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E anche quest’anno è finalmente arrivata l’estate, ed è arrivato anche il momento di tirare le somme sulle attività sportive del CUS. Noi, assieme ad altre ragazze (Cate, Mira, Susanna, Desirée, Valerie,
Carmen, Giulia, Francesca, Isabella, Jane, Valeria, Elena, Erinda, e Lydie) abbiamo deciso di provare l’esperienza del calcetto femminile. Nonostante i maliziosi commenti dei nostri compagni maschi, ci siamo
divertite veramente tantissimo. Ovviamente la tecnica non era molta, ma la voglia si, e così ogni lunedì sera ci trovavamo in qualche palestra (che poi col caldo è diventata campetto) per tirare 4 calci “in amicizia”. Purtroppo non essendoci un torneo femminile non abbiamo avuto molte occasioni per mostrare al mondo quanto siamo dei fenomeni… Abbiamo disputato una sola partita, formando squadre miste con dei simpatici “volontari” del SID, visto che la squadra femminile di Udine (temendo le nostre grandi doti) ha dato forfait. Il prossimo appuntamento (a meno che non vi siano cambiamenti di programma) è il 28 giugno, proprio contro il polo di Udine al (…nome del campo…). Aspettiamo dunque un pubblico numeroso e, nel mentre, cogliamo
l’occasione per ringraziare coach Domenico e la sua infinita pazienza…

Giulia e Leonetta

Gorizia. Dopo nove intense giornate e ben quantotto partite cala il sipario sul torneo universitario, l’evento più sentito dell’intero anno accademico. L’ambito trofeo è stato alzato al cielo del Pastor Angelicus da Marco Iodice, capitano della CSKA Turismo, ed ha avuto nel suo mattatore l’aitante centravanti dei vincitori, Emmanuele Moretti. Medaglie e tanti sinceri complimenti per i secondi classificati, i Vulcan Bargains, autentica rivelazione del campionato. La finale, svoltasi in una bella serata di fine maggio, è stata una partita avvincente, ricca di capovolgimenti di fronte, con il risultato perennemente in bilico. La CSKA ha prodotto una gran mole di gioco, prendendo il comando delle operazioni sin dai primi minuti, dimostrandosi tuttavia sterile nei metri conclusivi. Al contrario, i Vulcan risultavano essere pungenti con rapide azioni di contropiede non finalizzate solo per la cattiva serata dell’acciaccato Marraffa, limitato da un precedente infortunio al ginocchio. Il primo tempo terminava sullo zero a zero ma entrambe le squadre sembravano non avere alcuna intenzione di mollare. Il secondo tempo iniziava in modo spettacolare, con la CSKA scatenata e vicinissima alla segnatura proprio con Moretti, prima lesto ad intercettare un superficiale retropassaggio di Bellinghieri e poi rabbioso nello scagliare una fucilata verso la porta. Il palo e la traversa strozzanavano in entrambi i casi l’urlo di gioia del giocatore. Ironia del calcio: nell’azione successiva Adriano Trampus, erculeo centrocampista dei Vulcan, prima ruba palla a centrocampo e poi, con un preciso rasoterra ad incrociare, supera imparabilmente l’estremo difensore avversario. La felicità dei Vulcan dura pochi minuti, precisamente sette; è il tempo che passa tra il loro goal ed il pareggio di Marco Iodice, felino nella deviazione su corner di Faidutti. La partita si infiamma e la CSKA attacca a testa bassa e sfiora la marcatura per ben tre volte. Fuori per questione di centimetri. Ancora una volta i Vulcan sfruttano una ripartenza e purgano in contropiede: bellissimo il cross di Mezzaroba ed il destro ad incrociare nell’angolo alto di Filippo. Nuovo vantaggio e catenaccio per i Vulcan. Ma non basta. Ancora una palla inattiva, precisamente una rimessa laterale, ancora una dormita del pacchetto arretrato e Faidutti realizza un goal molto simile a quello di Crespo in Argentina-Messico del campionato mondiale. A quel punto le energie svaniscono, i ritmi si abbassano finchè non si arriva alla roulette russa dei rigori. Decisivo l’errore del difensore dei Vulcan Antonio Esperi, eletto migliore in campo. CSKA campione, Vulcan ci proverà l’anno prossimo. Onore ad entrambe le squadre. Nella finalina, netta vittoria dei Siderurgici sulle feccie rosse, forse unica delusione del torneo, grazie ad un impressionante Lessi ed un energico ed instancabile Gambardella. Senza banalità alcuna affermo che un clima turbato come quello che il nostro calcio sta pesantemente vivendo a causa dello scandalo di Moggiopoli, queste piccole manifestazioni organizzate dall’università possono riavvicinare la gente ad uno sport tra i più belli del mondo e far dimenticare l’inquinamento morale e materiale che il business e gli interessi economici hanno prodotto nell’universo del pallone. L’obbiettivo sarebbe di sottolineare come una partita sia sempre un gioco e non un affare o peggio un lavoro. Infine, il livello di gioco apprezzato durante il torneo è stato discreto, lo spettacolo folkloristico e l’ambiente quasi famigliare, ideale non solo per gli studenti ma anche per tutti coloro che volessero rilassarsi e divertirsi semplicemente al martedì ed al mercoledì sera. Tutto questo rappresenta un invito a tutti quelli che amano il calcio e la migliore pubblicità per questo meraviglioso sport.

