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Un nuovo rimedio contro la crisi

(in caso di controindicazioni, consultare un medico)

C’è chi ingrassa con la disoccupazione, e a farne le spese siamo noi. E’ già abbastanza difficile così: bisogna inventarsene un sacco, per cercare di sopravvivere a questa nostra epoca. L’ottica di pieno impiego, nella teoria liberista, si fonda sul postulato fondamentale che, in ultima istanza, ogni maschio può sempre arruolarsi ed ogni donna prostituirsi. Ultimamente anche la politica va per la maggiore e non è da escludere che in futuro siano molti i senza occupazione che decideranno di tentare una carriera in qualche partito. Perché no? Non ve l’hanno mai detto, ma con un po’ di flessibilità è abbastanza comprensibile.

Bisogna sapere cosa fare e cosa non fare ed ogni buon consiglio è bene accetto, di questi tempi. Da parte mia, credo proprio che possa essere un argomento utile da affrontare il ruolo che tra Gorizia e Trieste (in un’ottica nazionale ammetto di non saperne nulla) ricoprono le agenzie di lavoro interinale.

Una polemica, recentemente portata avanti dal sito Bora.la e dal blog di una giornalista del Piccolo, Elisa Russo, verte proprio sul ruolo delle agenzie interinali (per intenderci: Metis, Menpower, Umana, etc.), ruolo che definirei quantomeno ambiguo.

La mia esperienza personale, a questo proposito, è stata abbastanza esemplare. Per un paio di mesi, a cavallo tra novembre e gennaio, mi sono messo alla ricerca di un lavoro. Qualcosa giusto per tirare avanti, mica niente di difficile o di qualificato. Mi sarei accontentato di tutto, dal netturbino all’operaio, sono di poche aspirazioni io e, come ben si sa, i soldi non hanno odore (altro grande postulato fondamentale del capitalismo).

Sprezzando il mio impegno, tutti mi dicevano che a Gorizia non c’era lavoro – e questo nonostante il fatto, che avrete notato sicuramente, che gli annunci delle agenzie rimangono appesi per mesi interi in vetrina. A me, che intendevo solamente mantenermi, anche un posto come addetto allo scodellamento in una mensa scolastica sarebbe andato benissimo. Ho ventiquattro anni, una buona istruzione, sono mediamente stupido, mediamente di bella presenza (ho dieci dita, due occhi e una bocca), godo di buona salute: le vie del mondo mi dovrebbero essere (quasi) tutte aperte.

E invece no. Strano a dirsi ma, per quanto fossi diventato un habitué di tutte le agenzie di Gorizia, non c’era apparentemente incarico che potessi ricoprire. Anche quando mi offrivo di fare il pelapatate, mi sentivo rispondere che il mio profilo non era quello giusto, che non ero adatto a quel lavoro, che avevano già assunto qualcuno proprio stamattina (che caso!). E questo non soltanto a me. Insomma, mi pareva proprio che non volessero darmelo, il lavoro, nemmeno quando insistevo per avere un periodo di prova. Mi facevano compilare i loro assurdi ed interminabili curricula, i loro formulari, e mi rispedivano a casa. Non mi hanno mai richiamato.

La piccola polemica nata ultimamente mi ha permesso di fare un po’ di luce sulla faccenda, di vederci un po’ meglio e di mettervi in guardia contro questi giocatori delle tre carte. Le agenzie interinali non vi daranno lavoro, per cui è meglio che ve ne stiate alla larga. Quello che a loro interessa è avere quante più persone possibile iscritte nelle loro liste, in modo da ricevere fondi pubblici (regionali, ma soprattutto europei) che vengono commisurati, a quanto ho avuto modo di capire, in base al numero di disoccupati che esse dovrebbero teoricamente “impiegare”. Invece, se ne fregano bellamente. Stanno lì, a mangiarsi i nostri contributi, e non fanno nulla per migliorare la situazione. Tutto quello che fanno è prendere i vostri dati, inserirli nei loro tabulati in modo da intascare ancora più soldi. Per il resto, chi ne sa nulla. Intanto, loro se ne possono stare a posto e fingere di essere utili alla causa. Mi sembra importante condividere questa esperienza perché quante più persone ne saranno a conoscenza tanto meno loro potranno continuare a fare questo gioco. Siete ancora in tempo per starne a debita distanza. E se proprio ci foste cascati, come il sottoscritto, potete sempre andare lì e togliervi la soddisfazione di chiedere che il vostro curriculum sia cancellato. Contandogliene quattro, possibilmente.

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La meta in questione è Udine. Terra al centro del Friuli Venezia Giulia, che collega il Veneto con la Slovenia passando per Gorizia, i Pordenonesi con i Triestini e riesce a non amare, e non essere amata da nessuna di questi ultimi. Udine, la città della Gladio. Neglie docet.

Per tutti coloro che non avessero voglia di accettare con asettica ironia ciò che segue e precede, sconsiglio il proseguimento.

Udine è terra a sé stante. Capisco la naturale ed automatica spinta ad inserirla nel panorama friulano, se non altro per ragioni socio-politiche. Ma l’udinese no. Non vuole essere inserito da nessuna parte. Lui se ne sta bene per gli affari suoi, negli affari suoi. E se puoi non farteli, bè, lui ne è contento e sollevato. Preferirà piuttosto vedere la balla di fieno che ha nella stalla rotolare piano piano nel suo cortile o campo. Tanto per capire in che termini uso “friulano”, sia limpido che Udine è la capitale del Friuli e tralasciamo che siamo una regione eterogeneamente composta. Rileggi bene: Udine capitale del Friuli. Non capoluogo, non capoluogo di regione. CAPITALE. Anche perché l’omogeneità, il friulano, non la vuole. Non sa cosa farsene. È importante che tu non sia di colore e che non professi religioni strane. Lui lavora e deve lavorare, quando ha finito può finalmente andare in osteria e ordinare un “tai”. Ben che vada, tornerà a casa e urlerà alla moglie “Femine! Dulà isal di mangjà?!”. Dico “Ben che vada” perché non è detto che riuscirà a pronunciare queste parole senza mangiarsele. Sapete com’è, il vino è nemico dell’uomo e chi scappa davanti al nemico è un codardo. Questo un friulano lo sa bene.

Immediato il parallelo Udine-Gorizia. Ora, sappiamo che il FVG è un bacino particolarmente piovoso: il cosiddetto “pisc*atoio d’Italia”, se non mi fossi spiegato a dovere. Ma anche un udinese dovrà riconoscere che Gorizia è più grigia e piovosa di Udine. Già lo noti quando parti da Udine alle 8 del mattino con tanto di occhiali da sole ed a metà tragitto ti chiedi se il sole a Udine ci fosse davvero. Praticamente arrivi verso Cormons (quello che per i non-friulani è Còrmons) e ti sembra di tornare nei film degli anni ’50. Tutto in bianco e nero.

Arrivi e chi incontri? I Goriziani! Che, poi, li capisco: passare 5 mesi all’anno (sì dai, da ottobre a marzo) in queste condizioni climatiche non è facile. Poco fortunati però: se vanno a Udine sono Bisiachi o Slavi (non Sloveni, Slavi!), se vanno a Trieste sono “furlani”. E tutto il resto d’Italia non sa se risiedono in Italia o in Slovenia.

Poi ci sono i Pordenonesi che per un friulano vero, quello che abita a Udine o nella campagna circostante, è un veneto. Parlano un dialetto diverso, qualcosa di poco udinese e soprattutto non lo chiamano “tai” ma “ombra”. E a Udine l’ombra è quella che proiettano gli oggetti esposti al sole. Quando c’è.

Soprattutto il loro è un dialetto, non una lingua come il Friulano. Provaci, tu, a dire a un Friulano che la sua lingua non è una lingua. Ma in fin dei conti c’ha pure ragione, il Friulano è una lingua così come il Ligure, il Lombardo o il Sardo, come da tutela delle minoranze espressamente citata dalla nostra Costituzione.

Ma l’udinese ha anche un suo dialetto oltre al Friulano. Eh si amici, è il dialetto udinese: un misto tra friulano e veneto, parlato solo dai veri signori udinesi, i quali lo sfoggiano all’occorrenza (tipicamente in bar o a qualche banchetto) per fare i contadini evoluti, quelli che non parlano il rozzo friulano. Perché non dovete credere che l’udinese sia un contadino! No, il Friuli sarà anche una regione di umili origini, ma l’udinese non deriva da tutto ciò. Lui è nobile, aristocratico, non ha le unghie sporche di terra. Adora mangiare il frico, la polenta, il San Daniele e bersi 12-13 tagli di Cabernet ma se è un vero udinese non vi parlerà friulano! Solo dialetto udinese per lui, ed è cosa rara.

I Triestini!!! Come dimenticarsi della guerra archetipica tra Udine e Trieste!? I motivi storici li conosciamo, i libri ce li illustrano a dovere. Ma anche i bambini oramai vengono cresciuti a pane, salame&odio_per_i_Triestini, dalle cui bocche spesso esce un certo melodioso grido “Un solo grido, un solo allarme, Trieste in fiamme, Trieste in fiamme”. Cosa dicano dall’altra parte non voglio saperlo.

Tanto per intenderci, se un bambino Friulano, e quindi di Udine&dintorni, fosse chiamato durante la lezione di geografia di seconda elementare a collocare Trieste sulla piantina geografica, lui chiederebbe spazio su quella slovena. Sia chiaro.

L’uomo friulano è peraltro un uomo molto orgoglioso, grandi principi morali e la famiglia è a lui sacra. Guai se gli citi la moglie o la madre, anche se lui è il primo a chiamare la prima “femine” ed a rispondere male alla seconda. Per spiegarmi meglio, il friulano vero (questa volta mi riferisco al friulano contadino che vive in camicia di flanella, non a quello aristocratico che vive in città), quando rincasa, se trova la moglie sul divano e non a preparargli la cena in cucina, penserà che la catena è troppo lunga.

Puoi andare anche a trovarlo, qualora avessi questa malaugurata idea, ma…: 1. Lui deve lavorare; 2. Magari ha altro da fare o a minuti deve uscire; 3. Se è domenica mattina potrebbe essere a messa, anche se passa 23/24 a condire le sue frasi con delle bestemmie, siano esse esclamative o per intercalare; 4. Stai attento a non presentarti ad orari prossimi a quelli di pasto, potrebbe vedersi costretto ad invitarti a restare a cena e il vero friulano non condivide questi momenti; 5. Tua madre, anche lei friulana, ti ha istruito a non disturbare in casa d’altri, dapprima che cominciasse ad allattarti. 6. Ce ne sarebbero altri, ma mi fermo per limiti di spazio.

Soprattutto, semmai dovessi incrociarlo per strada, distogli lo sguardo. Così non sarà costretto a salutarti.

Ma, al cospetto del friulano dell’hinterland che incarna alla perfezione le sembianze comportamentali e sociologiche di un orso, vi è il friulano udinese della Udine Bene, per i meglio detta anche “Udine Bien”. E il francese non lo sanno, ma fa figo dir così!

La Udine Bene non è di un bene qualsiasi, è di un bene speciale. Per questa casta però non vi sono particolari differenze rispetto a quelle delle altre città. Ma per la Udine Bene sono fondamentali delle tassative vacanze a Cortina e soprattutto almeno 3 settimane di villeggiatura a Lignano. Dove potrai recarti o nell’hotel a 5 stelle o nella casa di proprietà a due piani con piscina e pavimento riscaldato.

Cosa!? Starai mica pensando che il pavimento riscaldato non sia così necessario nella casa al mare? Queste sono tendenziose illazioni! Il pavimento riscaldato è fondamentale!

Pay attention please: IL mare è Lignano, non vice versa. Lignano è “Udine in mutande”.

