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La settimana prossima andrà in stampa il 21esimo numero di Sconfinare. Il primo del nuovo anno accademico, e speriamo il primo di tanti altri. Immediatamente gli articoli saranno disponibili qui su sconfinare.net e il giornale in formato pdf. Come sempre vi invito a commentare e a far sapere la vostra opinione, Sconfinare è uno spazio aperto a tutti voi.
Buona lettura e buon fine settimana.

Diego

Gli studenti di Trieste contro la 133

Mercoledì 22 ottobre, l’aula Felice Venezian non riesce ad accogliere tutti gli studenti che sono accorsi per l’assemblea. Qualcuno propone di spostarsi in aula magna: un fiume di giovani inonda i corridoi e le scale, e continua a straripare anche nella sala più grande. La soluzione migliore è spostarsi in Piazzale Europa. Finalmente si respira, e si aspetta che casse e microfono siano pronti per diffondere gli interventi degli oratori. L’assemblea è cominciata bene: le migliaia di persone fra studenti, docenti e personale tecnico sembrano testimoniare una preoccupazione diffusa per il futuro dell’Università, di fronte alla legge 133. Il Rettore Peroni chiarisce subito il suo punto di vista: la 133 mette a rischio il regime pubblico della formazione universitaria garantito costituzionalmente. Per concludere invita tutti a “fare apostolato della Costituzione”, facendomi rabbrividire nonostante il clima tiepido. Dopodiché, il testo di legge viene letto e discusso nel corso dell’assemblea. Sbaglia, quindi, chi afferma che gli studenti non sono informati sull’oggetto delle loro proteste. Conclusa la lettura degli articoli contestati, il microfono viene aperto a chi vuole intervenire. A questo punto, inizio a provare un senso di delusione: gli interventi più applauditi sono quelli più infarciti di slogan, quelli che incalzano la protesta senza proporre niente di concreto. Mi aspettavo qualcosa di più da migliaia di studenti universitari. La maggior parte dei discorsi sono vuote parole d’ordine lanciate sull’onda dell’emozione per infervorare la platea (che comunque non dovete immaginare come un’orda scatenata: tutti molto composti nel loro entusiasmo). Appena un ragazzo di Azione universitaria prende il microfono, partono i fischi a smentire quello che è stato affermato precedentemente, cioè che la protesta va oltre i partiti. Lo studente di destra obietta che l’Università italiana è una fonte di enormi sprechi, e che era ora che qualcuno li tagliasse. E dopo che lo stesso batte in ritirata, nessuno che replichi seriamente a ciò che ha detto, semplicemente lo si ignora. E allora gli rispondo io adesso: i problemi dell’Università italiana sono senz’altro numerosi; dagli sprechi burocratici all’assenza di meritocrazia, dalla cattiva gestione finanziaria al mantenimento di corsi privi di studenti. Ma il modo di migliorare le cose non è certo questo taglio pesante dei fondi ad un’istituzione il cui regime pubblico è garantito dalla Costituzione, e che pone le basi della società civile, di oggi ma soprattutto di domani. L’istruzione ha un ruolo troppo delicato nella vita di un Paese per essere trattata con criteri puramente economici, ci vuole molto più impegno per risolvere la situazione. Secondo il Rettore, l’Università di Trieste, perdendo circa 22 milioni di euro nei prossimi 5 anni, rischierà la chiusura, nonostante il bilancio consuntivo del 2007 sia stato concluso in attivo. Purtroppo, nell’Italia di oggi, procedere con vere riforme, che vadano a sanare i meccanismi malati dell’istruzione pubblica, sembra impossibile: meglio un provvedimento drastico e superficiale che scateni il conflitto, da usare come pretesto per screditare il dissenso.

Qualche giorno dopo, sabato 25 ottobre, mi reco alla manifestazione degli studenti delle Superiori a cui si è deciso di unire la protesta dell’Università. Guardandomi un po’ intorno in Piazza Goldoni, punto di partenza del corteo, noto subito l’esiguità degli universitari, decimati dalle partenze del weekend: bella prova di impegno e coesione. Ma la sorpresa più amara arriva alla fine, in Piazza Unità: dopo un corteo festoso e tranquillo, che raccoglie addirittura gli applausi della gente che assiste ai margini, la protesta si esaurisce. Degli universitari che hanno guidato il corteo non c’è più traccia, e dopo qualche minuto la piazza si svuota, per lasciare campo libero a qualche camioncino di studenti delle superiori completo di casse che sparano techno a tutto volume ragazzini mezzi nudi che ballano con le orecchie incollate agli amplificatori. C’è anche qualche rappresentante dei centri sociali che cerca di dirigere la protesta verso il molo IV, dove si era svolta l’assemblea dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), nonostante i sindaci non ci siano più e nonostante non ci sia alcuna autorizzazione.