Marco Di Liddo

Cronaca di una giornata da sostenitori della squadra azzurra

In un sabato romano, il grigio del cielo è compensato da colonne di tifosi multicolore che errano per la città ingombrando viale Flaminio e i mezzi di trasporto della capitale. Molti di questi, in attesa del fischio d’inizio, si riscaldano con considerevoli quantità di birra. Per molti scozzesi è la prima volta nel nostro paese e il “leone” Italia li aspetta nel Colosseo del rugby: lo stadio Flaminio. Non c’è bisogno di polizia, non c’è bisogno di “spartiacque”, si parla la lingua dello sport, ci si capisce benissimo senza intermediari. C’è un grande rispetto da entrambi i lati, nessuna pretesa di superiorità: solo la concentrazione prima di una partita importante e la voglia di vivere un’esperienza memorabile. Da una parte i tifosi scozzesi incitano la squadra italiana con una pronuncia stentata, dall’altra gli italiani applaudono calorosamente i giocatori britannici.
Si è disputata così sabato 18 marzo allo Stadio Flaminio di Roma l’ultima giornata del torneo delle 6 nazioni 2006. Quest’anno l’Italia del rugby aveva tutte le possibilità di far bene e battere la Scozia, dopo l’ottimo gioco dimostrato con le tre grandi del torneo, Francia, Inghilterra e Irlanda e dopo il promettente pareggio del sabato precedente contro il Galles a Cardiff (18-18). La Scozia, dopo un’esaltante partenza in questa edizione con la vittoria sulla Francia, ha perso slancio e anche la possibilità di fare il “grande slam” (i.e. la vittoria di tutte le partite). A conferma dell’entusiasmo scozzese, i biglietti per assistere alla partita erano già terminati con un mese di anticipo; considerati poi i risultati effettivi ottenuti dalla loro nazionale, molti degli allegri tifosi in kilt hanno deciso di restare a casa e guardarsi la partita in tv. Nonostante questa ritirata all’ultimo momento, molti sostenitori scozzesi hanno comunque voluto esserci per incitare con i loro cori e le loro cornamuse i giocatori in maglia blu, e lo stadio figurava comunque straripante. Tutto nella massima tranquillità e allegria, con le tifoserie, al solito, pacificamente mischiate tra loro per tifare ognuno la propria nazionale, ma soprattutto per divertirsi e festeggiare questa grande giornata di rugby.
L’esecuzione degli inni è avvenuta in segno di profondo rispetto: un silenzio rotto solo alla fine da grandi applausi per l‘inno scozzese, “Flowers of Scotland”, interpretato da una banda composta interamente da cornamuse, e un unico grande coro per l’inno di Mameli che sicuramente è servito a scaldare gli animi dei giocatori e a far entusiasmare gli spettatori. In alto i cuori! l’arbitro irlandese ha fischiato l’inizio.
Con un po’ di ritardo, arriva anche un gruppo di scozzesi, impegnati più a bere piuttosto che a vedere la partita, vestiti solo di lenzuola bianche a modo di senatori romani. Intorno a noi, molte società di rugby venute da tutta Italia: Taranto, Messina, Ascoli, Latina, Venezia, e spettatori di origini emiliana e toscana. L’ennesima dimostrazione che lo sport, ed il rugby in particolare, unisce.