Ad ogni serata devi come minimo spendere 30 euro in drink per te ed almeno 25 euro per gli amici. Non di più, perché anche l’udinese della Udine Bene è un gran taccagno.

Magari a casa usa le lampade ad olio o le candele perché l’ENEL gli ha interrotto l’erogazione della corrente dopo 6 mesi di mancato pagamento della bolletta, ma in garage ha il Cayenne. Turbo, ovviamente.

Cayenne che andrà rigorosamente sfoggiato, almeno una volta a settimana ed obbligatoriamente il sabato sera quando si scatena la movida udinese (quale?!), per il centro storico cittadino.

Altri nemici dell’udinese sono poi il friulano della bassa e quello carnico.

Per attribuire le appropriate definizioni di ciascuno è importante eleggere il soggetto di riferimento. Un po’ come la Veritas di Hobbes secondo Schmitt.

Se partiamo da quello della bassa la situazione è semplice. Il mare è Grado, non Lignano. A Lignano ci sono le discoteche, ci si va solo per la festa di Maturità, finito il liceo. Per chi ci va, al liceo, spesso i genitori della zona preferiscono per i loro figli un bell’istituto professionale: perdersi sui libri fa male e ti rovina gli occhi. Per il resto c’è Grado, servita dalle corriere della campagna a sud di Udine. A nord c’è Udine, la gente nobile, oltre ci sono la montagna, i montanari e l’ignoto. Sono quelli che puoi effettivamente definire “contadini”.

Il carnico invece è una specie a sé stante. Non puoi condividere esperienze con lui se non abiti almeno a 30 km a nord di Udine. Il carnico, finchè non gliel’ hanno fatto capire a colpi di no, voleva staccarsi dal FVG e creare una regione a sé, con capitale Tolmezzo. Si alza alle 8, spacca un po’ di legna, la mette nel camino e passa 12 ore in osteria con gli amici (quattro, gli amici sono quattro, non di più) a bere damigiane di rosso che, per dissimulare, versa ripetutamente in bicchierini piccoli, così può berne tanti, perché “tanto sono piccoli”. Il vero carnico, quello vero che abita nei paesini, ti saluta sempre. Solitamente vede 5 o 6 anime nel corso della giornata: se tu lo incontri nei suoi vialetti, ti osserverà per circa 3 o 4 minuti ma ti saluterà, quasi con entusiasmo. A Udine sono “Citadins”, da Udine in giù sono “Terons!”

Grande diatriba udinese-carnico: l’udinese è solito definire “carnici” quelli di Tarvisio. ALT! Tarvisio è in Val Canale, non in Carnia. Non offenderlo! (soprattutto, non offendere i Tarvisiani!! Quelli bevono ancora di più!).

Ma il friulano non finisce qui! Da ottobre a marzo, è sempre tempo di “Brovade muset”! Il piatto dovrebbe essere consumato a capodanno, la tradizione lo impone e il friulano la rispetta. Anzi. La “brovada” è una rapa bianca grattugiata dopo averla macerata nella vinaccia per 40 giorni, da mangiare anche cruda. Ma guai a te se confondi il comune cotechino con l’autoctono musetto: il musetto si chiama così perché vengono adoperate parti del muso del maiale. Musetto non è cotechino e se vieni in Friuli devi saperlo.

Il friulano, non l’udinese, che si rispetti vive in camicia di flanella e pantalone di velluto. Lavora sempre e comunque ma l’estate è il suo momento migliore, quando si schiude come i boccioli di un geranio in primavera: sagre, sagre e ancora sagre che dominano estate ed autunno. Il paese scende e si spartisce i compiti, ognuno dietro il bancone o la cassa di turno. I più fortunati, ovviamente, sono quelli al gabbiotto di vino e birra. Gli altri dovranno aspettare la chiusura della serata di sagra per ubriacarsi. Quello col vocione più forte va alla pesca di beneficenza (3 biglietti 6 euro, ma è conveniente!!) e romperà i…timpani per tutta la sera. E la soddisfazione più grande sarà poter dire, a sagra conclusa, “abbiamo avuto più gente del paese a fianco”.

A settembre il gran finale: dai paesi si parte in massa e si va in città, si può finalmente assaggiare un po’ d’aria della metropoli, UDINE. Signore e signori, vi accorrono da ogni dove: è tempo di FRIULI DOC! Mai festa migliore: incitati e autorizzati e bere per 3 giorni, fino a dimenticarsi l’alfabeto.

 

Perché il friulano è un po’ così…all’inizio ti guarda male, ma dopo il secondo bicchiere è una delle più simpatiche, generose e buone persone al mondo.

Friuli Venezia Giulia, ospiti di gente unica.

La lectio magistralis del Ministro Frattini a Trieste

Trieste. La nostra generazione è davvero indifferente alla politica? Rassegnati o semplicemente disinformati? L’8 marzo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha tenuto una lezione all’Università di Trieste sul tema “Dai Balcani all’Afghanistan quali lezioni per la comunità internazionale?”.

Segno positivo: aula magna piena. Il Rettore Francesco Peroni ha accolto il titolare della Farnesina con un certo compiacimento “perché – ha dichiarato il Magnifico – la
missione dell’Università è creare una coscienza civile”. Obiettivo: esercizio del dialogo.

Inizia la conferenza. “Negli anni ’90 – ha dichiarato il ministro – la guerra nei Balcani segnò il fallimento della comunità internazionale e la necessità di guardare avanti. Dopo la fine del bipolarismo – ha proseguito Frattini – l’unico metodo di azione è il multilateralismo, nell’ottica di una nuova governance globale”.
Filo rosso di tutta la conferenza la questione dei Balcani Occidentali. “Per la stabilizzazione dell’area – ha detto l’Onorevole – l’ingresso nell’UE è prioritario”. Frattini ha lanciato due messaggi politici importanti alla Bosnia Erzegovina, a rischio ghetto e frammentazione dopo gli accordi di Dayton (1995) che hanno spaccato il paese in due entità: “presentarsi in maniera unitaria all’Ue e liberalizzazione del regime dei visti in area Schengen”. Secondo il ministro inoltre, la Croazia entro l’anno potrà firmare i negoziati per diventare membro effettivo nel 2011.

A parte un vago riconoscimento alla vocazione europea del Kosovo, si glissa elegantemente sulla spinosa questione.

Ciò che conta è che l’Europa sia la guida politica nella partita dei Balcani. E il titolare della Farnesina sembra puntare particolarmente su un successo: il vertice dell’Unione Europea sui Balcani – un’iniziativa italiana – che si terrà a giugno a Sarajevo. Al summit si intende invitare anche Russia e Stati Uniti. L’Italia insomma vuole giocare un ruolo di primo piano nella partita. La conferenza a Sarajevo, indetta dai ministri degli esteri UE, sembra l’unica piattaforma legittimata per discutere i destini dei Balcani Occidentali.
Si sa, un Ministro è pieno di impegni, una vita sempre di corsa. Dopo la lectio magistralis c’è spazio solo per poche domande. Ma la percezione è di una vaga disabitudine da parte dei giovani a far sentire la propria voce. Certo, difficile appassionarsi di politica in
Italia. Pigri o sfiduciati? Forse è solo colpa del poco esercizio.

Lorenza Masè

Dall’analisi delle richieste presentate dalle liste spuntano altre irregolarità

Sebbene siano passati ormai più di quattro mesi dall’assegnazione annuale dei fondi del Consiglio degli Studenti (CdS) a liste, associazioni e gruppi studenteschi per le attività culturali e sociali 2010, è sicuramente doveroso dare seguito ed approfondire quanto già scritto da Rodolfo Toè nello scorso numero di Sconfinare. L’assegnazione fondi 2010 ha del resto creato non pochi mugugni tra le associazioni (non solo goriziane), e qualche divisione anche all’interno della stessa commissione del CdS. Analizzando più da vicino il verbale di suddetta commissione e le singole richieste di finanziamento, emergono in effetti un’inequivocabile irregolarità e scelte politiche che, per quanto legali, favoriscono palesemente le liste a scapito di gruppi ed associazioni. Ma procediamo con ordine, riassumendo brevemente gli antefatti.

Come ogni anno il 31 ottobre è scaduto il termine per la presentazione delle richieste di finanziamento di attività culturali e sociali studentesche da parte di liste, associazioni e gruppi. Tale finanziamento è regolato dall’apposito “Regolamento per le attività culturali e sociali degli studenti”, che prescrive la formazione di una commissione in seno al CdS, formata dai rappresentanti eletti presso il Consiglio d’Amministrazione d’Ateneo (CdA) e dal Presidente del CdS (con diritto di voto) e da tre membri aggiuntivi del CdS con funzioni unicamente di controllo e di relazione al Consiglio.

Il regolamento prevede agli art. 5 e 6 le modalità precise di finanziamento delle varie richieste presentate (anche attraverso delle semplici formule matematiche), creando però una certa confusione tra liste, associazioni e gruppi, e lasciando così ampio spazio all’interpretazione. I fondi vengono comunque erogati esclusivamente per attività ben determinate, che il regolamento elenca chiaramente all’art. 2, comma 2: “Sono ammissibili al finanziamento le seguenti attività: a) attività editoriali, quali la pubblicazione di giornali universitari e la realizzazione di siti internet, che abbiano come destinatari gli studenti dell’Università di Trieste; b) conferenze o seminari; c) realizzazione di momenti di incontro tra gli studenti; d) mostre od esposizioni artistiche, storiche, scientifiche e tecnologiche; e) esibizioni teatrali, corali o musicali”. Dunque i finanziamenti non sono volti a finanziare le spese ordinarie degli enti richiedenti: cancelleria, spese di trasporto, telefono e simili.

Proprio su queste due questioni, la quantità di fondi erogati per i diversi gruppi, liste o associazioni e la qualità delle iniziative accettate per il finanziamento, si sono però avute le maggiori irregolarità da parte della commissione.

Come già sottolineato da Rodolfo, la commissione ha scelto quest’anno di adottare due modalità diverse di assegnazione dei fondi: una per le liste, ed una per gruppi ed associazioni. Fermo restando per tutti, almeno teoricamente, l’obbligo di presentare dettagliati progetti per le iniziative da svolgere, la commissione ha deciso di seguire alla lettera il regolamento (in particolare l’art. 6) per l’attribuzione a gruppi ed associazioni, ma di decidere liberamente (ed arbitrariamente) per quanto concerne le liste. Si deve aggiungere che essa è stata supportata in questa decisione dall’Ufficio Staff Organi Accademici Collegiali d’Ateneo, che ha avvallato la linea interpretativa della commissione. Tutto è stato dunque formalmente regolare.

Anche nella regolarità, è però lecito chiedersi quanto peso la “politica” abbia avuto nelle scelte adottate all’interno degli spazi di discrezionalità lasciati aperti dal regolamento. È infatti importante sottolineare che se era regolare adottare due metodi di assegnazione diversi, il caso (?) ha voluto che proprio le liste alla fine fossero finanziate mediamente molto più dei gruppi e delle associazioni. Di certo le iniziative proposte da questi ultimi non erano meno meritevoli di finanziamento, né presentavano delle irregolarità; semplicemente si è scelto di finanziare i gruppi e le associazioni in base alla “valutazione delle iniziative proposte” (come da verbale CdA 18-12-2009), mentre si è assegnata alle liste una quota in proporzione al numero di seggi in CdS, ponderati per la percentuale di presenza dei singoli consiglieri.

Da un punto di vista del diritto ci si può anche domandare quanto questo criterio, che pur riempie un vuoto normativo del regolamento, sia effettivamente conforme con i principi ispiratori dello stesso. Vale a dire che se si tratta di fondi assegnati per “Attività Culturali e Sociali” sembra piuttosto scontato dedurre che l’entità dei finanziamenti dovrebbe essere consequenziale alla qualità e quantità dei progetti presentati. Detto in parole povere, il regolamento finanzia le attività delle liste, e non le liste in quanto tali! Una lista minoritaria potrebbe presentare progetti maggiormente formativi per il corpo studentesco, e per questo meriterebbe maggiori finanziamenti.

