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Siamo alla dodicesima giornata del campionato di calcio italiano di Serie A. L’Inter e’ sola in testa al comando con 29 punti, seguono Juve e Milan rispettivamente a 5 e 7 punti di distacco. Fiorentina e Samp occupano la quarta e quinta posizione a pari punti (21), con i Viola in vantaggio per differenza reti. Cos’ha detto di nuovo questo campionato? Innanzitutto la dipartita delle due grandi stelle del campionato, Ibrahimovic e Kaka’, e’ stata indolore. Cio’ che stupisce e’ la capacita’ del Milan di riaffermarsi a livelli abbastanza alti (anche se non bisogna dimenticare le scoppole prese dalla banda Mourinho) nonostante l’assenza dell’asso brasiliano e a cui si aggiunge un mercato che di positivo ha portato solamente il non ancora perfetto Thiago Silva. In verita’ cio’ stupisce solamente chi non segue il campionato da qualche anno, perche’ di recente nelle competizioni nazionali Kaka’ ha raramente mostrato i numeri che facevano impazzire mezza Europa. Vien da pensare che la cosiddetta “mentalita’ europea” del Diavolo e del brasiliano derivasse semplicemente dal modo diverso di affrontare gli avversari in Europa e in Italia, dove nella prima il calciatore, grazie al gioco eminentemente offensivo praticato, gode di maggiori spazi e dove quindi Kaka’ poteva dilagare grazie alla sue progressioni, mentre le squadre italiane, specie le “piccole”, tendono a chiudersi nella loro meta’ campo impedendo le accelerazioni palla al piede. Perdita indolore in campionato per il Milan dunque. Per l’Inter sembrerebbe difficile poter dire altrettanto, dato che Ibra l’anno scorso e’ stato capocannoniere e uomo assist piu’ che mai. Tuttavia la societa’ ha fatto un mercato molto accorto e di prospettiva, capace di non far rimpiangere affatto l’assenza dello svedese, con un unico appunto che si potrebbe fare a Moratti e Branca, cioe’ quello relativo all’integrita’ fisica di alcuni nuovi elementi (Milito e Motta, ma anche Sneijder), ma era sinceramente difficile trovare di meglio sul mercato per i prezzi a cui sono stati acquistati. La Juventus per ora e’ la sorpresa in negativo, anche se per valutazioni piu’ oggettive sarebbe meglio aspettare di vederla con tutti gli infortunati di lunga data in campo. La squadra bianconera viene da un mercato dove sono stati spesi circa cinquanta milioni di euro per comprare due ottimi giocatori, Diego e Melo, a cui si aggiunge il ritorno di Cannavaro. Tuttavia a Torino sono mancate le adeguate considerazioni sulla continuita’ e l’adattabilita’ del primo e sulla maturita’ tattica del secondo. Diego, dopo un inizio spumeggiante in cui ha fatto vedere cio’ di cui e’ capace, complici anche alcuni fastidiosi infortuni muscolari, sembra essersi un po’ perso; la colpa sembra ascrivibile in parte al necessario periodo di ambientamento al nostro calcio privo di spazi, in parte a Ferrara che col suo compatto 442 non lo metteva nelle condizioni di rendere al meglio (col 4231 le cose sembrano andare meglio), in parte della sua fisiologica discontinuita’: chi lo segue dai tempi del Werder giura che essa fa parte del suo DNA.

Altra conferma di quest’anno arriva dalla Sampdoria che per ora ha confermato quanto di buono visto l’anno scorso dall’arrivo di Pazzini in poi, anche se ultimamente sembra vivere una battuta d’arresto. Anche la Fiorentina si sta confermando ad alti livelli, grazie innanzitutto alla rinuncia al 433 e un impiego del 442 che le permette di avere la migliore difesa in campionato e grazie anche a uno Jovetic spettacolare, soprattutto nella primissima parte della stagione. Il montenegrino ha fatto splendidamente le veci di Mutu fintanto che questo e’ rimasto ai box per vari problemi (fisici ed economici).

