita a ottenere l’invito: e qui comincia il bello. Perché ogni ragazza, anche la meno femminile, sogna sempre di andare ad un ballo, di vestirsi come una principessa e ballare un valzer con il principe azzurro. Allora ha inizio la caccia al vestito, agli accessori, alle scarpe: vestito da sera, scialle, tacchi alti, pochette, gioielli.

 Ed eccoci a Vienna. Due principesse davanti all’Hofburg, nervose come non mai, impaurite dal dover affrontare quei diplomatici con i quali abbiamo lavorato per 3 mesi, ma che tuttora incutono quel timore reverenziale proprio di questa casta. La tensione scema quasi subito: appena entrate si torna indietro all’estate, quando in quelle sale ci si andava per le riunioni e ci si restava dalla mattina alla sera. Si  capisce immediatamente che l’ansia da prestazione legata alla fatidica domanda “Ma i nostri vestiti saranno appropriati?” risulta inutile, dato che il buongusto italiano vince sempre. Infatti mentre gli uomini sfoggiano il frac, un completo, o ancor meglio la divisa da cerimonia, molte delle signore non si distinguono per una scelta di abito appropriata: c’era chi aveva un vestito da cocktail (inappropriato), chi aveva un vestito evidentemente troppo piccolo (cattivo gusto), e chi aveva il vestito identico ad altre tre (poca fantasia).

 Tra i primi che riconosco tra la folla ci sono i diplomatici italiani, che ci accolgono con grande calore: il tempo di scambiarsi i convenevoli e fare un breve riassunto dei mesi precedenti, che veniamo interrotti dal cerimoniere che dalla cima delle scale addobbate da cascate di fiori annuncia l’inizio del ballo. Si salgono le scale tra fiori e giovani militari sull’attenti, con lunghe e doverose pause per le foto di rito, e finalmente si arriva alle sale: una rutilanza di luci, di tavole imbandite, camerieri che sistemano gli ultimi dettagli.

 E così ha inizio lo spettacolo. Le debuttanti fanno il loro ingresso trionfale, anche se con alcune cadute di stile, come una collana nera su abito bianco e degli evidenti problemi di coordinazione tra le coppie, e si aprono le danze: ballare il valzer a Vienna è un must, figuratevi dentro al palazzo imperiale!

Ormai eravamo all’Hofburg da quasi due ore, la fame iniziava a farsi sentire pesantemente, ma di cibo non ce n’era quasi traccia, solo un buffet un po’ improvvisato di specialità tipiche della Grecia, che quest’anno detiene la Presidenza dell’OSCE. Un po’ sconsolate cerchiamo comunque di tornare al nostro tavolo, e lì notiamo finalmente che la cena è iniziata: un buffet molto ricco, di specialità greche e ceche ( dato che la presidenza EU è della Rep. Ceca questo semestre). Bisogna dire che un dubbio ci attanagliava fin da quando avevamo scoperto che la cena era inclusa nel biglietto del Ballo: avremmo ritrovato le “Tartine dell’OSCE” che tanto ci avevano saziato e allo stesso tempo nauseato durante l’estate, o saremmo state graziate da un buffet più ricco e quasi quasi, più gustoso? Beh, la risposta è arrivata in fretta: alla vista sembrava un grande salto di qualità, ma all’assaggio si capiva che il catering era sempre quello di un tempo, applicato però a culture culinarie differenti.

  Tra una chiacchierata tra vecchi compagni di stage e la conoscenza dei compagni di tavolo si è arrivati ben presto alla mezzanotte, che come da programma riservava una sorpresa: era infatti prevista l’estrazione tra i biglietti venduti per la serata dei fortunati che avrebbero vinto dei viaggi in centri benessere di lusso nelle varie isole greche (ovviamente avevamo 4 biglietti, ma nessuno era vincente) seguito da uno spettacolo di musica e balli tipici greci. Questa è stata la parte più divertente della serata , perché se in una sala si ammiravano dei ballerini pseudo greci (Evan, il mio amico della presidenza, mi ha confermato che solo 3 tra il gruppo musicale e il corpo di ballo erano greci, gli altri erano austriaci doc) che si sbizzarrivano in canti e balli, coinvolgendo gli ambasciatori in un sirtaki un po’ stentato e  portando una ventata di Mediterraneo nella fredda capitale asburgica, nella sala adiacente un’altra orchestra suonava brani tra i più disparati, dai Beatles a alla colonna sonora di Nove Settimane e mezzo, da Asereje a What a Wonderful World. Ed è stato in quest’ultima sala che i diplomatici, sempre composti, hanno lasciato fuori la veste di diplomatico, per mostrare loro stessi, lanciandosi in balli sfrenati, che mi ricordavano le feste dei miei genitori e dei loro amici, a colpi di rock ‘n’ roll e musica anni ’70.