La commissione ha però deciso di seguire una logica diversa, a mio avviso in pieno contrasto con lo ratio del Regolamento. Sicuramente è anche un caso (?) che tale decisione sia stata presa proprio nell’anno delle elezioni studentesche, in cui evidentemente le liste avranno bisogno di più soldi per la campagna elettorale! Ed infatti ecco i numeri. Se in media le associazioni hanno ricevuto 1896 euro a testa, ed i gruppi 1170 euro, per le liste la media è di 2554 euro a testa (con una punta di 2754 euro per Oltre-Student Office).

Va anche detto per onestà intellettuale, che dai lavori della commissione risulta che il Presidente del CdS Baracetti abbia espresso delle riserve circa l’opportunità di tale differenziazione, chiedendo lui stesso che venisse interpellato l’Ufficio Staff Organi Accademici e Collegiali.

Ma se sin qui si tratta “solamente” di scelte politiche attuate nell’interpretazione di un regolamento effettivamente in alcuni tratti ambiguo, va aggiunto che sono state ammesse al finanziamento iniziative (o meglio non-iniziative) palesemente ed inequivocabilmente in contrasto con l’art. 2 del Regolamento. Spulciando una ad una le richieste di tutte le liste, i gruppi e le associazioni, non sono mancate le sorprese.

In particolare desta quantomeno curiosità la richiesta della lista Oltre-Student Office, che ha visto accordarsi un finanziamento di 200 euro per “Cancelleria ordinaria” e 360 euro per “GO/TS – Attacchiamo le distaccate”. È evidentemente superfluo dilungarsi sull’irregolarità del finanziamento alla cancelleria ordinaria, che non rientra in alcun modo tra le “attività culturali e sociali degli studenti” di cui all’art. 2.

È invece interessante soffermarci sulla volontà di Oltre-Student Office di attaccare le distaccate! A tale scopo ottiene 80 euro per acquistare biglietti del treno TS-GO a/r e 280 euro per effettuare volantinaggio a Gorizia (anche il volantinaggio fine a se stesso è attività culturale e sociale?). Nulla in più viene specificato, né le date in cui i biglietti saranno acquistati, né le iniziative per le quali i volantini saranno necessari. Anche volendo tralasciare il fatto che difficilmente il volantinaggio ed il “trasporto materiali” (come detto testualmente nella richiesta) possa rientrare nelle attività previste dall’art. 2, resta il fatto che qualora 10 membri di Oltre-Student Office vogliano venire a Gorizia per fare una puntatina al casinò in Slovenia e tornare a Trieste, saranno liberissimi di farlo senza che nessuno fattivamente possa esercitare alcuna forma di controllo! Saranno altrettanto liberi di stampare le loro tesi di laurea presso qualche tipografia “compiacente” e far rientrare tali fatture tra le spese di volantinaggio a Gorizia (280 euro) o tra la propria cancelleria ordinaria (300 euro).

È anche da notare che la commissione è stata molto scrupolosa nel valutare una ad una le iniziative delle associazioni e eventualmente rifiutare di finanziare anche singole voci di spesa. Ad esempio è stata rigettata in toto dalla richiesta di AEGEE l’iniziativa “Agorà”, mentre di “Network Meeting” si è ritenuto di poter finanziare solo la singola voce di spesa relativa alla pubblicizzazione dell’evento. Una scrupolosità senza dubbio lodevole, che il caso (?) ha voluto che mancasse durante l’analisi della richiesta di Oltre-Student Office!

Sull’intera vicenda sarebbe probabilmente necessario un pronunciamento del CdS e del CdA, affinché si faccia almeno chiarezza su quanto avvenuto. È importante evitare che simili casi allontanino l’Università degli Studi di Trieste ed un organo di rappresentanza studentesca come il Consiglio di Studenti dalla trasparenza nella quale dovrebbero sempre operare.

Il Preside Gabassi al responsabile della Farnesina: “Benvenuto a bordo Ministro”

Gorizia e Friuli Venezia Giulia strategici come porta sui Balcani e avanguardia europea d’integrazione

“Queste sono una Regione ed una città all’avanguardia nello sfruttare il meccanismo di Euroregione e abbiamo fatto le leggi che possono concretizzare tale vocazione”: lo ha dichiarato a “Sconfinare” il Ministro per gli Affari Esteri, Franco Frattini, nella sul intervento al SID per l’International Desk, Conferenza Intergovernativa di 12 Paesi dedicata all’area balcanica. “Nel 2008 – ha spiegato il Capo della Farnesina – per prima cosa dicemmo a Tondo: l’Italia darà al Friuli Venezia Giulia un quadro per creare la prima Euroregione in Europa. La vostra regione sarà l’esempio formale ed esplicito in tema di sviluppo e di frontiere fra tre Paesi e questa entità comprenderà molte regioni: due qui in Italia e altre in Slovenia e Austria. Abbiamo già realizzato un’iniziativa di Euroregione con un gruppo di collaborazione transfrontaliera fra città; prima in tutta Europa: Gorizia con il sindaco Ettore Romoli che ha adottato una formale iniziativa con Nova Gorica e altre città. Questo “Gruppo europeo collaborazione territoriale”, come è stato denominato, è il primo esempio in assoluto in Europa di collaborazione tra città di Stati diversi”. E’ stata una risposta l’esaustiva quella del Ministro Frattini, al nostro interrogativo sulla vicinanza, sia in termini di intenti, sia di tempo, al compimento del progetto di Euroregione e significativo è stato il luogo in cui è stata pronunciata, in quanto il titolare del dicastero degli Affari Esteri, nella sua visita all’Università di Trieste, ha voluto infatti raggiungere Gorizia e incontrare gli studenti che costituiranno il futuro della nostra Diplomazia. Nell’Aula Magna del SID, per una discussione sul futuro dei Balcani, il Ministro ha sottolineato che “Balcani vuol dire guardare all’Est europeo che condivide valori, principi e rilancio economico ed è molto importante anche per questa regione e questa città”. Con queste parole il Ministro Frattini ha quindi indicato una linea che rilancia anche il ruolo della nostra Università , oltre che del Goriziano in generale, nel delicato processo di apertura ai Balcani. “Essere a Gorizia per voi, carissimi studenti, è un particolare piacere” – ha infatti rimarcato il Ministro, ricordando poi che “molti giovani e bravissimi funzionari dell’UE sono di qui e li ho incontrati nella mia esperienza europea”. Non sono mancate le congratulazioni da parte dell’onorevole Frattini, che ha proseguito ribadendo “l’importanza dell’immagine della città e del corso di laurea” e affermando che “la vostra capacità e di quella dei vostri professori rappresentano nelle Istituzioni europee che ho conosciuto un segmento importante di efficienza”.

All’evento si sono uniti al Ministro il Presidente della Regione Tondo sostenitore dell’Euroregione, con l’Assessore regionale a pianificazione, autonomie e relazioni internazionali e comunitarie: la nostra ex studentessa Federica Seganti

Dopo l’intervento del Ministro Frattini, con il quale gli studenti sono anche stati informati dei prossimi appuntamenti italiani in agenda sul tema dell’integrazione dei Balcani in Unione Europea, la parola è passata al pubblico in sala e le domande degli studenti non si sono fatte attendere. In un’aula magna gremita di siddini, professori e media nazionali, l’on. Frattini è stato interpellato sull’impegno italiano in Darfur e sul ruolo del nostro Paese nelle dinamiche politiche NATO nei Balcani. Il Ministro ha portato la sua esperienza dal vivo sulle missione umanitarie nel Darfur e tessuto le lodi dei nostri medici impegnati sul campo. “In una zona di crisi che ha mostrato i limiti della comunità internazionale – ha detto – l’Italia ha sostenuto la riconciliazione interna. Abbiamo portato una rete di sale operatorie dove medici italiani eseguono interventi spesse volte eccezionali addirittura impiantando protesi d’avanguardia che ridanno arti ai bambini mutilati consentendo loro persino di giocare a pallone e siamo gli unici in Europa”.

Il Ministro ha poi esposto le prossime tappe del piano italiano per l’integrazione balcanica nell’UE: “Quest’anno non va sprecato – ha spiegato – e la liberalizzazione dei visti va fatata nel 2010, senza aspettare le elezioni. Si sta lavorando per la transizione dall’ufficio dell’Alto rappresentante ad una struttura che meglio rispetti i bisogni europei in Bosnia e l’Italia sta promuovendo un tavolo di lavoro che presto si aprirà in Canada, insieme a Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna ed il Canada stesso; poi solo all’interno dell’Unione Europea: segno della crescente presa di posizione politica dell’UE. Non sarà un anno di stallo – ha assicurato Frattini – la Bosnia e l’UE non possono permettersi di perdere altro tempo”.

L’incontro, seguito dalle istituzioni e dai media nazionali, è stato un’opportunità unica per gli studenti per conoscere di persona la figura del loro possibile futuro datore di lavoro; non è la prima volta che il SID ospita personalità di quel calibro, come ha spiegato il Preside all’inizio della conferenza e non sarà l’ultima.

Fra gli studenti un po’ di malumore per l’incertezza sul programma definitivo. Voci di Frattini che si ferma a pranzo in ateneo sono corse per l’intera mattinata, rivelandosi poi false. L’agenda del Ministro, infatti, prevedeva l’immediata partenza per Trieste per l’incontro con i colleghi di Scienze politiche.

Molti studenti hanno apprezzato il fatto che il ministro si sia fermato a Gorizia di sua volontà, ascoltando le richieste degli studenti che consci dell’importanza di questa università si domandavano perché solo Trieste sarebbe stata coinvolta nella visita dell’on. Frattini. Il Ministro ha invece dato un importante segno della vicinanza fra le istituzioni e il nostro ateneo, che ha sempre coinvolto nei suoi eventi personaggi fondamentali del mondo politico, economico e militare internazionale.

Insomma, fra plausi e critiche, spesse volte più politicizzate che ragionate, l’evento è comunque riuscito al meglio, dando all’università un pezzetto in più di prestigio e al Ministro l’occasione di conoscere il luogo d’eccellenza che forma i ” bravissimi funzionari” che in Commissione Europea avvicinano la nostra Regione al sogno di una vera e completa unità politica europea.

Daniele Cozzi

Finanza creativa studentesca? Il primo atto.

Ripartizioni ambigue di fondi all’Università di Trieste, associazioni studentesche goriziane a secco, (alcune) liste studentesche premiate. Non c’è stata nessuna infrazione del regolamento, ma molti dubbi sorgono sulla correttezza della procedura seguita nella ripartizione dei 37.000 euro destinati “ad attività culturali e sociali delle associazioni, liste e gruppi studenteschi per l’anno 2010”, iter conclusosi con la delibera del Consiglio Di Amministrazione in data 18 dicembre 2009.

Ho sotto mano il verbale dell’assemblea, ma prima d’entrare nel dettaglio dello stesso è meglio aprire una piccola parentesi a proposito della procedura che viene seguita per l’attribuzione di questi bei soldini. Solitamente, la destinazione della somma viene decisa da una commissione formata all’interno dal Consiglio Degli Studenti. Ciò avviene su delega del Consiglio di Amministrazione che poi è tenuto ad approvarla. In parole molto spicciole, chi decide dove vanno i soldi, e quanti ce ne vanno, sono gli studenti stessi – ovvero gli unici soggetti che potrebbero, vista la materia in questione, risultare (chiaramente in una lontanissima, del tutto irrealistica e trascurabile ipotesi puramente teorica) anche i soli beneficiari degli stessi.