Le stupende sorprese di quest’anno sono per ora Parma e Bari, due neopromosse costruite con giudizio e soprattutto intorno a giovani affamati: Paloschi, Lanzafame e Biabiany compongono il trio di ragazzi terribili del Parma, mentre in Puglia si godono la difesa composta dai giovani centrali Ranocchia e Bonucci, che dopo quella Viola, e’ la migliore del campionato. In negativo hanno finora sorpreso le romane, (Roma a 15 punti e Lazio a 11),  a causa della mancanza, per la prima, di un vero progetto tecnico (Spalletti si e’ dimesso dopo due giornate) e per la seconda di… non si sa cosa, dato che e’ una squadra ottima sulla carta da tutti i punti di vista. Il Napoli sembra avere il vento in poppa dopo l’arrivo di Mazzarri, chissa’ se riuscira’ a recuperare il terreno perduto nelle prime giornate?

Dando uno sguardo ai numeri e ai risultati cio’ che emerge abbastanza chiaramente e’ che i nerazzurri sembrano al momento distanti per tutti: al Milan manca l’intensita’ necessaria ad affrontare squadre molto chiuse e dotate di buona corsa, alla Juve manca un po’ di personalita’ in campo e soprattutto la capacita’ tecnica di nascondere la palla all’avversario quando viene il momento di abbassare i ritmi e addormentare la partita poiche’ soddisfatti del risultato. L’Inter di quest’anno sembra in effetti riuscire a conciliare questi due aspetti sempre piu’ importanti nel calcio moderno e per questo, anche quest’anno in Italia, sara’ la squadra da battere.

Edoardo Da Ros
edoardo.daros@sconfinare.net

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Per capire l’immigrazione a Gorizia anche da un punto di vista quantitativo, abbiamo chiesto alla Prefettura i dati riguardanti le richieste dello “Status di rifugiato” avanzate ed esaminate dalla Commissione Territoriale negli ultimi 15 mesi.

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Il racconto breve di Tommaso

Cari lettori, quanto segue non è un articolo, ma il primo episodio di una storia a puntate che – se, con il vostro gradimento, sosterrete – avrei intenzione di pubblicare d’ora in avanti in questa rubrica. Essendo questo una progetto in itinere, attendo con trepidazione vostri commenti, suggerimenti e spunti per proseguire il mio lavoro. Buona lettura!

Episodio 1 – Il risveglio

Paolo non sapeva bene come avesse fatto a trovarsi lì. La sua mente era annebbiata. Non vedeva bene. Sebbene i suoi occhi fossero aperti, era come se ci fosse un muro di nebbia. Tentò di alzarsi, ma non ci riuscì. Dov’era? Perché non riusciva a vedere? Pian piano, la nebbia nei suoi occhi si diradò. Era pieno giorno. Una luce intensa per un attimo gli ferì gli occhi. Proveniva da un’ampia vetrata, inondando la stanza. Era una luce dorata, ma tenue, non sicuramente potente come quella di una calda giornata estiva. Si accorse di essere seduto per terra, con la schiena appoggiata verso il muro.

Cercò di alzarsi, ma solo con fatica vi riuscì, sostenendosi alla parete bianca. Sentiva in sé un dolore soffuso… Accennò un passo, ma delle fitte laceranti lo bloccarono a metà, facendolo ritornare malamente appoggiato. Tutti i muscoli gli facevano un gran male: come se lo avessero bastonato. Per il momento, camminare sarebbe stato troppo faticoso. Iniziò ad osservare intorno a sé. C’era da un lato, sulla sinistra, una lunga vetrata, oltre la quale si vedeva un ampio terrazzo, raggiungibile tramite una porta-finestra sul fondo della stanza. Varie piante lo decoravano con i colori delle loro foglie, anche se molte di queste erano ormai a terra. Dall’altro lato, dietro un angolo, poteva intravvedere un elegante tavolo da pranzo in vetro con delle sedie di metallo e un sofà bianco, una lampada su un tavolino. Che strano…quel luogo gli era familiare… perché? Provava un’inquietante sensazione: anche se non aveva piena visuale su quel lato della stanza, sentiva, però, che qualcosa non era come doveva essere.