Io credo in questa protesta e nella sua continuazione fino a che il Governo non si deciderà ad eliminare i tagli all’Università, credo nell’utilità delle manifestazioni di piazza per far sentire il dissenso collettivo in maniera efficace; ma ci credo quando, a fare da base, c’è una consapevolezza ragionata degli obiettivi e dei mezzi con cui raggiungerli, e non una generica ed emozionale contrarietà. Altrimenti, i movimenti perdono senso, forza, e si smarriscono per strada: ci si ritrova come sabato scorso, in una piazza semi vuota, a chiedersi “Cosa ci faccio qui?”, e intanto quello per cui si manifestava rimane tale e quale, pian piano viene dimenticato, i media perdono interesse, e tutto va in malora, come sempre.

Athena Tomasini

Athena.tomasini@sconfinare.net

Un dialogo col Presidente del Consorzio per lo Sviluppo del Polo Universitario

Con l’uscita del nuovo numero di Sconfinare ci è parso giusto cercare di fare un po’ di luce sulla situazione universitaria a Gorizia. Per fare questo abbiamo scelto di intraprendere una strada, per certi versi rischiosa, quella cioè di andare a porre delle domande a quelle istituzione che in prima persona scelgono e sviluppano le politiche locali e regionali per migliorare la situazione universitaria di noi studenti.

La prima tappa di questo viaggio ci ha posto a confronto con l’Ing. Fornasir Presidente del Consorzio per lo sviluppo del Polo Universitario di Gorizia. Per chi ancora non lo sapesse tale istituzione, di concerto con le altre realtà regionali, si occupa di sviluppare e predisporre tutte quelle scelte che servono al mantenimento e alla crescita della realtà universitaria nel capoluogo isontino.

Si evince dunque, come una Regione a statuto speciale quale è il Friuli Venezia Giulia mantenga delle forti connotazioni di autonomia anche nel campo dell’istruzione, ma anche purtroppo anche in questa realtà la “riforma” universitaria proposta dall’attuale governo sembrerebbe avere delle ripercussioni. Infatti se la voluta razionalizzazione non verrà sviluppata in termini di qualità, ma al contrario verrà effettuata solo in chiave di risparmio sarà possibile che per la realtà universitaria goriziana arrivino tempi duri e si sviluppino problematiche reali. Altresì se si scegliesse la via dello sviluppo delle “specialità” sia a livello locale sia a livello accademico Gorizia troverebbe un ruolo forte non solo in ambito regionale ma anche in ambito internazionale.

A questo proposito il Presidente ci ha ricordato come si stanno sviluppando con particolare forza due nuovi progetti: da un lato lo sviluppo del conference center, e dall’altro il trasferimento del corso di Architettura dell’Università di Trieste qui a Gorizia.

Tali ipotesi per avere successo devono, sempre citando il Presidente, riuscire a far sistema con le realtà preesistenti nella zona ed in Regione. Ci si riferisce in particolare al corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche e per quanto riguarda Architettura alla volontà di sviluppo del “Polo Tecnologico” ed alla collaborazione con Area Science Park. Per quanto riguarda il progetto “Architettura” la scelta è ricaduta su Gorizia in primo luogo perché qui ci sono già a disposizione circa 12000 mq di aule e strutture libere e sono incorso di ultimazione o finanziamento investimenti atti a predisporre circa altri 18000 mq di spazi utili a contenere aule e laboratori universitari; dove per contro le strutture e gli spazi oggi utilizzati a Trieste dalla Facoltà di Architettura sono almeno definibili come impropri. Inoltre mancando ad Udine un corso in Architettura, gli studenti friulani potrebbero beneficiare della maggior centralità del centro isontino rispetto la città giuliana.

Parlando di centralità e marginalità l’attenzione si è posta sul ruolo di Gorizia quale punto di cooperazione e collaborazione tra Italia e Slovenia. In quest’ottica la collaborazione tra il Consorzio di parte italiane ed il parigrado di parte slovena (VIRS), già attiva da molti anni, sta ora dando i suoi frutti attraverso il prossimo sviluppo del progetto EuroKampus www.eurokampus.si dove, dopo una prima bocciatura del progetto di un università internazionale andato a Pirano (SLO) si stanno proponendo nuove collaborazioni quali lo sviluppo di un polo tecnologico transfrontaliero e di una casa dello studente internazionale.