Se vi capita di dare un’occhiata al verbale, noterete che la procedura ha richiesto ben quattro sedute della commissione, tante erano le domande da esaminare: il 17 novembre, il 24 novembre, il 30 novembre ed il 1 dicembre. Ad ogni associazione era richiesta la presentazione di una documentazione molto dettagliata, compresa inoltre di una lista delle attività finanziabili, una copia dello statuto e del bilancio dell’esercizio precedente. Una condizione che, chi scrive, ritiene necessaria al fine di evitare una non accorta gestione dei fondi universitari in un momento difficile per il mondo accademico italiano.

Non desta infatti perplessità  il fatto che nessuna associazione del polo goriziano dell’Università  di Trieste figuri tra le finanziabili, a causa di difetti nella presentazione delle domande, non adeguatamente motivate. Piuttosto, è discutibile il modo in cui il regolamento è stato interpretato per destinare ottomila euro a liste politiche studentesche, nominalmente a “AutonomaMente” (2203 euro) “Lista di Sinistra” (2705) e “Oltre – Student Office” (2754). Il nodo centrale della controversia sta nell’interpretazione che è stata data al regolamento durante le discussioni. Questo, infatti, prevede che la destinazione dei fondi possa essere fatta a “i Beneficiari, cioè Liste, Associazioni e Gruppi, indistintamente”. Il punto è che per le Liste non è necessaria alcuna motivazione, né alcuno dei documenti richiesti per le associazioni. Si stacca loro, sostanzialmente, un assegno in bianco. In poche parole, al regolamento è stata data un’interpretazione per così dire morbida, ed i fondi sono stati ripartiti tra le liste non (come si fa secondo la prassi) in base al numero di voti; bensì usando come metro anche la partecipazione degli eletti ai vari Consigli. E trascurando, tra l’altro, le due liste elette dalle sedi di Gorizia e di Pordenone. E’ un punto di vista, questo, che si presta a molte critiche: è chiaro che in vista delle prossime elezioni le liste si troveranno ad affrontare delle spese. Quello che non risulta altrettanto trasparente, casomai, è il criterio che è stato usato per decidere l’ammontare dei loro finanziamenti: perché tremila euro e non, per esempio, cinquecento? Su cosa si basa questa stima? Da quanto risulta dalla delibera, è un meraviglioso frutto del libero arbitrio. Nessun bilancio preventivo, nessun rendiconto, niente di niente. Si crea così un sistema in cui può capitare che un’associazione venga esclusa, pur in presenza di un piano dettagliato e di motivazioni eccellenti, solo perché l’organizzazione a cui fa capo non invia una copia del proprio statuto. E dall’altra parte, si hanno delle liste politiche che gestiscono fondi pubblici “sulla parola”.

Al momento, la vicenda non si è ancora conclusa. Le associazioni goriziane stanno pensando di presentare un ricorso per chiedere la revisione della procedura di assegnazione dei fondi – questo sarebbe il primo passo per un finanziamento basato su regole paritarie, su di un unico criterio per associazioni e liste. Certo, se poi si cominciasse a parlare delle associazioni che chiedono i finanziamenti per organizzare tornei di paintball (che è un’attività illegale) o, meglio ancora, di quelli che chiedono la disponibilità dell’aula informatica per giocare a PES …

CHI SI PIGLIA I NOSTRI SOLDI

Finanza creativa studentesca? Il primo atto.

Ripartizioni ambigue di fondi all’Università di Trieste, associazioni studentesche goriziane a secco, (alcune) liste studentesche premiate. Non c’è stata nessuna infrazione del regolamento, ma molti dubbi sorgono sulla correttezza della procedura seguita nella ripartizione dei 37.000 euro destinati “ad attività culturali e sociali delle associazioni, liste e gruppi studenteschi per l’anno 2010”, iter conclusosi con la delibera del Consiglio Di Amministrazione in data 18 dicembre 2009.

Ho sotto mano il verbale dell’assemblea, ma prima d’entrare nel dettaglio dello stesso è meglio aprire una piccola parentesi a proposito della procedura che viene seguita per l’attribuzione di questi bei soldini. Solitamente, la destinazione della somma viene decisa da una commissione formata all’interno dal Consiglio Degli Studenti. Ciò avviene su delega del Consiglio di Amministrazione che poi è tenuto ad approvarla. In parole molto spicciole, chi decide dove vanno i soldi, e quanti ce ne vanno, sono gli studenti stessi – ovvero gli unici soggetti che potrebbero, vista la materia in questione, risultare (chiaramente in una lontanissima, del tutto irrealistica e trascurabile ipotesi puramente teorica) anche i soli beneficiari degli stessi.

Se vi capita di dare un’occhiata al verbale, noterete che la procedura ha richiesto ben quattro sedute della commissione, tante erano le domande da esaminare: il 17 novembre, il 24 novembre, il 30 novembre ed il 1 dicembre. Ad ogni associazione era richiesta la presentazione di una documentazione molto dettagliata, compresa inoltre di una lista delle attività finanziabili, una copia dello statuto e del bilancio dell’esercizio precedente. Una condizione che, chi scrive, ritiene necessaria al fine di evitare una non accorta gestione dei fondi universitari in un momento difficile per il mondo accademico italiano.

Non desta infatti perplessità  il fatto che nessuna associazione del polo goriziano dell’Università  di Trieste figuri tra le finanziabili, a causa di difetti nella presentazione delle domande, non adeguatamente motivate. Piuttosto, è discutibile il modo in cui il regolamento è stato interpretato per destinare ottomila euro a liste politiche studentesche, nominalmente a “AutonomaMente” (2203 euro) “Lista di Sinistra” (2705) e “Oltre – Student Office” (2754). Il nodo centrale della controversia sta nell’interpretazione che è stata data al regolamento durante le discussioni. Questo, infatti, prevede che la destinazione dei fondi possa essere fatta a “i Beneficiari, cioè Liste, Associazioni e Gruppi, indistintamente”. Il punto è che per le Liste non è necessaria alcuna motivazione, né alcuno dei documenti richiesti per le associazioni. Si stacca loro, sostanzialmente, un assegno in bianco. In poche parole, al regolamento è stata data un’interpretazione per così dire morbida, ed i fondi sono stati ripartiti tra le liste non (come si fa secondo la prassi) in base al numero di voti; bensì usando come metro anche la partecipazione degli eletti ai vari Consigli. E trascurando, tra l’altro, le due liste elette dalle sedi di Gorizia e di Pordenone. E’ un punto di vista, questo, che si presta a molte critiche: è chiaro che in vista delle prossime elezioni le liste si troveranno ad affrontare delle spese. Quello che non risulta altrettanto trasparente, casomai, è il criterio che è stato usato per decidere l’ammontare dei loro finanziamenti: perché tremila euro e non, per esempio, cinquecento? Su cosa si basa questa stima? Da quanto risulta dalla delibera, è un meraviglioso frutto del libero arbitrio. Nessun bilancio preventivo, nessun rendiconto, niente di niente. Si crea così un sistema in cui può capitare che un’associazione venga esclusa, pur in presenza di un piano dettagliato e di motivazioni eccellenti, solo perché l’organizzazione a cui fa capo non invia una copia del proprio statuto. E dall’altra parte, si hanno delle liste politiche che gestiscono fondi pubblici “sulla parola”.

Al momento, la vicenda non si è ancora conclusa. Le associazioni goriziane stanno pensando di presentare un ricorso per chiedere la revisione della procedura di assegnazione dei fondi – questo sarebbe il primo passo per un finanziamento basato su regole paritarie, su di un unico criterio per associazioni e liste. Certo, se poi si cominciasse a parlare delle associazioni che chiedono i finanziamenti per organizzare tornei di paintball (che è un’attività illegale) o, meglio ancora, di quelli che chiedono la disponibilità dell’aula informatica per giocare a PES …

A tu per tu con il segretario triestino dei metalmeccanici UIL che dice:nel 2010 le cose peggioreranno

La crisi è passata o il peggio deve ancora arrivare? E ancora, qual’è la situazione attuale in una regione,il Friuli Venezia Giulia, che vede nell’industria una importantissima fonte di occupazione? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Timeo che lavora nel sindacato da quasi 15 anni e che ha militato prima nella Cisl e poi nella Uil dove oggi ricopre la carica di segretario provinciale dei metalmeccanici di Trieste.

Per quanto la sua professione le ha consentito di vedere quali sono stati i settori in cui la crisi si è più fatta sentire?

Certamente la crisi ha avuto,insieme con l’edilizia,nei metalmeccanici e nel indotto delle industrie i settori piu colpiti nel Friuli Venezia Giulia e ha prodotto effetti pesanti che però ad oggi sono stati contenuti dagli ammortizzatori sociali. Un discorso diverso va fatto per Trieste,dove io lavoro, che rispetto alle zone industrializzate (nel capoluogo giuliano gli occupati nell’industria sono solo il 14% circa nda) ha retto meglio ma che sentirà gli effetti di questa crisi più tardi in quanto godendo meno dei benefici degli ammortizzatori sociali presto si troverà a dover affrontare il problema dei lavoratori che in questo momento si trovano ufficialmente in ferie ma che difficlmente torneranno a lavorare. In questo senso a Trieste ma anche nelle zone industrializzate il 2010 non sarà l’anno della ripresa ma anzi vedrà probabilmente una crisi occupazionale in quanto finiranno i benefici degli ammortizzatori sociali.

Come è stata affrontata dai governi locale e nazionale questa crisi e che atteggiamento stanno tenendo i datori di lavoro nei confronti dei lavoratori?

Il governo regionale ha fornito un minimo di risorse aggiuntive con indennità o stanziamenti simili.

Discorso diverso va fatto per il governo nazionale che non ha fatto abbastanza e che non si è occupato dello stato sociale: invece che aiutare solo le banche le imprese,visto che a pagare sono sempre gli ultimi, avrebbe dovuto stanziare fondi per i lavoratori. Perché se è vero che se un azienda funziona bene stanno bene anche gli operai non bisogna dimenticare che per un lavoratore è più difficile reagire rispetto ad un azienda. Inoltre molto spesso i datori di lavoro hanno approfittato della cassa integrazione per risparmiare soldi non facendo lavorare operai o liberandosi di tutti quei lavoratori che avevano maturato abbastanza anzianità per andare in pensione. Sono stati pochi dunque quei datori che considerando ancora i lavoratori una risorsa hanno preferito abbassare la produzione pur di non licenziare e non ricorerre alla cassa integrazione.

Recentemente alcuni esponenti del governo hanno fatto un paragone fra le lotte,anche violente,degli anni’60 che hanno portato ad infiltrazione terroristiche nel movimento operaio e alcune occupazioni di fabbrica. Vede anche lei questa tensione e questa rabbia?

Non c’è rabbia. Certo c’è qualche testa calda che era arrabiata anche prima e che lo sarà anche dopo,ma purtroppo manca anche quella rabbia costruttiva che ha portato ad ottenere tante rivendicazioni e che faceva sentire gli operai come parte di un gruppo e come una classe sociale, è come se gli operai fossero stati modificati geneticamente e avessero perso la solidarietà fra di loro ed è come se ritenessero che  valga la pena tentare una lotta. Ed il sindacato deve lavorare per rinfondere il senso di solidarietà, ma la crisi ha protato gli operai a disgregarsi ancora di più.

La Lega ha proposto di ridurre la cassa integrazione per i lavoratori stranieri. Come sono trattati dai colleghi e dai lavoratori gli stranieri?