Una brezza fredda lo fece rabbrividire: la porta finestra era aperta. Il dolore lo aveva abbandonato un poco… forse sarebbe riuscito a camminare. Lentamente, si avviò verso l’ingresso della terrazza.

Concentrò le sue energie nel muoversi, fino a raggiungere l’altro lato della stanza. Affaticato, si appoggiò al vetro, con il viso rivolto verso il centro della stanza.

Quello era il soggiorno di casa sua!

Ma, cosa era successo? I cuscini del divano erano in completo disordine: uno da un lato, strappato e svuotato del suo contenuto – che si trovava tutt’intorno – mentre l’altro era dall’altro lato della stanza. La lampada, invece, si trovava ancora dove doveva essere, ma era tutta incrinata:che fosse stata raccolta da terra? Si mise una mano alla tempia. Gli stava venendo un terribile mal di testa; un’incessante serie di pulsazioni alla tempia che non gli permettevano di riflettere. Forse, se avesse chiuso la finestra, sarebbe stato meglio. Chiuse la porta finestra. Quando, però, tolse la mano dalla maniglia, scoprì con orribile sorpresa che era macchiata di sangue. La vista del sangue peggiorò immediatamente il suo mal di testa: la stanza iniziò ad oscillare. Si ritrovò di nuovo per terra, colto dal panico: che diavolo era successo in casa sua?!

Chiuse gli occhi per cercare di riprendersi, respirando a fondo mentre provava a fare quiete nella sua mente sconvolta. Continuò così finché il mal di testa non gli diede tregua.

Quando aprì nuovamente gli occhi non avrebbe mai saputo dire quanto tempo fosse passato all’incirca – se non fosse stato per il fatto che la luce era cambiata molto rispetto a quando li aveva chiusi. Doveva essere l’ora del tramonto.

Sentiva in bocca il sapore del sangue. Si portò una mano al volto e ben presto capì che era perché la sua tempia sanguinava. Aveva ricevuto forse un colpo in testa?

Si accorse di una porta leggermente socchiusa, che prima non aveva notato.

Questa volta si rialzò con più facilità e, ansioso per ciò che avrebbe potuto trovarvi al di là, pose la mano tremante sulla maniglia…la scena che vide spazzò via in una sola folata di vento tutta la nebbia che aveva gravato sulla sua mente: Bianca distesa sul letto, morta.

Tommaso Ripani

Per gli studenti di Gorizia. Quelli che non hanno potuto esserci all’assemblea di mercoledì 23 ottobre. E quelli che non potranno esserci all’assemblea del 29 a causa delle lauree programmate nella sede staccata goriziana per quel giorno (nonostante che la centrale Trieste abbia decretato la sospensione dell’attività didattica). Ma anche, e soprattutto, per quelli a cui questa protesta non interessa. Con la speranza ma non la presunzione, di fare cosa sgradita.

Stato d’agitazione. Una condizione che ricorda lo stato d’allerta, quasi si trattasse di guerra o, com’è successo recentemente, di minaccia terroristica. Sennonché a dichiarare siddetta condizione d’urgenza, non è il ministero della difesa, ma un’assemblea degli studenti. Una delle tante in questi giorni di protesta anti-Gelmini. “Fate l’amore con il sapere” lo striscione appeso, non senza comiche difficoltà, sulle finestre al terzo piano dell’Università di Trieste. Sotto, senza il popolare yogurt, la mul(l)eria, gli studenti. Saranno novecento, millecinquecento. Chi azzarda 3 mila. Tanti, tantissimi, troppi per me che non sono mai stato bravo a far stime.