Forti sono però ancora le lacune che a più livelli pesano su noi studenti, la principale riguarda indubbiamente la mancanza di un servizio mensa nelle sedi di Via Alviano e di Via Diaz. Stando alle parole del Presidente più volte il Consorzio si è fatto carico di tale problema proponendo una soluzione che unificasse le necessità dei poli di Trieste ed Udine. Essendo in questo senso responsabili i due ERDiSU nelle prossime settimane si instaurerà un nuovo tavolo di confronto tra il Consorzio e tali enti con la speranza di trovare un soluzione in tempi brevi. Purtroppo anche ad altri livelli si stanno creando piccoli nuovi problemi, in quanto il territorio e le sue istituzione locali non sembrano appoggiare delle concrete misure di integrazione e sviluppo tra società locale e studenti; basti pensare aglii ormai famosi comitati anti schiamazzi, causa anche della chiusura del noto Fly e alla completa mancanza delle istituzioni e del mondo imprenditoriale locale all’interno dell’Università, soprattutto in Via Alviano.

Ci è parso dunque di capire che al di là delle solite polemiche si stanno sviluppando dei progetti concreti ma che essi per diversi motivi non riescano a venir completati in quell’ottica di collaborazione in primo luogo tra città ed università, poi tra i due atenei ed ancora tra Italia e Slovenia. Una situazione non proprio favorevole in questo momento di difficoltà per il mondo universitario e non solo.

Oggi più che mai, sembra necessario riuscire a superare queste barriere poste su più livelli; per creare politiche di comune intento atte a sviluppare la presenza universitaria a Gorizia. Per questo motivo nel prossimo numero cercheremo di porre queste domande all’attuale Assessore Regionale all’Istruzione.

Marco Brandolin

Marco.brandolin@sconfinare.net

Per gli studenti di Gorizia. Quelli che non hanno potuto esserci all’assemblea di mercoledì 23 ottobre. E quelli che non potranno esserci all’assemblea del 29 a causa delle lauree programmate nella sede staccata goriziana per quel giorno (nonostante che la centrale Trieste abbia decretato la sospensione dell’attività didattica). Ma anche, e soprattutto, per quelli a cui questa protesta non interessa. Con la speranza ma non la presunzione, di fare cosa sgradita.

Stato d’agitazione. Una condizione che ricorda lo stato d’allerta, quasi si trattasse di guerra o, com’è successo recentemente, di minaccia terroristica. Sennonché a dichiarare siddetta condizione d’urgenza, non è il ministero della difesa, ma un’assemblea degli studenti. Una delle tante in questi giorni di protesta anti-Gelmini. “Fate l’amore con il sapere” lo striscione appeso, non senza comiche difficoltà, sulle finestre al terzo piano dell’Università di Trieste. Sotto, senza il popolare yogurt, la mul(l)eria, gli studenti. Saranno novecento, millecinquecento. Chi azzarda 3 mila. Tanti, tantissimi, troppi per me che non sono mai stato bravo a far stime.

Di certo, come non era bastata a contenerci la sala Venezian, prima destinazione, così l’aula magna, seconda ma altrettanto vana sistemazione. “Fuori!”, l’urlo parte da quelli che s’accalcano all’entrata dell’aulone maestoso e oscuro. C’è voglia di partecipare, il grido si fa applauso e poi coro unisono. E fuori sia. Tempo d’organizzare una cassa e un microfono, nonché di percorrere le scale all’interno dell’edificio. Sembra di stare alla simulazione di un’evacuazione, quelle delle scuole dell’obbligo per intenderci. Solo che, a differenza di allora, non tutto scorre fluido e veloce. Niente maestro unico qui.

Percorro i gradini e mi risuonano in testa motivetti gucciniani da feste a base di rossi (i vini, ormai d’annata ci sono solo quelli). A me, che il ’68 non so nemmeno cosa sia, e non me ne importa nemmeno più tanto, vien da sorridere. Penso a Gaber, al bar Casablanca. La locomotiva, intanto, procede lenta fino al cortile, lì come all’uscita di una stretta galleria, riprende a correre. E’ un anfiteatro che si apre al mare, il cortile di piazzale Europa.

“E’ in questo luogo simbolo dell’Unione Europea che, significatamene, ci ritroviamo”. Apre le orazioni il rettore Peroni. Svelto e attento a liberarsi da ogni critica di strumentalizzazione della protesta. Issato al muro centrale, sventola debolmente lo stendardo europeo, affiancato dall’ancora più stanco tricolore. Che il Magnifico mi venga ad informare sullo stato delle cose, invitando la mobilitazione degli studenti a me, uno pocofico, un po’ puzza. L’atmosfera è da grandi parole, senza bisogno di scomodar la retorica. Basta guardar la folla e, per i più romantici, spingersi oltre, fino al golfo. E’ il sentimento che ti frega nella massa, e così ti ritrovi, senza volerlo, ad applaudire la non-negoziabilità della carta costituzionale. Il giurista Peroni dimostra di saper usare i termini del mestiere e chiude con un appello all’apostolato per la costituzione. Amen. Meno accesi di un requiem, gli interventi istituzionali a seguire. Con a ruota la rappresentanza dell’Ateneo di Udine e della SISSA (la scuola internazionale superiore di studi avanzati). La platea rimane attenta, in uno stand-by continuo, pronta ad accendersi, ad alzarsi, ad infiammarsi.