Nella nostra zone lavorano moltissimi stranieri e noi alla UIL abbiamo uno sportello dedicato. Per quanta riguarda la loro situazione la discriminazione non è su un piano economico,ma essendo loro più facilmente ricattabili-devono mandare soldi a casa,gestiscono le ferie in modo diverso,hanno bisogno di lavorare- vengono spesso costretti a lavorare più del dovuto. Ciò crea a volte situazioni di tensione con i colleghi italiani,ma sotto questo punto di vista Trieste è una città tranquilla. Questo tipo di sfruttamento è derivato dall’ignoranza e infatti nel nuovo contratto dei metalmeccanici si è preteso che gli articoli più significativi venissero tradotti in francese e inglese.

Una grande piaga del lavoro metalmeccanico è la mancanza di sicurezza,solo qualche giorno fa è morto un operaio della Thyssen a Terni.

Se in Italia fosse applicata la legge 81 sulla sicurezza sul lavoro gli incidenti si ridurebbero drasticamente. Ma c’è anche un problema culturale, in Italia manca una cultura della sicurezza sul lavoro presente invece in alcuni paesi come gli Usa dove capita che i lavoratori si rifiutino di lavorare in caso di scarsa sicurezza. Ma,considerando che in un azienda chi comanda è l’imprenditore,anche gli imprednitori hanno le loro importanti responsabiltà.

Infine una considerazione di carattere più ampio:la UIL con la CISL ha preferito la concertazione alla mobilitazione,l’opposto di ciò che ha fatto la CGIL. Quali sono le motivazione di questa scelta?

Uniti si sarebbe stati più forti e probabilmente si sarebbe andati più avanti. La CGIL sfrutta le masse che si sono dimenticate di come la CGIL non abbia fatto nulla contro la riduzione delle categorie di lavoratori cui applicare l’articolo 18 e contro la proliferazione delle agenzie interinali volute dal governo Prodi. Mentre nei confronti di questo governo c’è una pregiudiziale in particolare da parte della FIOM. Ma ci si dimentica che senza concertazione non si sarebbe mai arrivati alla firma del contratto nazionale che,seppur è migliorabile, ha portato a conquiste come l’introduzione dell’inflazione programmata. Noi come UIL cerchiamo di non colorire politicamente la lotta sindacale pur mantenedo il nostro orientamento politico,non ci sono governi amici o nemici,ma ci sono governi con cui bisogna interloquire. Inoltre siamo spesso accusati di non rappresentare la maggior parte dei lavoratori,ma neanche tutti e tre i sindacati la potrebbero mai rappresentare:è stato sempre così.

Ludovico Pismataro

Il peggio deve ancora venire

A tu per tu con il segretario triestino dei metalmeccanici UIL che dice:nel 2010 le cose peggioreranno

La crisi è passata o il peggio deve ancora arrivare? E ancora, qual’è la situazione attuale in una regione,il Friuli Venezia Giulia, che vede nell’industria una importantissima fonte di occupazione? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Timeo che lavora nel sindacato da quasi 15 anni e che ha militato prima nella Cisl e poi nella Uil dove oggi ricopre la carica di segretario provinciale dei metalmeccanici di Trieste.

Per quanto la sua professione le ha consentito di vedere quali sono stati i settori in cui la crisi si è più fatta sentire?

Certamente la crisi ha avuto,insieme con l’edilizia,nei metalmeccanici e nel indotto delle industrie i settori piu colpiti nel Friuli Venezia Giulia e ha prodotto effetti pesanti che però ad oggi sono stati contenuti dagli ammortizzatori sociali. Un discorso diverso va fatto per Trieste,dove io lavoro, che rispetto alle zone industrializzate (nel capoluogo giuliano gli occupati nell’industria sono solo il 14% circa nda) ha retto meglio ma che sentirà gli effetti di questa crisi più tardi in quanto godendo meno dei benefici degli ammortizzatori sociali presto si troverà a dover affrontare il problema dei lavoratori che in questo momento si trovano ufficialmente in ferie ma che difficlmente torneranno a lavorare. In questo senso a Trieste ma anche nelle zone industrializzate il 2010 non sarà l’anno della ripresa ma anzi vedrà probabilmente una crisi occupazionale in quanto finiranno i benefici degli ammortizzatori sociali.

Come è stata affrontata dai governi locale e nazionale questa crisi e che atteggiamento stanno tenendo i datori di lavoro nei confronti dei lavoratori?

Il governo regionale ha fornito un minimo di risorse aggiuntive con indennità o stanziamenti simili.

Discorso diverso va fatto per il governo nazionale che non ha fatto abbastanza e che non si è occupato dello stato sociale: invece che aiutare solo le banche le imprese,visto che a pagare sono sempre gli ultimi, avrebbe dovuto stanziare fondi per i lavoratori. Perché se è vero che se un azienda funziona bene stanno bene anche gli operai non bisogna dimenticare che per un lavoratore è più difficile reagire rispetto ad un azienda. Inoltre molto spesso i datori di lavoro hanno approfittato della cassa integrazione per risparmiare soldi non facendo lavorare operai o liberandosi di tutti quei lavoratori che avevano maturato abbastanza anzianità per andare in pensione. Sono stati pochi dunque quei datori che considerando ancora i lavoratori una risorsa hanno preferito abbassare la produzione pur di non licenziare e non ricorerre alla cassa integrazione.

Recentemente alcuni esponenti del governo hanno fatto un paragone fra le lotte,anche violente,degli anni’60 che hanno portato ad infiltrazione terroristiche nel movimento operaio e alcune occupazioni di fabbrica. Vede anche lei questa tensione e questa rabbia?

Non c’è rabbia. Certo c’è qualche testa calda che era arrabiata anche prima e che lo sarà anche dopo,ma purtroppo manca anche quella rabbia costruttiva che ha portato ad ottenere tante rivendicazioni e che faceva sentire gli operai come parte di un gruppo e come una classe sociale, è come se gli operai fossero stati modificati geneticamente e avessero perso la solidarietà fra di loro ed è come se ritenessero che  valga la pena tentare una lotta. Ed il sindacato deve lavorare per rinfondere il senso di solidarietà, ma la crisi ha protato gli operai a disgregarsi ancora di più.

La Lega ha proposto di ridurre la cassa integrazione per i lavoratori stranieri. Come sono trattati dai colleghi e dai lavoratori gli stranieri?

Nella nostra zone lavorano moltissimi stranieri e noi alla UIL abbiamo uno sportello dedicato. Per quanta riguarda la loro situazione la discriminazione non è su un piano economico,ma essendo loro più facilmente ricattabili-devono mandare soldi a casa,gestiscono le ferie in modo diverso,hanno bisogno di lavorare- vengono spesso costretti a lavorare più del dovuto. Ciò crea a volte situazioni di tensione con i colleghi italiani,ma sotto questo punto di vista Trieste è una città tranquilla. Questo tipo di sfruttamento è derivato dall’ignoranza e infatti nel nuovo contratto dei metalmeccanici si è preteso che gli articoli più significativi venissero tradotti in francese e inglese.

Una grande piaga del lavoro metalmeccanico è la mancanza di sicurezza,solo qualche giorno fa è morto un operaio della Thyssen a Terni.

Se in Italia fosse applicata la legge 81 sulla sicurezza sul lavoro gli incidenti si ridurebbero drasticamente. Ma c’è anche un problema culturale, in Italia manca una cultura della sicurezza sul lavoro presente invece in alcuni paesi come gli Usa dove capita che i lavoratori si rifiutino di lavorare in caso di scarsa sicurezza. Ma,considerando che in un azienda chi comanda è l’imprenditore,anche gli imprednitori hanno le loro importanti responsabiltà.

Infine una considerazione di carattere più ampio:la UIL con la CISL ha preferito la concertazione alla mobilitazione,l’opposto di ciò che ha fatto la CGIL. Quali sono le motivazione di questa scelta?

Uniti si sarebbe stati più forti e probabilmente si sarebbe andati più avanti. La CGIL sfrutta le masse che si sono dimenticate di come la CGIL non abbia fatto nulla contro la riduzione delle categorie di lavoratori cui applicare l’articolo 18 e contro la proliferazione delle agenzie interinali volute dal governo Prodi. Mentre nei confronti di questo governo c’è una pregiudiziale in particolare da parte della FIOM. Ma ci si dimentica che senza concertazione non si sarebbe mai arrivati alla firma del contratto nazionale che,seppur è migliorabile, ha portato a conquiste come l’introduzione dell’inflazione programmata. Noi come UIL cerchiamo di non colorire politicamente la lotta sindacale pur mantenedo il nostro orientamento politico,non ci sono governi amici o nemici,ma ci sono governi con cui bisogna interloquire. Inoltre siamo spesso accusati di non rappresentare la maggior parte dei lavoratori,ma neanche tutti e tre i sindacati la potrebbero mai rappresentare:è stato sempre così.

Ludovico Pismataro

I rapporti tra Italia e Slovenia, nonostante l’importanza del confine a nord-est, passano molte volte in sordina sul piano nazionale. Eppure, come sempre è stato nei rapporti tra i due Paesi, ci sono motivi per cui andare fieri e sponsorizzare i buoni auspici che vengono dalle ripetute strette di mano. Ma ci sono anche buoni motivi per non far finta di nulla di fronte a frizioni vecchie di anni, che ogni tanto scappano di mano ai buoni politici e ai buoni diplomatici.

Già il 28 febbraio scorso, per andare un po’ indietro nel tempo, a Corgnale di Divaccia (Slovenia), l’impedimento per motivi di ordine pubblico di una manifestazione dell’Unione degli Istriani, commemorativa e umanitaria, correlata al giorno della memoria (nonostante ci fosse già l’ok delle autorità locali), fece muovere addirittura il Ministro Frattini che richiamò alla Farnesina un alto funzionario dell’Ambasciata slovena a Roma per chiedere spiegazioni. Sembra che una contromanifestazione di simboli titini fosse in attesa. La manifestazione ha infine avuto luogo, dopo dovuti chiarimenti, il 23 maggio.

Ma venendo proprio ai giorni d’oggi, la doppia faccia dei rapporti italo-sloveni si è fatta particolarmente notare. Se difatti il 4 novembre scorso il Ministro Frattini esprimeva “viva soddisfazione” per la firma a Stoccolma degli accordi tra Croazia e Slovenia sull’arbitrato relativo ai confini, dall’altro lo stesso, il giorno successivo, si diceva “francamente stupefatto” per la decisione dell’Accademia slovena per la cinematografia di finanziare il film “Trieste è nostra”. Bisogna dire che la notte non ha portato molto consiglio al nostro Ministro.

Nello specifico, la prima notizia riguarda un obbiettivo da vario tempo portato avanti dallo Stato italiano: ovvero la risoluzione pacifica della controversia riguardante il confine croato-sloveno affinché la Croazia possa fare nel più breve tempo possibile i passi che la porteranno all’adesione all’Unione Europea (vi è la convinzione da parte del nostro Ministero Affari Esteri che il percorso di integrazione della Croazia e di tutti i Balcani Occidentali rappresenti un obbiettivo fondamentale per la stabilità della regione). Al contrario, vi è stata stizza da parte del Ministero alla notizia dl finanziamento e di diffusione televisiva del film il cui titolo è già tutto un programma.

A chiudere la “saga del lunatico”, il viaggio del nostro Ministro a Lubiana il 9 novembre, accompagnato dai responsabili di agricoltura (Zaia), ambiente (Prestigiacomo) e trasporti (Castelli, oltre ai sottosegretari alle attività produttive e all’istruzione. Obbiettivi del viaggio: intensificare il dialogo e la cooperazione, rilanciando il ruolo del Comitato di Coordinamento dei ministri dei due Paesi.

Si è discusso inoltre di riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, immigrazione, allargamento Ue ai Balcani e liberalizzazione dei visti.

Vista allora l’importanza dei nostri rapporti con il vicino e visto l’interesse delle tematiche da portare avanti in comune, bisognerebbe farla finita con la tanta demagogia storico-politica che caratterizza ancora oggi i rapporti transfrontalieri. In una realtà importante quale quella europea non si può giocare al tira e molla continuo. Andrebbe e va a discapito di qualsiasi sforzo in direzione comune.