 Così al momento di andarsene verso un’altra festa, lasciamo questo meraviglioso palazzo e questa festa, finalmente diventata genuina e poco formale, che anche se di ballo viennese tradizionale, come ha detto la mia esperta in materia, ha ben poco, rappresenta perfettamente lo spirito dell’organizzazione che l’ha organizzata.

 

Leonetta Pajer

In data 15 marzo 2006 si sono svolte le elezioni dei rappresentanti degli studenti negli organi universitari e regionale per il biennio accademico 2006/2007. Dalla nostra piccola Gorizia siamo riusciti ad “imporre” ben tre rappresentanti su cinque per il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche. Tre nomi, tre garanzie. Per GO Hussam Hussein, Valentina Collazzo e Beatrice Moda, della lista Studenti in movimento e per TS Luca Marsi e Xhomaqi Brikena, de Lista di sinistra.
Vista l’inclinazione femminile della nostra rubrica abbiamo deciso di intervistare l due giovani promesse della politica universitaria affinché ci illuminassero su alcune tematiche che le riguardano da vicino come rappresentanti e come donne.
Cosa vuol dire far parte del Consiglio di Facoltà? Da chi è composto?
Le nostre mitiche avranno l’onore di votare o presentare proposte durante le riunioni dell’organo, costituito da docenti ( ordinari, ricercatori, associati), rappresentanti degli studenti, rappresentanti dell’amministrazione. Inoltre gli stessi fanno parte anche del Consiglio degli Studenti, consultivo del Consiglio di Amministrazione.
MA ciò che l’uomo della strada vuole sapere è: che scopi si prefigge la lista?
First of all, la ricerca di una maggiore chiarezza comunicativa nelle spesso difficili relazioni tra Gorizia e Trieste. Secondly, partecipare attivamente alle trasformazioni chela riforma universitaria porterà al nostro corso di laurea, concentrandosi in particolare su alcune problematiche e incognite come : i fantomatici microcrediti( cosa sono? Ma soprattutto posso convertirli in punti dell’A&O?), la gestione del sito e di un eventuale sportello stage. E’ per questo che le due propongono la creazione di un regolamento universitario che nasca dalla collaborazione tra i referenti dei diversi ambiti gestionali. Finally, il coinvolgimento responsabile delle masse alle assemblee “d’Istituto” eventualmente divise per anno di studio, che –ricordiamolo- sono elemento fondamentale della democrazia.
Ma cosa le ha portate alla folle scelta di accollarsi questo andato biennale?
La scelta di Beatrice nasce nel lontano febbraio 2005, quando disordini prossimi a quelli  “du mars français 2006” si erano verificati in quel di Gorizia in seguito alla precaria situazione dovuta alla riforma universitraria. Ella, trovatasi impotente, decise di scavalcare le barricate e immolarsi per la giusta causa.
Valentina, si autodescrive invece come maniaca dell’attivismo gestionale, tuttavia ( chi la conosce lo sa) la sua adesione deriva anche dal suo incontro/scontro con la fumosa burocrazia universitaria per il trasferimento da un altro ateneo.
Al di là delle motivazioni una piattaforma di ideali e speranze comuni unisce le due ragazze.
Tema scottante di queste settimane è l’assegnazione delle borse erasmus. Che cosa capiterà mai se una di queste viene assegnata a un rappresentante?
Obbligo immediato è dare le dimissioni dalla carica ed essere sostituiti ma le ragazze evidenziano come l’importante sia mantenere una linea di continuità di idee ma non necessariamente di persone.
La situazione universitaria di netta prevalenza femminile ci spinge a chiedere un parere sul ruolo delle donne in politica.
Secondo Beatrice la SID-formation ci porta a lavorare all’estero, dove il ruolo delle donne è meno marginale, e quindi il problema si può porre in termini di carriera diplomatica, dominata a tutt’oggi dall’universo maschile. A detta di Valentina, il sesso non dovrebbe essere una discriminante, poiché ciò che conta sono capacità e creatività.
La domanda cruciale arriva puntuale a fine intervista: a quando la festa d’investitura( e specialmente di ringraziamento ai votanti)?
La certezza è che si farà, si parla di fine maggio con finanziamento dei partecipanti( che beffa!!), senza dubbio numerosi.
Lasciamo le due belle al loro lavoro… e in bocca al lupo a tutti!