Finchè, finalmente, arriva il momento degli studenti, della sedicente muleria. Si capisce subito che i pompieri non serviranno. Non questa volta, troppa pacatezza nell’aria. Si salutano le parole di tutti con degli applausi più da conferenza che d’assemblea. Poche le interruzioni da standing ovation. E difatti, lo scopo è quello d’informare prima di tutto. E, stando al silenzio, più di assento che di assenso, ce n’è davvero bisogno. La legge 133, chi era costei? E il DL 112? Potrei indovinare che più della metà dei presenti non si è nemmeno preso la briga di leggere gli articoli d’interesse. Così la demogagia di una mobilitazione, fosse anch’essa giusta, può dilagare.

C’è spazio anche per il dissenso del dissenso. E’ uno studente della destra studentesca che denuncia gli sprechi del mondo universitario. Per difendere il suo diritto allo studio, non c’è bisogno dell’intervento dei poliziotti-guardiani chiamati alle armi dal Cavaliere-capitano. Infatti, lo sfortunato navigante si becca la sana dose di fischi ed evapora nella folla, felicemente. L’impavido lo sa, verrà premiato l’indomani con una citazione nel giornale locale, anche questo, nel suo Piccolo, conta.

Scorre da un’altra parte la corrente della protesta. Studentesse e studenti, ricercatori, precari, docenti con e senza cattedra. Le parole sembrano fluire insieme, in un corso morbido come l’Isonzo, romantico come la Soča. E insieme alle parole le cifre. Un miliardo e mezzo di euro, tanto si taglierebbe all’Università da qui al 2013. Togliere fondi all’Università e alla ricerca è come sparare su una croce rossa che di rosso ha già anche il bilancio.

Tanti si rivoltano in nome della pubblica scuola. Tanti tacciono nell’indifferenza passiva e sedentaria che ha ormai prodotto questa democrazia da reality. Tanti, soprattutto tra i non universitari (ma non solo), si chiedono se, tra sprechi e baronati, stringere la cinghia non abbia effetti su un uso più efficiente delle risorse. La verità probabilmente rimane sottaciuta: di progetti di riforma non si fa nemmeno accenno, solamente si spenderà meno e si continuerà a spendere male, e questo non farà menomale. Anzi.

Ma è bello pensare che, come hanno ripetuto fino all’autoconvincimento gli studenti intervenuti, “Non finisce qui”. Ci s’illude di essere meno soli a parlar di “sogni”. Ad unirsi all’appello dei “cittadini civili che oggi insorgono”. E’ romantico e serve. Unendomi al corteo partito spontaneamente per le trade triestine, ho sentito ragazzi uscirne per la paura di essere “segnalati” alle forze dell’ordine. Di più: una ragazza mi ha rivelato che appena ha visto i poliziotti vestire i guanti ha subito pensato ad uno scontro violento e si è dileguata. Mi chiedo che paese sia l’Italia, dove chi manifesta ha paura, chi governa usa questa paura come strumento, e chi, come la muleria, non dovrebbe aver niente da perdere, abbassa il muso e decide di convivere con questa paura. Democrazia o Paurocrazia? Nel dubbio, meglio scender impavidi nelle piazze, invadere le strade, far lezioni in città. E il quarto d’ora accademico? Al bar Casablanca. “Al bar Casablanca seduti all’aperto la birra gelata. Guardiamo le donne, guardiamo la gente che va in passeggiata. Con aria un po’ stanca, camicia slacciata in mano un maglione, parliamo, parliamo, di studentato, di rivoluzione.” Ma come? Con tutte le libertà che abbiamo, vogliamo anche la libertà di cambiare?

Un nipote illegittimo del signor G.

(Davide Lessi)

Per avere qualche idea delle cifre proposte mercoledì 23 ottobre e appena accennate nell’articolo, rimando al sito della facoltà di scienze: http://www.smfn.units.it/default.aspx

in particolare al link del powerpoint pubblicato dal professor Rui, preside di facoltà e primo docente a tenere lezione in Piazza Unità a Trieste, per sensibilizzare sui temi della protesta la società civile.

http://www.smfn.units.it/Lists/Announcements/DispForm.aspx?ID=85&Source=http%3A%2F%2Fwww%2Esmfn%2Eunits%2Eit%2Fdefault%2Easpx


“Se molti di voi pensano che Gorizia senza universitari sia una città morta, si sbagliano di grosso”.