Si finirebbe per fare il gioco del due passi avanti (due strette di mano in Transalpina) e tre passi indietro (protestare per l’IKEA, protestare per i casinò, protestare per Q-landia).

Edoardo Buonerba
edoardo.buonerba@sconfinare.net

La Valmarecchia giunta in sordina a segnare la storia del nostro paese

Quest’estate, 7 comuni d’Italia(Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello) sono riusciti ad ottenere quello che tanti avevano bramato ma che nessuno aveva mai ottenuto: la secessione. Il 29 luglio scorso, infatti, il senato ha approvato in seduta deliberante il Ddl che ha sancito il passaggio dell’Alta Valmarecchia in Emilia Romagna. Val …che? VALMARECCHIA: è una vallata dell’Italia centro settentrionale, che scende dall’Alpe della Luna, in Toscana, divisa nella parte centrale dalle Marche,ed arriva fino al mare Adriatico presso Rimini. O almeno così è stato fino a poco tempo fa. Tutto incominciò quando il “comitato per la Valmarecchia unita in Emilia Romagna” riuscì a riproporre ai sette comuni sotto le Marche il referendum – che ha avuto luogo il 17 e 18 dicembre 2006 – circa il passaggio di tutta la vallata dalla Provincia di Pesaro ed Urbino alla Romagna. L’83,91% dei votanti si espresse favorevole all’annessione. E si può facilmente capire il perché, vista la distanza geografica dal capoluogo, Pesaro. Posso io stesso testimoniare che, utilizzando le strade provinciali, il tempo di percorrenza per il tragitto Pesaro – Pennabilli è di circa 2 ore!Fortunatamente la mia era una gita di piacere ma chiunque altro avrebbe seri problemi se per necessità lavorative o di servizi dovesse recarsi frequentemente a Pesaro. E Rimini è lì a soli 30 minuti di distanza … il piatto della bilancia non poteva che pendere a favore dei favorevoli. Da ciò nascono altre opportunità – come la possibilità di poter usufruire di servizi sanitari superiori più prossimi – ma anche di natura economico. La provincia di Rimini, di recente creazione(1992), ha avuto fin ad oggi un territorio molto ridotto, occupato per la maggior parte dall’hinterland costiero. L’aggiunta dei sette comuni, nuovo ed agognato entroterra, non può che invogliarla a spostarvi i suoi investimenti, soprattutto a livello turistico, contrariamente alla provincia marchigiana che deve spalmare i suo fondi su un entroterra ben più vasto.

Ovviamente, i pareri delle giunte delle 2 regioni non potevano che essere completamente opposte: tanto l’Emilia-Romagna si è dimostrata entusiasta e sicura ad accettare l’annessione, quanto le Marche sono state titubanti e poco convinte nel rifiutare la secessione. Anche le motivazioni di tale rifiuto sono state alquanto misere e poco sostenute. La difesa dell’unità del territorio storico del Montefeltro non ha sortito alcun effetto – neutralizzato dalle contro risposte di coloro che sostengono che non solo la vallata del Marecchia, ma tutto il Montefeltro fosse da sempre storicamente Romagnolo – mentre la difesa del delicato equilibrio economico è stato quasi del tutto ignorata. Infatti, agli abitanti dei Sette l’idea di diventare l’unica fonte di turismo culturale del riminese fa troppo gola. Ma è proprio questo equilibrio che rischia di essere rotto: la mancanza di un turismo culturale locale che potesse coprire i giorni di mare “sprecati” per colpa del cattivo tempo, spingeva le agenzie turistiche del riminese ad organizzare eventi e gite nella provincia marchigiana. Ora con la molto probabile attrazione di questo genere di “tappabuchi” verso la sola Valmarecchia( ricca di magnifici paesaggi, paesini storici e rocche medievali) si rischia di assestare un grave colpo al turismo prevalentemente culturale di Pesaro ed Urbino.

Il 6 maggio di quest’anno la camera ha approvato il disegno di legge con la successiva approvazione del senato. Così, il 3 agosto 2009 i sette comuni dell’Alta Valmarecchia hanno segnato una parte importante nella storia della”Questione dei confini regionali”, fenomeno che coinvolge da tempo ormai tutta la Penisola.

Le prime avvisaglie si ebbero negli anni ’60, con il rientro di Trieste all’Italia e la formazione della Regione “Friuli-Venezia Giulia”. Nel progetto di creazione di una provincia del Friuli occidentale, infatti, il comune di Pordenone coinvolse i comuni del mandamento di Portogruaro – parte storica del Friuli – ma, sebbene la provincia di Pordenone nacque, per il Portogruarese non si ottenne alcun risultato . Ciò fu dovuto fondamentalmente a causa delle scelte del parlamento, desideroso al più presto di istituire la nuova regione ed accantonare, inoltre, un iter legislativo come quello del passaggio di regione,ancora non ben disciplinato.

La questione restò così assopita fino agli anni ’90, quando nella zona iniziarono a formarsi i primi comitati popolari che chiedevano l’annessione al Friuli-Venezia Giulia. Da quel momento, la questione prese piede e si diffuse in tutta Italia, andando ad interessare altre aree, come quella Dolomitica (con il caso di Cortina d’Ampezzo e i Comuni ladini confinanti). Ma l’art. 132, comma II della Costituzione – che dal 1970 disciplinava la materia – rendeva praticamente impossibile il cambiamento: prescriveva, infatti, che il Comune, o i Comuni interessati, producessero una delibera con la quale richiedere l’indizione del referendum, corredata da un numero di delibere comunali e/o provinciali interessate di entrambe le regioni e rappresentanti un terzo della popolazione regionale. Solo in seguito, si sarebbe tenuto il referendum in entrambe le regioni.

Nel 2001 si ebbe , per opera del governo Amato, la riforma del titolo V della Costituzione, comprendente anche l’Art 132. D’ora in avanti è necessaria per l’indizione del referendum la sola “approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati”. Si ha avuto così negli ultimi anni il fiorire di un gran numero di Referendum, alcuni approvati ed in attesa dell’adempimento dell’iter istituzionale, come Carema e Noasca( dal Piemonte alla Valle d’Aosta), altri invece respinti, come Leonessa (nel Lazio). Il comitato per la Valmarecchia unita in Emilia Romagna può ritenersi dunque ben soddisfatta del suo primato.

Ma le avversità non sono ancora finite: la giunta regionale delle Marche non ha alcune intenzione di mollare, ed ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge parlamentare. Sono in ballo l’onore e l’identità delle Marche . L’onore è quello dell’amministrazione provinciale di Pesaro ed Urbino che non accetta la mutilazione del suo territorio – ma che, ad essere sincero, non si è mai impegnata attivamente a mantenere. Infatti, abituata ormai da circa 60 anni ad avere la vittoria in tasca alle elezioni locali, la sinistra si è adagiata sugli allori, ed ha completamente ignorato problemi e necessità che andassero oltre i soliti inciuci politici. Ma ora che quello che sembrava impossibile è diventato realtà, l’ansia da “effetto domino” di perdere altri comuni a favore della Romagna – come quelli della Val Conca,altra vallata a metà tra Marche e Romagna– li sprona ad una disperata contro misura. Si lotta anche per la difesa dell’identità culturale della provincia, che per ragioni storiche, non può che comprendere anche la Valmarecchia, visto che lì hanno origine prodotti gastronomici tipici e lì sono accaduti fatti ed eventi che hanno segnato la storia della provincia.

Purtroppo, però, i problemi che si pongono di fronte ai nostri intrepidi comuni non provengono solo dalle Marche. Infatti, sebbene così ansiosa di annettersi i nuovi comuni, sembrerebbe che l’Emilia Romagna non sia in grado di finanziare l’oneroso processo di trasferimento amministrativo – che secondo il progetto iniziale doveva essere a costo zero per entrambe le regioni. Inoltre, sembrerebbe che non tutti i romagnoli siano così entusiasti come le proprie istituzioni, poiché quella manciata di comuni già nell’entroterra di Rimini vedrebbero ridotti i pochi fondi che la provincia vi investe, visto che, la maggior parte, finisce nelle tasche dei comuni dell’ultraproduttiva riviera. Si spera ancora che i fondi necessari giungano da Roma ma, siamo in tempi di crisi …

Si prevedono tempi duri per i neo-romagnoli: un riordinamento amministrativo non può avvenire dall’oggi al domani, ma richiede molto tempo. Ci sono piani catastali da consegnare, cambiamenti di ordine ed albo professionale da effettuare , processi giudiziari da trasferire e tante altre cose ancora; per non parlare dei progetti di investimento che la regione Marche ha dovuto troncare di colpo e che, invece, l’Emilia Romagna probabilmente non ha nemmeno iniziato a considerare. Chissà quando sapremo se tutto ciò sarà servito a qualcosa, se i 7 comuni della Valmarecchia saranno passati dalla padella alla brace o se, infine, la Corte Costituzionale gli imporrà retro fronte?

Tommaso Ripani

tommaso.ripani@sconfinare.net

http://www.bora.la: è on-line il nuovo quotidiano euroregionale

Questo articolo è una marchetta. Lo dico subito, così ci togliamo il pensiero: andate a leggere http://www.bora.la. E però, se avrete la pazienza di arrivare fino in fondo, forse concorderete che questa marchetta un minimo di senso ce l’ha, perlomeno qui e ora.

Bora.la era un blog, che il genialmente paranoico Enrico Maria Milic e la sempre adorabile Annalisa Turel- tuttora direttrice di Sconfinare- hanno pensato bene di trasformare in quotidiano. Non prima, però, di aver unito le forze con Gorizia Oggi.

L’obiettivo, ambizioso quanto si vuole, è quello di creare il primo giornale on-line dedicato a queste terre. Ecco, quali terre? Non è una differenza da poco, visto che se qua da noi qualcuno dice doberdan anziché buongiorno, immediatamente si attribuisce alla scelta un valore politico. Allora Gorizia sì e Nova Gorica no? Invece ci sono sia Gorizia che Nova Gorica. E poi Lubiana (Lublijana! taljani fassisti!), Udine, Koper (iiihhh! Capodistria!), Monfalcone, Rijeka, Klagenfurt, Trieste e tutto quello che ci sta in mezzo. E, quando ci gira, facciamo pure un salto in Macedonia o in Baviera. Saremo mica comunisti? Saremo mica titini? E le foibe, eh, cosa ne pensiamo delle foibe? Perché si sa che, qui, i Quaranta Giorni sono il metro di tutto. S’ciavi contro taljani, fassisti e comunisti, pasta vs cevapcici. I campioni del mondo siamo noi, poporopopo.

Ecco, cordialmente, vaffanculo. Potremmo dire che la nostra linea editoriale si riassume in questa meravigliosa parola: vaf-fan-cu-lo. Le quattro sillabe della felicità. Il nostro direttore si chiama Enrico, come l’eroico Toti. E però di cognome fa Milic, che non rimanda proprio al dolce stil novo. Cos’è, italiano o sloveno? Chissenefrega. Sono astrusità, elucubrazioni, insicurezze esistenziali.

L’idea di fondo del sito è quella di concepire tutte queste terre come un insieme in relazione, giusto per non essere retorici. Il confine è solo una linea tracciata su una cartina, e grazie a dio adesso li stanno tirando giù. Restano, eccome se restano, delle frontiere mentali ben incancrenite. E’ essenzialmente contro di loro che si rivolge il nostro lavoro.