L’Italia ha iniziato scoppiettando, andando in meta già al 6’ minuto con Mirko Bergamasco, ennesima conferma di questo torneo, con un’azione partita da un raggruppamento a terra e un ingegnoso calcio in avanti di Ramiro Pez che ha lanciato in meta il biondo numero 12. L’autore della meta, trasformata poi dallo stesso Pez, ha festeggiato sotto la nostra postazione, a pochi metri dal campo. Stadio in delirio, un unico sventolio di tricolori, urla di giubilo per un grandissimo e inaspettato 7-0 a pochi minuti dall’inizio. Ma la “nave Scozia” non è affondata così facilmente e grazie al superiore gioco di piede gli scozzesi sono riusciti a controllare il timone e a recuperare la rotta, mandando in meta il capitano Chris Paterson. Ristabilita la parità dopo la trasformazione della meta, l’Italia si è lasciata imbrigliare dal gioco scozzese ed ha cominciato a giocare di piede, lasciando in secondo piano il gioco di mano di cui aveva fatto buon uso finora nel torneo. La partita ha quindi cambiato volto rendendosi a tratti addirittura noiosa. Questo torpore è stato scosso da un drop italiano (calcio in mezzo ai pali) purtroppo non realizzato e da un drop scozzese invece messo a segno che ha chiuso il primo tempo sul risultato di 10-7 per la Scozia. Nel secondo tempo, sotto un cielo sempre più carico di pioggia, l’Italia non ha reagito come doveva ed è riuscita soltanto a riportare il risultato in parità con una punizione del solito Pez. Per il resto la situazione è rimasta invariata: un’Italia visibilmente sempre più stanca, che vedeva andare in fumo tutti gli sforzi e per sfortuna e per errori basilari. La Scozia dal canto suo non ha cercato veramente la meta continuando a respingere a perfezione gli attacchi italiani, rimandando la palla lontano di quaranta metri con dei calci millimetrici. A quattro minuti dalla fine poi, la beffa: l’arbitro ha frantumato i gloriosi sogni azzurri concedendo una punizione alla Scozia da posizione non difficile; con la riuscita di questa da parte di Paterson, sicuramente il migliore in campo, la Scozia si è portata a tre punti, aggiudicandosi così la seconda vittoria in questo torneo e scatenando la gioia dei suoi numerosi supporters i quali non hanno certo indugiato a cantare, ballare e soprattutto lanciarsi in memorabili bevute per festeggiare il successo della loro nazionale. All’Italia i nostri complimenti, nonostante la sconfitta; la bevuta, ancora una volta, sarà per dimenticare. Il primo punto all’estero guadagnato a Cardiff contro i temibili gallesi è assolutamente da tenere in considerazione e fa ben sperare per il prossimo torneo delle 6 nazioni e soprattutto per i mondiali dell’anno prossimo che si svolgeranno in Francia.
Come al solito, il finale più bello: dopo 80 minuti di placcaggi e colpi duri, le due squadre si complimentano a vicenda e si abbracciano, nella consapevolezza di far parte di un mondo dove non esiste violenza, ma solo sana competizione.

Edoardo Buonerba
Andrea Romani

Flickr Photos

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