Sono in molti a pensare che Gorizia non meriti le realtà universitarie, altri che non riesca a gestirle o a valorizzarle. Nonostante questo non bisogna sottovalutare o giudicare per partito preso le iniziative presenti in città. Vi sono essenzialmente due novità: ciò che interesserà sopratutto il popolo di studiosi che di Gorizia ha fatto la sua seconda città, o semplicemente il luogo dove “spende” la settimana dal lunedì al venerdì, è l’apertura dei bandi dell’Erdisu, per usufruire dei contributi per lo studio, per l’alloggio, per maggiori info Erdisu.

Interesserà invece anche la cittadinanza l’apertura del nuovo “Conference Center” in via Alviano, a partire da Gennaio 2009. Come riportato da “Gorizia Oggi” il sindaco Romoli ha salutato la conclusione dei lavori con la speranza che la struttura possa essere adeguatamente sfruttata e pubblicizzata.

Dunque appuntamento a Settembre e a Gennaio… godetevi le vacanze.

Diego Pinna

Abbiamo incontrato Francesco Peroni, Preside della facoltà di Giurisprudenza e nuovo Rettore dell’Università di Trieste, che inizierà il suo mandato il primo novembre.

Professor Peroni, a suo avviso quali sono i principali problemi del nostro Ateneo?

Direi che sono problemi legati ad un quadro nazionale di criticità del sistema universitario. È chiaro che Trieste ha dei problemi specifici, ma in un panorama generale di povertà delle risorse che produce una sofferenza sulle strutture portanti, cioè università e dipartimenti. Qui bisogna agire risollevando la ricerca e la didattica. Siamo all’inizio di un lungo processo di riforma strutturale del sistema di allocazione delle risorse: è necessario uscire dall’attuale situazione di spegnimento per perdita di linfa vitale.

Prospetta quindi una ridefinizione della struttura amministrativo-burocratica?

Nei momenti di crisi come questo la risorsa chiave diventa il capitale umano. Quindi uno dei perni d’intervento è l’organizzazione del lavoro, non solo amministrativo, ma anche della didattica. Pertanto deve diventare più efficace ed economica. C’è molto da lavorare perché la situazione attuale non è sostenibile. Noi abbiamo un gran capitale in termini numerici. Occorre però sprigionare le qualità che sono attualmente sottostimolate, anche perché probabilmente andremo incontro ad un sostegno ministeriale via via inferiore. Una sfida che ci si presenta riguarda una più razionale distribuzione delle risorse all’interno delle singole facoltà, eliminando gli squilibri tra di esse e anche tra i singoli corsi. Per fare questo è necessario ragionare in un’ottica di programmazione di sistema. Bisogna dar vita ad una dimensione cooperativa tra le varie componenti dell’università.

Crede che sarà necessario un aumento delle tasse?

Io eviterei di calcolare un aumento delle tasse come misura su cui far perno. Nel caso dovesse avvenire sarebbe il risultato di una concertazione con gli studenti che fissi anche degli obiettivi precisi. Al momento dunque non ho in agenda nessun aumento.

Ritornando alla visione di sistema da lei richiamata, qual è il ruolo e il peso che attribuisce alla sede di Gorizia all’interno dell’intero ateneo?

Gorizia rientra in un discorso più ampio che coinvolge le sedi universitarie regionali, le quali a mio avviso devono esistere a patto di esprimere una propria specificità. A Gorizia la specificità c’è, e non solo nel caso di Scienze Internazionali e Diplomatiche, ma anche riguardo agli altri corsi di laurea. Allora bisogna puntare, qui come altrove, su un miglioramento degli standard di qualità, rispondendo innanzitutto alle esigenze più concrete.

Proprio in riferimento alla nostra sede, noi temiamo che questa specificità si stia perdendo, a seguito del declino dell’offerta didattica e formativa.

Le difficoltà incontrate da Gorizia sono proprie dell’attuale situazione di depauperamento delle risorse, che, va anche riconosciuto, in passato non sempre abbiamo utilizzato adeguatamente, soprattutto in riferimento alla didattica. In una situazione simile è meglio privilegiare la qualità sulla quantità dell’offerta.

È evidente che per avere qualità servono bravi docenti. Come li si attira?

Vi sono due tipologie di docenti: quello incardinato nella struttura universitaria e quello che svolge un’attività professionale indipendente. Il primo vive di insegnamento e ricerca, dunque è attirato sia dalla qualità delle strutture scolastiche, sia dalla vivibilità della sede universitaria, il secondo invece darà un maggior peso al primo criterio svolgendo comunque un’attività parallela. Gorizia ha tutte queste potenzialità: una bella struttura, un ambiente a misura d’uomo e soprattutto, essendo una zona di confine, è culturalmente stimolante.

Riguardo alle prospettive della nostra sede, quale soluzione propone per la laurea specialistica? Preferirebbe mantenere i tre indirizzi attuali, oppure concentrare le risorse su un indirizzo specifico?