Di certo, come non era bastata a contenerci la sala Venezian, prima destinazione, così l’aula magna, seconda ma altrettanto vana sistemazione. “Fuori!”, l’urlo parte da quelli che s’accalcano all’entrata dell’aulone maestoso e oscuro. C’è voglia di partecipare, il grido si fa applauso e poi coro unisono. E fuori sia. Tempo d’organizzare una cassa e un microfono, nonché di percorrere le scale all’interno dell’edificio. Sembra di stare alla simulazione di un’evacuazione, quelle delle scuole dell’obbligo per intenderci. Solo che, a differenza di allora, non tutto scorre fluido e veloce. Niente maestro unico qui.

Percorro i gradini e mi risuonano in testa motivetti gucciniani da feste a base di rossi (i vini, ormai d’annata ci sono solo quelli). A me, che il ’68 non so nemmeno cosa sia, e non me ne importa nemmeno più tanto, vien da sorridere. Penso a Gaber, al bar Casablanca. La locomotiva, intanto, procede lenta fino al cortile, lì come all’uscita di una stretta galleria, riprende a correre. E’ un anfiteatro che si apre al mare, il cortile di piazzale Europa.

“E’ in questo luogo simbolo dell’Unione Europea che, significatamene, ci ritroviamo”. Apre le orazioni il rettore Peroni. Svelto e attento a liberarsi da ogni critica di strumentalizzazione della protesta. Issato al muro centrale, sventola debolmente lo stendardo europeo, affiancato dall’ancora più stanco tricolore. Che il Magnifico mi venga ad informare sullo stato delle cose, invitando la mobilitazione degli studenti a me, uno pocofico, un po’ puzza. L’atmosfera è da grandi parole, senza bisogno di scomodar la retorica. Basta guardar la folla e, per i più romantici, spingersi oltre, fino al golfo. E’ il sentimento che ti frega nella massa, e così ti ritrovi, senza volerlo, ad applaudire la non-negoziabilità della carta costituzionale. Il giurista Peroni dimostra di saper usare i termini del mestiere e chiude con un appello all’apostolato per la costituzione. Amen. Meno accesi di un requiem, gli interventi istituzionali a seguire. Con a ruota la rappresentanza dell’Ateneo di Udine e della SISSA (la scuola internazionale superiore di studi avanzati). La platea rimane attenta, in uno stand-by continuo, pronta ad accendersi, ad alzarsi, ad infiammarsi.

Finchè, finalmente, arriva il momento degli studenti, della sedicente muleria. Si capisce subito che i pompieri non serviranno. Non questa volta, troppa pacatezza nell’aria. Si salutano le parole di tutti con degli applausi più da conferenza che d’assemblea. Poche le interruzioni da standing ovation. E difatti, lo scopo è quello d’informare prima di tutto. E, stando al silenzio, più di assento che di assenso, ce n’è davvero bisogno. La legge 133, chi era costei? E il DL 112? Potrei indovinare che più della metà dei presenti non si è nemmeno preso la briga di leggere gli articoli d’interesse. Così la demogagia di una mobilitazione, fosse anch’essa giusta, può dilagare.

C’è spazio anche per il dissenso del dissenso. E’ uno studente della destra studentesca che denuncia gli sprechi del mondo universitario. Per difendere il suo diritto allo studio, non c’è bisogno dell’intervento dei poliziotti-guardiani chiamati alle armi dal Cavaliere-capitano. Infatti, lo sfortunato navigante si becca la sana dose di fischi ed evapora nella folla, felicemente. L’impavido lo sa, verrà premiato l’indomani con una citazione nel giornale locale, anche questo, nel suo Piccolo, conta.

Scorre da un’altra parte la corrente della protesta. Studentesse e studenti, ricercatori, precari, docenti con e senza cattedra. Le parole sembrano fluire insieme, in un corso morbido come l’Isonzo, romantico come la Soča. E insieme alle parole le cifre. Un miliardo e mezzo di euro, tanto si taglierebbe all’Università da qui al 2013. Togliere fondi all’Università e alla ricerca è come sparare su una croce rossa che di rosso ha già anche il bilancio.