Leonetta Pajer
Giulia Cragnolini

Alle superiori l’Assemblea d’Istituto era il paradiso dei disertori e il palcoscenico dell’élite che lottava contro l’indifferenza studentesca. All’università invece tutta un’altra vita: un confronto tra docenti e studenti in due round ( il 9 marzo e il 4 aprile) che ha visto una buona partecipazione di entrambi. Non immaginatevi l’aula magna straripante, i cori e le trombe da stadio, però…
Nella prima puntata erano stati discussi il riordino dei curricula della specialistica, la ridefinizione del numero dei crediti f per la triennale, le sovrapposizioni di orario, e l’istituzione di una commissione paritaria di 5 studenti e 5 docenti, tutte  questioni riprese ed approfondite al secondo incontro. Sul palco, all’angolo sinistro, siede una nutrita rappresentanza degli studenti con i neoeletti Hussein, Collazzo, Moda più il redivivo Luccisano (ma Masucci e Poli, gli altri rappresentanti? Ah in Erasmus giusto!); all’angolo destro invece troviamo i professori Gabassi, Meyr, Belhoradsky, le professoresse Swain e Cusina, e infine  Dario Bazzarini.
Pronti via e il professor Gabassi lancia il tema dei temi, il riordino dei curricula della specialistica. Dopo la  precedente assemblea era serpeggiata tra gli studenti questa domanda “…è vero che vogliono fare una sola specialistica concentrata sul  negoziato?!” e la risposta più gettonata era “..Ehh?!?”. Ora finalmente è arrivata un po’ di chiarezza. La facoltà ha predisposto una commissione per il riordino delle specialistiche, la “Commissione Riordino” (bando alla fantasia), che avrebbe previsto la confluenza dei tre inidrizzi attuali in uno solo. Il tutto però rientrerebbe in un progetto di trasformazione del percorso tre più due in un quinquennio blindato composto dall’attuale triennale, da  un anno comune di specializzazione sul negoziato e infine, all’ultimo anno, da una differenziazione sul modello dei tre percorsi odierni. Si partirebbe dal 2007/2008. Ma perché proprio il negoziato? In realtà non è stato confessato apertamente, ma possiamo intuire che la volontà sia quella di caratterizzare il più possibile il corso per permettergli di distinguersi e sopravvivere agli attacchi di facoltà più dinamiche, donde la scelta di un settore di nicchia per il biennio.
Il colpo è potente e ben assestato, ma la platea schiva e contrattacca con il suo fuoco di domande, attraverso le quali viene introdotto l’annoso problema delle sovrapposizioni d’orario. Gabassi allora gioca d’astuzia e dichiara le sue difficoltà nel risolvere la questione. D’altronde egli non può obbligare i professori a fare lezione a determinate ore se  non vogliono. Segue una fase di stanca, la platea langue nel suo mare di poltrone rosse, mentre gli attori parlano senza entusiasmi della commissione mista (5 studenti + 5 docenti + Bazzarini) che avrà il compito di discutere l’applicazione della riforma. Si passa poi ai “crediti f” (crediti che non fanno media sul punteggio finale, acquisibili anche con attività extra – curriculari) e al loro probabile aumento da 9 a 12, ma, nonostante Luccisano chieda insistentemente che gli spieghino come completare i 5 Cfu della specialistica, il ritmo non sale, finché una ragazza non si lamenta della qualità dell’insegnamento. Improvvisamente gl’interventi s’imbottigliano in una coda senza fine che ci accompagnerà fino alle 16.45. La professoressa Cusina spiega come i test di valutazione costituiscano un sicuro strumento per migliorare la qualità della docenza. Tuttavia molti studenti si chiedono che cosa sia un test di valutazione dell’insegnamento, dal momento che  non ne hanno mai visto uno!! Arriveranno rassicura la professoressa, ma ormai il pubblico scotta ed è un attimo passare dalle lamentele per il livello delle lezioni, alle cannonate sui metodi poco chiari di attribuzione delle borse Erasmus. La situazione si complica, ci vorrebbe un time-out, ma ormai il tempo è agli sgoccioli e così il professor Meyr dichiara di concordare sulla necessità di una maggiore trasparenza che verrà ricercata attraverso la pubblicazione di un elenco  dei partenti con le ragioni e le modalità di attribuzione della borsa. Quando poi tutto sembra finito qualcuno mette in discussione la “Dottrina delle conferenze”. Gabassi allora rasserena gli animi rivelando le ottime impressioni lasciate dagli studenti ai conferenzieri finora succedutesi.
In chiusura ad  una mano atrofizzatasi sotto il suo stesso peso viene data finalmente la parola: “perché tutte le conferenze finora svolte hanno trattato di tematiche balcaniche? Non sarebbe meglio discutere anche di altre aree geografiche?”. Risposta: “non c’è nessuna pregiudiziale preferenza per l’est, però Gorizia si trova dove si trova  e si dovrà pure valorizzare la propria posizione no?!”. Non fa una piega e così dopo quasi tre ore  filiamo tutti a casa!!

Emmanuel Dalle Mulle

Flickr Photos

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