Non è una risposta facile da dare in astratto, tuttavia come già accennavo un’offerta ridotta può favorire dei buoni standard qualitativi, dunque propenderei per la seconda opzione. Bisogna comunque tener presente che, ragionando sempre in un’ottica di sistema, eventuali lacune formative possono essere colmate attraverso la collaborazione tra le varie facoltà o addirittura tra atenei diversi.

A suo parere, se la sede di Gorizia dovesse sviluppare la propria specificità come importante centro di ricerca, sarebbe possibile attirare capitali privati?

A livello locale mi sembra di aver colto una buona sensibilità rispetto all’università. Anzi il Polo Universitario Goriziano mi sembra talmente ben integrato da essere ormai un elemento identitario per la città.

In realtà cercando di sviluppare un dialogo tra la città è l’università ci siamo resi conto che esse non sono sempre ricettive l’una nei confronti dell’altra.

Per vincere eventuali difficoltà di questo tipo ci vogliono attività concrete. A fianco di un’attività scientifica si può tentare di svilupparne anche una divulgativa che attiri la realtà esterna all’università. Credo nella centralità del ruolo degli studenti per realizzare questo obiettivo. La mia idea è quindi di lavorare in compartecipazione con gli studenti anche all’esterno delle sedi istituzionali.

Per concludere le poniamo una domanda molto pratica. Cosa ci dice a proposito della mensa e dei lavori della caffetteria?

Non essendo ancora in carica non conosco benissimo la situazione. Tuttavia intendo puntare sull’edilizia trattandosi di un elemento fondamentale per la qualità delle strutture. Bisogna tenere comunque presente che in questa situazione agiscono molteplici soggetti. Eventuali ritardi non sono dunque da imputare esclusivamente a noi. Una volta in carica farò di tutto per risolvere la questione al più presto.

Andrea Luchetta

Emmanuel Dalle Mulle

Secondo le più rosee previsioni Francesco Peroni è stato eletto Magnifico Rettore dell’Università di Trieste. È accaduto giovedì 15 giugno quando, al quarto scrutinio, il preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo giuliano ha ottenuto a suo favore 549 voti, mentre il suo rivale principale, Walter Gerbino (già pro-rettore e docente alla Facoltà di Psicologia), ne ha conseguiti 166. Va ricordato che gli elettori, tra docenti e rappresentanti degli studenti e del personale amministrativo, erano 1127 ma soltanto 744 aventi diritto si sono recati alle urne.

La competizione elettorale si era già aperta ai primi di maggio, quando il professor Peroni accettò di candidarsi alla massima carica universitaria in seguito alle numerose richieste che gli erano state rivolte in tal senso da parte di colleghi docenti e di studenti di Giurisprudenza e non, e divenne man mano più intensa nei vari faccia a faccia tra Peroni ed il rettore uscente Domenico Romeo (ricandidato per il secondo mandato). Proprio in tali incontri è emersa la debolezza programmatica di Romeo e soprattutto la sua reticenza a parlare di temi significativi come l’aumento delle tasse universitarie e soprattutto la riforma dello Statuto di Ateneo, problema che da tempo suscita aspre polemiche nella sede del Senato accademico. Al contrario Peroni si è dimostrato molto deciso nell’evidenziare le carenze sul piano amministrativo e finanziario registrate durante i tre anni di mandato dell’ormai ex rettore e non ha mancato di sottolineare che, una volta eletto, egli avrebbe dato maggiore sostegno alle strutture scientifiche e didattiche (dipartimenti e facoltà) e avrebbe razionalizzato la macchina amministrativa così da renderla più efficiente e più competitiva nei confronti degli altri atenei.

La prima tornata elettorale si è dunque svolta il 31 maggio facendo registrare immediatamente un successo per Peroni, che con 451 voti contro i 258 di Romeo si mostrava il favorito. Il mancato raggiungimento della maggioranza assoluta (il quorum era di 564 voti) richiesta per i primi tre turni non ha però consentito la sua elezione. Il copione è stato pressoché lo stesso per la seconda votazione (6 giugno) dove il Preside di Giurisprudenza ha aumentato di poco il suo consenso, ma il colpo di scena si è verificato il giorno successivo con l’annuncio da parte di Romeo del suo ritiro dalla competizione. Il posto del rettore uscente è stato quindi preso dal professor Gerbino, che al terzo turno elettorale dell’8 giugno si è piazzato al secondo posto con soli 62 voti a fronte dei 494 di Peroni.

Il problema della nomina del nuovo rettore si è quindi sciolto giovedì 15 giugno con il ballottaggio tra i due candidati più votati, Peroni e Gerbino appunto, e la scontata elezione del primo che, appena conosciuti i risultati delle votazioni, non ha mancato di ringraziare in primo luogo gli studenti per averlo unanimemente appoggiato. E proprio con gli studenti il neo-rettore ha voluto festeggiare la vittoria. A suo giudizio è stato premiato il carattere istituzionale e non politico della sua candidatura come evidenziato dall’ampio consenso ricevuto da parte dei docenti, del personale tecnico-amministrativo e degli studenti.