Poi, detto questo, devo pure aggiungere che il secondo assioma, tanto importante quanto il primo, è la massima libertà: sia per gli autori degli articoli che pubblichiamo, sia per i lettori che scelgono di commentarli. Non c’è nessuna forma di censura, se non per i messaggi apertamente violenti. Ecco, è capitato che qualcuno proponesse di bombardare Lubiana per convincere il governo sloveno della bontà del rigassificatore. Il Gandhi in questione non è stato pubblicato, ma rappresenta un’eccezione.

Cosmopolitismo e massima libertà, insomma. E anche, con un po’ di presunzione, la voglia di approfondire temi su cui, spesso, i media locali passano un po’ troppo in fretta. Ci piacerebbe svolgere delle inchieste, andare in giro, fare domande, rompere le balle. E poi pigliare per i fondelli chi si prende troppo sul serio. Parlare delle attività culturali. Dare spazio agli scrittori, ai musicisti, agli attori, a chiunque senta di avere qualcosa da dire. Creare un contenitore dinamico e caotico.

Ci piacerebbe, non è detto che ci riusciremo. Siamo all’inizio, bisogna avere un po’tutti pazienza. I problemi non mancano, a cominciare dalla cassa che piange come un bimbo di due mesi, o dall’organico necessariamente limitato. Noi ci proviamo. Que sera sera e speriamo che, alla fine, ne sarà valsa la pena.

Come nota a margine, e per dare un po’ di senso a tutta la marchetta, lasciatemi ricordare il legame strettissimo che esiste fra Bora.la (il “la” sta per Laos, giuro che non è uno scherzo) e Sconfinare. Le due realtà editoriali sono nate praticamente in contemporanea, su impulso di persone che nemmeno si conoscevano, pur condividendo molti degli obiettivi di partenza. Era naturale che la collaborazione si intensificasse. Di Annalisa s’è detto. Davide Lessi, uno dei tre fancazzisti che hanno concepito questo giornale, oggi è una delle anime della redazione triestina di Bora.la. Rodolfo Toè, satrapo della musica e recordman per numero di articoli pubblicati su Sconfinare, non fa mai mancare il suo pezzo on-line settimanale. E poi contribuiscono a vario titolo Emmanuel Dalle Mulle, Michela Francescutto, Davide Goruppi, Luca Gambardella, Francesco La Pia. Tutti sconfinati della prima redazione ora sparsi per l’Europa. Piccoli rompiballe crescono.

Un’ultima cosa: non cerchiamo solo lettori, ma anche autori, fotografi, disegnatori e idee: chiunque fosse interessato, batta un colpo a redazione.trieste@bora.la o redazione.gorizia@bora.la. Grazie. Mandi mandi.

Andrea Luchetta

Eliminati i curriculum della specialistica! A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su http://www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista
attilio.dibattista@sconfinare.net
Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

Tutto da rifare: cambiati di nuovo i requisiti minimi del MIUR

Eliminati i curriculum della specialistica!

A rischio anche il numero chiuso. Si prenda esempio da Architettura!

Tutto da rifare! Ad un mese dall’entrata in vigore della riforma dei piani di studio dettata dal Decreto Mussi sono già in cantiere altre norme ministeriali destinate a stravolgere nuovamente l’offerta formativa… Il MIUR ha infatti diramato il 4 settembre una nota ministeriale che annuncia nuovi provvedimenti per la “razionalizzazione e qualificazione dell’offerta formativa”.

Per quanto concerne i piani di studio, il Ministro Gelmini annuncia di voler rivedere il decreto 544/2007 (cosiddetto Decreto Mussi) che, in attuazione del decreto 270/2004 (Ministro Moratti) fissava i requisiti minimi per la formazione di corsi di laurea. Proprio il Decreto Mussi, in applicazione del quale da quest’anno sono partiti i corsi di laurea rivoluzionati, fissava una serie di requisiti qualitativi e quantitativi miranti a ridurre il numero dei corsi di laurea e degli insegnamenti attivati: rendeva necessario un numero fisso di personale di ruolo per ciascun anno e vietava l’assegnazione di una percentuale troppo elevata di insegnamenti a personale contrattista esterno, oltre a stabilire precise tabelle ministeriali contenenti gli esami da attivare per ciascuna classe di laurea.

Eppure le università sono state veloci a trovare le falle (più o meno volute) della legge per cercare di mantenere il sistema il più simile possibile a prima. Si potrebbe citare ad esempio proprio la nostra Facoltà di Scienze Politiche che, pur essendo costretta a rinunciare alla specialistica in Scienze Politiche ed Internazionali, ha ostinatamente mantenuto il corso di laurea in Sociologia, comunque destinato a scomparire nei prossimi anni con il pensionamento di alcuni professori. Con il piccolo artificio delle lauree interclasse è inoltre riuscita a mantenere sia la laurea in Scienze Politiche (classe LM-62) sia quella in Scienze dell’Amministrazione (classe LM-63), mentre sul fronte SID sono stati mantenuti i 3 curriculum della specialistica, seppur con pesantissimi cambiamenti sul piano contenutistico.

Il ministro Gelmini evidenzia dunque che “Il risultato conseguito, per quanto sicuramente apprezzabile, non appare ancora soddisfacente”. Se nell’anno accademico 2008-2009 il 48% dei corsi di laurea aveva dei curriculum al proprio interno, nell’anno 2009-2010 tale percentuale è salita al 68%. Insomma, curriculum e lauree interclasse hanno sostituito de facto i corsi di laurea.

Da qui una serie di misure volte a contrastare questo fenomeno, nel cui dettaglio è meglio non entrare in questa sede [invito però a scaricare on-line su www.sconfinare.net la nota ministeriale originale con tutti i dati e le regole ministeriali]. Il risultato?

La nostra Facoltà  non potrà permettersi più di 2 lauree triennali e 2 lauree magistrali! Occorre quindi fare scelte ancora più dolorose che in passato. Cosa tagliare? Le ipotesi, nel Consiglio di Facoltà di ottobre, sono state le più disparate! L’esistenza del corso di Scienze Internazionale e Diplomatiche di Gorizia non sembra in pericolo (almeno nella forma) grazie alla legge del 29 gennaio 1986 sugli “Incentivi per il rilancio dell’economia delle province di Trieste e Gorizia” [il testo in originale disponibile su www.sconfinare.net], ma non manca chi propone di modificarne in profondità la sostanza.

Molti hanno infatti evidenziato che sarebbe poco conveniente per la Facoltà sopprimere i corsi di laurea in Scienze dell’Amministrazione e Sociologia (attualmente i meno frequentati) per conservare il SID e Scienze Politiche, le cui lauree triennali appartengono alla medesima classe di laurea (L-36). C’è pertanto chi propone di mantenere a Trieste Scienze dell’Amministrazione ed a Gorizia Scienze Internazionali e Diplomatiche (in modo da rispettare la legge del 1986), cambiando però in profondità il corso Goriziano: numero aperto (per avere più studenti! Sigh!) ed un piano di studi più vicino a Scienze Politiche. Insomma un’abolizione de facto del SID!

Fortunatamente gli orientamenti del Consiglio sembrano essersi indirizzati verso il mantenimento del SID a Gorizia e di Scienze Politiche a Trieste. Il nostro corso di laurea dovrà rinunciare ai curriculum della specialistica. Il piano di studio resterà nella sostanza invariato, ma sarà perso il riconoscimento formale dei tre indirizzi: PD, EI e SEE.

Se il MIUR confermerà  la linea annunciata nella nota del 4 settembre, ci saranno ben pochi margini di manovra. Di fronte a questo non  possiamo fare altro che tornare a chiedere, come ormai facciamo da 2 anni, che l’Università degli Studi di Trieste, la Facoltà di Scienze Politiche e gli enti locali goriziani prendano seriamente in considerazione la creazione a Gorizia di una Scuola Superiore di Studi Internazionali e Diplomatici.

L’insediamento a Gorizia della Facoltà di Architettura è stata indubbiamente un grande passo in avanti per il PUG e per la comunità studentesca goriziana. Ma non possiamo non dire che l’idea di una Scuola Internazionale di Architettura, lanciata con clamore dal Preside Borruso ed accolta con tanto favore dalla comunità locale goriziana (un favore fruttato ad architettura il pagamento di 300,000 euro l’anno per 3 anni), non può che essere accolta da noi con un pizzico di amarezza. Non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per creare attorno al SID la Scuola Superiore? Non potevano essere spostati da Trieste corsi di laurea che avrebbero creato maggiori sinergie con quanto di già esistente? Perché non portare a Gorizia l’intera Facoltà di Scienze Politiche? Interpreti e Traduttori? Oppure corsi di laurea ad indirizzo internazionalistico di Economia e Giurisprudenza? Si sarebbe così creata una base sulla quale costruire la Scuola Superiore, che avrebbe allargato le possibilità di formazione degli studenti iscritti a questi corsi di laurea, creando un Polo di Eccellenza che avrebbe avuto nel nuovo Conference Centre la sua sede naturale.

Non vogliamo ricostruire qui il processo politico che ha portato allo spostamento di architettura a Gorizia. Certo è che l’operazione ha avuto per protagonista l’intraprendenza del Preside Borruso che, in un momento di crisi per l’università, in cui la sua Facoltà rischiava di uscire fortemente ridimensionata dalle politiche governative, ha saputo sfruttare al meglio le condizioni esistenti per operare una coraggiosa scelta di rinnovamento.

Forse coloro che in passato ci accusavano di essere irrealistici per le nostre proposte si sono oggi ricreduti di fronte alla creazione della Scuola Internazionale di Architettura. È evidente che alla nostra causa è mancato solo un Borruso che la perorasse con efficacia presso gli enti locali goriziani e l’Università di Trieste. È necessario che le belle parole spese durante l’Alumni Day dal Presidente Agostinis, dal Preside Scarciglia e dal Rettore Peroni abbiano ora un seguito concreto. Il SID non deve diventare la cenerentola del panorama universitario goriziano, ed il suo destino non può essere affidato  alla sola intraprendenza dei suoi studenti e di qualche professore di buona volontà.

Attilio Di Battista

Rappresentante degli Studenti, Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche

La settimana prossima andrà in stampa il 21esimo numero di Sconfinare. Il primo del nuovo anno accademico, e speriamo il primo di tanti altri. Immediatamente gli articoli saranno disponibili qui su sconfinare.net e il giornale in formato pdf. Come sempre vi invito a commentare e a far sapere la vostra opinione, Sconfinare è uno spazio aperto a tutti voi.
Buona lettura e buon fine settimana.

Diego

La ripresa delle lezioni è ormai vicina, più o meno tutti tra poche settimane ci ritroveremo sotto gli alberi del PUG a godere ancora un po’ della loro ombra o a proteggerci dalla pioggia. Questo è il primo, timidissimo, benvenuto alle nuove leve, matricole, studenti e studentesse, che iniziano il loro primo anno al SID. Ed è anche un primo, timido, benvenuto ai nuovi studenti di architettura, che contribuiranno a popolare un po’ di più l’università e la città.
E questo è il primo, timido annuncio per il prossimo numero di Sconfinare. Faremo di tutto per riuscire a trovarci tra le vostre mani la prima settimana di corso, ma riprendere dalle vacanze richiede sempre un notevole sforzo organizzativo. Non preoccupatevi, non tradiamo mai i nostri lettori, manteniamo sempre le nostre promesse, vero?
Concludo ricordando che la redazione è un gruppo aperto, a tutti, sempre più internazionale e internazionalmente presente. Troverete presto gli annunci per la prossima riunione: venite, vedrete e scriverete.
Alzatevi e scrivete!
Buon nuovo anno, buoni esami, buona scrittura tesi e buona pesca (che si augura sempre).

Diego
diego.pinna@sconfinare.net

Dopo la riforma seguita al Decreto Mussi è necessario un ripensamento generale del SID

20 anni fa nasceva il SID. Non staremo qui a richiamare alla memoria le vicende che si sono susseguite da allora nelle aule di via Alviano, i momenti gloriosi e quelli un po’ meno, i volti, i nomi e le storie che hanno caratterizzato il nostro corso di laurea dal 1989.