Tanti si rivoltano in nome della pubblica scuola. Tanti tacciono nell’indifferenza passiva e sedentaria che ha ormai prodotto questa democrazia da reality. Tanti, soprattutto tra i non universitari (ma non solo), si chiedono se, tra sprechi e baronati, stringere la cinghia non abbia effetti su un uso più efficiente delle risorse. La verità probabilmente rimane sottaciuta: di progetti di riforma non si fa nemmeno accenno, solamente si spenderà meno e si continuerà a spendere male, e questo non farà menomale. Anzi.

Ma è bello pensare che, come hanno ripetuto fino all’autoconvincimento gli studenti intervenuti, “Non finisce qui”. Ci s’illude di essere meno soli a parlar di “sogni”. Ad unirsi all’appello dei “cittadini civili che oggi insorgono”. E’ romantico e serve. Unendomi al corteo partito spontaneamente per le trade triestine, ho sentito ragazzi uscirne per la paura di essere “segnalati” alle forze dell’ordine. Di più: una ragazza mi ha rivelato che appena ha visto i poliziotti vestire i guanti ha subito pensato ad uno scontro violento e si è dileguata. Mi chiedo che paese sia l’Italia, dove chi manifesta ha paura, chi governa usa questa paura come strumento, e chi, come la muleria, non dovrebbe aver niente da perdere, abbassa il muso e decide di convivere con questa paura. Democrazia o Paurocrazia? Nel dubbio, meglio scender impavidi nelle piazze, invadere le strade, far lezioni in città. E il quarto d’ora accademico? Al bar Casablanca. “Al bar Casablanca seduti all’aperto la birra gelata. Guardiamo le donne, guardiamo la gente che va in passeggiata. Con aria un po’ stanca, camicia slacciata in mano un maglione, parliamo, parliamo, di studentato, di rivoluzione.” Ma come? Con tutte le libertà che abbiamo, vogliamo anche la libertà di cambiare?

Un nipote illegittimo del signor G.

(Davide Lessi)

Per avere qualche idea delle cifre proposte mercoledì 23 ottobre e appena accennate nell’articolo, rimando al sito della facoltà di scienze: http://www.smfn.units.it/default.aspx

in particolare al link del powerpoint pubblicato dal professor Rui, preside di facoltà e primo docente a tenere lezione in Piazza Unità a Trieste, per sensibilizzare sui temi della protesta la società civile.

http://www.smfn.units.it/Lists/Announcements/DispForm.aspx?ID=85&Source=http%3A%2F%2Fwww%2Esmfn%2Eunits%2Eit%2Fdefault%2Easpx


Un’altra volta hanno fallito: la maratona elettorale inizia alle 15, con la diffusione dei famigerati exit – pool che prefigurano un testa a testa tra PdL e PD, annunciando solamente a 2 i punti di vantaggio del primo sul secondo.  Alle 16 30 i punti di vantaggio per Berlusconi si moltiplicano, anzi si triplicano arrivando a circa 7. Lo sconforto dei militanti del PD riniti sotto il Loft di Veltroni è palpabile. Da parte sua il Popolo delle Libertà festeggia il risultato parlando di “vittoria netta”. Ma queste elezioni hanno descritto un’Italia e disegnato un Parlamento che dire abbia sorpreso è dire poco. Ma andiamo con ordine: la vittoria dell’asse PdL – Lega di Berlusconi è solida, distante 9 lunghezze dal PD che si ferma, in coalizione con l’Italia dei Valori, attorno al 38 % sia alla Camera che al Senato. Il compagno di strada Di Pietro festeggia il risultato che lo porta a raddoppiare i consensi rispetto alle politiche del 2006 (si attesta intorno al 5 %). Il partito del predellino di piazza S. Babila è un successo, qualche punto percentuale in più rispetto alla somma di An e Fi (intorno al 38 %). Sorprendente il risultato della Lega, apparentata con il PdL, vera vincitrice di questa tornata elettorale: dilaga al Nord, trionfa addirittura in alcune regioni arrivando a competere con il PdL (in Veneto più che raddoppia, dall’11 al 25 %), oltrepassa il Po conquistando le regioni rosse, sorprendendo con un ottimo risultato in Emilia-Romagna: supera il 7 %. In totale conquista un determinante bottino, con il 6 % alla Camera e più dell’ 8 % al Senato: l’Italia è di Bossi e Berlusconi, con un 47 % dei consensi che consegna loro una maggioranza più che solida. Qualche ombra, appunto, sul forte risultato della Lega, che potrà influenzare pesantemente le scelte del futuro governo.