Diamo ora un breve sguardo alla vita professionale di Francesco Peroni. Nel 1961 nasce a Brescia ma la sua vita si svolge quasi interamente a Pavia, dove nel 1985 si laurea a pieni voti e con lode in Giurisprudenza. Nel 1987 ottiene l’idoneità alla professione di avvocato e nel 1992 lascia Pavia per Trieste essendo diventato ricercatore presso la locale Università. Il 1996 lo vede designato dal Consiglio superiore della Magistratura magistrato esperto del Tribunale di sorveglianza del Distretto di Corte d’appello di Trieste. In tempi brevissimi Peroni diviene professore universitario di seconda fascia (1998), professore associato (sempre 1998), professore di prima fascia con cattedra di Procedura penale (2000) e quindi, nel 2004, professore ordinario. Dal 2003 è preside della Facoltà di Giurisprudenza, incarico che continuerà a ricoprire anche da rettore. È autore di un’ottantina di pubblicazioni, tra monografie, articoli, voci enciclopediche e contributi a convegni. Con i suoi 45 anni è il più giovane rettore d’Italia, ma ricordiamo che inizierà il suo mandato soltanto a partire dal 1° novembre.

Confidando nella prestigiosa esperienza alle sue spalle, formuliamo i migliori auguri di buon lavoro a Francesco Peroni, neo-rettore dell’Università di Trieste.

Andrea Grisilla

Intervista al sindaco Mirko Brulc

Il 16 Maggio 2006 c’è stata la proclamazione di Nova Gorica “città universitaria”; abbiamo intervistato il sindaco Mirko Brulc (ringraziamo per la traduzione Bojan Starec).

– Com’è strutturato il nuovo polo universitario di Nova Gorica?
A Nova Gorica sta sorgendo il quarto polo universitario sloveno, dove è possibile seguire i corsi di Megatronica, Diritto Europeo, Infermieristica, Scienze Sociali. Interessante è l’indirizzo di quest’ultimo corso, incentrato sulle dipendenze da vizi come i giochi d’azzardo.
–    Perché uno studente dovrebbe scegliere proprio Nova Gorica?
Fra i principali obiettivi che questa giunta si è prefissa c’è la creazione di una realtà accogliente per il mondo universitario: va letta in questo senso la nascita di un campus studentesco, di nuove strutture sportive e la promozione di numerosi eventi culturali. Inoltre forniamo agli studenti una guida completa della città, trasporti gratuiti, buoni pasto accettati nella maggior parte dei locali cittadini e la consulenza di un ufficio che fra i suoi compiti ha quello di indicare la possibilità di lavoro occasionale. Abbiamo molta fiducia in questo progetto, tant’è che crediamo che nel 2010 avremo almeno 4000 studenti.
–    Nova Gorica diverrà sede erasmus?
Si, lo è già. Il confine non esiste già da tempo nelle nostre teste, al punto che sono numerosi i docenti stranieri che insegnano nelle nostre aule, dalle elementari all’università, e da ben prima che la Slovenia entrasse nell’Unione Europa.
Mi auguro che in futuro si venga a creare una situazione di tolleranza tale che gli studenti possano scegliere la lingua con la quale sostenere gli esami, tra inglese, sloveno e italiano.
–    Si dice che buona parte dei finanziamenti per l’Università di Nova Gorica provenga dai Casinò. Qual è la sua posizione a riguardo?
Esiste un centro di raccolta fondi per l’Università. Buona parte dei finanziamenti proviene dal comune e da ditte private, fra cui anche la Hit. Il peso della Hit è notevole: finanzia infatti al 50%
il corso di Diritto Europeo e probabilmente sarà ancora più cospicuo il suo contributo al corso di scienze Sociali.
Credo sia positivo che parte dei guadagni dei casinò vengano riutilizzati per il bene della comunità.
–    È prossima la creazione di un nuovo centro di divertimenti; non crede che questi finanziamenti dei casinò possano essere interpretati come un tentativo di guadagnarsi il supporto di coloro che si oppongono alla nascita di questo nuovo centro?
Non c’è dietro nessun disegno del genere. Del resto solo il 10% di quest’area sarà destinato ai casinò. Non amo questo genere di divertimento, ma è la natura umana che ci spinge a cercarlo. Con questo progetto speriamo che il bacino di utenza sia di almeno 600 km, e puntiamo ad attirare turisti dall’America, dalla Russia e dalla Cina. Non si tratta dunque di un progetto locale: due snodi cruciali saranno il porto di Monfalcone e l’aeroporto di Ronchi. E’evidente che si richiederà la collaborazione italiana, portando anche alla creazione di nuovi posti di lavoro.
–    Come crede che la proclamazione di Nova Gorica città universitaria possa influenzare i rapporti tra le due Gorizie?
Sono contento dei rapporti molteplici che in questo modo vengono ad instaurarsi tra le due realtà. inoltre esiste già un rapporto di collaborazione con le università di Trieste ed Udine.Senza considerare che la nostra Università ha già aperto una sede a Venezia e un’altra a Gorizia.
–    Secondo lei c’è rischio che nasca una rivalità tra i due poli?In particolar modo non crede che per loro natura il corso di laurea di Diritto Europeo e quello di Scienze Internazionali Diplomatiche finiranno per confliggere?
Per quanto riguarda il SID credo che il suo indirizzo sia più generico di quello di Diritto Europeo, perciò non ci sarà concorrenza. Sicuramente uno dei nostri obiettivi è quello di diventare un polo di attrazione per gli studenti balcanici e dell’est europeo, anche per aiutare il processo di integrazione nell’UE di questi paesi. Del resto noi ospitiamo da tre anni un forum economico rivolto prevalentemente a queste realtà. Personalmente credo ci sia spazio per entrambi i poli universitari, e il mio desiderio è che si vengano a creare dei programmi comuni. Sono già avviate diverse iniziative di collaborazione, come quella del 23 Giugno, quando verrà una troupe di ballerini cubani in piazza Transalpina per una serata all’insegna dell’unione transfrontaliera.