Ma è meglio guardare al futuro e ricordare che proprio quest’anno, il SID affronterà il più grande restyling della sua storia, forse anche più incisivo (ed ahimè forse anche più deleterio) del passaggio dalla laurea quadriennale al 3+2. Come forse i più sapranno, con l’entrata in vigore del decreto Mussi, dal prossimo anno accademico l’ordinamento didattico delle lauree triennali e specialistiche della Facoltà sarà completamente rivoluzionato, e quindi anche il SID.

Il decreto Mussi ha l’obiettivo, più che condivisibile, di porre freno alla proliferazione di corsi di laurea più o meno fantasiosi in giro per l’Italia, riportandoli tutti a delle classi di laurea molto più stringenti, che finiscono per escludere tutti quei corsi che presentavano caratteristiche uniche e specifiche, come il SID. Altro obiettivo è quello di impedire che interi corsi si reggessero per la gran parte su personale di docenza a contratto e presentassero esami troppo numerosi o troppo fantasiosi (sempre in base alle famose classi di laurea dettate dal ministero). Il decreto prevede pertanto che la metà dei crediti formativi sia coperta da personale di ruolo, che gli esami non siano più di 20 per la triennale e 12 per la specialistica, che ci siano almeno 12 professori di ruolo per triennale e 8 per specialistica e che la metà dei crediti sia presa dalle apposite tabelle ministeriali.

Insomma, senza entrare troppo nel merito della normativa, poste le condizioni dettate dalla classe di laurea in cui rientra in SID e dal personale docente strutturato presente presso la Facoltà di Scienze Politiche, il risultato praticamente forzato è quello che è stato presentato nell’assemblea di martedì 28 aprile in sala Atti. Se nella laurea triennale il corso sembra mantenere una sua organicità, pur con la perdita di insegnamenti fondamentali come Diritto dell’Unione Europea, Statistica o la lingua a scelta obbligatoria tra Tedesco e Spagnolo, al contrario le lauree specialistiche, nei tre curricula Politico-Diplomatico, Economico-Internazionale e Studi Extra-Europei, non sembrano avere molto senso nella loro configurazione attuale, mancando sia di una vera e propria specificità sia di una caratterizzazione ben precisa e di una coerenza interna, al punto che chi entrerà in specialistica dall’attuale triennale si troverebbe a sostenere al biennio esami già superati precedentemente (sono qui riportati i nuovi piani di studio che entreranno in vigore dall’a.a. 2009-2010).

Di fronte a questa prospettiva ci si sta iniziando ad interrogare nuovamente sul futuro da dare al SID. Mentre il ministro Gelmini si appresta ad effettuare tagli al Fondo di Funzionamento ordinario che rischiano di coinvolgere anche pesantemente l’Università degli Studi di Trieste e quindi Scienze Internazionali e Diplomatiche, sembra sempre più urgente cercare anche fonti di finanziamento alternative per il corso di laurea, guardando in primo luogo ai privati.

In ogni caso si dovranno fare delle scelte di campo, per elaborare un progetto per Gorizia. Abbiamo bisogno di nuove idee, ma anche solo di osservazioni su come migliorare il SID. Quali aree disciplinari salvaguardare, se mantenere la presenza di docenza a contratto esterna al mondo prettamente accademico (personale diplomatico, delle forze dell’ordine, del mondo privato…), se mantenere le specialistiche o puntare piuttosto alla triennale, se mantenere i curricula attuali, se puntare sui master… In quest’opera di ripensamento del SID a tutti (a partire da molti professori) è parso utile cogliere l’opportunità dell’Alumni Day per chiedere un contributo anche agli alumni (oltre che agli studenti ovviamente), affinché essi stessi individuino cosa del nostro corso di laurea li ha agevolati o ostacolati più di ogni altra cosa una volta usciti dalle aule di via Alviano; affinché dicano se rifarebbero o meno la scelta che hanno fatto, e perché, o anche ci spieghino cosa hanno trovato altrove che al SID non c’era (soprattutto coloro che hanno avuto esperienze di formazione post-laurea in altri atenei – magari all’estero).

Da qui l’idea di stendere un Manifesto degli Studenti e degli Alumni del SID per il SID, in cui esprimere il proprio pensiero, partendo dal presupposto che è interesse di tutti noi mantenere un SID di alto livello (del resto anche per i nostri laureati non sarebbe un’ottima cosa avere un titolo di studio presso un corso di laurea che ora è scadente o peggio non esiste più!). Per questo è attivo da oggi uno spazio all’interno del blog dell’ASSID (http://assid.wordpress.com) cui speriamo sarete in molti a portare il vostro contributo. L’idea è quella di creare sulla base dei commenti inseriti da tutti noi un documento da rendere noto proprio il giorno dell’Alumni Day, e da far conoscere al Consiglio di Facoltà ed al Rettore come documento comune di indirizzo per le politiche da attuare a Gorizia nei prossimi anni.

È ovvio che esso avrà senso e sarà incisivo quanto più numerosi saranno i contributi su di esso espressi, di qualunque tenore essi siano (anche i più critici), restano valide le regole della buona educazione! Più saranno numerosi gli interventi e più saranno gli stimoli e le idee, e più il documento avrà forza nell’arena della discussione.

Per questo il mio invito è di scrivere, anche solo poche righe, per il futuro del SID…

Attilio Di Battista

Insegnamento     CFU
I Anno
Diritto Privato     6
Sociologia     10
Scienza della Politica     9
Economia Politica     6
Storia Contemporanea     9
Storia delle Relazioni Internazionali     10
II Anno
Diritto Costituzionale e Comparato     9
Economia Internazionale     9
Politica Economica     10
Storia ed Istituzioni dei Paesi Afro-Asiatici     6
Relazioni Internazionali     9
Diritto Internazionale Pubblico     6
Lingua Inglese I     9
Lingua Francese I     9
III Anno
Storia dell’Europa Orientale     9
Filosofia Politica     6
Geografia Politica     9
Lingua Inglese II     9
Lingua Francese II     6
Insegnamento a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     6

Economico-Internazionale

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Marketing Internazionale     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geografia Economica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12

Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Politico-Diplomatico

Insegnamento     CFU
I Anno
Relazioni Economico e Finanziarie Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo     9
Metodologia e Tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Storia delle Relazioni Internazionali     6
Istituzioni del Mondo Musulmano     6
Psicologia delle organizzazioni e del Negoziato     9
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     9
Sistemi Economici e Fiscali Comparati     6
Sociologia Politica     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

Studi Extra-Europei

Insegnamento     CFU
I Anno
Storia ed Istituzioni dell’Africa     9
Sociologia Politica     6
Storia delle Relazioni Internazionali     9
Istituzioni del Mondo Musulmano     9
Metodologia e tecnica delle Relazioni Internazionali     6
Lingua Francese III     9
Lingua Inglese III     9
II Anno
Geopolitica     6
Diritto dell’Unione Europea     6
Antropologia dello Sviluppo     6
Storia Politica e Diplomatica dell’Asia Orientale     6
Insegnamenti a scelta     12
Ulteriori conoscenze linguistiche, informatiche…     6
Prova Finale     21

La distribuzione degli esami negli anni è ancora indicativa fino al 10 giugno, data in cui verranno anche definiti i titoli precisi degli insegnamenti, il cui settore disciplinare è comunque già stato fissato.

9 Febbraio 2009, ore 7.00 am

Mi sveglio, trangugio la colazione, mi infilo sotto la doccia e poi, vestito esco di casa. Destinazione? Consolato Onorario di Francia a Trieste. Ansioso come non mai, pedalo verso la stazione con la mia nuova bicicletta blu comprata per l’occasione. Le parole di Edoardo Buonerba sulla serietà necessaria per questo stage mi riecheggiano nella mente (adesso, col senno di poi, ho capito di non aver capito niente). Salgo sul treno e sfreccio via con esso alla volta di Trieste.  Scruto avidamente dal finestrino il magnifico paesaggio della Venezia Giulia illuminato dal sole. Poi, all’improvviso,  mi compaiono alla vista il mare con la sua gemma: Trieste.  Lentamente, riesco a notare sempre più particolari – Miramare, Barcola ed il Colle di San Giusto. Nel mentre, il treno penetra in città come se fosse il lento atterraggio di un’astronave su un mondo sconosciuto. Posato  il piede a terra, mi dirigo immediatamente all’uscita della stazione. Il caos del traffico triestino mi avvolge e, un po’ stralunato, imbocco Corso Cavour. Cammino come un’ebete, rapito dalla bellezza di alcuni palazzi e dall’odore del mare che riesce anche a coprire la puzza di smog che tutto quel traffico così invadente riusciva a produrre. Poi, quasi per caso, si apre alla mia sinistra Piazza Unità d’Italia. Destinazione raggiunta.  Si comincia. “Bene, questo è quello che devi fare prima di tutto: accendere le luci, tirare le tende, accendere il computer e lo scanner e staccare la segreteria telefonica.” Queste sono state le prime indicazioni che Mme Leggeri mi ha dato quel giorno. Ma sebbene fossero semplici, sono state tutt’altro che facili da assolvere all’inizio …

Sapete, per uno che come me non ha mai fatto il pendolare nella propria vita fino ad oggi, alzarsi tutte le mattine alle 7.00 e prendere il treno per andare a Trieste è stata un esperienza un po’ traumatizzante. Infatti, il timore di perdere il treno mi ha assillato per tutto il mese! A ciò si aggiungeva il mio terrore folle di rispondere al telefono e la mia incapacità a scrivere in un francese decente. Un cocktail letale che mi attirava quotidianamente una serie di rimproveri da parte di Mme Leggeri. Me ne sono successe di cotte e di crude. Un mattino  la Console Leggeri era fuori città per un impegno: panico! Come avrei mai potuto mandare avanti il Consolato da solo? Infatti la mattinata fu disastrosa: arrivato in ritardo (avevo perso il primo treno)  mi sono ritrovato davanti alla porta del Consolato ben 3 persone in mia attesa. Entro, faccio accomodare il signore e le signore e cerco di adempiere la “procedura standard”: accendo le luci, apro le tende, accendo il computer …  Mi accingo infine a riceverli.  Ma proprio in quel momento squilla il telefono: orrore! Mi ero scordato della segreteria … la voce di Mme Leggeri riecheggia tramite la registrazione:          “ Tommaso, bisogna spegnere la segreteria telefonica!” Il mio calvario prosegue cercando di capire come funzionano rinnovi di carte d’identità e passaporti, richieste di iscrizioni consolari e descrizioni di foto in formato corretto – è una follia, perfino le foto devono avere un formato particolare in Francia! Fortunatamente, dopo la disfatta campale di quella giornata, le cose hanno migliorato (anche se lentamente!): ho trovato il coraggio di rispondere al telefono – riuscendo anche a creare frasi di senso compiuto – ed ho iniziato a capire tutti i meccanismi di funzionamento del Consolato (che moduli stampare  e dove archiviarli). Inoltre, la mia capacità di scrivere in francese si è decisamente evoluta , facendo calare il numero di rimproveri e rimbrotti di Mme Leggeri.

30 aprile 2009, ore 12.00

Dopo mille e mille vicende, chiudo per l’ultima volta il Consolato. Spengo il computer, attacco la segreteria telefonica, chiudo le tende e spengo le luci. Lascio la mia copia di chiavi nel cassetto ed esco. Il cielo di Trieste è grigio e nuvoloso: sembra quasi che anche lui, come me, sia leggermente rattristato da questo addio. Ma è solo un momento passeggero.  Il cielo torna limpido e sereno ed io mi godo un pomeriggio di sole a Trieste: il dono più bello che si possa ricevere.

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