Per il resto, è un terremoto in Parlamento: l’Udc sopravvive, anzi ottiene un discreto risultato stretto com’era fra due giganti: passa la soglia di sbarramento alla Camera, con un 5,5 % dei consensi, e posiziona una pattuglia di 3 senatori provenienti dalla Sicilia, unica regione in cui supera l’8 %. Tra questi il neo condannato Cuffaro, ma va bene così, pochi ma buoni. Sono 5, quindi, i gruppi parlamentari che sopravvivono alla nascita della Terza Repubblica, 6 contando anche l’MpA del nuovo governatore della Sicilia Lombardo, alleato con Berlusconi. Sorprende in negativo il risultato della Sinistra-l’Arcobaleno, alla prima prova elettorale del cartello che riuniva Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e PdCI: con poco più del 3 % non avrà neppure un rappresentante in Parlamento, prefigurando una strada tutta in salita per il nuovo soggetto unitario. I risultati vanno al di là di ogni più nera aspettativa: nella Valdagno la rossa, Carroccio batte Sinistra 30 a 2,1. Così in tutti i vecchi feudi, così nella frase lapidaria rivolta da un festoso Maroni ad un amareggiato Bertinotti che a Matrix annuncia il suo abbandono del ruolo di dirigente politico (“resterò un militante”): “oramai gli operai votano Lega”. Da una parte i nostalgici della falce e martello, dall’altra la politica del voto utile, e l’astensione: resta il fatto che questa semplificazione del quadro politico che tende fortemente al bipartitismo sconvolge il Parlamento e lascia fuori tanta parte delle culture politiche e delle facce che avevano rappresentato l’Italia di ieri: scompaiono i comunisti, scompaiono i socialisti di Boselli sotto l’1 % (non avranno nemmeno il rimborso della campagna elettorale). Non passa la soglia la Destra di Storace, con un 2,5 % che però promette qualcosa per il futuro.

Un quadro quindi fortemente anomalo si presenta agli occhi degli italiani verso le nove di sera. La sconfitta è pesante, Veltroni ammette che “non si può fare”, e all’americana chiama il “principalerappresentatedelloschieramentoanoiavverso” e si congratula. Il PD regge bene ma non sfonda: il 33 % e sì al di sopra della somma di DS e Margherita, ma dopo aver vampirizzato la Sinistra è chiaro che deve ringraziare la psicologia da voto utile e, del resto, uno stacco di quasi dieci punti non è un gran risultato. Tra i piani alti del loft, circolavano già le voci che il 35 % avrebbe costituito la “soglia” al di sotto della quale il risultato sarebbe stato considerato un fallimento. Veltroni non perde comunque la calma e il fair play: “opposizione ma responsabile e intese sulle riforme”.

Non va bene per le sinistre nemmeno sull’altro fronte: in Sicilia si profila una pesantissima sconfitta per Anna Finocchiaro, forse annunciata; mentre a sorpresa il piglia tutto Illy deve vedersela con Tondo che ribalta i sondaggi. Resta la battaglia per provincia e comune di Roma, dove Rutelli affronterà al ballottaggio il colonnello del PdL Alemanno.

Un dato sopra tutti, l’astensione. Rispetto alle politiche di due anni fa ha votato il 3 % in meno. Innegabile che l’astensione abbia favorito la destra e colpito le sinistre, ma il dato deve far riflettere vincitori e vinti. Per il resto,  auguri, Italia.

Matteo Lucatello

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