Arianna Olivero
Andrea Luchetta
con la collaborazione di Bojan Starec

Per chi si trova a vivere a Gorizia il confronto con il confine rappresenta una tappa obbligata. Il confine non è però soltanto quelloche divide il territorio italiano da quello sloveno, ma anche quello – senza dubbio meno evidente – tra la città e l’università e ancora quello che separa i due atenei goriziani. Questo aspetto non è sfuggitoagli studenti del corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Trieste. Ed è da questa consapevolezza che nasce «Sconfinare». Ecco dunque il primo numero di quella che vuole essere da un lato un’occasione di confronto e riflessione all’interno del mondo universitario, ma anche un modo di aprirsi a Gorizia. Troppo spesso città e università vivono esistenze a sè, senza opportunità di scambiarsi esperienze e arricchirsi vicendevolmente. «Sconfinare» si candida allora a diventare lo strumento per superare quel confine che divide il colle che ospita il Seminario minore – oggi, appunto, sede del Polo universitario goriziano di via Alviano – da Gorizia e soprattutto dai goriziani. Non si concludono qui gli obiettivi degli studenti che hanno dato vita a questa nuova iniziativa editoriale. Il
giornale, infatti, avrà anche un’anima transfrontaliera attraverso la traduzione in sloveno dei principali articoli proposti in ogni numero. Nella speranza che continuino ad arricchire con i loro contributi la
realtà di «Sconfinare», i ringraziamenti della redazione vanno sin d’ora a Piergiogio Gabassi, Demetrio Volcic, Roberto Covaz e Pietro Neglie, senza dimenticare il Consorzio per lo sviluppo del polo universitario goriziano

Annalisa Turel

Per chi si trova a vivere a Gorizia il confronto con il confine rappresenta una tappa obbligata. Il confine non è però soltanto quelloche divide il territorio italiano da quello sloveno, ma anche quello – senza dubbio meno evidente – tra la città e l’università e ancora quello che separa i due atenei goriziani. Questo aspetto non è sfuggitoagli studenti del corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Trieste. Ed è da questa consapevolezza che nasce «Sconfinare». Ecco dunque il primo numero di quella che vuole essere da un lato un’occasione di confronto e riflessione all’interno del mondo universitario, ma anche un modo di aprirsi a Gorizia. Troppo spesso città e università vivono esistenze a sè, senza opportunità di scambiarsi esperienze e arricchirsi vicendevolmente. «Sconfinare» si candida allora a diventare lo strumento per superare quel confine che divide il colle che ospita il Seminario minore – oggi, appunto, sede del Polo universitario goriziano di via Alviano – da Gorizia e soprattutto dai goriziani. Non si concludono qui gli obiettivi degli studenti che hanno dato vita a questa nuova iniziativa editoriale. Il
giornale, infatti, avrà anche un’anima transfrontaliera attraverso la traduzione in sloveno dei principali articoli proposti in ogni numero. Nella speranza che continuino ad arricchire con i loro contributi la
realtà di «Sconfinare», i ringraziamenti della redazione vanno sin d’ora a Piergiogio Gabassi, Demetrio Volcic, Roberto Covaz e Pietro Neglie, senza dimenticare il Consorzio per lo sviluppo del polo universitario goriziano

Annalisa Turel

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